Pubblicato da: virginialess | 17 giugno 2011

Coppia in crisi: quale ruolo compete a noi nonne?

Ne scrivo per via dello scambio di commenti con gio a proposito del “decalogo”. La sua vicenda presenta aspetti peculiari e ognuno può formarsi un’opinione leggendone. Semplificando, la risposta appare banale: nessuno.  In questi casi – purtroppo numerosi-  a noi nonne non compete altro che mostrarci ancor più fornite di prudenza e discrezione perché un  ruolo “medicamentoso” è mera utopia e anzi darei per scontato l’aggravamento della situazione a seguito dei nostri interventi, quand’anche “al di sopra di ogni sospetto”. Peggio ancora se abbiamo qualcosa da rimproverarci, cioè se come suocere (di lui o di lei) abbiamo  peccato in  parole e atti…

E nemmeno possiamo avanzare, a meno che i coniugi non siano entrambi d’accordo nel coinvolgerci (il che può forse avvenire nel corso di una terapia familiare) , l’esigenza di essere informate nel dettaglio dei motivi della crisi, i quali appartengono al privato della coppia. Superfluo e umiliante costringerla a propinarci  versioni diplomatiche e imbarazzate mezze verità. A tal proposito riferisco, così come lei è solita raccontarla, la vicenda di una vecchia amica.

La rottura matrimoniale del figlio (due bravi nipotini e una nuora graditissima, di casa fin da ragazzina)  l’ha colta di sorpresa e gravemente amareggiata. Poche battute da parte i entrambi sulla volontà di porre fine all’unione,  ormai priva di senso, e nessun chiarimento di lui, cui “pare” tocchi la responsabilità della crisi. Ha preso casa in affitto, se ha nuove compagnie non le mostra, è assiduo con i  figli eccetera; l’ex moglie mantiene ottimi rapporti con la suocera, le cognate e i nipoti acquisiti.  La mia amica è disponibile al bisogno e più di una volta hanno fatto insieme vacanze e viaggi.

Una condotta così tranquilla  è rara – va forse ipotizzato un  senso di responsabilità materna – e possiamo anche giudicarla  iconografica. E’ però indubbia l’inutilità di lamentose intromissioni, né manca chi va oltre, aggravando la condizione dei piccoli di casa, comunque provati dall’evento. Mi si dirà che i nonni ricevono spesso danno dalle condotte scriteriate della prole e  intervenendo -anche inopportunamente – cercano di evitare il peggio. So di parecchi anziani  i cui sereni  ritmi di vita sono stati gravemente compromessi  da oneri e obblighi prodotti dalle vicende coniugali dei figli. Alcuni/e separati/e rientrano nella casa paterna con figlioletti al seguito e moltissimi chiedono comunque assistenza.

Le mie opinioni in proposito sono abbastanza “rozze”. Escluso il caso (previsto anche dalla legge) in cui i nonni abbiano l’obbligo di assistere economicamente figli e nipoti privi di mezzi, il nostro intervento soccorrevole  può certo accentuarsi a favore dei bambini, ma per un periodo  limitato.  I coniugi  che si separano debbono assumerne gli oneri e organizzarsi con i figlioli. Non possiamo né dobbiamo sopperire con una disponibilità totale alle manchevolezze dei genitori. E se siamo le mamme del soggetto incolpevole e soccombente? Dubito che esista al riguardo una verità assoluta, che d’altronde  non ci compete di cercare. Daremo senz’altro un aiuto nella fase critica, se richiesto, ma poi tocca a papà e mamma gestire la situazione. Saremo  tristi per i nipoti, si capisce; ricordiamo però che spesso una separazione ben fatta li danneggia meno di una convivenza infelice.

Annunci

Responses

  1. Sono stata assente per un po’, ma rieccomi qua, cara Virginia, a leggerti mentre racconti e tratti temi in cui molto spesso mi ritrovo.
    Questo per esempio lo sento più che mai, avendolo vissuto due anni fa sulla mia pelle. Sembrava che andasse tutto bene, sembrava che i due giovani genitori avessero trovato il loro equilibrio, tra studio, lavoro, casa e bimba, e se la cavavano – apparentemente – alla grande. Problemi pareva che non ce ne fossero, ma un giorno mi sono vista arrivare mio figlio a casa con un borsone. Erano passati due anni e mezzo da quando, quel borsone, l’aveva riempito per andare a vivere insieme alla sua ragazza e alla bimba che sarebbe nata di lì a poco. E ora me li ritrovavo lì, figlio e borsone, senza alcun preavviso, senza che mi fossi accorta che qualcosa di brutto stava per succedere. All’inizio non c’è stato verso di avere spiegazioni e ammetto che, forse, ho insistito troppo, ma vivevo quel momento come una vera e propria catastrofe, come un fulmine a ciel sereno, e sentivo attorno a me la sofferenza di due ragazzi e una bambina di due anni e mezzo. I primi giorni li ricordo come un incubo: la fidanzata di mio figlio chiamava, voleva spiegazioni, lui non voleva parlarle e io non sapevo cosa fare. Ben presto ho capito che cercare di capire era impossibile, dal momento che forse nemmeno mio figlio e la sua ragazza sapevano di preciso cosa stava succedendo tra loro. Sono stata vicino alla piccola, che inevitabilmente respirava tensioni e tristezza, e la mia, di tristezza, cercavo di non farla uscire. Ma soffrivo. Soffrivo perchè quei due ragazzi, che si erano conosciuti a 18 anni, ancora un po’ bambini, erano cresciuti insieme e si erano ritrovati, due anni dopo, ad affrontare una gravidanza: ma erano innamorati e li avevo sempre visti molto uniti, pronti a diventare genitori nonostante la giovane età e capaci poi di dimostrare che, effettivamente, sapevano cavarsela da soli. E il fatto che all’improvviso tutto questo non ci fosse più mi spiazzava, mi rattristava, non riuscivo ad accettarlo. I primi tempi ho assistito a liti tra i due ragazzi, sentendomi combattuta tra il desiderio di intervenire per calmare le acque e la consapevolezza che dovevo lasciare che si chiarissero da soli. Poi, giorno dopo giorno, mese dopo mese, la situazione si è un po’ appianata. Di una riconciliazione non se ne parlava neanche, ma mio figlio e la sua ragazza avevano ricominciato a parlarsi civilmente e a prendere insieme le decisioni che riguardavano la bimba. Oggi, a distanza di due anni, le cose non sono cambiate molto. Un rapporto, tra i due, non è più stato recuperato. Parlano senza litigare, questo sì, ma a volte sembrano quasi due estranei e, se possono, si evitano ancora. Lei, che fin dall’inizio della loro storia era diventata come una di famiglia, è rimasta tale. Il legame che ci univa prima non ha risentito della separazione da mio figlio e tuttora capita di averla a pranzo da noi (se mio figlio non è in casa), di uscire qualche volta insieme, o addirittura di passare qualche weekend io, lei e la bimba nella casa al mare. So di essere tutto sommato fortunata: la mia nipotina ora è serena e si è abituata presto alla separazione; mia nuora, a cui ho sempre voluto un gran bene, è ancora presente nella mia vita; l’intera situazione, insomma, è abbastanza equilibrata. Però… non è sempre facile. Tante volte avrei voluto (e vorrei tuttora) chiedere chiedere chiedere. Tante volte avrei voluto sapere perchè le cose erano andate male in quella che, a me, sembrava davvero una coppia perfetta. Ma tengo questi pensieri per me. Anche se in cuor mio, non lo nego, io spero ancora in una loro riconciliazione.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: