Pubblicato da: virginialess | 10 gennaio 2013

Il papà e la sua mamma

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Questa volta prendo spunto dai commenti di un giovane padre, gigi76, il quale lamenta che la compagna, molto legata alla propria famiglia, non si mostri propositiva e disponibile nei confronti della sua e in particolare della suocera. Prima della convivenza i rapporti erano più stretti ( e gigi un po’ “mammone”), ma ora la loro piccina di due anni di rado ha modo di frequentare i nonni paterni.

…peccato che (…) la mia compagna non abbia mai cercato di coinvolgere direttamente mia madre, ma piuttosto di ostacolare/criticare ogni iniziativa ed offerta di collaborazione”. Non va bene, si capisce, i nipotini hanno il diritto alla compagnia di tutti i nonni; anche se, gli ho fatto notare, potrebbe/dovrebbe essere lui a gestire  in prima persona i rapporti con la sua mamma. Delegare tutte le questioni di famiglia alla donna, com’era normale qualche generazione fa, lavandosene  per così dire le mani, non è più consentito -né praticabile- nell’odierna vita di coppia. (Trovate il tutto in Suocere, consuocere e dintorni)

Dedico tuttavia il post alla vicenda di  gigi76 per via della della parte conclusiva del suo intervento, che dice: “…metto sul tavolo un’altra questione: perché sono sempre le figure femminili coinvolte in queste dinamiche perverse? Mio padre, mio suocero, i miei fratelli (…per fortuna non ho sorelle!!!) e mio cognato sembrano essere estranei a questi dissapori. E’ forse un problema di noi uomini che non abbiamo la capacità o gli strumenti per fermare queste situazioni sul nascere? “

In effetti si tratta di un argomento su cui riflettere… E’ vero che in famiglia le donne non abbondano e lui non è forse molto addentro al loro “universo”, ma in esso – lo penso anch’io – le dinamiche e i problemi interpersonali assumono una rilevanza, se non perversa, certo più enfatica. Che invece  gli uomini tendano a rimanere estranei a questi dissapori non è di necessità un merito. Ma quali ne sono le origini e cause?

Se non si tratta di un disinteresse di comodo, ha il suo peso il retaggio storico. Per secoli è prevalsa la divisione dei compiti. Agli uomini la responsabilità del lavoro, il mantenimento economico, la collocazione sociale della famiglia; alle donne tutta l’economia domestica, la cura dei figli, le dinamiche parentali, la tutela del decoro. Da un bel pezzo il ruolo femminile è cambiato, con tutto quel che segue, ma l’adeguamento della coppia è tuttora imperfetto. Le donne dovrebbero  assumere un atteggiamento più pragmatico, semplificando i rapporti; i maschi fanno fatica a gestire con “finezza” certe dinamiche.  E’ in certo senso  vero che non hanno strumenti per fermare (…) le situazioni: un tempo avrebbero imposto un’ autoritaria (apparente, condita d’ipocrisia) tranquillità domestica, oggi sono costretti a continui tour de force  verbali. Che li irritano e stancano, mentre le  donne ci sono portate “per natura” !

La spiegazione non è ovviamente esaustiva. Occorre tener presenti anche le caratteristiche di base, che fin dall’infanzia determinano un diverso approccio. Nel sito http://www.psicopedagogika.it/ trovo questo:

Da studi condotti in ambito psicologico, è emerso che i maschi e le femmine hanno un modo differente di relazionarsi con il padre o la madre:

le femmine sviluppano maggiore intimità nei confronti della madre, la sentono più disponibile al dialogo e sensibile ai loro problemi. Trascorrono più tempo con la madre e con lei sono meno inibite nella comunicazione. Il rapporto con il padre appare più difficile perché egli viene percepito come disinteressato ai sentimenti della figlia. Inoltre, le ragazze si sentono trattate dal padre come se fossero ancora bambine e soffrono perché egli nega i cambiamenti avvenuti;

– i maschi sembrano meno propensi al dialogo ed a confidare i problemi più intimi. Con il padre si instaura una relazione poco calorosa, viene cercato soprattutto per consigli su attività pratiche. Con la madre si è più propensi a fare delle confidenze su questioni intime, ma comunque viene percepita come una persona autoritaria e intrusiva.

