Pubblicato da: virginialess | 17 maggio 2016

Nipoti sotto test 3

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C’è qualche novità e forse un passo avanti a proposito dei famigerati Invalsi, cui ho dedicato altri articoli (link in fondo). A leggere Il fatto quotidiano,  da cui copio l’immagine, non sembrerebbe: riferisce delle “note disciplinari, lettere ai genitori e minacce di sospensione” da parte dei presidi agli alunni che hanno rifiutato/ pasticciato i i test. E Il sole 24 ore rammenta che “sindacati della scuola, comitati di genitori, organizzazioni studentesche, intellettuali e pedagoghi lamentano gli effetti perniciosi dei test standardizzati che l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo propone agli studenti di varie età, dalle elementari alle superiori, e ne promuovono boicottaggi.”.

Sono davvero perniciosi questi effetti?

Alcune forme di contestazione –prosegue Il sole…- partono da una questione di principio: il rifiuto radicale all’idea stessa di misurare e valutare i risultati della scuola, perché preludio di una aborrita concorrenza tra le varie scuole. Altre non si oppongono alla valutazione in sé, ma sostengono che “ che i test Invalsi non siano lo strumento adatto a (…) e offrano un’immagine riduttiva, immiserita dalla pretesa quantificatrice, della multidimensionalità dell’apprendimento” che la scuola offre.

Penso anch’io, come gli autori dell’articolo (“conoscere per deliberare” ammoniva Luigi Einaudi, ci rammentano Terlizzese e Lippi) che “se non si misura ciò che la scuola  fa (…)  è quasi impossibile garantire che essa svolga le sue funzioni” e che (…) un po’ di concorrenza sia una forza benefica”. C’è tuttavia un grosso “ma” sia davanti al pro che al contro.

“… nessuno ha un’idea chiara e, soprattutto, empiricamente fondata, di che cosa i test realmente misurino; non sappiamo se i risultati dei test abbiano una relazione sufficientemente robusta con altre misure, indipendenti, della qualità del processo formativo”. Il che lascia quanto meno perplessi.

Ci sarebbe però la novità cui mi riferivo in apertura: si chiama Eduscopio. La fondazione Agnelli ha di recente  collegato i voti ottenuti dagli studenti negli esami del primo anno di università alla scuola secondaria superiore da cui essi provengono. Viene così “misurata” la capacità delle singole scuole nel preparare gli studenti al passo successivo della loro carriera e dalle indicazioni scaturiscono, è ovvio, eventuali correttivi e migliorie formative.

Bisognerebbe ora, suggerisce l’articolo, “collegare i risultati delle prove Invalsi ottenuti nei vari istituti (…)  alla base dati Eduscopio, per avere la corrispondenza tra prove Invalsi ed esami universitari; si avrebbe in tal modo un riscontro, rilevante e indipendente, in grado di farci capire meglio che cosa i test misurino”.

Al momento non è possibile, perché  “l’Invalsi non mette a disposizione i dati“. Sarebbe bene che lo facesse – viene subito da pensare- consentendo le opportune analisi statistiche.  Ma se ritiene  “di non poter adottare una politica di maggiore trasparenza” (per la privacy, suppongo) ” potrebbe direttamente fare le elaborazioni necessarie e informare (…) studenti, famiglie e scuole dei risultati”, suggerisce l’articolo.

Per chi ha nipoti in età scolare, mi sembra un’informazione interessante.

 Nipoti sotto test  
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