Pubblicato da: virginialess | 25 gennaio 2011

Educazione cinese!

Ho letto con interesse l’articolo del Corriere della sera -tratto dal Wall Street Journal – in cui la prof. Amy Chua, che insegna ad Yale,  parla del modello educativo in uso dalle sue parti. Ne sapevo qualcosa, ma qui il  discorso è particolarmente espressivo. Riporto qualche brano.

“Ferrea disciplina, regole severissime, nessuno sconto, massima pena per ogni trasgressione e ogniqualvolta il risultato non venga raggiunto”.   Cita poi  l’eccellenza degli studenti di Shanghai, i quali ottengono i primi posti nei test di valutazione Ocse. Come mai sono così bravi?

“Grazie, appunto, al (..) metodo educativo imposto dalla madri cinesi, basato sulla coercizione e il rigore spasmodico. (..) la donna illustra il suo metodo, elencando alcune delle regole imposte alla sue figlie Sophia e Louisa: vietato invitare o andare a giocare dagli amici, niente tv, niente videogame, nessuna attività extrascolastica che non sia scelta dalla madre stessa, solo il massimo dei voti. Un esempio: Louisa, all’età di 7 anni, non riusciva a suonare un pezzo del compositore Jacques Ibert, “Il piccolo asino bianco”.” Povera piccola – pensiamo subito – non era pronta per farlo… Infatti:

“Un pezzo difficilissimo, perché la mano destra segue un ritmo completamente diverso dalla sinistra”  Appunto, troppo per la bambina!  Neanche per sogno…  ” Chua si inventa alcuni stratagemmi (…) : le nasconde la casa delle bambole, minaccia di regalarne pezzo per pezzo all’Esercito della Salvezza, di farle saltare i pasti e i compleanni. La insulta. Le dice “smidollata”, patetica”, “pigra” (…)   per tutta notte la obbliga a suonare, senza permetterle di andare in bagno, di bere un bicchiere d’acqua. Alla fine la piccola riesce a suonare il brano ed è «talmente raggiante» che non vorrebbe interrompersi.”

Naturalmente si rimane  scandalizzati. Sistemi crudeli ( di addestramento piuttosto che  educativi in senso lato), capaci di compromettere la sicurezza affettiva di chiunque, anche se la prof. lo nega con energia e parla di “spinte motivazionali”. Le più benevole di noi  trovano forse parziali giustificazioni nella specificità del paese: la sua storia, il miliardo di abitanti, la competitività del “capitalismo di stato”. E certo nessuna pensa sia giusto imitare la Cina!

Tuttavia la bimba è “raggiante”. Sarà il sollievo di aver soddisfatto la madre tiranna… Ma non solo, mi viene di pensare. C’entra anche l’autostima, consolidata dal successo. Ha sofferto, ma è arrivata in cima! Ora è una donna, realizzata, dice la signora Chua: ” Con le mie figlie i rapporti sono ottimi: ci divertiamo molto insieme.”

Qualche riflessione.  Che la virtù stia in mezzo è luogo comune, ma non privo di un fondamento di verità.  Se è insensato pretendere l’eccellenza con ogni mezzo, risulta assai dannoso non chiedere nulla ai nostri ragazzi e giustificare stoltamente pigrizia, confusione mentale, spreco insensato degli anni destinati a formare la persona. Chi non ha mai affrontato delle prove, superato qualche ostacolo, reso conto  a una figura autorevole,  quale opinione avrà mai di  se stesso?

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