Pubblicato da: virginialess | 16 ottobre 2011

Nipoti “indignati”…

La politica non si addice a questo blog e infatti la evito, tranne qualche inevitabile allusione alle carenze che maggiormente compromettono la crescita dei nipoti, complicando la vita delle loro famiglie e accrescendo, di conseguenza, anche il nostro impegno di nonne.

La protesta mondiale degli “indignati” vi rientra in pieno, purtroppo. Noi nonne apparteniamo, con il senno di poi, a una generazione che si è illusa… Eravamo convinte, pur tra i vari distinguo, che i discendenti si sarebbero giovati del “progresso” cui avevamo, ognuna a suo modo, contribuito. Ci siamo ritrovate con figli sovente precari e  nipoti dall’incertissimo futuro…

Tanti gli errori (anche nel nostro piccolo ne avremo commessi, si capisce), ma il più grave mi sembra proprio il disinteresse verso la cosa pubblica. Sbrigativamente persuasi che la democrazia rappresenti un bene conquistato per sempre, noi cittadini abbiamo lasciato – per una serie di motivi qui neppure elencabili – a ristrette “consorterie” di profittatori spazi enormi, da gestire nel proprio cinico interesse. Ora ci troviamo ai margini, impoveriti e impotenti.

I giovani si rendono conto del furto subito,  colgono la grave ingiustizia che tanto spesso vanifica  il loro impegno intellettuale, morale e sociale. Protestano e hanno ragione. Infatti, al di là della violenza, strumentale e strumentalizzata ( i cui responsabili debbono essere condannati e puniti), tutti gliela danno. Ma la ragione, come dice il proverbio, … Occorre ben altro, a cominciare da un vero “risveglio”civile delle generazioni precedenti, compresa la nostra!

19 ottobre Aggiungo qualche considerazione, ispirata ai molti commenti dei media.

Ovvio che tra i tanti “nipoti”  in corteo ci siano  anche degli sfaticati inconsapevoli e viziati dalla parentela, spinti da futile presenzialismo, ma non ritengo si tratti di una connotazione generazionale. Molti giovani sono, al  contrario, consapevoli della crisi di sistema in atto e volenterosi di impegnarsi, potendo, per  costruire il proprio “futuro”.

Non mi sembra attendibile la critica, ascoltata stamani a “prima pagina”, di essere scesi in piazza a pretendere il posto fisso. In primis, non si capisce perché esso – in tanta carenza di servizi indispensabili, e proditoriamente sottratti ai cittadini – sia diventato un tabù ( tant’è che sono precari o pseudo-cooperativa infermieri e addetti alle pulizie). Inoltre non mi risulta: molti ragazzi aspirano a imprendere in proprio o a svolgere professioni liberali. Ostacolati dai meccanismi burocratici e/o clientelari e dalle oligarchie che, di fatto, paralizzano la libera iniziativa.

 

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Responses

  1. Cara nonna Virginia, credo proprio che sia giusto sollecitare riflessioni di tipo civile e sociale, senza negare qualcosa che è sotto gli occhi di tutti, ma anche senza creare spaventose incertezze nell’animo dei giovani in crescita. Lo avete fatto voi nonni con la nostra generazione, è dovere di noi figli oggi genitori prendere il testimone, è il nostro turno. Non so se sia più faticoso oggi rispetto ad allora: adesso c’è il nichilismo da te accennato, negli anni Ottanta e Novanta uno yuppismo altrettanto banale. Ero alla manifestazione con il mio ragazzo sedicenne e alcune amiche. Credo sia stata un’esperienza costruttiva sia durante (non siamo nemmeno riusciti a raggiungere il cuore della manifestazione) che dopo, quando sono stati pubblicati sui diversi media i commenti e mio figlio si è confrontato con gli amici a scuola e fuori La nonna lo ha chiamato mentre seguiva gli scontri in tv e il confronto fra generazioni è stato importante, anche in quest’occasione, come sempre.


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