Pubblicato da: virginialess | 13 maggio 2012

Nipoti bugiardi

Quando gli adulti dicono bugie ( avviene sovente) rischiano di fare pessime figure. Meno nel Belpaese, avvezzo a un assolutorio pietismo “partecipativo”; con esiti a volte disastrosi in quelli di tradizione protestante, dove l’aver mentito sotto giuramento può segnare la fine di una carriera politica. Tuttavia la menzogna pare sia una malattia “endemica”, molto studiata per contenerne i danni, particolarmente durante l’età evolutiva.

Ce lo conferma l’inserto scientifico di  La Repubblica del 27 aprile scorso, dando conto di una ricerca sul bullismo nelle scuole ( i bulli mentono e anche le loro vittime!) condotta  dalla psicologa VictoriaTalwar, Canada. Il ricorso alla bugia è diffusissimo e rappresenta addirittura una “tappa nella crescita psicologica del bambino” e senza distinzioni di  “cultura nazionale, civiltà o etnia”: la tendenza a mentire è “costante sotto ogni latitudine”.

I bambini iniziano  verso i due anni e  vanno avanti fino all’adolescenza (quando la bugia diventa una forma di protezione dagli adulti), con percentuali che superano il 33%. Le motivazioni più frequenti: evitare guai e punizioni, attirare l’attenzione, essere approvati dagli adulti. Quanto ai genitori, si rivelano pessimi poliziotti. Se ne accorgono nella metà dei casi quando i figli sono piccolissimi, per scendere  fino al 25% man mano che crescono. Occorre preoccuparsi? Non tanto, a patto di seguire  seguire le norme sintetizzate nelle vignette. Giova poi molto la sincerità degli adulti. Essi  mentono mediamente una volta al giorno davanti ai figli:  per i quali è difficile distinguere tra le bugie deplorevoli e quelle a fin di bene…

Sono invece allarmanti – dice Elena Dusi, neuropsichiatra infantile allo Stella Maris – le bugie che manipolano la realtà, perché rivelano il tentativo di sfuggire a una situazione che crea insicurezza. Per esempio se il bambino mente dicendo di essere ricco. Oppure se nasconde ai genitori gli insuccessi scolastici: il rapporto non è sereno ed egli teme di condividere le piccole sconfitte quotidiane.

“Un bambino che dice troppe bugie diventerà un adulto abituato a mentire?”La Dusi tende a escludere che esista un legame diretto tra le bugie infantili e quelle adulte: “Lo sviluppo di un individuo non è mai un’autostrada” e le motivazioni della menzogna sono “completamente diverse”.

Spesso i bambini hanno un rapporto più rilassato con noi nonne, cui non compete di punirli o di esercitare un ruolo istituzionale di controllo. Siamo perciò avvantaggiate nel cogliere le motivazioni più serie della bugia del nipote e, se è il caso, collaborare con i genitori. Sempre senza dimenticare misura e discrezione e, soprattutto, il rispetto che compete a ogni persona, specie se in crescita.

Pubblicato da: virginialess | 3 maggio 2012

” Se il nipote viene educato male, cosa deve fare la nonna?”

Le virgolette sono d’obbligo: la domanda l’ha posta ieri una visitatrice del blog. Non avevo intenzione di ricavarne un articolo, perché ne ho parlato più volte, abbracciando la tesi accreditata che l’educazione dei bambini spetta ai genitori. Per quanto immaturi, poco efficaci, con le idee confuse – salvo casi “patologici”, che richiedono interventi tecnici - nessuno deve surrogarli. Neppure la nonna più saggia e meglio intenzionata.

Però il quesito ha continuato a riaffacciarsi e mi sembra doveroso almeno analizzarlo un po’, proponendo qualche riflessione.  Ipotesi I -  Attribuiamo il giudizio a una  nonna che trova poco consoni alla buona educazione i comportamenti di questo nipote. E doveroso metterlo cartesianamente in dubbio, almeno in linea di principio: come purtroppo si constata, le suocere sono spesso  maldisposte. Gli occasionali capricci e le banali impuntature del bambino vengono da lei enfatizzate  per criticare la nuora, ingiustamente ritenuta un’educatrice incapace.

Ipotesi II -  Il nipote, anche a giudizio degli educatori e altri familiari, è davvero maleducato. La nonna (accantoniamo  la suocera, la responsabilità potrebbe anche essere paterna…)  se ne dispiace   e  preoccupa . Vorrebbe fare qualcosa! Esiste la possibilità di intervenire in modo corretto e non invasivo per ridurre il danno? Naturalmente è  difficile  dirlo in astratto,  Ma insomma, se gli errori educativi di papà e/o mamma sono grossolani e palesi, si potrebbe con prudenza almeno verificare la concordanza della parentela che più frequenta il piccolo e  promuovere  un’azione comune. Se tra i nonni delle due famiglie c’è una buona intesa, le pacate osservazioni sui comportamenti fastidiosi del nipote potrebbero far riflettere i genitori.

Ipotesi III – Si tratta di un “conflitto ideologico” . Ovvero i genitori adottano criteri educativi che la nonna  non condivide, perché reputa giusti quelli del suo tempo. Puericultura e pedagogia non sono, lo sappiamo, delle scienze esatte. Direi, semplificando alla grossa, che hanno alternato fasi rigoriste ad altre più permissive, anche se alcuni principi rimangono più o meno costanti. Un esempio noto è la gestione dell’allattamento, sottoposto a orari per la mia generazione e liberalizzato in seguito. Quanto ai più grandicelli, è ritornata in auge una ragionevole autorevolezza (Bollea e altri studiosi), accompagnata tuttavia dall’attenzione e dal rispetto delle caretteristiche e degli interessi del bambino.  La nonna non deve interferire…

Pubblicato da: virginialess | 24 aprile 2012

Il nipote tiranno

Alcune nonne di mia conoscenza si lamentano ogni tanto della “tirannia” che i nipoti esercitano sui loro genitori: i quali  se ne affliggono, irritano e talvolta preoccupano. Non sempre, in verità, perché è risaputo che  alcuni papà e mamme tendono a considerare  “naturale” la prepotenza e capricciosità dei pargoli. Infatti, come ho scritto in Bambini maleducati, li lasciano imperversare in pubblico senza remore, indifferenti al fastidio che arrecano al prossimo.

Il piccolo tiranno va oltre, imponendo a tutti la propria capricciosa volontà, e nei casi più gravi l’intera vita familiare finisce per ruotargli attorno. Il fenomeno è ben noto ai pubblicitari che -basta guardare gli spot in TV- fanno astuta leva sul despota di casa per condizionare le scelte dei genitori. Acquisti, non solo di giochi, ma di viaggi, vacanze e persino di automobili pare risentano  in modo significativo dei dictat infantili. Una volta innescato il meccanismo, è difficile riprendere in mano la situazione.

Le nonne di solito non condividono affatto e provano a dispensare buoni consigli, di rado praticati, il cui comun denominatore – pur nella varietà di lessico che caratterizza ognuna di noi – è il tema dell’autorevolezza. Spinoso, si capisce, perché chiama in causa l’intera personalità della mamma e/o del papà. In sintesi, i bambini tiranni hanno genitori poco autorevoli e questi lo sono perché insicuri e forniti di insufficiente autostima. Il drastico giudizio emerge chiaro nelle ben documentate esposizioni dei professionisti della famiglia. Dispiace a tutti, naturalmente, dover riconoscere le debolezze di fondo del proprio carattere, ma una razionale presa d’atto dovrebbe quanto meno ridurre il danno della prole e, alla lunga, migliorare anche la condizione personale.

