Pubblicato da: virginialess | 11 aprile 2011

Noi nonne e la memoria storica

Per i 150 anni dell'Unità d'Italia

Colgo l’occasione per festeggiare anche tra noi nonne la ricorrenza unitaria,  in polemica con i tanti ” se” e “ma” , a mio parere  sciocchi,  di un certo revisionismo d’accatto. La conoscenza del  passato non insegna certo a prevedere quel che accadrà, ma aiuta molto a comprendere e valutare il presente “collocandoci”  nel posto che ci è toccato con la necessaria capacità critica. Un difetto di “memoria storica”, viceversa, accresce il rischio della manipolazione della coscienza e  riduce l’autostima.

L’argomento mi sembra molto in linea con il ruolo che noi nonne (e nonni) abbiamo il dovere di svolgere nei confronti dei cari nipoti i quali, come vanno ripetendo da tempo  sociologi e altri esperti, proprio di tal memoria assai spesso difettano, vivendo in un contesto culturale che non la privilegia affatto. Non solo prevale  un dannoso schiacciamento sul presente, che rende difficile il riconoscimento della propria identità, ma la crisi in atto impedisce a molti ragazzi anche la proiezione nel futuro, povero di prospettive e colmo di incertezza e timori. Enfatizzati, mi permetto di aggiungere, dalle ansie parentali, a loro volta collegate alla diffusa malafede politica. Chi ha paura più facilmente si sottomette al potere: antica lezione, storica appunto. Interrompo qui la mia, visto che sono ormai  in pensione e queste piccole note hanno altri scopi.

Torniamo dunque ai nostri compiti storici , ben spiegati in un sito (mi scuso per non avere salvato il link) dedicato alla famiglia: ”  I nonni rappresentano in modo concreto le radici e la continuità. Sulla memoria si costruisce il futuro: in un’epoca come quella attuale, che sembra accordare valore solo all’innovazione perpetua, i nonni sono un libro di storia vivente. Non solo possono testimoniare come si viveva decenni fa,” ( e i piccoli se ne interessano volentieri) “ma anche costruire la consapevolezza dei traguardi raggiunti dalla società, come il benessere attuale o la democrazia, che non sono piovuti dal cielo, ma si fondano sul lavoro delle generazioni precedenti “. Questo riferimento alla democrazia mi sembra davvero fondamentale. Non per nulla il nostro nonno più titolato, il presidente Napolitano,  lo ripete con forza.

Venendo poi alla microstoria, cioè quella delle nostre famiglie:   “… i nonni sono gli importanti testimoni del fatto che anche i genitori sono stati bambini, il che aiuta i nipoti a sdrammatizzare un po’ l’autorità e a rapportarsi in modo più realistico a mamma e papà. Da un nonno si impara anche a conoscere mamma e papà, quegli aspetti dei genitori che magari loro non amano raccontare”. Qui consiglierei un po’ di cautela nelle scelte, da ben calibrare affinché col rendere più “simpatici” i genitori non se ne intacchi l’autorevolezza …

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Responses

  1. Nessuno si e’ soffermato a parlare di quei nonni che fanno differenze tra i nipoti. Specialmente i nipoti che vivono lontano.
    Quali diritti hanno questi nipoti? , e se mi permettete quali dovere hanno i nonni?
    Difficile pensare che siano i bimbi a dover creare una relazione…i mie figli hanno sempre pensato che la nonna vivesse nel filo del telefono. I nonni paterni, invece, si sono sempre rifiutati di telefonare, il loro modo di pensare e’ il seguente: “I nipoti hanno il dovere di farsi sentire dai nonni.
    Vi sembra un giusto comportamento?

  2. La conservazione della memoria fonda una sua parte importantissima sulla trasmissione verbale. Non solo all’interno della famiglia, ma molto spesso anche nelle istituzioni. Non a caso sono stati attuati molti progetti di conservazione di tale memoria attraverso la moderna tecnologia: i racconti degli anziani sono stati registrati e memorizzati in banche dati. Da figlia e madre tengo come preziosissimi i racconti dei miei nonni sulla loro infanzia (in particolare mio nonno materno e mia nonna paterna, che ho potuto frequentare fino all’adolescenza e che ancora oggi, ultraquarantenne, mi mancano molto). Noto con piacere l’attenzione prestata da mio figlio adolescente ai racconti dei nonni, così come al loro punto di vista sulle cose del mondo. Il racconto di episodi connessi alla famiglia e alla società attuali, ma allo stesso tempo distanti dall’epoca in cui i nostri ragazzi vivono crea il giusto legame con una realtà per loro tanto confusa e, oggi più che mai, priva di riferimenti certi. Grazie, nonni, perché ci siete!

  3. Bello questo post, condivido in pieno. E’ importante che i ragazzi conoscano il passato, sappiano cosa è successo, come siamo arrivati ad essere quello che siamo, cosa del passato continuiamo a portarci dietro e cosa continua ad influenzare il nostro modo di essere, di pensare, di vivere. Da professoressa di italiano, storia e geografia in una scuola media, cerco sempre di sottolineare l’importanza delle nostre radici con i ragazzi, di far capire loro che la storia non è una cosa creata ad hoc per mettere alla prova la loro capacità di memorizzare date e avvenimenti, ma è un modo per avvicinarci a cose che possono sembrarci lontane, ma che in realtà sono più vicine a noi di quanto non pensiamo, ed è utile appunto conoscerle per capire meglio il presente, per capire quello che succede intorno a noi e formarsi un proprio pensiero, un proprio giudizio, una propria opinione su quello che ci circonda.
    In quanto nonna ammetto di essere un po’ “mancante” in qualità di “testimone della microstoria familiare”, forse anche a causa del mio ruolo che a volte sfocia in quello di genitore; e così sono poche le volte in cui mi fermo a raccontare a Chiara del passato e di quando il suo papà era piccolo (cosa che a dire il vero non è avvenuta poi molti anni fa). In compenso però ci sono vari bisnonni a colmare queste lacune ed è bellissimo vederli sfogliare insieme a Chiara vecchi album di fotografie, o guardare lei rapita mentre ascolta favole d’altri tempi o qualche racconto su eventi passati.


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