Pubblicato da: virginialess | 21 febbraio 2011

Chi (e come!) educa il nipote

Optimist in regata

Niente di  scientifico, si capisce, in queste mie note. Conosco un certo numero di nonni e nipoti e,  da quando ne scrivo, sono più attenta alle situazioni. Su “chi educa il nipote?” sarei portata a concludere molto banalmente “un po’ tutti”, in proporzione al tempo e all’impegno profusi, ai ruoli di competenza e così via. Un’accorta “ratio” e un po’ di autocontrollo delle persone coinvolte dovrebbero essere la norma, ma –  a parte le difficoltà obiettive – tutti commettiamo errori. Anche se i  bambini sono più “solidi” e saggi di quanto si crede, cerchiamo di evitare i più grossolani.  Qualche episodio istruttivo.

Mentre è in compagnia della nonna il nipotino cade, procurandosi un taglio sulla fronte. Niente di grave, ma succede nel corso di una trasferta, e la mamma aveva chiesto espressamente alla nonna di avvertirla – in modo da riprendere il bimbo- qualora avesse dovuto spostarsi. Desiderosa di tenerlo, anche perché le occasioni non sono frequenti, la nonna lo conduce con sé. Errore grave: chiede al piccolo (cinque anni circa) di raccontare a casa che la caduta si è verificata in altra circostanza! No comment.

Molti bambini praticano attività sportive, con i vantaggi di cui tutti siamo convinti fautori. Ma anche qui la diseducazione è in agguato. Come ho scritto nella pagina sugli svaghi, amo la vela e mi accade di frequentare  circoli nautici. I corsi d’iniziazione (7-12 anni ) prevedono, acquisita una certa pratica, piccole competizioni a bordo di una barchetta singola ( “optimist”). Mentre i piccoli escono in mare debitamente assistiti dal gommone d’appoggio, i parenti  rimangono a terra, per cui non possono smaniare a bordo campo o palestra come spesso fanno durante le partite di calcetto e basket.

Ed eccoci alle solite  (italiche?) comiche. Seguendo con il binocolo la regatina, i padri e i nonni -più raramente il ramo femminile della famiglia- quasi sempre velisti, non lesinano commenti e imprecazioni. Non solo. Al rientro alcuni accolgono i ragazzini con aspre rampogne sugli errori commessi e le occasioni di vittoria mancate. Una volta ho persino assistito alla discussione tra un papà e il piccolo vincitore, reo di non aver “dato acqua” alla figliola, arrivata seconda!

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