Nel frattempo converrà mettere in pratica le tecniche suggerite dagli esperti, qui riassunte nei semplici consigli del sito http://www.cheforte.it/

Il bambino non vuole lavarsi denti? Non vuole andare a dormire o non vuole mangiare la carne? Si rifiuta di riordinare i giochi e si trasforma in un mostro di fronte ai no?

Bene, non insistete! Lasciatelo fare e vedrete che dopo due giorni di indifferenza da parte vostra, il bambino tornerà sui suoi passi. Questo l’atteggiamento da tenere secondo lo Yale Parenting Center and Child Conduct Clinic, importante istituto americano che si occupa di fornire sostegno e aiuto alle famiglie in difficoltà.

Noi non possiamo che essere in totale disaccordo: i bambini hanno bisogno di regole e di esempi da seguire, per imparare come comportarsi.

Perciò, crescere in un ambiente familiare troppo permissivo e incapace di contenere la naturale aggressività infantile favorisce lo sviluppo delle innate attitudini dispotiche dei bambini.

Se noi genitori manchiamo di autorevolezza, saranno i nostri figli a imporsi. Ma questo non li farà stare bene: non saranno mai realmente soddisfatti, perché non sanno quello che vogliono.

Il bambino, che non subisce mai né rimproveri né sanzioni, si comporta in maniera sregolata e incontrollata. Finché è piccolo può sembrare una “simpatica canaglia”, ma crescendo, potrebbe mettersi nei guai o trovarsi in situazioni pericolose. Infatti potrebbe esportare questo suo senso di “onnipotenza” al di fuori della famiglia, incapace di valutare le conseguenze delle proprie azioni.

Esempi sono i cattivi rapporti con l’autorità in generale (insegnanti, allenatori…) o il mancato rispetto delle norme più comuni (non utilizzo del casco in motorino, uso di stupefacenti o di alcool…).

Se ci troviamo di fronte a episodi di tirannia o a bambini particolarmente dispotici, possiamo:

-     prima di tutto sapere che dietro a manifestazioni persistenti di prevaricazione si nasconde sempre un disagio, anche piccolo per noi, ma importante per lui;

-     evitare di ignorare il comportamento sbagliato del bambino, perché potrebbe sentirsi solo e abbandonato;

-     sanzionare gli atti e poi proporre sempre un’alternativa positiva di comportamento, in un clima di serenità. Se un bimbo picchia o strilla, mettiamolo a pensare finché non si calma e, dopo diciamogli, per es.: “Le cose si chiedono per favore, altrimenti nessuno ha voglia di ascoltarti”;

-     ricordarci che i bambini sono abitudinari e hanno bisogno di confini entro cui muoversi;

-     accettare senza sofferenza che il bambino esploda in un “Ti odio!”, perché per lui sono parole senza un significato preciso. Insomma non facciamoci impressionare, ma teniamo duro!

Pubblicato da: virginialess | 14 aprile 2012

Fuga dalla nonna

Copio pari pari la notizizia dall’AMI, il sito degli avvocati matrimonialisti, spesso fonte di spunti interessanti. Per ora non so altro di questi bambini (provo a cercare nei giornali); per formarsi un giudizio mancano molti elementi, a cominciare dalla condizione dei genitori. Giova  comunque sottolineare , benché l’affidataria sia ora la zia, il ruolo affettivo privilegiato che i due nipotini assegnano alla nonna.
Fuggono da casa famiglia per riabbracciare la nonna a 600 km. di distanza: la storia di 2 bimbi che da Firenze arrivano a S.Consilina

Due ragazzini, una 14enne ed il fratellino di 7 anni sono fuggiti da una casa-famiglia dove erano ospiti a Firenze per riabbracciare la nonna a Sala Consilina, nel salernitano a 600 chilometri dal luogo dove vivevano da qualche tempo.

I piccoli – si legge sul quotidiano Il Mattino.it – hanno raggiunto prima a piedi la stazione poi, una volta raggiunta Salerno hanno preso un pullman che continua il proprio percorso lungo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria verso il Vallo di Diano e con precisione con uscita Sala Consilina.

Dopo neanche 24 ore dalla fuga da Firenze i carabinieri della stazione di Sala Consilina hanno trovano la quattordicenne e il fratellino di 7 anni a casa della nonna materna in ottime condizioni al fianco dell’amata parente. I carabinieri segnalano il ritrovamento e i due piccoli sono stati affidati in modo temporaneo a una zia, anche lei originaria e residente nel Vallo di Diano.

Oggi, 15 aprile, ho fatto una ricerca più accurata in rete, ma tutti i giornali che hanno riportato la notizia si limitano a cosiderazioni sulla necessità di approfondire sia le cause della fuga dei ragazzi che quelle dell’affidamento. Un paio di siti giuridici rimarcano l’inopportunità  di trasferire i minori tanto lontano dai parenti cui sono legati; oppure la scarsa preparazione dei magistrati, talvolta provenienti da altri incarichi. Tutto ciò non illumina sul caso specifico.


Pubblicato da: virginialess | 10 aprile 2012

Nonni in congedo (anche noi!)

Un rapido aggiornamento al post dello stesso titolo, sulla proposta tedesca di estendere ai nonni il congedo parentale in occasione di una nascita in famiglia.

E’ di oggi la notizia di un’analoga iniziativa italiana da parte del ministro Andrea Riccardi. In Italia la proposta di legge si lega al drammatico problema dell’occupazione, causa principale della denatalità. “…il genitore – si legge nel testo-  ha un lavoro precario che  non gli consente, di fatto, di avere il congedo“. In questi casi potrebbero usufruirne il nonno o la nonna, che magari hanno un lavoro dipendente.

Le statistiche ci informano, non è una sorpresa, che partecipano alla vita dei nipoti l’84,9% delle nonne e l’84,6% dei nonni. I bambini che frequentano gli asili nidi, lo sappiamo, sono una minoranza (13,6%)

Pubblicato da: virginialess | 8 aprile 2012

In vacanza con i nipoti ( sempre?)

Intorno a Rossella, pur in mancanza di notizie ufficiali, continua ad esserci un ampio movimento di attenzione solidale. Nel blog a lei dedicato ( Rossella Urru.  overblog) testimoninaze, lettere, articoli e poesie. Noi nonne, mostrando questa piccola foto, esprimiamo affetto e speranza.

Visto il periodo,  torno a considerare il tema delle vacanze con i nipoti. Nella mia zona molte case estive sono state riaperte  e mi si offre ancora una volta lo spettacolo gradevole di tanti anziani in compagnia dei bambini. Papà e mamma spesso non ci sono; lavorano, oppure – perché no?- si concedono un viaggetto.

In precedenti occasioni ho scritto dei genitori restii ad affidare i bambini ai nonni, giudicando esagerate, salvo casi particolari, le loro apprensioni. Le vacanze con i nonni, un’affettuosa consuetudine per molti di noi, hanno giovato alla crescita, lasciando  piacevoli ricordi. Anche gli esperti le giudicano positivamente e insomma vale la pena di consigliarle. Possiamo però considerarlo un impegno dovuto?

