Pubblicato da: virginialess | 10 luglio 2013

Nipoti digitali (anche) in classe

imagesLo sono in pratica dalla nascita, tanto da far lezione a noi nonni ( se non digiuni, mediamente un po’ imbranati) non solo nel privato ma anche in corsi di alfabetizzazione informatica per la terza età organizzati dalle scuole. E i loro processi mentali sono forse già un po’ diversi dai nostri, che tracciavamo aste e, quanto a tasti, pigiavamo giusto campanelli e citofoni. I telefoni, durante la mia infanzia, erano a disco!

Attrezzature digitali, quali  PC e lavagne interattive, sono presenti da un pezzo anche nelle nostre peraltro malmesse  aule scolastiche, anzi non quanto sarebbe necessario, e non fa dunque meraviglia che, dopo averne parlato parecchio, si preveda di sostituire parte dei libri cartacei (finora alcuni erano accompagnati da cd e/o istruzioni per la ricerca nel web) con “strumenti culturali” informatici.

Naturalmente c’è di che dibattere… I “conservatori” esprimono preoccupazione sulla perdita di certi saperi, il decremento della memoria, l’esposizione alle onde elettromagnetiche causato dal wifi e molto d’altro;  ad ogni modo il processo è in atto da diversi anni nella società e la scuola deve tenerne conto. Inoltre il nuovo di norma in parte sostituisce, ma per il resto  affianca e convive con quel che c’è già. La diffusione della stampa, temuta dai fautori dell’oralità, non ha eliminato lezioni e conferenze; gli epub non soppianteranno per un pezzo (e forse mai del tutto) i volumi.

Si pongono tuttavia ovvi problemi di opportunità e scelta. Nel 2011, come scrivevo nel pezzo linkato in fondo, un maestro giudicava i tablet poco adatti all’uso scolastico, preferendo i normali notebook;  ora si parla di smarphone con lo schermo mloto grande. Insomma, viene il sospetto che gli addetti all’istruzione non abbiamo ben chiaro come procedere, magari per ragioni di prudenza in parte giustificate .

Nel frattempo le singole scuole si muovono alla spicciolata e magari si raggruppano per iniziative di formazione dei docenti e sperimentazioni di vario genere. In ciò vengono stimolate e assistite dalle aziende del settore, comprensibilmente attratte  dal vasto mercato potenziale. Ne parla questo articolo http://www.repubblica.it/scuola/2013/07/02/news/scuola/ . Speriamo  non siano le sole a trarne un reale profitto!

(https://virginialess.wordpress.com/2011/09/18/noi-nonne-e-la-scuola-dei-nipoti-la-primaria/)

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Responses

  1. L’uso della tecnologia non vuol dire non conoscere la divina commedia o le tabelline a salti. Ma perche’ avete cosi tanti pregiudizi?

    • Penso che quanto all’uso delle tecnologie (“concettualmente” acquisito ormai da un pezzo) la scuola sia fatalmente in ritardo per tante ragioni che sarebbe lungo esaminare. Il che è ovviamente negativo.
      Tuttavia ogni innovazione didattica – anche se gli strumenti sono già diffusi nel quotidiano – comporta effetti di vario genere sui meccanismi e ritmi dell’apprendimento (attenzione, memoria, logica, espressività ecc.) da non sottovalutare.
      Non certo per arroccarsi a difesa del pregresso, ma per “escogitare” (se ne occupano i tecnici delle varie discipline) le metodologie più adatte a massimizzare i vantaggi delle nuove tecnologie riducendone viceversa gli elementi di rischio, pur presenti. Almeno, così dovrebbe essere!
      E’ nota, per esempio, la capacità dei nostri adolescenti digitalizzati di seguire più “cose” in contemporanea e di reagire con rapidità agli stimoli ; tuttavia l’attenzione “saltellante” sembra peggiori il rendimento in discipline, come la matematica o la filosofia, che richiedono un approccio differente. Eccetera…

      • io non sono una insegnante, non mi intendo di didattica, quindi non posso ribattere, ma ho una laurea in informatica, un master di secondo livello, e mezza laurea in ingegneria elettronica. Adoro la matematica, leggere libri o studiare al pc per me non fa differenza. E’ vero che ormai faccio fatica a scrivere con la penna ma io non vado più a scuola da un pezzo… Però se permettiamo agli adolescenti di stare tutta la giornata a giocare al computer o al cellulare o roba del genere per forza non studiano…

        • La riflessione riguarda il “trasferimento” della didattica – ai nuovi strumenti informatici. In realtà va avanti di fatto, ma come al solito tra incertezze e confusioni decisionali. Naturalmente occorre distinguere tra l’uso ludico e quello disciplinare. Anche la penna, per dire una banalità, poteva essere usata, trascurando i compiti, per far disegnini sul diario!

  2. Anch’io sono favorevole, cara Franca, e la “novità” può dirsi ormai acquisita.
    I nativi digitali, come tu stessa testimoni a proposito della bimba orientale, non aspettano che sia la scuola a familiarizzarli con l’informatica.
    Il dibattito in corso riguarda la scelta delle attrezzature più adatte all’apprendimento (non condizionata -utopico, temo!- da lobbies e corruttetele) nonché le presumibili variazioni dei modelli culturali e della stessa forma mentis.
    D’altra parte queste “strutture” sono, com’è naturale, in continuo movimento. Cognizioni e competenze si riducono o scompaiono, sostituite da altre più adatte ai tempi. La generazione dei genitori, tanto per dire, al liceo doveva saper comporre brani in latino, mentre la mia si limitava a tradurli. Però abbiamo imparato più fisica, scienze, eccetera…
    Si ritiene che alcune (logico-matematiche e linguistiche, soprattutto) siano basilari per la comprensione di ogni altro contenuto e da padroneggiare comunque. Possono ovviamente essere innovate (ma attraverso una seria sperimentazione) le modalità didattiche da utilizzare.

  3. Ciao Virginia …Ho fatto anche un rapido sondaggio a casa mia sono tutti per le attrezzature digitali in classe e forse anche io. Forse perché penso che la “cultura e la conoscenza scolastica” di mio marito e, più o meno, penso di tutti quelli di quegli anni è andata sempre più scemando.Però sicuramente ci sono e ci saranno tanti professionisti bravissimi lo stesso anche se non sanno la Divina Commedia a memoria o le tabelline a salti. In un viaggio in aereo (lungo) capitai seduta vicino ad una famiglia giapponese o cinese con una bambina di circa 2-3 anni, era così esperta nel manovrare” le attrezzature digitali” a disposizione dell’aereo, mentre io (però io sono negata) avevo paura anche di toccarle. Buona serata


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