Pubblicato da: virginialess | 1 aprile 2011

Scuola dei nipoti e pesce d’aprile

Buon 1° aprile a noi nonne!

Il celebre vaso   di Matisse  mi sembra adatto alla ricorrenza… E spero proprio che Umberto Eco avesse in mente un bel pesce d’aprile con l’odierna ” bustina di Minerva”. Racconta infatti dello smarrimento di alcuni suoi colleghi, prof. universitari, davanti a uno studente del triennio il quale,  trovando il nome di Nino Bixio,   ha letto  “Nino Biperio”. La spiegazione è che, avvezzo  (soltanto?) agli SMS –  xché, xcome ecc.- il ragazzo ha equivocato.

Naturalmente Eco trasecola e si chiede cosa mai insegnino nelle medie superiori. A quanto mi risulta, di Bixio l’alunno doverebbe aver avuto almeno sentore  durante le medie inferiori e magari anche alle elementari. Davvero la scuola pubblica va allo sbaraglio? ” Regge” meglio la privata? Alcune sono eccellenti, ma “ve ne sono di specializzate nella promozione di cretini di famiglia abbiente”, dice il semiologo/scrittore. Che passa poi a riferire di un premio letterario presso il liceo statale di Albenga,  giudicato di ottimo livello.

La lettura mi induce a ritornare sulla scuola dei nostri nipoti. In linea di principio  tendo a difendere i ragazzi d’oggi dall’accusa d’essere degli ignorantoni perché non sanno tutto quello che noi riteniamo importante. Una serie nozioni “vecchie” scivola nel dimenticatoio, sostituita da nuove competenze; di quelle che durano si modifica  lo spessore e l’apprendimento. Per esempio il mio latino del liceo era più “scarso” di quello di mio padre, che doveva saper comporre in lingua; tuttavia traducevo versioni dall’italiano in latino, pratica già accantonata per la generazione dei figli. Ora i nipoti sono alle prese con brani  secondo me più  semplici, da volgere in un italiano che spesso lascia a desiderare. Peraltro essi acquisiscono con facilità conoscenze di cui noi siamo sovente deficitari  o all’inseguimento. Il problema è decidere se bastano a formare una ” persona”. Direi  che le due I (informatica e inglese. La terza era impresa: no comment) care alla Moratti, più qualcosina sparsa, sono un po’ poco.

Accantoniamo il latino e la sua funzione formativa, che non tutti condividono. Esistono  tuttavia dei saperi “necessari” (linguistici, matematici, storici …) e di consolidata reputazione. I tecnici della scuola (quelli onesti)  hanno idee abbastanza chiare su ciò che bisogna sapere per disporre della cosiddetta “cultura di base”. Quella indispensabile per proseguire negli studi, quali che siano, padroneggiare con adeguata comprensione le tecniche dei vari mestieri e -obiettivo non ultimo  (anzi!) – collocarsi con un minimo di senso critico nella realtà socio-politica dei nostri tempi.

Ho qualche dubbio sull’effettiva volontà del “potere” a confrontarsi con cittadini  forniti di tali caratteristiche…

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