Ovviamente no. In genere i nonni sono ben lieti di ospitare o condurre con sè i nipotini in vacanza. Quasi tutti noi, per quanto impegnati, siamo in grado di renderci disponibili per alcuni giorni o settimane. Tuttavia i nostri figlioli non possono ritenere un obbligo questa simpatica pratica e noi, viceversa, non dobbiamo sentirci in colpa se viene interrotta  un’abitudine magari radicata in famiglia.

Può infatti accadere di essere stanchi, oppure che si sovrappongano altri impegni familiari  o, infine, che i giorni in  cui di solito ci occupiamo dei nipoti coincidano sfortunatamente con programmi personali che ci stanno a cuore. Sarà nostra cura avvertire per tempo i genitori che, a loro volta, dovranno evitare recriminazioni e lagnanze.

Giova infatti ripetere che, nell’equilibrata e serena gestione dei rappori familiari, i nonni svolgono volentieri alcune mansioni e, salvo impossibilità conclamata, sono  anche tenuti  a prestare  aiuto nelle situazioni di emergenza. Le vacanze dei nipoti non credo vi rientrino … Si tratta sempre, in conclusione, di ritenersi “titolari” di un’esistenza autonoma, quanto  quella dei figli ormai adulti.

Pubblicato da: virginialess | 1 aprile 2012

Scuola dei nipoti e pesce d’aprile 2

Quale pesce d’aprile dell’anno scorso, ma era vero anche quello, avevo citato lo studente ignorante di Eco, che pronunciava come Biperio il nome famoso di Nino Bixio. Iscritto all’università, eppure la sua cultura di base non andava oltre l’ortografia degli SMS e dintorni.

Anche la notizia di oggi, ripresa da La stampa, è autentica e scolastica,  un settore cui presto attenzione sia come ex docente che quale nonna in carica. Vorrei suggerisse qualche riflessione alle famiglie che fanno sacrifici economici per iscrivere i ragazzi nelle scuole private, – una scelta agevolata mediante incentivi dai governi degli ultimi anni, secondo me  per  ragioni ambigue  – e contribuisse a sfatare il pregiudizio sulla superiorità di alcuni corsi di studio rispetto ad altri. Riesce bene all’università chi ha studiato seriamente, poco importa se nei licei o negli istituti tecnici.

Le scuole migliori? Quelle normali

(…)  gli istituti italiani più virtuosi sono tecnici e statali

FLAVIA AMABILE   Roma

Quali sono le scuole migliori in Italia dal punto di vista di chi vuole proseguire gli studi? La Fondazione Agnelli è arrivata al terzo anno della sua indagine per il Piemonte, al secondo anno per l’Emilia Romagna ma per la prima volta allarga l’analisi anche alle scuole lombarde e calabresi su richiesta dell’Ufficio scolastico della Lombardia e della Regione Calabria. Il risultato è una fotografia piuttosto nitida. Le migliori sono in provincia. Sono istituti pubblici, possono essere licei dove è più probabile che si creino effetti positivi per le capacità individuali, ma anche tecnici, sfatando la pessima fama di questi istituti secondari. Nessun particolare blasone, sono scuole frequentate in genere da persone non particolarmente benestanti o legate alla cultura. Da questo tipo di scuole che potrebbero trovarsi ovunque in Italia arrivano i ragazzi che hanno ottenuto i migliori risultati durante il primo anno di università.

Poiché  i dati statistici disponibili risalgono al 2008/09, non conosciamo tutti gli effetti delle contestate scelte al risparmio. Rimane acclarata la maggiore cura, anche finanziaria, che i paesi avanzati hanno dell’istruzione,  specialmente nei periodi di crisi.

Pubblicato da: virginialess | 27 marzo 2012

Donne a rischio

Da qualche tempo la stampa riprende spesso l’argomento della violenza sulle donne, anche a causa del  terribile incremento  dei fatti di sangue di cui sono  vittime. Lo fa tuttavia, salvo lodevoli eccezioni, con modalità che trovo rituali e piuttosto “fiacche”, tali da ingenerare abitudine, quasi ascrivendo maltrattementi e persino uccisioni alle caratteristiche iconiche del soggetto maschile. Noi nonne non dobbiamo affatto condividere, ma al contrario mantenere viva la nostra indignazione per proteggere quanto possiamo le donne che ci sono vicine.

Qualche cifra, dalla lettera aperta di GiULiA (giornaliste libere autonome).” Nel 2011 sono state 127 le donne uccise da uomini. Un omicidio ogni tre giorni. L’ultima vittima del 2011 è stata Stefania Noce, universitaria di 24 anni. La sua vita e’ stata stroncata da 7 coltellate inflitte dall’ex fidanzato. Nel 2012 lo stillicidio è ricominciato con Antonella Riotino, 21 anni , studentessa. Uccisa da un ragazzo che i giornali , le cronache tv , i titoli in prima serata hanno definito il “fidanzatino” . Sarebbe stato più appropriato chiamarlo stalker, visto  che per mesi l’aveva minacciata di morte. Sono già dodici i casi riportati dalla stampa nella prima metà del gennaio 2012.”  Il tredicesimo è cronaca di oggi.

Non siamo in Afghanistan, dove, con la complicità di sua madre (!), un marito ha ucciso la moglie ventiduenne perché metteva al mondo solo figlie femmine,  ma anche in Italia la maggior parte dei delitti è commessa da uomini vicini alla vittima. “E – sempre da GiULia -… colpisce la frequenza con cui si usano, per raccontare questi crimini contro le donne, categorie come “delitto passionale”, “raptus di follia”, “non sopportava di essere lasciato”, o che si leggano titoli come: “l’ex confessa: la amavo più della mia vita”. ”Gelosia”, “passione”, “amore” diventano facile movente e persino attenuante. Almeno nella considerazione e condanna sociale. Del resto abbiamo aspettato il 1981 perché le attenuanti previste dal Codice Rocco al delitto d’onore venissero abrogate”

Quale il ruolo di noi nonne  rispetto a questa preoccupante situazione? Augurandomi che nessuna faccia parte della categoria delle maltrattate,  nel qual caso non è mai troppo tardi per trovare il coraggio di reagire, penso che debba essere interpretato su due fronti. Il primo – ne ho detto qualcosa parlando della coppia in crisi – è l’intervento diretto, l’unico caso in cui lo raccomando: dobbiamo difendere con ogni mezzo le nostre figlie e nipoti se sono in pericolo a causa di un partner a rischio. Il secondo fronte è  quello socio-culturale, più ampio e vario. Si tratta di promuovere nelle nostre famiglie un modello  razionale, civile, rispettoso della reale uguaglianza tra i sessi. Un risultato raggiungibile quando tutti gli educatori (a cominciare dai genitori/nonni) lo condividono con convinzione.

