Pubblicato da: virginialess | 14 gennaio 2011

Noi nonne: quando i genitori sono giovanissimi.

Proprio nella presentazione del blog avevo, in verità distrattamente, accennato al caso in cui ci si trovi ad essere nonne senza che l’evento sia stato preceduto dalla (un tempo) consueta sequenza cerimoniale e neppure da una convivenza in atto. Ciò avviene quando i genitori sono giovanissimi, talvolta neppure maggiorenni, o poco oltre. Un commento di Paola, che con molto equilibrio e splendida serenità d’animo tratteggia una situazione di questo tipo, mi induce a ripensare ai molti problemi da mettere in conto.

Come nonna, non ne ho esperienza, per cui provo a riferire alcune storie di cui sono venuta a conoscenza insegnando per tanti anni nei licei. In tre occasioni più diretta, trattandosi di miei alunni: due mamme  e un papà. Altre ne riferivano i colleghi e in un caso i giovani genitori erano compagni di classe. Se ricordo bene, capitava una nascita all’anno su una popolazione  tra gli ottocento e i mille studenti. Immagino sia più o meno la media nazionale.

La vicenda del papà/ alunno, poco più che maggiorenne, risale agli anni ’90. Fui coinvolta, in quanto i genitori ( che conoscevo solo in quanto tali) chiesero – un segno di stima imbarazzante! – la mia opinione sull’opportunità che sposasse la ragazza ,17 anni, ” di condizione modesta”, mi dissero. Sconsigliai con energia. Egli aveva naturalmente degli obblighi: riconoscere il figlio, accudirlo e quant’altro, ma la coppia doveva consolidarsi e crescere prima della decisione. Pesò forse l’ambiente provinciale, ma i miei banali consigli caddero nel vuoto. I due si sposarono, presero casa ecc.- il tutto a spese della famiglia di lui – e si separarono dopo tre anni.

Le vicende delle ragazze si svolsero in modo diverso. In un caso il matrimonio ci fu, ma dopo alcuni anni, e funziona tuttora; nell’altro i giovani genitori rimasero nelle rispettive famiglie e la bimba fu allevata soprattutto dalla nonna materna. In seguito  sposarono entrambi nuovi compagni. Tanto per curiosità, andò bene anche alla coppia di compagni di classe, che invece si sposarono in breve e andarono a vivere presso i genitori di lui. Entrambi avvocati, hanno uno studio in comune!

Va da sé che essere genitori in età così precoce coinvolge pesantemente “anche” le famiglie e i nonni sono chiamati ad un impegno molto forte. Proverò ad esaminarne gli aspetti salienti in un prossimo articolo.

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Responses

  1. Io ho i genitori giovanissimi =)!!!
    Io ho 13 anni e mio fratello 15…mia madre ha 32 anni e mio padre 33. E’ BELLISSIMO averli così giovani perchè sono come i tuoi MIGLIORI AMICI <3!!!

    • Ciao Ilaria,
      ho pensato a te leggendo le recenti notizie di cronaca che parlano di situazioni esattamente opposte, cioè di genitori molto anziani. Mi chiedevo cosa potevi pensare di ragazzi adolescenti che si troveranno con un papà e una mamma più vecchi dei tuoi nonni… Ottime cose a tutta la famiglia!

