Pubblicato da: virginialess | 3 agosto 2011

Suocere e nuore: altri pareri

Questa volta ricavo dal web opinioni e notizie di soggetti che chiamo “altri”, nel senso che osservano da angoli di visuale specifici il rapporto tanto controverso tra la mamma e la moglie dell’amato maschio di casa. Il quale, sia chiaro, non è quasi mai il poveretto strattonato da due virago, ma un uomo in certo senso incompiuto.

<<Dove c’è una cattiva relazione parentale c’è sempre un anello debole della catena, un figlio immaturo (..) È il dramma dell’adolescenza prolungata: i figli che non crescono, i genitori che non tagliano il cordone ombelicale, che non educano all’autonomia.» trovo su un vecchio numero di Famiglia Cristiana, il quale dà notizia del corso per suocere e nuore, organizzato a Reggio Emilia dai Giuristi cattolici . Grande successo e richiesta di repliche, visto che “un buon 30 per cento delle separazioni è causato dalla conflittualità tra giovani sposi e famiglie d’origine, in particolare dai rapporti tra suocera e nuora”.

Ma come vedono il rapporto gli altri membri della famiglia? Dipende anche dal ruolo parentale. Qui sotto, parla una cognata, sorella di lui, la quale ovviamente “tiene” per la mamma. Alcune considerazioni fanno comunque riflettere sulla nuora, non sempre impeccabile. ” …vi assicuro che mia madre non è mai stata invadente, anzi, rimprovera me, se involontariamente lo sono (abitano sopra di noi, al secondo piano) … li ha sempre aiutati, quando il bambino non dormiva la notte, mia madre si è dedicata completamente a loro trascurando mio padre, per aiutare lei, che non arrivava a fare le faccende domestiche..(e la chiamava proprio lei! mia cognata! ma sempre e solo al momento del bisogno ovviamente) mia madre sapete cosa ci ha ottenuto? che lei dimostra tutta la sua malignità e cattiveria, non le permette di tenere in braccio il bambino! perché è gelosa di suo figlio, punto.” ( http://forum.alfemminile.com/ ) Il quadro sarà pure di parte, ma è evidente che non si può farsi “servire” dalla suocera e mantenere l’esclusiva (?!) sul piccolo.

Se consideriamo l’opinione di qualche addetto alla salute, il consiglio della psicoterapeuta che ho riportato nel decalogo risulta ben fondato. Ecco cosa trovo su http://www.medicinalive.com/:  <Secondo una recente ricerca sembrerebbe che la convivenza tra nuora e suocera possa avere conseguenze deleterie per il benessere dell’organismo, aumentando il rischio dell’insorgenza di diabete e ipertensione, nonché uno stress psicologico continuato che certo non ha ripercussioni piacevoli sull’equilibrio psico-fisico.>  Non si chiarisce chi  sia a maggior rischio, forse entrambe… <In compenso, però, vivere in una famiglia allargata, in compagnia della madre del proprio compagno, fa diminuire alcuni dei vizi più comuni, come ad esempio il fumo.> Dando per scontato, suppongo, che la suocera non fumi!

La psicoanalisi, com’è noto, s’impegna a risolvere le situazioni di disagio scandagliando il subconscio. E si è naturalmente interrogata sulle origini profonde del conflitto, che (www.mediciitalia.it) spiega  <… ipotizzando  che i suoceri siano i “sosia cattivi” dei nostri genitori. Tutti i rapporti umani sono caratterizzati dall’ambivalenza, ovvero la compresenza di amore e odio; lo sono soprattutto quelli con i genitori, e con la mamma in particolare. Tra figlia femmina e madre, poi, l’intensità dell’ambivalenza sarebbe massima.  L’idea di odiare nostra madre ci risulta però intollerabile, quindi la rifiutiamo e inconsapevolmente la spostiamo sulla suocera. La malcapitata suocera è insomma lo specchio che raccoglie tutto quello che di negativo c’è stato nel rapporto con la propria madre e che, in quanto spiacevole, viene allontanato  e  proiettato su un’altra figura.>

Condivisibile o no che sia la tesi dei “sosia cattivi”, vale  la pena di trarne spunto per suggerire  a suocere e  nuore  che non si “prendono”, un sereno esame di coscienza. Se sono donne equilibrate dovrebbero saper almeno distinguere la realtà dall’immaginazione, cioè riconoscere la presenza di componenti irrazionali nell’avversione che provano. Sarà bene, almeno nei casi più gravi, rivolgersi al professionista adatto per imparare a controllarle.



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