“Non si può - scrive la filosofa Lea Melandri – confinare la violenza contro le donne, «dagli omicidi domestici agli stupri e maltrattamenti», nello spazio della cronaca nera, «come se non riguardasse le disuguaglianze di potere e la cultura che ha segnato per secoli il rapporto tra i sessi» E sottolinea il ruolo che anche la scuola e le istituzioni debbono svolgere“in un programma che parta dall’educazione dei sentimenti”


Pubblicato da: virginialess | 20 marzo 2012

Noi nonne e i nostri vecchi 3

Ancora nessuna notizia di Rossella Urrru. Noi nonne attendiamo con preoccupazione e  speranza…

Riprendo il tema dei nostri vecchi a causa  di Verdetto finale, una trasmissione che simula un “processo”, con tanto di testimoni e avvocati. Non la vedo nè so quali soggetti vi ricorrano più numerosi, ma essendo capitata  sul canale TV mentre era in corso, ho assistito all’acceso dibattito tra una signora anziana e sua figlia cinquantenne, a mio avviso molto istruttivo e pertinente.

Ricorrente era la mamma, 76 anni, la quale chiedeva di essere liberata dalla sgraditissima badante, assunta e pagata dalla figlia. Si trattava, se ho ben capito, della quinta o sesta persona da lei rifiutata, e l’attuale era ritenuta ottima sia dalla figliola che dal padre, marito della signora. Questa – lucida e molto loquace, un po’ claudicante per un intervento all’anca, ma per il resto in buona forma – sosteneva di non avere alcun bisogno della donna, che in pratica le impediva l’autonoma gestione di se stessa e della casa. Un aiuto domestico giornaliero era secondo lei sufficiente anche rispetto alle esigenze  del marito,  in discrete condizioni ed esente da patologie significative.

La figlia, unica, era ovviamente di tutt’altro avviso. Lavoratrice e madre di tre figli, sottraeva di buon grado 800€ mensili  alle finanze familiari proprio perché , nell’impossibilità di provvedere di persona, voleva essere sicura che i genitori fossero accuditi e curati al meglio. Saperli soli le avrebbe procurato ansia, senza contare che il padre condivideva, mostrando apprezzamento per l’opera della badante. Pulizia, cucina, commissioni, assunzione regolare delle medicine e quant’altro erano così garantite.

La madre era però ben ferma nel suo rifiuto. Se la figlia si fosse ostinata nel conservare la badante, lei avrebbe lasciato la sua casa, trasferendosi in quella della sorella minore, e chiedeva allo scopo un contributo di 400€ al mese, necessari per le sue spese. La figlia trovava assurdo il proposito, anche a causa dei rapporti fin lì poco armoniosi tra le sorelle, e dichiarava di non potere in alcun modo versare la somma, che avrebbe elevato il suo impegno a favore dei genitori a ben 1200€. Al che la mamma obiettava che, licenziando appunto la badante, avrebbe realizzato una grande economia… E così via, ognuna ripetendo con veemenza i suoi argomenti.

Il verdetto è stato a favore della madre, come anche un sondaggio, trovato poco fa in rete. E non meraviglia: appare certo prevaricante l’imposizione, tanto per sentirsi  tranquilla, di una figura estranea nella casa di una mamma  in grado di decidere da sola. Eppure la figliola compie un sacrificio economico per assicurargliela; possibile che la sua ostinazione non abbia qualche fondamento e la madre sopravvaluti la sua condizione e quella del marito?

Ho provato a mettermi nei panni dell’una e dell’altra donna. E la domanda mi sembra questa, spinosa: c’è un modo giusto per stabilire che i nostri vecchi non sono più in grado di gestire se stessi?

Pubblicato da: virginialess | 15 marzo 2012

Nonni in congedo

…e non nel senso che si tirano fuori dalle incombenze parentali in cui sono molto spesso coinvolti! Tutto il contrario. Avviene nella laboriosa Germania.

“La prima a pensarci è stata il ministro per la famiglia Kristina Schröder, trentaquattrenne cristiano-democratica, molto vicina alla cancelliera Angela Merkel”  riporta oggi “Il corriere della sera”. Anche i nonni tedeschi infatti sono chiamati spesso e volentieri a occuparsi dei nipoti, ben prima di andare in pensione. Le statistiche parlano chiaro: “i primi nipoti arrivano in media quando le donne hanno 51 anni e gli uomini 53, mentre l’età della pensione sta per essere portata a 67 anni. I nonni non hanno più la giornata libera.” La ministra propone che i nonni possano chiedere congedi fino a 24 mesi per accudire i nipoti minori di 14 anni.

Giova qualche spiegazione. Il nonno ( o nonna) in congedo conserverebbe il posto di lavoro, ma senza retribuzione (forse si arriverà a un massimo di 1800€ se nessun’altro familiare ne beneficia), mentre i genitori ricevono due terzi dello stipendio. Il costo è decisamente inferiore. Ma vengono considerati altri fattori:  “  Secondo la Schröder, è il tempo, più che il denaro, «la valuta-guida di una moderna politica familiare». Non a caso, come osserva Der Spiegel, il rapporto che ha presentato ieri si chiama «Tempo per la famiglia» e parte dal presupposto che sia indispensabile trovare i rimedi per ridurre lo stress che colpisce i genitori costretti a dividersi tra il lavoro (o a rinunciarvi) e l’educazione dei figli. Stando ai dati contenuti nel rapporto, il 63 per cento dei padri e il 37 per cento della mamme hanno troppo poco tempo da dedicare ai loro bambini. Attualmente, il 25 per cento dei minori di tre anni viene affidato a “baby parking” o ad una persona esterna alla famiglia.”

I bambini si gioverebbero, secondo il giornale tedesco, dell’equilibrio, serenità e saggezza dei nonni. I loro genitori non sempre ne sono dotati: ” sono stati accolti infatti con grande preoccupazione, nei giorni scorsi, i risultati di un sondaggio secondo cui il cinquanta per cento dei genitori tedeschi non sa ancora rinunciare alle punizioni fisiche. Nonostante che una legge lo vieti espressamente.”

La proposta tende insomma a ufficializzare il ruolo  dei nonni e, se approvata, sarà interessante valutarne la riuscita. Qualche problema secondo me si pone. Non sono la sola a pensarlo: “si potrebbe rischiare di creare una sorta di predominio dei nonni sui figli e di conseguenza sui nipoti, addirittura ci potrebbe essere una sostituzione all’ educazione dei genitori veri e propri, e questo creare non pochi disagi nella neo famiglia.”(http://cervelliamo.blogspot.com/)”

Non  ho per ora trovato notizie sulle reazioni dei nonni, i principali interessati. In quanti saranno pronti a rimanere a casa per due anni, con i nipotini e senza stipendio?



Pubblicato da: virginialess | 7 marzo 2012

8 marzo: “festeggiamo” in casa…

Accanto alla mimosa fiorita che rallegra il mio piccolo oliveto metto la foto -minimale perché così viene scaricata dal sito – della nostra Rossella Urru, che guarda con affetto uno dei piccoli di cui si prendeva cura. Purtroppo non è libera, né i media riescono a dar conto in modo univoco della sua situazione. Penso di inserirla negli articoli, quale modesta testimonianza, finchè non sapremo qualcosa di più preciso e rassicurante.

