Pubblicato da: virginialess | 10 novembre 2014

Nipoti autonomi

bambino-in-acqua“Non fare per me le cose che posso fare da solo. Questo mi fa sentire come un “bambino” e potrei continuare a tenerti al mio servizio.”

Parto da  uno dei consigli dell’articolo precedente per ritornare su un argomento che avevo trattato negli “spazi in famiglia”, pagina cancellata quasi in toto per errore. Parlavo dei bambini in piscina. Vado ancora a nuotare e non mi sembra che la situazione sia cambiata. Di solito scelgo orari più tranquilli, ma  talvolta mi  trovo negli spogliatoi al termine del turno dei grandicelli. Hanno, a occhio, dai 5/6 ai 9/10 anni.

Tutti vengono naturalmente accompagnati: da un genitore o,  spesso, da una nonna. Al momento della doccia e operazioni successive (asciugatura dei capelli, vestizione) alcuni vengono assistiti dagli adulti, altri – la minoranza, direi- fanno da sè.  Alcune mamme e nonne compaiono giusto per controllare se le lunghe chiome  di una bimba sono a posto o se tutto è stato rimesso nel borsone.

Prevedibile il risultano. Sono quasi sempre  gli autonomi a essere pronti per primi. Trovo anche che assumano un’espressione più allegra e rilassata. Quelli che hanno attorno un adulto  affannato a prendersene cura  sono poco collaborativi, sembrano quasi  ostacolare operazioni che potrebbero svolgere da soli, come  indossare magliette e scarpe. Insomma, si lasciano maneggiare come bambolotti e non ne sono per niente gratificati. Infatti si lagnano di questo e quello (“mi hai storto il braccio,  tirato i capelli…”) e -sarà una mia impressione- fissano le pareti con aria vacua.

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Responses

  1. … purtroppo, anche se è fatto con le buone intenzioni, il troppo aiuto “annulla” gli individui, li rende incapaci di vivere la loro vita ma anche apatici nei confronti di tutto. Io la dico da sempre ma la gente mi guarda storto e pensa che sia una forma di menefreghismo!!
    Un saluto.

    • Così è, gentile mr-loto, chi educa dovrebbe esserne consapevole. “Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani” recita l’ultimo verso della famosa poesia di Gibran. Purtroppo molti genitori (e nonni) riversano sui malcapitati discendenti ansie, e talvolta frustrazioni, dannose per la loro crescita.


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