Pubblicato da: virginialess | 21 settembre 2012

Poveri nipoti!

Utile  un sottotitolo esplicativo. Genitori in conflitto, crisi della giustizia,  buracrazia cieca… E i nipoti non vanno a scuola!

Copio (solo il grassetto è mio) l’articolo dal sito dell’AMI  (http://www.ami-avvocati.it/), sempre attento nel segnalare situazioni di legge in cui sono coinvolti minori. Tra i molti disagi cui vanno incontro i bimbi di famiglie in crisi, può accadere anche non riescano ad andare a scuola!

Genova – Il diritto allo studio negato dalla burocrazia. Accade ai giorni nostri, nella civilissima Italia dove un “conflitto” tra genitori separati può condurre ad un danno insopportabile per un minore, quello di non avere il diritto a frequentare una scuola.
Un paradosso tutto italiano che ha origine nell’enorme difficoltà in cui si dibatte la Giustizia, specie quella che dovrebbe tutelare i Minori.
Non parliamo di giudici che non fanno il loro dovere o di mala-giustizia ma di uffici letteralmente abbandonati dalle Istituzioni senza mezzi necessari ad assicurare il rispetto dei diritti elementari delle persone.
Accade che un ragazzo “conteso” tra madre e padre che vivono separati ed ormai lontani, non possa iscriversi a scuola perchè per farlo occorre un nulla osta. Un documento che non si può avere se il padre blocca quello della madre e questa quella dell’ex congiunto.


A decidere è, ovviamente, un giudice, ma che succede se il Tribunale è fisicamente impossibilitato ad emettere una sentenza prima di diversi mesi? Chi o cosa tutela il diritto all’Istruzione del ragazzo?
Non si parla di casi “astratti” ma di decine e decine di famiglie alle prese con i paradossi della legge italiana, attentissima a parole ma molto meno con i fatti.
Stando alla legge il minore dovrà attendere che, a pronunciarsi, sia il Tribunale dei Minori che, però, fatica a tenere dietro alle decine di casi di cui viene investito, sommerso da carte e documenti e sempre alle prese con tagli del personale, carenza di risorse e nessuno spiraglio di una concreta “rivoluzione”.
Il cittadino comune sarebbe portato a pensare che la Legge preveda una
risposta “celere” laddove si presentino situazioni di emergenza come questa.
La dura realtà è che
per “emergenza” si valutano casi in cui la sicurezza del minore può essere compromessa o per violenze o per malattie o per concreto pericolo per l’incolumità.
In casi come questi, grazie alla buona volontà di persone malpagate e con scarsi mezzi, si arriva a interventi anche in poche ore, al massimo in qualche giorno.
Ma tutto il resto, tutto ciò che non coinvolge la “incolumità” del minore, segue un iter che avrebbe bisogno di almeno il doppio dei magistrati, il doppio dei funzionari, il doppio degli impiegati. Impossibile in tempi di crisi e “spending review” come questi.
E così i cittadini sono costretti a subire situazioni al limite del sopportabile.
Perchè è facilmente comprensibile cosa possono provare due genitori, seppur in guerra tra loro, nel costatare che la Giustizia nega il diritto allo studio del proprio figliolo.
Ed è facile solo per chi non vive le situazioni di fatto, pensare che “uno dei due dovrebbe rinunciare per il bene del figlio o della figlia”.
Nella “battaglia legale” una rinuncia di questo genere può comportare la sconfitta totale. La complessità della norma spinge ad arroccarsi su posizioni che la ragione sembra risolvere in pochi minuti.
Così come “ragionevole” potrebbe sembrare la possibilità, da parte del Preside dell’Istituto scolastico, di procedere ad una iscrizione temporanea del minore, magari in attesa di un pronunciamento del giudice e nella scuola scelta dal diretto interessato o nel comune dove vive il ragazzo.
Nulla di tutto questo se il timore di rappresaglie legali – unita ad una buona dose di pilatesco modus vivendi – blocca le decisioni di chi potrebbe prenderle.
Resta l’amarezza per i due genitori che dovranno attendere forse mesi per avere una risposta, qualunque essa sia, al caso. Resta la vergogna per un Paese che non riesce nemmeno più a tutelare i diritti dei più deboli, in questo caso il minore che non potrà andare a scuola.

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