Che dire poi dell’8 marzo? L’anno scorso ( vedi l’8 marzo di noi nonne) l’immagine delle donne appariva particolarmente deturpata dal grossolano approccio anche istituzionale. Oggi il clima è più sobrio, ma la situazione non certo migliorata. Le donne continuano a subire violenza- 128 uccise dall’inizio dell’anno- e la deplorazione appare rituale, senza veri progressi nella mentalità e nel costume. Prevalgono le preoccupazioni economiche, la stanchezza del quotidiano arrabbattarsi tra prezzi in crescita e servizi ridotti all’osso.

La  crisi speculativa ha intaccato i fondamenti dell’economia,  sono a rischio di tracollo finanziario  interi stati. I media mostrano i volti preoccupati di chi teme il peggio e si lamenta una disoccupazione giovanile altissima. Le nostre figlie e nipoti ne pagano, tanto per cambiare, il prezzo più alto (fino al 50%), al punto che molte di loro hanno persino smesso di cercarlo, il lavoro, e non figurano nelle statistiche. L’8 marzo lo “festeggiamo”, si fa per dire, in casa: decisamente avvilite.

Ma, visto che, loro malgrado,  le non occupate tempo ne hanno, e noi donne non siamo portate a sprecarlo neppure nelle situazioni peggiori, vorrei tanto che queste nostre giovani riuscissero  ad essere forti, impiegandolo nel migliorare se stesse, studiare se ne hanno modo, esercitare comunque le loro competenze e capacità. E accrescere, mi sembra importante, la loro consapevolezza di cittadine: solo un serio rinnovamento etico – politico avvicinerà  tempi migliori.

Pubblicato da: virginialess | 29 febbraio 2012

Per Rossella Urru

4 MARZO: ASCOLTO PROPRIO ORA – alle 13,30 – LA LIETA NOTIZIA DELLA LIBERAZIONE DI ROSSELLA!! Estusiasmo subito rattristato dal dubbio: la Farnesina non ha confermato. Sembra ci sia di mezzo un “mediatore”,  si riparla di riscatto e rilascio di prigionieri… Aspettiamo con ansia.
“Ci sono donne straordinarie che non fanno niente per essere notate e 
con grande cuore donano la propria vita agli altri. 
Manteniamo viva l’attenzione su Rossella Urru, 
i media non lo fanno, facciamolo noi”
Anche “noinonne” partecipiamo – come oltre trecento blogger in Italia – alla mobilitazione per Rossella, la giovane cooperante  rapita in Algeria il 22 ottobre 2011.
Altri dieci italiani si trovano nelle sua condizione, sparsi per il mondo.
Il suo caso ci colpisce di più perché potrebbe essere una nostra figliola o nipote – particolarmente meritevole per l’impegno umano e sociale – e l’angoscia dei suoi genitori è inevitabile condividerla con grandissima commozione.
Nei  siti si è parlato di lei in molti modi, raccontandone la storia, indirizzandole lettere, mostrando fotografie. Ho trovato indovinato questo della blogger Zelda was writer: ” Almeno 10 motivi di libertà”, cui vorrei aggiungere che le auguro di rivedere  proprio il mare della della sua splendida Sardegna, che anch’io amo molto.
Questo è il panorama di Samugheo, in provincia di Oristano, dove Rossella è nata.
Sei una ragazza forte e coraggiosa, carissima Rossella, e noi ti siamo vicini!
Pubblicato da: virginialess | 24 febbraio 2012

La scuola dei nipoti: la media (2)

Nel post precedente confermavo (ahinoi) lo stato di crisi in cui versa questo settore fondamentale dell’istruzione. La fascia tra gli 11 e i 14 anni è proprio quella che richiederebbe, per la sua importanza formativa, la maggiore attenzione. Invece – lo ripete anche lo studio della fondazione Agnelli – “ I tagli della Gelmini, anche se l’opinione pubblica è stata concentrata di più sulle elementari, hanno colpito maggiormente proprio le medie”

Ma, contrariamente a quanto spesso si sente lamentare, le cause della scarsa efficienza non sono da ricercarsi nello scarso numero delle ore di lezione. Il rapporto Ocse (2010), che compara i risultati dei 35 paesi più sviluppati nel mondo, dice infatti:  “L’Italia raggiunge il record delle ore di insegnamento, ma il rendimento degli studenti rimane basso. Questi trascorrono più tempo degli altri a scuola, ma secondo i test Pisa sanno meno dei coetanei specialmente in matematica, scienze e comprensione del testo. I ragazzi italiani tra i 7 ed i 14 anni stanno in aula 8.200 ore quando la media dei loro coetanei degli altri Paesi analizzati è di 6.777 ore. Ed ancora, all’età di 15 anni l’orario scolastico medio nei Paesi Ocse è di 921 ore annue, mentre quello italiano è di 1.089. Inoltre, alle scuole medie i ragazzi trascorrono a scuola 1001 ore contro una media Ocse di 892″ 

A quanto pare, i problemi nascono da insufficienze di altro genere. In primis… dal volgare  denaro. Infatti:

“…il Rapporto segnala che l’Italia investe meno degli altri Paesi in istruzione ovvero il 4,5 per cento del Pil rispetto alla media Ocse del 5,7. Meno investe solo la repubblica Slovacca, con il 4 per cento. Va ancora peggio se il raffronto viene fatto sulla base del denaro destinato alla scuola, in quanto l’Italia spende il 9 per cento della sua spesa pubblica totale rispetto al 13,3 media Ocse.”

E se gli insegnanti appaiono frustrati e mal disposti, qualche motivo c’è:

“la spesa destinata alle retribuzioni degli insegnanti tocca il tetto dell’80 per cento rispetto al 70 medio dei Paesi del Rapporto.” Ciò avviene a causa del maggior numero, non dello stipendio individuale:(…) un docente di scuola media o superiore percepisce 10.000 dollari in meno rispetto al collega degli altri Paesi. Altro dato illuminante: un docente italiano di scuola secondaria di primo grado al 15° anno di lavoro percepisce 32.859 dollari l’anno, mentre il collega tedesco ne incassa 57.978″.

E infatti il tedesco lavora di più: “… si trova con 16 studenti in classe, mentre l’italiano ne ha 10, ma non solo, il tedesco fa 11.294 ore in classe annue, l’italiano 6.130 ovvero poco meno della metà.”

Va chiarito che il docente italiano lavora per un numero minore di ore non certo di propria iniziativa: tante ne prevede il suo contratto, il quale rispecchia un modello d’insegnamento diverso, che nessuna riforma ha finora innovato, ovvero – con sintesi grossolana – la quantità a scapito della qualità.

Riprendo il rapporto per citare le cinque proposte avanzate dalla fondazione Agnelli per migliorare la nostra scuola media: personalizzazione dei percorsi educativi; più lavoro di équipe da parte dei docenti; apprendimento cooperativo per favorire “l’effetto dei pari” (meno lezioni frontali e con tecniche nuove); modello dell’Istituto comprensivo, che potrebbe ammortizzare il passaggio da un ciclo all’altro. Soprattutto, “essenzializzazione”: poche materie, ben coltivate, con altre opzionali. Un’operazione, quest’ultima, non semplice, visto che nel Belpaese convivono ancora due sistemi non armonizzati di indicazioni didattiche nazionali (ministri Moratti, nel 2004, e Fioroni, nel 2007)”

Alcune, soprattutto la riduzione delle lezioni frontali ( quelle in cui lo studente “sta a sentire” passivamente il prof .), sono acclarate, per altre occorrerebbe una seria verifica. Ma la questione è urgente. Speriamo che il nuovo ministro Profumo ne sia consapevole.

