Pubblicato da: virginialess | 3 giugno 2011

La forma è (quasi sempre) anche sostanza

Rifletto ancora una volta sulle espressioni scelte dai  lettori  per le loro ricerche in rete. Richiamano l’attenzione su temi che ho trascurato e/o spostano altrove l’angolo di visuale. Oggi trovo: “quando la figlia denigra la mamma davanti al nipote”, che  mi fa un pessimo effetto. Una situazione  di questo tipo pare si verifichi tra i vicini di casa di alcuni nostri  parenti, che  hanno riferito en passant di sgarbate espressioni  filiali  udibili attraverso i muri, ma non mi sono imbattuta in altri esempi, anche virtuali. La situazione “classica” prevede anzi una mamma che, potendo, si appoggia alla propria nella cura dei bimbi e – anche a voler trascurare gli affetti-  non ha alcuna convenienza a porla in cattiva luce di fronte ai nipoti a lei affidati. Non conoscendo altro del contesto in cui è nata la frase, evito questa volta le fantasie.

Mi sembra invece il caso di collocare la lagnanza  all’interno di un discorso più ampio, quello della trionfante assenza di regole che caratterizza ahinoi questi tempi. Parecchi epigoni un po’ sciocchi della famosa e malintesa contestazione giovanile, sono caduti, io credo, in un colossale fraintendimento. Messi in soffitta  modelli antiquati di comportamento, non hanno capito che occorreva formalizzarne di nuovi e rispettarli. Così sono divenuti genitori confusi e per nulla autorevoli, consentendo ai figli non solo sciatterie e irresponsabilità varie, ma anche una grossolana mancanza di rispetto nei loro confronti.

Pur essendo madri e padri, continuano ad avanzare pretese nei confronti della famiglia d’origine, ricevendone indebiti supporti, e magari scaricano sui “vecchi” di casa responsabilità che dovrebbero assumere in proprio. Si tratta di adulti malriusciti, che spesso difettano  di autostima e deplorano -senza rendersene granché conto – la debolezza educativa che li ha resi  qual sono. La denigrazione del genitore potrebbe, purtroppo, essere il sintomo di questo lontano fallimento. E allora?

Se qualcuna di noi nonne si riconosce nel genitore vanamente  permissivo, me ne dispiaccio.  Ma essere consapevole dell’errore  può forse consentire un utile contributo alla migliore riuscita della generazione successiva. Non certo col metterci a gestire i nipoti, che non ci compete, ma “pretendendo” ora che i loro padri e madri ci trattino nel rispetto della forma, che è anche sostanza. Se non lo fanno? Ritiriamoci con dignità, limitando i rapporti al minimo indispensabile. Opzione assai triste, che si spera induca tutti a meditare un po’ …

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