Pubblicato da: virginialess | 18 novembre 2014

Nipoti in gabbia

gabbiaHo preferito mostrare una gabbia con dei cani – anche loro hanno un’espressione triste – invece di quelle in cui sono rinchiusi alcuni  bambini, idealmente nipoti di noi tutte. Ho letto due articoli che riferiscono di una tale incredibile e vergognosa situazione

La prima notizia proviene dall’India: più “leggera”, se così si può dire, e a miglior fine. Un piccolo di cinque anni ha trascorso l’orario scolastico nella gabbia del cane perchè disturbava la lezione. Grazie alla denuncia della famiglia, le autorità hanno fatto arrestare la preside della scuola. Siamo nello stato del Kerala, l’opinione pubblica appare scossa.

Più choccante l’articolo che riguarda la Grecia. Nelle gabbie sono stabilmente “alloggiati” bambini e ragazzi disabili abbandonati dalle famiglie. Leggetelo per intero qui: http://27esimaora.corriere.it/articolo/bambini-in-gabbiaquellinfanzia-perduta-in-grecia/ Ne riporto uno stralcio:

Nell’istituto di Lechaina, oggetto nel 2010 di un durissimo rapporto del difensore civico per i diritti dei minori rimasto inascoltato, non c’è un medico in servizio stabile, solo un’infermiera e un assistente per piano. Nel 2006 un ragazzo di quindici anni rimasto senza supervisione morì per soffocamento dopo aver ingerito un oggetto. Dieci mesi dopo la stessa sorte toccò a un sedicenne nel cui stomaco furono trovati frammenti di stoffa e bendaggi.
La direttrice Gina Tsoukala non riceve stipendio da un anno. «Certo che non dovremmo usare le gabbie — dice alla Bbc — ma alcuni pazienti hanno tendenze autodistruttive o aggressive verso gli altri, per noi è impossibile seguirli tutti con forze così ridotte». All’ora dei pasti i bambini in gabbia ricevono il cibo attraverso le sbarre. Strumenti coercitivi e restrizioni alle libertà fondamentali che ricordano i tempi bui nei quali la disabilità era oscurata, relegata ai margini, rimossa dal corpo sociale.

La “giustificazione” viene additata nella grande crisi che il paese attraversa (ora va un po’ meglio, a giudicare dal PIL), ma regge poco. C’è un problema di etica (non si deve risparmiare sugli svantaggiati) e  di cecità politica quando, come accade non solo in Grecia,  le  nuove generazioni si vedono negare gli strumenti formativi di base, quelle stesse risorse sulle quali sarebbe urgente investire per rilanciare l’intero sistema produttivo. Noi nonne siamo tristi e preoccupate.

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