Quanto al nostro ruolo di nonne, avendone la possibilità e competenza questo è proprio il momento di dare una mano a mamma e papà. Il percorso scolastico dei ragazzi va seguito e integrato.


Pubblicato da: virginialess | 22 febbraio 2012

La scuola dei nostri nipoti: la media (1)

Le belle manifestazioni d’incultura targate Ministero (Vedi “Alta ignoranza”) mi hanno distolta per un pezzo dal parlare di scuola. Ora abbiamo un governo tecnico, dal quale non sono ancora giunti segnali d’indirizzo… Attendiamo fiduciose.

Ad ogni modo, ho ripreso fiato e provo a dire qualcosa della scuola media (attingendo ampiamente dall’articolo di F. Antonioli ne“ilsole24ore” 30 novembre 2011), sulla quale – specie quella di primo grado – si addensano da tempo le maggiori critiche. Giustificate? Quale ex docente di liceo e nonna di un ragazzo ora alle superiori, ho idea che lo siano.

Se lo chiede anche la fondazione Giovanni Agnelli, pubblicando il terzo «Rapporto sulla scuola in Italia 2011» (Laterza, pagg. XII-168, euro 20) “…. riformata nel lontano 1962 come media unica – è davvero l’anello debole di tutto il nostro sistema dell’istruzione dell’obbligo?”

E dichiara che “ si è portati a rispondere di sì. Di chi è la responsabilità?” – insiste, cercando qualche spiegazione: “Dei preadolescenti e della loro complicata stagione di crescita? Degli insegnanti? Della scuola stessa?

Risponde Andrea Gavosto, l’economista chiamato a dirigere la Fondazione Agnelli nel 2008: «Un po’ tutti e tre questi elementi insieme. Ma certamente è il punto degli insegnanti (…) quello che rivela le maggiori criticità».

Seguono alcuni dati a conferma:

Gli insegnanti – ora 178.400 contro i 187.200 del 1970-1971 (…) sono anziani. L’età media è 52,1 anni. Molti sono over 60. Protagonisti (o vittime) di un turnover vorticoso (il 35% non resta più di un anno nella stessa scuola), vengono giudicati negativamente dai docenti degli altri gradi; hanno una scarsa autostima, sono insoddisfatti della loro formazione e poco attrezzati per le sfide educative poste dai teen-ager in erba (di cui potrebbero essere addirittura i nonni).

Le conseguenze sono gravi ed evidenti:

L’Italia è il Paese con il calo degli apprendimenti più netto fra elementari e medie. Nei punteggi Timss (Trends in International Mathematics and Science Study) è fanalino di coda, ben al di sotto di Cina, Norvegia, Giappone e Stati Uniti. C’è un sobbalzo: i ragazzi rallentano sensibilmente la loro capacità di apprendimento. Come se non bastasse – in questi tre anni difficili – si spalanca pericolosamente il divario socio-culturale: i buoni risultati in matematica e scienze degli allievi italiani in quarta elementare (rispettivamente 503 e 516 nei punteggi Timss; valore medio standardizzato per i Paesi che partecipano all’indagine: 500) peggiorano molto nella scuola media penalizzando chi ha genitori con basso livello d’istruzione. Il gap non sarà più colmato, contraddicendo l’obiettivo di uguaglianza di opportunità che dovrebbe offrire la scuola. «Purtroppo – chiosa Gavosto – sul fronte dell’equità la scuola media ha perso ogni battaglia, ponendo le basi per ritardi incolmabili. Ed equità non si fa puntando al ribasso». I nostri preadolescenti – non certo diversi per comportamenti tipici e interessi dai loro coetanei europei – hanno un rapporto peggiore con la scuola. Si trovano male e lo dicono.”

Il primo passo per rimediare alla situazione non può essere che il ricambio degli insegnati, i quali nei prossimi tre anni andranno in pensione a decine di migliaia:

«Un’opportunità unica di ricambio per insegnanti di tipo nuovo – sottolinea Andrea Gavosto –: preparati per questa età, attrezzati sia sulla disciplina sia sulla didattica, formati per impegnarsi esclusivamente in questo livello. Dovrebbero essere assunti tramite chiamata diretta o concorso dedicato alle scuole medie».

Sarò malfidata, ma a scanso di equivoci preferirei la seconda opzione. Rimane da sapere – sto cercando qualche dato utile – se esiste già un numero adeguato di giovani docenti provvisti delle caratteristiche auspicate.

Pubblicato da: virginialess | 15 febbraio 2012

Nonni invadenti

Ritorno sull’argomento  dei “diritti dei nonni ” ( ne ho parlato in Nonni e legislazione e Viziare i nipoti, la legge dice la sua)  perché ieri ho trovato, quasi in contemporanea,  nel blog la frase “se viene impedito ai nonni di vedere i nipoti” e in rete la notizia di un’altra sentenza sull’argomento. Questa sul solito sito dell’AMI, gli avvocati matrimonialisti italiani, utilissimo quanto sconfortante per farsi un’idea realistica sulla famiglia. Si tratta di casi critici, s’intende, perché  quando  tutto funziona non si ricorre alla legge…

Riassumo. La nostra normativa non contempla un  diritto dei nonni a frequentare i nipoti, ma negli ultimi anni alcune sentenze hanno riconosciuto e ribadito che sono i nipoti  ad avere quello di mantenere rapporti con tutti i nonni anche in caso di separazione o divorzio dei genitori. E’ chiaro l’intento di evitare che mamma o papà allontanino la famiglia del coniuge “colpevole”, privando i bambini dei riferimenti affettivi da cui traevano beneficio. Si cerca invece di mantenere quanto più possibile intatto il nucleo in cui sono cresciuti e si trovano a loro agio. Ben diverso è il caso di una coppia la quale decide di tener lontani propri figli dai nonni, non per via di beghe e ripicche di varia natura, ma proprio nel convincimento che la loro presenza sia negativa e arrechi danno ai bambini.

Vengo alla sentenza. L’ha emessa il tribunale dei minori di Catanzaro, rigettando l’istanza dei nonni materni, privati della frequentazione di due nipotine (“le due bambine  serene, intelligenti e comunicative, erano ben inserite nel contesto familiare)”, dando ragione ai genitori che figure forti e rassicuranti , rappresentavano un valido riferimento affettivo  ed educativo per la prole” Mentreè innegabile che le gravi censure –anche in udienza – formulate dai nonni materni nei confronti soprattutto del genero e risultate non suffragate da idonei riscontri, le indebite intrusioni effettuate nella privacy familiare, costituiscono espressione di una totale sfiducia dagli stessi nutrita  nei confronti delle capacità genitoriali del papà e della mamma delle minori ed interferiscono negativamente sul progetto educativo familiare e sull’armonico sviluppo della personalità in itinere delle minori”.

Insomma, appare confermata anche dalla giurisprudenza  tutta la serie di “consigli” messi a punto dagli esperti,  che  nel mio piccolo vado qui rinnovando. I nonni non debbono: essere invadenti, contestare il modello educativo dei genitori, censurare apertamente papà o mamma, interferire nelle loro scelte… Eccetera. Certo, esistono anche nuore e generi maldisposti e prevenuti; tuttavia i nonni che si ritengono messi in disparte dovrebbero sempre chiedersi se il loro approccio è stato discreto e rispettoso oppure se “senza idonei riscontri” hanno emesso irriguardose “sentenze”.

