Pubblicato da: virginialess | 16 febbraio 2011

Nonni assenti, o quasi

Nonni “senza” nipoti

Finora ho scritto quasi sempre sulla partecipazione dei nonni alla cura dei nipoti, accennando ad  alcuni aspetti problematici come il “rischio” della sostituzione genitoriale, qualora il bambino venga affidato quasi in toto ai solleciti avi. In sostanza ho ragionato – anche perché gli esempi abbondano – come se essi fossero comunque chiamati all’ impegno nei confronti dei nipoti e si ponesse, al caso, la giusta esigenza di non essere completamente assorbiti dal compito, tutelando spazi e attività proprie.

Non è sempre così, si capisce. Esistono situazioni in cui, al contrario, i nonni rimangono  lontani e a stento conoscono i loro nipotini.  Considero, sia pure superficialmente, i contesti possibili.  Il più banale deriva dalla distanza geografica. Nei tempi, non così lontani, della nostra emigrazione,  tanti bambini non avrebbero mai incontrato i parenti rimasta in patria. Oggi qui in Italia siamo forse meno mobili  che all’estero, ma  ci sono comunque famigliole che vivono lontano dalle città d’origine.

Una certa dose di scomodità di tutti è d’obbligo per ridurre il danno. I mezzi di comunicazione e trasporto debbono essere considerati buoni alleati dai nonni, se  liberi dal lavoro e volenterosi di partecipare alla crescita dei piccoli. I filmetti USA ci mostrano spesso parentele in volo in occasione dei festeggiamenti canonici. Senza arrivare a tanto, impegnamoci un po’ per tener vivo il rapporto!

Ci sono poi i casi di lontananza morale, i più dolorosi, originati dal cattivo stato delle relazioni tra genitori e figli. Le situazioni sono molteplici ed esulano da questo discorsetto. Mi limito a riflettere sull’opportunità di non impoverire, se appena è possibile, la vita dei piccoli privandoli del rapporto con la famiglia tutta intera e di “utilizzare” (nel senso buono del termine) la loro naturale simpatia per tentare il riavvicinamento.

Ma può anche avvenire che i nonni  siano tenuti in disparte senza alcun malanimo, per fretta, distrazione, egoismo. Non c’è bisogno (o non più) di loro per la cura dei piccoli, il tempo libero dei genitori scarseggia, i  nipoti hanno giornate zeppe d’impegni  spesso “nevrotici”, i pranzi in famiglia sono una gran noia eccetera. I bambini non hanno modo di  familiarizzare con gli anziani, poco se ne interessano e, come sopra, ne deriva una perdita di stimoli ed esperienza. Se viene facile giudicare poco amorevoli questi genitori, vale la pena di suggerire anche ai nonni un po’ di autocritica sul loro modo di proporsi a figli e nipoti.

Lascio per ultima una categoria di nonni che ormai conta numerosi esponenti: quella moderna e divertente dei super-impegnati. A viaggiare, frequentare gli amici, organizzare  conviti e tavoli da gioco, dedicarsi ad attività culturali e filantropiche… Magnifico, ci mancherebbe. Una terza età attiva e gratificante ce la siamo di certo meritata!  Questi nonni, semplicemente, sono quasi sempre altrove e, di solito, sopperiscono con lunghe telefonate e molti regali all’episodica presenza. Non è detto che sia un male, anzi. La maturazione genitoriale dei figli ne è favorita e  -valore aggiunto-  hanno sempre esperienze interessanti da raccontare ai nipoti. Importante però  mettere in chiaro che siamo pronti a intervenire, anche rinunciando ai nostri programmi, se c’è davvero bisogno di aiuto.

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