Pubblicato da: virginialess | 24 aprile 2012

Il nipote tiranno

Alcune nonne di mia conoscenza si lamentano ogni tanto della “tirannia” che i nipoti esercitano sui loro genitori: i quali  se ne affliggono, irritano e talvolta preoccupano. Non sempre, in verità, perché è risaputo che  alcuni papà e mamme tendono a considerare  “naturale” la prepotenza e capricciosità dei pargoli. Infatti, come ho scritto in Bambini maleducati, li lasciano imperversare in pubblico senza remore, indifferenti al fastidio che arrecano al prossimo.

Il piccolo tiranno va oltre, imponendo a tutti la propria capricciosa volontà, e nei casi più gravi l’intera vita familiare finisce per ruotargli attorno. Il fenomeno è ben noto ai pubblicitari che -basta guardare gli spot in TV- fanno astuta leva sul despota di casa per condizionare le scelte dei genitori. Acquisti, non solo di giochi, ma di viaggi, vacanze e persino di automobili pare risentano  in modo significativo dei dictat infantili. Una volta innescato il meccanismo, è difficile riprendere in mano la situazione.

Le nonne di solito non condividono affatto e provano a dispensare buoni consigli, di rado praticati, il cui comun denominatore – pur nella varietà di lessico che caratterizza ognuna di noi – è il tema dell’autorevolezza. Spinoso, si capisce, perché chiama in causa l’intera personalità della mamma e/o del papà. In sintesi, i bambini tiranni hanno genitori poco autorevoli e questi lo sono perché insicuri e forniti di insufficiente autostima. Il drastico giudizio emerge chiaro nelle ben documentate esposizioni dei professionisti della famiglia. Dispiace a tutti, naturalmente, dover riconoscere le debolezze di fondo del proprio carattere, ma una razionale presa d’atto dovrebbe quanto meno ridurre il danno della prole e, alla lunga, migliorare anche la condizione personale.

Nel frattempo converrà mettere in pratica le tecniche suggerite dagli esperti, qui riassunte nei semplici consigli del sito http://www.cheforte.it/

Il bambino non vuole lavarsi denti? Non vuole andare a dormire o non vuole mangiare la carne? Si rifiuta di riordinare i giochi e si trasforma in un mostro di fronte ai no?

Bene, non insistete! Lasciatelo fare e vedrete che dopo due giorni di indifferenza da parte vostra, il bambino tornerà sui suoi passi. Questo l’atteggiamento da tenere secondo lo Yale Parenting Center and Child Conduct Clinic, importante istituto americano che si occupa di fornire sostegno e aiuto alle famiglie in difficoltà.

Noi non possiamo che essere in totale disaccordo: i bambini hanno bisogno di regole e di esempi da seguire, per imparare come comportarsi.

Perciò, crescere in un ambiente familiare troppo permissivo e incapace di contenere la naturale aggressività infantile favorisce lo sviluppo delle innate attitudini dispotiche dei bambini.

Se noi genitori manchiamo di autorevolezza, saranno i nostri figli a imporsi. Ma questo non li farà stare bene: non saranno mai realmente soddisfatti, perché non sanno quello che vogliono.

Il bambino, che non subisce mai né rimproveri né sanzioni, si comporta in maniera sregolata e incontrollata. Finché è piccolo può sembrare una “simpatica canaglia”, ma crescendo, potrebbe mettersi nei guai o trovarsi in situazioni pericolose. Infatti potrebbe esportare questo suo senso di “onnipotenza” al di fuori della famiglia, incapace di valutare le conseguenze delle proprie azioni.

Esempi sono i cattivi rapporti con l’autorità in generale (insegnanti, allenatori…) o il mancato rispetto delle norme più comuni (non utilizzo del casco in motorino, uso di stupefacenti o di alcool…).

Se ci troviamo di fronte a episodi di tirannia o a bambini particolarmente dispotici, possiamo:

–     prima di tutto sapere che dietro a manifestazioni persistenti di prevaricazione si nasconde sempre un disagio, anche piccolo per noi, ma importante per lui;

–     evitare di ignorare il comportamento sbagliato del bambino, perché potrebbe sentirsi solo e abbandonato;

–     sanzionare gli atti e poi proporre sempre un’alternativa positiva di comportamento, in un clima di serenità. Se un bimbo picchia o strilla, mettiamolo a pensare finché non si calma e, dopo diciamogli, per es.: “Le cose si chiedono per favore, altrimenti nessuno ha voglia di ascoltarti”;

–     ricordarci che i bambini sono abitudinari e hanno bisogno di confini entro cui muoversi;

–     accettare senza sofferenza che il bambino esploda in un “Ti odio!”, perché per lui sono parole senza un significato preciso. Insomma non facciamoci impressionare, ma teniamo duro!

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Responses

  1. sei una grande


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