Pubblicato da: virginialess | 10 febbraio 2012

Coppia in crisi (3): quando finisce in tragedia

” La tragedia familiare di  Palermo conferma il trend negativo secondo cui in Italia si consuma una tragedia in famiglia ogni due giorni, 2 ore, 20 minuti e 41 secondi”

Così nel sito dell’ Ami, gli avvocati matrimonialisti italiani. Questo ennesimo fatto di sangue ci sconvolge anche come nonne – ma non è la prima volta, purtroppo – perché erano presenti le figlie dalla coppia.

Un carabiniere di 37 anni ha ucciso sua moglie (che aveva chiesto la separazione) con cinque colpi di pistola, suicidandosi subito dopo. Durante l’ennesimo litigio, i due si erano chiusi nella camera da letto dell’alloggio di servizio. Uditi gli spari, la bambina più grande, undici anni, ha usato un attrezzo per forzare la porta; il padre era morto e la madre agonizzava nel sangue. Dopo aver chiamato il 118 descrivendo l’orribile scena, ha condotto fuori casa la sorellina di cinque anni – che non era entrata nella stanza – perché non vedesse i corpi. Insieme hanno atteso l’arrivo dei carabinieri. Ho letto che le bambine sono ospiti della famiglia di un collega del padre e che il tribunale dei minori dovrebbe affidarle a una sorella della mamma. La maggiore è sotto shock, si attende per interrogarla.

La nostra sensibilità, per quanto messa alla prova dalla frequenza di notizie tragiche , rifiuta con orrore anche la più fugace fantasia sulle nostre nipotine coinvolte in un dramma del genere. Proviamo per le due piccine una pena infinita, ma la sciagura rimane, per fortuna, fuori del nostro orizzonte. E tuttavia, considerando la statistica, esiste un numero di nonne – piccolo ma non insignificante – che non viene a trovarsi semplicemente in presenza di “normali” crisi di coppia. C’è qualcuno in famiglia, un figlio o un genero ( si tratta quasi sempre di maschi), il cui equilibrio risulta compromesso in modo grave. Un serio intervento di sostegno – professionale, si capisce – eviterebbe in molti casi il peggio.

A fattaccio avvenuto, le telecamere impietose mostrano familiari e amici sempre stupefatti; i segnali che un soggetto in grave crisi inevitabilmente emette sono passati inosservati. Però poi – ascoltando le frasi banali del poveretto “arpionato” dai media – viene spesso da pensare che qualcosa non lo convincesse in quell’apparente normalità e forse, ripensandoci… Certo, si tratta del solito “senno di poi”: i rapporti di causa- effetto si chiariscono quasi sempre a posteriori.

Dove vado a parare? Al consiglio di avere, noi nonne, lo sguardo acuto e la mente fredda. Non certo per uscire dalla discrezione che ci compete: per cogliere – se appena è possibile – le avvisaglie peggiori provenienti della coppia che ha problemi di un certo peso. Non spetta a noi imporre l’assistenza psicologica, però possiamo proporre il problema almeno alla cerchia familiare ristretta… Non è semplice, sia chiaro.

L’AMI auspica giustamente: “l’introduzione obbligatoria della mediazione famigliare prima, durante e dopo le separazioni e i divorzi e comunque percorsi gratuiti di sostegno psicologico nei confronti di chi dà segnali di squilibrio o richiede espressamente un aiuto. L’aumento delle separazioni e dei divorzi nel nostro Paese è infatti direttamente proporzionale all’aumento delle stragi in famiglia”.

Per ora l’obbligo non c’è e pochi prendono l’iniziativa di chiedere aiuto. Almeno in un caso, però, credo che esso competa proprio a noi: quando la figliola è vittima del marito o compagno possessivo e violento. Anche se – fa parte della “sindrome” della donna maltrattata – tende a minimizzare e giustificarlo. Non accade mai che alla scenata del primo ceffone non segua un crescendo di angherie morali e fisiche ( d’accordo, il delitto è minoritario, ma perché rischiare?) e a quell’amore malato è d’obbligo sottrarre pur suo malgrado la nostra “bambina”.

Pubblicato da: virginialess | 2 febbraio 2012

Ragazzi disordinati: decalogo

Composizione di Bernard Pras

Gli elenchi, meglio se in dieci punti, vanno davvero di moda. Ne ho trovato  uno che dà consigli sul modo di gestire il  disordine che molto spesso i ragazzi lasciano in giro. Per fortuna di noi nonne (che abbiamo già dato!), si tratta di precetti destinati in primis ai genitori dei nostri cari nipoti. Conviene comunque interessarsene, sia per parlarne in famiglia che per gestire senza attriti le eventuali ospitalità prolungate.

L’articolo di “la Repubblica” si riferisce all’Inghilterra (non che altrove vada diversamente), i cui  teen ager di ambo i sessi esibiscono camerette immonde: vestiti sporchi a terra, cassetti spalancati, piatti con avanzi  maleodoranti abbandonati su scaffali e scrivania, libri e quaderni sparpagliati ovunque, magari tra coperte e lenzuola del letto disfatto.

I soliti esperti di tecniche educative consigliano ai genitori una certa indulgenza. Gli adolescenti fanno fatica, essendo le loro facoltà cognitive ancora in fase di sviluppo, a controllare gli impulsi e adottare il punto di vista altrui. Sono però in grado di assumere delle responsabilà e vanno indotti a farlo, senza giustificarli per le inampienze, ma senza drammatizzare  quando “sgarrano” un po’.

Inutile rimproverarli in continuazione ( si ottiene l’effetto “pioggia che cade”), dare in escandescenze, minacciare punizioni irrealizzabili. Le tecniche  che pare funzionino richiedono un pizzico di humour (” understatement”, appunto) decisamente anglosassone. Esempi: far sparire tutti i panni lasciati a terra, oppure aggiungervi i propri da lavare; riordinare  a fondo la camera, cambiando posto a ogni cosa. L’irritazione dovrebbe favorire il rispetto delle scadenze che i genitori stabiliranno perché la prole ormai grandina operi in proprio.  E se i ragazzi continuano a lasciarsi dietro un percorso di guerra puniteli             (senza impietosirvi) privandoli di qualcosa a cui tengono: festa, gita, cinema, computer …

Ma il primo approccio al problema – dice Jim Fay, fondatore del Love and Logic Institute, un centro di consulenze familiari – dev’essere sempre la richiesta bonaria di fare ordine.

E – aggiungo di mio – nel corso di amichevoli conversazioni sull’organizzazione familiare e il ruolo che in essa compete a giovani e adulti.  Dal dialogo, magari non subito,  qualche risultato viene sempre fuori…

Pubblicato da: virginialess | 30 gennaio 2012

Evviva, siete diecimila!

30 gennaio 2012 ore 17,14 : assisto alla vista numero 10.000!   Se ci fosse modo  d’individuare il visitatore, avrebbe diritto a un gadget.    Un mazzo di fiori virtuale mi sembra il minimo… Grazie a tutti!

