Pubblicato da: virginialess | 3 gennaio 2011

Noi nonne: chi educa il nipote?

Autoritratto alla Picasso: l'autrice ha 5 anni!

Consideriamo un po’ la condizione di un nipote grandicello, sui tre anni, per intenderci. L’abbiamo -oppure no – avuto in cura da neonato, ora va alla scuola materna e noi ce ne occupiamo per un certo numero di ore o in alcuni giorni, regolarmente. Lo accompagniamo al parco, pranza o cena a casa nostra, gioca, vede la TV eccetera.  Quale l’atteggiamento educativo giusto in queste occasioni?

Nell’ipotesi più favorevole, c’è un “naturale” accordo con le abitudini di mamma e papà. Le loro regole ci sembrano ragionevoli e – sia pure con l’affettuosa indulgenza che compete ai nonni – le seguiamo senza problemi. A mia esperienza questo quadro idilliaco di rado si presenta e allora si va dalle incomprensioni lievi a quelle anche gravissime, capaci di creare un clima pericoloso anzitutto per il bambino.

Provo a descrivere, esagerando un po’, gli errori più frequenti. E’ inevitabile commetterne  qualcuno, ma -si spera – in forma lieve,  approdando ad un accettabile modus vivendi.

–  I genitori, che hanno le idee ben chiare su come educare il piccolo, forniscono un elenco dettagliatissimo  di ciò che è permesso o vietato. Si va dai giochi ai cibi, dalle ore d’aria ai programmi televisivi. Alla riconsegna ( o in seguito, a casa) papà e|o mamma interrogano, controllano ed eventualmente redarguiscono la nonna inadempiente.

– La nonna (o il nonno, accade spesso) giudicano molto difettosa l’educazione che i genitori impartiscono al piccolo. Troppo severa, permissiva, sciatta, maniacale, iperprotettiva, superficiale, a rischio malanni e via elencando. Così la nonna s’impegna a fondo per rimettere le cose a posto, secondo il suo criterio,  appena assume il controllo. Nessun genitore è perfetto, s’intende, ma il figlio lo ama e a lui vuol fare riferimento. Spesso le critiche si appuntano su uno dei due, il che complica e peggiora il messaggio ricevuto dal bimbo il quale avverte l’ostilità nei confronti del “colpevole”.

Non è facile imparare a fare le nonne!

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Responses

  1. Mai argomento fu più attuale di questo!
    Io mi trovo molto spesso ad occuparmi della mia nipotina, Chiara, che ha quattro anni. Dal momento che faccio l’insegnante, ho quasi sempre i pomeriggi liberi, cosa che nè mio marito, nè gli altri nonni hanno la fortuna di avere, e così sono io che la vado a prendere dalla scuola materna, sono io che mi occupo di lei durante le vacanze estive o invernali. Passando molto tempo con lei, mi chiedo spesso che atteggiamento dovrei adottare: è giusto che sia io ad imporre le regole o i divieti a Chiara, o dovrei lasciare questo compito esclusivamente ai suoi genitori? Da una parte non voglio interferire con la sua educazione, a cui credo sia giusto provvedano la mamma e il papà; ma d’altra parte, dal momento che passa davvero molto tempo con me, non penso che fare la nonna a tutti gli effetti, che viziarla e dargliele tutte vinte sia la cosa migliore. Così cerco di trovare un giusto mezzo, di non essere una nonna troppo permissiva, ma al tempo stesso di non spodestare la mamma di Chiara del suo ruolo. Si sa “In medio stat virtus”… ma quant’è difficile a volte restare in quel “medio”…!

    • Questione delicata, in effetti, e la ricerca della celebre “medietà” spesso problematica.
      Nel tuo caso la situazione sembra molto positiva. Sei una nonna “professionista” e dalle tue parole emerge una sostanziale condivisione dei criteri educativi dei
      genitori di Chiara, con i quali val sempre la pena di consultarsi -potendo- qualora sorgano dubbi.
      Suggerirei, proprio per “rammentare” alla piccola che i nonni esercitano comunque una supplenza benevola, di far esprimere la mamma (o il papà) -in sua presenza – su talune regole o comportamenti di base. Per es. l’ora della nanna, gli spazi TV, il cibo…

      • In generale condivido abbastanza i metodi educativi dei genitori di Chiara, ma devo ammettere che anche loro sono aperti nei miei confronti e nei confronti degli altri nonni: dovendo cioè affidare molto spesso la bimba a noi, non si lamentano se ogni tanto salta fuori una regolina diversa e anzi ci fanno capire che per loro è importante il nostro aiuto. In tutto ciò si cerca comunque sempre di fare “fronte comune”, nel senso che tento di essere informata su come vengono fatte certe cose a casa, in modo da riproporle anche da me, e viceversa. Ma resta il fatto che occuparsi tanto di una bimba che non è la propria figlia è difficile, e soprattutto è difficile restare nel ruolo di nonna e non sconfinare mai in quello di mamma, ruolo che a volte sento quasi di più, essendo stata sempre tanto con la piccola e vedendo mamme delle sue amichette che hanno poco meno della mia età.


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