Pubblicato da: virginialess | 28 ottobre 2016

Nonne grigie o verdi?

indexNaturalmente tra noi prevalgono  le verdi,  anche se una spruzzatina di grigio può apparire talvolta inevitabile!  Sarà il caso di spiegare un po’ di cosa parlo…  Sappiamo bene che la terza età può essere vissuta bene o male -in situazioni oggettive confrontabili- a seconda del nostro modo di “affrontarla”.

È stato lo psicologo Guido Petter* a proporre i due colori per definire le opposte posizioni:  il grigio si riferisce a una condizione  caratterizzata da solitudine, perdita di interessi, disimpegno sociale e da senso sostanziale di inutilità. Il verde, al contrario, definisce  un individuo che si mantiene attivo e curioso, coltiva gli interessi, resta impegnato e aperto alle novità. Essere nonni, manco a dirlo, può costituire un’importante condizione per realizzare una vecchiaia verde.

Nel definirne il ruolo, Petter tratteggia un modello virtuoso che  ci trova tutte concordi e che abbiamo senz’altro presente. Giova comunque riproporne le linee essenziali, muovendo dal convincimento che si tratta di “un ruolo senza ruolo”, poiché non è legato a nessun vincolo prestabilito, come accade invece per le figure genitoriali.

È piuttosto un ruolo familiare, una fase del ciclo vitale interno alla famiglia stessa. La relazione nonno-nipote trasmette il senso di appartenenza a un gruppo, all’interno del quale lo scambio di aiuto e appoggio è reciproco e dipende dalle necessità. Per questo è consigliabile che i nonni raccontino la loro storia ai nipoti e che narrino le condizioni di vita in cui essi sono cresciuti. Inoltre è importante che raccontino episodi e situazioni dell’infanzia dei loro figli. È una tesi che sostengo da sempre, mi fa piacere ritrovarla!

Quel che segue è importante per i neo-nonni: non esiste un modello definito per la figura dei nonni: lo può essere in modi diversi. E soprattutto bisogna darsi il tempo per entrare nel nuovo ruolo, per passare da genitore a nonno. In questo processo rientra l’accettazione della terza età e la presa di coscienza di un radicale cambiamento del loro ruolo anche agli occhi del mondo esterno. Il lavoro “psicologico” che i nonni devono svolgere quando arriva in famiglia un bambino, non è tanto nei suoi confronti, quanto nei confronti di se stessi.

Seguono altre considerazioni interessanti,  che riprenderò nel prossimo articolo.

https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Petter

Le parti in corsivo sono tratte da un articolo di Marina Berta, psicologa  http://www.genitorichannel.it/vita-famiglia/relazione-nonni-nipoti.html

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