Pubblicato da: virginialess | 23 gennaio 2012

Nonni… da brivido: chi (e come) educa il nipote 2

La tragedia della Costa Concordia è nota a tutti: ha suscitato sgomento, pietà e indignazione. I media non si sono distinti  per chiarezza e misura, come ormai sempre avviene. La spettacolariz-zazione ha regnato sovrana negli studi televisivi e l’emotività  tra gli spettatori. Il triste argomento  non sembra abbia molto a che fare con questo blog. Invece sì, purtroppo:  l’episodio che segue mi ha davvero colpita e sconfortata.

Stamattina sfaccendavo, seguendo alla radio un programma nel quale il giornalista di turno risponde alle telefonate degli ascoltatori. Non ero molto attenta e mi è sfuggito il  nome di un signore, rivelatosi poi un nonno, il quale stava dicendo (riassumo) che gli psicologi i quali hanno ammonito di non condurre i bambini all’isola del Giglio “avrebbero tutti bisogno dello psichiatra”. Infatti la sua figliola, avendoli uditi, non voleva che egli vi si recasse con  la  nipotina di otto anni, ma lui ha avuto la meglio e, preso il traghetto, è arrivato con la piccola davanti alla nave. E’ stata un’esperienza toccante: la nipotina ha compreso (o detto, non ho capito bene) di trovarsi davanti a una bara, “si è fatta il segno della croce” e poi – benché egli si sia detto non praticante – hanno pregato in chiesa.

Il giornalista, imbarazzato e  “prudente” , ha difeso la professionalità degli psicologi che prestano assitenza durante le calamità . Poi ha chiesto al nonno  per quale ragione avesse compiuto il viaggio, per giunta con una bambina. La risposta, piuttosto involuta, è stata che  desiderava “essere testimone” ; quanto alla nipote, da grande “avrebbe conservato il ricordo dell’esperienza “. Egli appartiene dunque  alla vasta categoria di persone che bloccano il traffico per vedere l’asfalto insanguinato dopo un incidente mortale, sono andate a Cogne allo scopo di fare fotografie, oppure a Perugia durante il processo della povera Meredith, e via “sciagurando”.

Spiegarne il comportamento è di competenza  degli esperti disistimati dall’ascoltatore. Io mi limito a trovare da brivido il suo:  di nonno. Menzionati cum laude per il tempo e la cura che dedicano ai nipoti, nel bel  paese tanto scarso di servizi per l’infanzia, si dà per scontato che i nonni siano comunque adatti e capaci. Non è così. Secondo me, questo nonno ha dimostrato in poche frasi  la propria “difettosità”: ignoranza e presunzione ( gli psicologi sono “matti”), prepotenza (“scavalca” la figlia, madre della nipote), suggestione mediatica (voglio esserci anch’io), imperizia pedagogica (è sicuro che il ricordo giovi alla bambina). Mi fermo qui.

La mia ovvia riflessione è che le nostre caratteristiche di base  non si modificano perché sono nati dei nipoti e possono risultare dannose.  Se, altra ovvietà, nessuno in famiglia se ne rende conto, non c’è altro da dire. Qualora però i genitori siano consapevoli, come la mamma della bambina, degli errori che i nonni commettono,  debbono far valere la loro autorità. Hanno la responsabilità delle scelte educative, non possono delegarle per acquiescenza o gratitudine. E se non è possibile ottenere una ragionevole concordanza, meglio rinunciare ( sia pure con grave sacrificio) all’ aiuto dei parenti.

Pubblicato da: virginialess | 17 gennaio 2012

“I nipotini hanno bisogno dei nonni…” (?)

” I nipotini hanno bisogno dei nonni (o no) ditemi  qualcosa per favore” La frase che ho trovato nella ricerca è precisamente questa. Mi è venuto di aggiungere l’interrogativo in primis perché gradirei tanto la testimonianza, attraverso i  commenti, dei diretti interessati. Coraggio, siete numerosi nella lettura (ormai avviati ai 10.000), ma assai meno nel manifestare le vostre opinioni.  Mi chiedo anche  a quale generazione appartenga chi scrive e se alla domanda si può rispondere senz’altro in modo affermativo, come per sentimento sarei indotta a fare.

In qualche caso , doloroso e mi auguro infrequente, può infatti verificarsi un’oggettiva inopportunità dei contatti. Penso a malattie gravi e in fase avanzata, come il temuto morbo di Alzheimer, ovvero a storie familiari particolarmente disgraziate. E’ chiaro che le  situazioni critiche vanno gestite nella loro singolarità e  con  prudenza, per non esporre i piccoli a disagi emotivi che potrebbero arrecare danno.

Ma nella quotidianità m’imbatto in situazioni d’ordinaria ripulsa, che spesso mi colpisce per la durezza lessicale: “Non voglio lasciare mio figlio a mia suocera”, hanno dichiarato decine di mamme. Qualcuna evitava anche la propria madre. Su quanto sia in genere esagerata e talvolta maniacale la reticenza ad affidare (con moderazione ) il pargolo ai nonni che ne sono lieti, ho già scritto: “In vacanza con i nonni”

Se dunque, come immagino in prima istanza, chi ha usato l’espressione è una nonna (o nonno) dispiaciuta per la rara presenza e  in cerca di conferme della propria “utilità” per i nipoti, ne troverà in abbondanza nel web, ed io mi unisco volentieri al coro. Gli esperti sono concordi nel ritenere utilissima la figura dei nonni. Affettuosi, soccorrevoli, giocosi, narratori di storie di famiglia che rafforzano l’identità, presenti, soprattutto,… “pilastri su cui contare”, per ripetere la bella espressione della nipote Giulia (nei commenti a “Presento il blog”). Perciò, senza cadere nell’eccesso (non infrequente) val la pena di favorire la vicinanza dei nonni, la quale  soddisfa effettivamente un “bisogno” dei nipoti, piccoli e anche più  grandi.

Qualora invece sia un genitore a lamentarsi perché, al contrario,  i nonni non manifestano disponibilità nei confronti dei nipotini, temo che occorra rassegnarsi. Difficilmente la mamma o il papà riusciranno a trasformare i loro genitori, poco amanti dei bimbi o impegnati altrove, in “Nonni perfetti” (vedi) e le forzature rischiano di essere controproducenti. I bambini avvertono di non essere graditi e scoprono con facilità il fastidio nel sorriso più volenteroso. Li frequenteranno ugualmente, magari con mammma e papà, che dovranno però evitare gli affidamenti di più giorni o in vacanza.

Come giudicare questi nonni alieni dall’occuparsi dei nipoti? Premesso che farlo a tempo pieno non è certo un obbligo e ognuno deve conoscere bene  se stesso prima di assumerne l’impegno, direi che un’attenzione ragionevole, spontanea  per la maggioranza dei nonni, dev’essere fatta propria anche da quelli più egoisti e distratti. Per quasi tutti noi è un piacere, ma occorre se lo impongano come “dovere occasionale” anche i meno portati. Se non ostano serissimi motivi ( che so, di igiene mentale!) nulla giustifica la mortificazione dei nostri diretti discendenti…Quanto ai “Nonni assenti”, ne ho parlato in un articolo, cui rimando, ma anche loro debbono “esserci” quando occorre.

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