Pubblicato da: virginialess | 28 maggio 2017

“Difendere” i nipoti: quando intervenire?

Naturalmente siamo tutti addolorati per la morte di Francesco, il bambino morto a causa di un’otite “trattata” con l’omeopatia. La medicina che si propone di “curare il simile con il simile” (Similia similibus curantur), secondo il principio enunciato  da Ippocrate e ripreso in tempi moderni dal tedesco Hahnemann, è stata oggetto di dibattiti e rinnovate contestazioni, che di sicuro abbiamo ascoltato/letto.

Ne parlo qui perché i media hanno evidenziato negli ultimi giorni la reazione di Maurizio Olivieri,  nonno materno di Francesco, il quale vuole denunciare il medico che l’aveva in cura da tre anni , peraltro già indagato insieme ai genitori del bambino. Questa la sua “narrazione” della drammatica vicenda.

«Mia figlia e mio genero si fidavano ciecamente di lui. Ma poi quando Francesco ha cominciato a peggiorare, Mecozzi (il medico omeopata) ha spaventato a morte mia figlia. Le ha detto che all’ospedale gli avrebbero somministrato tachipirina con la conseguenza di farlo diventare sordo. La notte del ricovero, dopo che il piccolo nei giorni precedenti aveva avuto 39 di febbre e vomitava, mia figlia ha mandato anche un video al dottore dicendogli che il bambino stava entrando in coma. Lui le ha risposto che non si opponeva al ricovero, ma ormai l’infezione gli aveva invaso la testa. Io dico che non c’entra l’omeopatia, c’entra solo lui e il suo delirio d’onnipotenza. E per questo la pagherà». 

Non sappiamo se nonno Maurizio, che qui  non appare contrario all’omeopatia ma alle sue “degenerazioni”, abbia potuto rendersi conto della gravità della malattia di Francesco, nè se sia intervenuto  presso la mamma e il papà per mettere in crisi la loro “fiducia cieca”, sollecitare terapie diverse, l’intervento di un altro medico, il ricovero o altro.

A me viene di riflettere sul tema dei “diritti” dei nonni qualora siano convinti che un nipote corre un serio pericolo a causa del comportamento dei genitori. La loro “potestà” è fuori discussione. Continuo a consigliare non solo la non ingerenza, ma  il massimo rispetto delle scelte che fanno, quand’anche non condivise: a noi compete di dare, qualora graditi/richiesti, soltanto prudenti consigli.

Ma qualora ci  rendessimo  conto che il nipote corre -come nel caso di Francesco- un rischio gravissimo, siamo legittimati a  intervenire energicamente in sua difesa? Penso di sì, la regola ha almeno questa eccezione…

 

http://www.corriere.it/cronache/17_maggio_28/francesco-ucciso-dall-otite-si-indaga-omicidio-denunceremo-l-omeopata-omeopazzia-9b574600-4368-11e7-b108-f8a0cce08e60.shtml

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