Pubblicato da: virginialess | 6 dicembre 2014

“La buona scuola” (nipoti digitali 3)

imagesHo scritto altre volte sull’argomento, l’ultima un anno fa (nipoti digitali, mah...), riportando dati  piuttosto critici, raccolti dai test Ocse-Pisa sull’uso dell’informatica  in classe. Copio l’opinione del il prof. Benedetto Vertecchi, pedagogista a  Roma3: Quanto a  tablet e internet, sono “armi di distrazione di massa”. Lo si era capito già anni fa nella contea di Los Angeles, ove -avendo speso un miliardo di dollari in attrezzature informatiche- i risultati sono stati deludenti e si è fatta marcia indietro. Risultano invece strumenti utili se usati a casa, dove lo studente li “calibra” sulle proprie esigenze.

Prosegue intanto, non tanto in velocità, il percorso verso “la buona scuola” proposto dall’attuale governo. La cui fisionomia sembra ancorata al “mito” dell’informatizzazione panacea universale che non pare stia dando buoni risultati dove è stato messo in pratica. Recita infatti il piano: “quella digitale è una rivoluzione della conoscenza che va ben oltre la tecnologia, e tocca il modo in cui il sapere si crea, si alimenta, e si diffonde, imponendo una riflessione profonda sui modi, sugli strumenti e sulle fonti che i nostri giovani utilizzano per imparare, per informarsi, per lavorare. Se il secolo scorso è stato quello dell’alfabetizzazione di massa (…) il nostro è il secolo dell’alfabetizzazione digitale: la scuola ha il dovere di stimolare i ragazzi a capire il digitale oltre la superficie. A non limitarsi ad essere “consumatori di digitale”. A non accontentarsi di utilizzare un sito web, una app, un videogioco, ma a progettarne uno. Perché programmare non serve solo agli informatici. Serve a tutti, e serve al nostro Paese per tornare a crescere, aiutando i nostri giovani a trovare lavoro e a crearlo per sé e per gli altri”.

E quindi: A partire dalla primaria: vogliamo che nei prossimi tre anni in ogni classe gli alunni imparino a risolvere problemi complessi applicando la logica del paradigma informatico anche attraverso modalità ludiche (gamification)”.Quanto alle scuole secondarie, “Il punto di arrivo sarà promuovere l’informatica per ogni indirizzo scolastico. Fin dal prossimo anno – vogliamo attivare un programma per ‘Digital Makers’, sostenuto dal Ministero e anche da accordi dedicati con la società civile, le imprese, l’editoria digitale innovativa. Concretamente, ogni studente avrà l’opportunità di vivere un’esperienza di creatività e di acquisire consapevolezza digitale, anche attraverso l’educazione all’uso positivo e critico dei social media e degli altri strumenti della rete. E imparando a utilizzare i dati aperti per raccontare una storia o creare un’inchiesta, oppure imparando a gestire al meglio le dimensioni della riservatezza e della sicurezza in rete, o ancora praticando tecniche di stampa 3D”.

Sono un po’ perplessa da questa smania informatica: non vorrei che la scuola italiana si imbarcasse in ritardo su una nave che altri stanno abbandonando perché non tiene così bene il mare… Speriamo che almeno prevalgano quella consapevolezza e capacità critica nell’uso dei mezzi che ho messo in grassetto nel testo.

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