La tendenza dei maschi a delegare alla moglie il rapporto con la propria madre troverebbe in questa analisi qualche fondamento. E infatti, l’ho già scritto, il figlio/marito (poveretto!) appare spesso sballottato e diviso tra le due donne che poco si prendono. Riflettiamoci con serenità tutti quanti, cercando di conciliare al meglio natura e cultura, sentimenti e raziocinio.

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Responses

  1. Mah, se non c’è un rapporto affettivamente solido ogni scusa è buona…
    La tendenza a irrigidire le relazioni è molto femminilretrò, noi maschi abbiamo
    poca tendenza al fioretto, più alla clava…è semplice e rassicurante vedere le cose in bianco o nero, il grigio avrà pure le sue sfumature ma è di una noia!
    Autocritica e bon ton salvano almeno l’essenziale, nessuno deve pensare di essere l’unico depositario del giusto nell’educazione dei figli, per non fare danni bisogna essere delicati fino alla evanescenza.

    • Condivido l’analisi, gentile romano, tuttavia l’eccesso delicatezza può mascherare il disimpegno (in cui i maschi tendono spesso a rifugiarsi…) e rischia di rendere “evanescenti” anche le linee di condotta.
      Infatti occorre ora chiarire se, quando, con chi la figlioletta di gigi deve frequentare questo o quel parente e, a tempo debito, pronunciarsi su altre faccende, magari più impegnative.
      Papà e mamma, si spera affettuosamente, debbono concordare un modus operandi.

  2. Cara Nonna Virginia, hai fatto centro: il mio stato d’animo è proprio questo, mi sento sballottato tra le due donne, nel tentativo di mediare ma con il risultato di scontentare entrambe e me medesimo!

    Di certo non delego tutte le questioni di famiglia alla compagna. Fino ad ora ho cercato di ritagliare degli spazi per portare la bambina dai nonni paterni, ma questo è sempre più spesso causa di tensioni e discussioni tra di noi, con pretesti a mio avviso futili. Anche nella gestione delle PR, sono per lo più io a cercare delle occasioni che permettano alla bimba di socializzare con i figli dei nostri amici o con dei nuovi amichetti.

    Probabilmente il problema è anche questo: la mia compagna è interessata quasi esclusivamente (morbosamente?) ai suoi famigliari più stretti, a mio discapito ma a questo punto credo anche a discapito della bimba.

    Devo aver sottovalutato questo aspetto prima della convivenza, oppure si è acutizzato subito dopo ed è degenerato con l’arrivo di nostra figlia, fatto sta che al momento sta rendendo il clima famigliare veramente teso, non solo tra di noi ma anche con i rispettivi suoceri.

    Buon WE…io mi aspetta la solita battagli inconcludente!

    • Non sono certo soddisfatta del mio (presunto) acume, caro gigi… Sto (quasi sempre) dalla parte delle donne, che si fanno carico di gravi responsabilità, ma neppure trovo giusto aggravare lo stress degli uomini d’oggi, già in crisi d’identità per tante ragioni, con beghe sciocche e antiquate .
      Che la convivenza metta in luce aspetti insospettati e poco piacevoli della personalità del partner è purtroppo acclarato. Ovviamente vale la presunzione di reciprocità, e solo un discorso onesto e pacato può -si spera- fare chiarezza.
      L’esperienza familiare e poi il blog mi confermano l’importanza del dialogo di coppia. Mio marito e io abbiamo sempre avuto animati “scambi di vedute”, figlie e generi fanno – per quanto ne so e ognuno a suo modo – più o meno lo stesso. Non reggono le unioni in cui divergenze e malumori sedimentano.
      E’ fondamentale, secondo me, stabilire tra voi delle regole vere e proprie sulla gestione della parentela. E attenervisi senza cercare pretesti.
      Nelle quali regole deve rientrare una “normale” presenza di tutti nonni. Idem per quanto attiene alla socializzazione, molto importante per questi piccini, spesso destinati a essere figli unici.

      In bocca al lupo per tutto, a rileggerti!


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