Pubblicato da: virginialess | 5 agosto 2012

Il nipote viene educato male (1)

Questa volta uso la forma affermativa. I pareri degli esperti, suffragati da indagini e statistiche, non lasciano dubbi: i  ragazzi italiani sono educati male, peggio dei loro coetanei di altri paesi. E se vi interessano le graduatorie della cafonaggine, primeggiano Roma e Milano, seguite da Napoli, Torino e Bologna, mentre i più educati under 18 sono figli di fiorentini, umbri e veneziani. Lo dice uno studio dell’ Associazione Donne e qualità.

Tanto per cominciare, i ragazzi sono maleducati nel senso spicciolo del termine. Osserviamo i più piccoli, per esempio, all’uscita dalla piscina: si attaccano vociando al braccio di mamma o papà, trascinandoli al distributore di bibite e dolciumi. Oppure alla festicciola di compleanno: urlanti, incapaci di dedicarsi allo stesso gioco per più di 10 minuti, intenti a ingozzarsi. E i regali? D’obbligo l’ultimo reclamizzato in TV, con il quale s’intratterranno svogliatamente  per brevissimo tempo, accatastandolo con gli altri  a ingombro della cameretta. I genitori, il consumismo e la televisione: queste le componenti della cattiva educazione.

I comportamenti maleducati (dagli schiamazzi ai capricci) non riguardano purtroppo soltanto la famiglia, arrecando  ovvio disturbo anche al prossimo così da costituire un vero problema sociale. Divenuti più grandi, i pargoli italici fanno danno negli spazi comuni, funestano alberghi e ristoranti, si esibiscono nel turpiloquio e via imperversando. Comportamenti  impensabili per svedesi, danesi, svizzeri eccetera. Principali responsabili: i genitori!

Infatti, secondo un‘indagine del telefono di assistenza Help me, essi ( in percentuali  variabili) : – non insegnano ai figli al cedere il posto; – non rispettano il galateo a tavola; – dicono parolacce; – non sono civili con gli extra- comunitari; – trattano male gli animali; – non mostrano rispetto per le altre religioni. Tra i cattivi maestri, i compagni di scuola e la TV occupano il secondo e terzo posto.

Ma essere maleducati, oltre che al prossimo, fa danno anche ai ragazzi? Certamente, rispondono gli esperti. La scomparsa del “tu devi”, delle regole di comportamento, della rinuncia come spinta verso la ricerca, l’illimitata disponibilità di beni di consumo generano  un grave vuoto strutturale. Ne risentono gli adulti, prima ancora dei bambini, e viene a mancare il senso del limite che assegnava ai genitori la giusta autorevolezza. Ho riassunto alla buona le considerazioni della psicoterapeuta Antonia Guarini del centro per il disagio sociale  Jonas (800453858).

Proseguirò il discorso nel prossimo articolo. Mi auguro naturalmente che i nostri nipoti maleducati non siano. Ma capita, si diceva una volta, nelle “migliori famiglie”. Meglio, per quel poco che possiamo fare, essere preparate…

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Responses

  1. Essere maleducati fa male senz’altro ai figli, ma molto anche ai genitori, che in ogni comportamento “supercafone” vedono materializzarsi il proprio fallimento fondato, prevalentemente, sulla propria mancanza di autorevolezza. Le cause sono molteplici e ben descritte nell’articolo citato, tutte partecipi, in proporzioni più o meno variabili (in alcuni casi prevale la maleducazione genitoriale, in altri quella degli amici e conoscenti, in altro l’eccesso di tv…) a comporre un quadro deprimente se non disastroso. Né giova, con la maggiore obiettività possibile, individuare in una generale, diffusa mancanza di serietà e autorevolezza della società contemporanea la difficoltà di essere oggi genitori, anche se volenterosamente intenzionati a farsi “arco” dei propri figli senza fiondare, appunto, nel futuro degli emuli di Corona e compagni…perché anche di questo sono responsabili i genitori, generazione dopo generazione!

    • Che la cafonaggine filiale provochi sensi di colpa nei genitori, cara madre/figlia, è naturale. Spesso fondati; l’articolo – di cui riassumerò il seguito- li considera, salvo eccezioni, piuttosto inetti e anche peggio.
      Ma l’incapacità educativa di padri e madri andrebbe a sua volta ricondotta ai loro genitori, cioè alla mia nonnesca generazione: 68ina, contaddittoria,scioccamente democratica; oppure, al contrario, arroccata a difesa del “lo dico io”, dispensatrice di dictat insensati.
      Certo, tutti commettiamo errori. Ma ho idea che le scienze dell’educazione, come molte altre, siano troppo tentate dalla reductio ad unum, che tutto spiega e risolve. Dal motore immobile al bosone di Higgs, fino al genitore, causa prima d’ogni nefandezza della prole.
      La quale di influenze ne subisce molte altre: del gruppo, mediatiche, luoghi comuni, papà/mamma altrui, tanto più comprensivi.
      Insomma, se il risultato della “pochezza” di chi dovrebbe educare è scontato (quasi: capita che ragazzi ben riusciti non abbiano genitori adeguati), la cura informata e il corretto impegno non sempre risultano efficaci quanto, in fondo a buon diritto, ci aspetteremmo.
      Se siamo stati attenti, autorevoli, presenti eccetera, inutile mortificarsi alla ricerca di “colpe” chissà dove annidate e spesso inesistenti


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