Pubblicato da: virginialess | 8 gennaio 2012

Coppia in crisi: quale ruolo ci compete? (2)

Ne ho parlato diverso tempo fa, citando i commenti di Gio e l’esperienza di un’amica. La tesi era che a noi nonne non competesse un ruolo, per quanto spesso coinvolte direttamente nei disagi della separazione. I motivi della crisi appartengono al privato della coppia e gli interventi dei genitori, afflitti e in ansia per i nipotini, riescono inutili se non dannosi.

Non ho cambiato idea, ma vorrei aggiungere qualche considerazione sul diritto/dovere di parola in alcune circostanze. L’opportunità nasce dalla lettera di Tiziana a QUESTIONI DI CUORE, la rubrica settimanale di Natalia Aspesi su il venerdì di Repubblica del 30 dicembre.

Questa suocera pisana scrive  della scontentezza di sua nuora, con la quale è in non comune confidenza: “Sposati da cinque anni, un bambino di due, due rapporti intimi in più di tre anni, lui non l’aiuta nelle faccende di casa, non l’accompagna nello shopping, non la fa sentire amata, le rinfaccia continuamente il suo essere del Sud…” (!!)  E’ chiaro che non si amano più; lei vorrebbe separarsi, mentre il figlio andrebbe ” avanti così per il bambino”. La nuora però non ha un lavoro, né vuole tornare dai suoi. Cosa dirle? chiede Tiziana.

La Aspesi encomia questa ” suocera speciale” “per l’affetto che dimostra , senza prendere le parti di suo figlio e per il desiderio di aiutare la giovane coppia  a uscire da una crisi forse insanabile” . Non consiglia a Tiziana cosa dire alla nuora, ma parla  della necessità di trovare un lavoro, cosa difficile di questi tempi, prima di separarsi, del che ” ha tutto il diritto”. Conclude notando che “non basta essere un buon padre…” quando “…l’amore non c’è più e a lei viene… rimproverato di<essere del Sud>, il che mi sembra persino impossibile”

Nel citare questo atteggiamento”razzista” del figlio, Tiziana non ha fatto commenti ( lo manifestava anche da celibe? – mi chiedo – e come reagivano i genitori?) elencandolo tra gli altri suoi demeriti. Alla nuora invece non muove alcun addebito, il che testimonia della sua sensibilità e cortesia. Se le cose stanno come appare nella lettera, il mio consiglio riguarderebbe la “libertà di parola” cui mi riferivo all’inizio. Mi spiego meglio.

Molte suocere ricevono critiche perché continuano a “stare addosso” al figlio grande e grosso, nell’illusione di protrarre una cura pedagogica di cui non sono forse soddisfatte, irritando le nuore con indebite ingerenze.  Tiziana non pare  adotti, con il suo, questo fastidioso atteggiamento e fa bene. Neppure ne prende le parti, la loda Natalia Aspesi.  E ci mancherebbe, visto come  descrive il suo comportamento con  la moglie:  ingiusto e offensivo. Anche se non l’ama più. Tiziana avrebbe  tutto il diritto, e secondo me anche il dovere,  di dirlo con pacata chiarezza al   suo figliolo, che ne farà il conto che crede.

Esistono norme di civiltà e di buona educazione, per non parlare dell’etica; sarebbe curioso se non avessero valore proprio nei confronti delle persone più vicine. Impossibile prevedere quale sarà la riuscita , come  mariti e mogli, dei figli che abbiamo cresciuto facendo del nostro meglio: noi nonne non dobbiamo certo colpevolizzarci  quando la coppia entra in crisi. Ma nessuna, io credo, deve tacere se il nostro non più ragazzo tratta da “terrona” ( o come a Pisa si dice) la donna che ha sposato.

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