Pubblicato da: virginialess | 22 febbraio 2012

La scuola dei nostri nipoti: la media (1)

Le belle manifestazioni d’incultura targate Ministero (Vedi “Alta ignoranza”) mi hanno distolta per un pezzo dal parlare di scuola. Ora abbiamo un governo tecnico, dal quale non sono ancora giunti segnali d’indirizzo… Attendiamo fiduciose.

Ad ogni modo, ho ripreso fiato e provo a dire qualcosa della scuola media (attingendo ampiamente dall’articolo di F. Antonioli ne“ilsole24ore” 30 novembre 2011), sulla quale – specie quella di primo grado – si addensano da tempo le maggiori critiche. Giustificate? Quale ex docente di liceo e nonna di un ragazzo ora alle superiori, ho idea che lo siano.

Se lo chiede anche la fondazione Giovanni Agnelli, pubblicando il terzo «Rapporto sulla scuola in Italia 2011» (Laterza, pagg. XII-168, euro 20) “…. riformata nel lontano 1962 come media unica – è davvero l’anello debole di tutto il nostro sistema dell’istruzione dell’obbligo?”

E dichiara che “ si è portati a rispondere di sì. Di chi è la responsabilità?” – insiste, cercando qualche spiegazione: “Dei preadolescenti e della loro complicata stagione di crescita? Degli insegnanti? Della scuola stessa?

Risponde Andrea Gavosto, l’economista chiamato a dirigere la Fondazione Agnelli nel 2008: «Un po’ tutti e tre questi elementi insieme. Ma certamente è il punto degli insegnanti (…) quello che rivela le maggiori criticità».

Seguono alcuni dati a conferma:

Gli insegnanti – ora 178.400 contro i 187.200 del 1970-1971 (…) sono anziani. L’età media è 52,1 anni. Molti sono over 60. Protagonisti (o vittime) di un turnover vorticoso (il 35% non resta più di un anno nella stessa scuola), vengono giudicati negativamente dai docenti degli altri gradi; hanno una scarsa autostima, sono insoddisfatti della loro formazione e poco attrezzati per le sfide educative poste dai teen-ager in erba (di cui potrebbero essere addirittura i nonni).

Le conseguenze sono gravi ed evidenti:

L’Italia è il Paese con il calo degli apprendimenti più netto fra elementari e medie. Nei punteggi Timss (Trends in International Mathematics and Science Study) è fanalino di coda, ben al di sotto di Cina, Norvegia, Giappone e Stati Uniti. C’è un sobbalzo: i ragazzi rallentano sensibilmente la loro capacità di apprendimento. Come se non bastasse – in questi tre anni difficili – si spalanca pericolosamente il divario socio-culturale: i buoni risultati in matematica e scienze degli allievi italiani in quarta elementare (rispettivamente 503 e 516 nei punteggi Timss; valore medio standardizzato per i Paesi che partecipano all’indagine: 500) peggiorano molto nella scuola media penalizzando chi ha genitori con basso livello d’istruzione. Il gap non sarà più colmato, contraddicendo l’obiettivo di uguaglianza di opportunità che dovrebbe offrire la scuola. «Purtroppo – chiosa Gavosto – sul fronte dell’equità la scuola media ha perso ogni battaglia, ponendo le basi per ritardi incolmabili. Ed equità non si fa puntando al ribasso». I nostri preadolescenti – non certo diversi per comportamenti tipici e interessi dai loro coetanei europei – hanno un rapporto peggiore con la scuola. Si trovano male e lo dicono.”

Il primo passo per rimediare alla situazione non può essere che il ricambio degli insegnati, i quali nei prossimi tre anni andranno in pensione a decine di migliaia:

«Un’opportunità unica di ricambio per insegnanti di tipo nuovo – sottolinea Andrea Gavosto –: preparati per questa età, attrezzati sia sulla disciplina sia sulla didattica, formati per impegnarsi esclusivamente in questo livello. Dovrebbero essere assunti tramite chiamata diretta o concorso dedicato alle scuole medie».

Sarò malfidata, ma a scanso di equivoci preferirei la seconda opzione. Rimane da sapere – sto cercando qualche dato utile – se esiste già un numero adeguato di giovani docenti provvisti delle caratteristiche auspicate.

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