  2. Le ultime righe del tuo post esprimono una grande verità: quando due ragazzi giovani diventano genitori, le rispettive famiglie vengono coinvolte a 360 gradi in questo evento. Ovviamente ogni caso è a sé, ma nel mio (o meglio, nel nostro, perchè mio marito e gli altri nonni sono stati sempre e sono tuttora parte attiva in tutto quanto) il coinvolgimento è stato, appunto, molto. Coinvolgimento economico, perché i due neo-genitori, per quanto si dessero da fare abbinando allo studio vari lavoretti più o meno saltuari, non riuscivano a provvedere totalmente ad affitto, bollette, spese varie per loro e per la bimba, rate universitarie, ecc. Così si cercarono dei compromessi, perchè loro erano un po’ orgogliosi e avrebbero voluto essere completamente indipendenti; si stabilì così che noi avremmo pagato l’università (cosa che in parte avveniva già prima e che quindi non avrebbe comportato grossi cambiamenti nelle nostre uscite) e avremmo dato una mano nelle spese della bimba, cosa che, in qualità di nonni, sembrava abbastanza normale. Tutto questo nella teoria, perché poi, nella pratica, è capitato spesso che li si aiutasse anche per altro, avendone la possibilità.
    Ma soprattutto il coinvolgimento ha sempre riguardato molto la cura e la gestione della bambina. Causa studio e lavoro, il tempo di mamma e papà junior non sempre era sufficiente per accudire la piccola Chiara e così, fin da subito, è stata molto spesso affidata a me (non per motivi particolari, ma semplicemente perchè gli altri nonni avevano impegni lavorativi che li tenevano parecchio occupati, mentre io, facendo l’insegnante, ho sempre avuto più tempo libero: pomeriggi, vacanze estive e invernali, giorno libero…). Tutto questo mi ha portato – non lo nego – a sentirmi a volte più la mamma di Chiara, piuttosto che la nonna. Mi sembrava di essere tornata indietro a quando i miei figli erano piccolini, a quando li crescevo giorno per giorno, a quando cercavo di star loro vicino nella quotidianità, a quando dicevo dei “no” per il loro bene, a quando cercavo di non assecondare i capricci, a quando insomma facevo la mamma e lasciavo il compito di viziarli e dire sempre “sì” alle loro nonne. Ed ecco quindi che, il ruolo tradizionale di nonna, in me si è un po’ perso… o forse non c’è mai stato.
    Ora i genitori di Chiara non stanno più insieme, mio figlio è tornato a vivere con noi, mentre la bimba e la sua mamma hanno continuato a stare in quello che prima era l’appartamento di tutti e tre. Però ora entrambi hanno la laurea triennale e un lavoro più o meno stabile su cui fare affidamento.
    Ammetto che tutti e due cercano di passare più tempo possibile con la bimba, si impegnano per essere con lei nella quotidianità, ma i loro lavori non sempre lo permettono e poi… be’, c’è da dire che alle uscite con gli amici e a qualche hobby non riescono a rinunciare del tutto. Per mio figlio è più facile perchè, vivendo con noi, può permettersi, una volta messa a letto Chiara, di uscire e passare una serata con gli amici, tanto ci siamo noi. Per la mamma invece, abitando da sola con la bimba, è ovviamente diverso. Così a volte sono anche io che le dico di uscire, che mi offro di tenere Chiara per lasciarle un po’ di tempo da dedicare a sé stessa, alle amiche, alle sue passioni, al divertimento. Sono spesso combattuta tra il fatto di sapere che, in qualità di genitori, è giusto che i due ragazzi si prendano le loro responsabilità, e il non volere che si “perdano” la loro giovinezza, soprattutto ora che non stanno più insieme e che magari hanno più bisogno di svaghi e uscite.
    Non è facile bilanciare tutto, non è facile stabilire quanto è giusto fare per un figlio e quanto/quando sarebbe opportuno usare la classica frase “Hai voluto la bicicletta? Adesso pedali”. Non è facile perchè in ballo c’è una bambina e allora, come credo sia normale, si vuole il meglio anche per lei, si vuole che cresca felice e spensierata, che abbia la sua infanzia serena, che abbia tutto ciò che deve avere un bambino. Non è facile perchè si vorrebbe il meglio anche per i propri figli (considero tale anche la ex fidanzata di mio figlio), ma stabilire se il “meglio” consiste nel far sì che siano genitori al cento per cento o se invece consiste nel lasciare loro anche un po’ di “respiro”, è altrettanto complicato. E non è facile perché, quando ci si ritrova in certe situazioni, vengono meno tutte le teorie o le idee che si avevano su determinate cose. Quando si vive sulla propria pelle qualcosa, si fa affidamento al buon senso e a quello che si pensa sia giusto, a quello che si sente sul momento, a quella che pare essere la “strategia” più appropriata per incastrare i pezzi del puzzle ognuno al suo posto.
    Detto ciò però, sarei scorretta se non dicessi che… la prima volta che vidi mia nipote fu un’emozione unica; ogni volta che la prendevo in braccio da neonata e le davo il biberon mi sentivo rinascere; ogni suo progresso o conquista sono sempre una gioia; quando mi abbraccia, quando mi sorride, quando mi dimostra il suo affetto e mi mette a parte del suo piccolo mondo è bellissimo, è un’emozione davvero grande; quando, con i suoi quattro anni, riesce a farmi vedere la vita attraverso i suoi occhi, mi si riempie il cuore di gioia. Un bambino, anche se arriva presto nella vita dei nostri figli, anche se “sconvolge” inizialmente noi e loro, anche se comporta impegno da parte di tutti, è sempre una cosa bella.


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