Pubblicato da: virginialess | 14 febbraio 2011

Nonne in piazza e messaggi educativi

imagesnonneHo letto della nutrita partecipazione di signore attempate ( e quindi nonne in atto o in potenza, tanto per onorare Aristotele) alle manifestazioni di ieri. S’intende che ognuna di noi avrà le sue opinioni politiche e mi guardo bene dall’entrare nel merito.

Mi limito al tema del blog e ritorno sull’etica, la quale – anche a non volersene occupare – filtra da sola in ogni messaggio educativo, compresi i nostri ai cari nipoti. Ce ne sono alcuni che secondo me non debbono mai passare, neppure per mantenere la pace in famiglia. Alla nostra età abbiamo il dovere dell’onestà intellettuale (non che in gioventù si sia esentate!) e anche quello del coraggio di esprimerla. Ora o mai più, insomma.

Quali i  “precetti” negativi da cui difendere i nipoti maschi e femmine? La doppia morale, innanzi tutto. Sembra incredibile che ancora oggi  si possa strizzare l’occhio a una visione così antiquata della relazione tra i sessi. Da una parte le “sante” donne di casa nostra, dall’altra tutte quelle di cui si può fare allegro mercimonio.

Offesi dovrebbero sentirsi  prima di tutto i maschi  (l’enorme maggioranza!) che mai concepirebbero di essere sessualmente ben accetti per denaro. Ritenere “normale” una tal pratica significa avere un’opinione molto meschina di se stessi, quasi si fosse incapaci di suscitare desiderio e amore. Quanto alle donne, la doppia morale le restituisce ad un clichet mortificante  che pensavamo di aver seppellito proprio noi, in tempi ormai storici.

L’altro messaggio che secondo me vanifica qualunque sforzo educativo è l’ammirazione più o meno palese di comportamenti che la pratica diffusa non rende meno immorali. In sintesi, si tratta del famoso fine che giustifica i mezzi: scorciatoie disinvolte, vendita del corpo, ma anche  dell’intelligenza, connivenze varie.

Come può essere credibile per un ragazzo in formazione  chi, mentre in astratto  elogia la qualità e il merito,  pecca alla grande negli atteggiamenti personali?

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Responses

  1. Sono d’accordo con te su quello che hai scritto. Come nonna, come mamma, come lavoratrice, come donna, sento una grande rabbia per tante cose che stanno accadendo intorno a noi.
    Ho un figlio maschio e una figlia femmina, ma ho cercato di crescerli allo stesso modo, dando loro la medesima visione del mondo e della vita. Volevo che imparassero a rispettare gli altri e se stessi. Uomini e donne sono per prima cosa esseri umani, con diritti e doveri, indipendentemente dal loro sesso.
    La mia nipotina è ancora piccola, ma cerco di fare il possibile, già ora, perchè abbia consapevolezza della sua personcina, perchè cresca con la convinzione che le cose le ottiene se le merita, perchè capisca che bambini e bambine sono uguali, a tutti deve lo stesso rispetto, non prima e non dopo che a se stessa.

    • Questo è il messaggio giusto, appunto, ma – rispetto all’imperversare di modelli futili e volgari – risulta al momento perdente. Anche molti educatori “professionali” appaiono scoraggiati: triste e pericoloso che anch’essi cedano le armi. Ma provo un moderato ottimismo per il futuro prossimo. Coraggio!


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