Pubblicato da: virginialess | 3 ottobre 2018

Festa dei nonni (ex ex post): non parlate il “bambinese”!

La scarsa simpatia di “Noi nonne” per le celebrazioni è ormai nota ai lettori del blog. L’elevatissimo numero (credo ce ne sia ormai una al giorno: mi deciderò a una ricerca!) secondo me garantisce l’irrilevanza; inoltre (ancor peggio) legittima la disattenzione per il resto dell’anno.  Sull’origine della ricorrenza ho scritto qui: Festa dei nonni

Ciò premesso, ieri ricorreva quella dei nonni e, snobismi a parte, mette conto riassumere in una breve nota la “filosofia” del nostro rapporto con i nipoti. Ai singoli temi ho dedicato vari articoli, rintracciabili mediante le opzioni di ricerca.

Scrivevo l’anno scorso: non ho cambiato idea e ripubblico il pezzo a seguire, in corsivo.  Aggiungendo però una seconda premessa, anzi un’esortazione: cari nonni, parlate più che potete con i nipoti, ma non in  “bambinese”!

Pare che  lo facciano spesso. Usano cioè con i nipotini un linguaggio che ne  riproduce i graziosi balbettamenti e le tenere paroline smozzicate.  Gli esperti consigliano  invece  un fraseggio normale, per quanto ridotto e semplice, e una corretta pronuncia. Il piccolo non va rimproverato se dice “aua”, ma noi diremo “acqua”, ricordandoci di parlare di lui in terza persona (“Adesso la nonna dà l’acqua a Paolo”) perché fino ai 18 mesi non distingue l’io dal tu.

Con i nipoti più grandicelli giova intrattenere delle brevi conversazioni, evitando di lasciarli da soli davanti alla TV.  Costringiamoci a seguire anche noi il programma, magari sbrigando qualche lavoretto conciliabile, e stimoliamo osservazioni e commenti. E’ bene incoraggiarli a raccontare le esperienze scolastiche fin dalla materna, imparare  i nomi degli amichetti, delle maestre  eccetera. Man mano che i nipoti crescono siamo pronte ad accogliere le eventuali confidenze, evitando però di interrogarli con insistenza sul loro privato.

Altra abitudine male accetta dai ragazzini è l’eccesso di smancerie, l’uso dei diminutivi infantili e la citazione di episodi della prima infanzia, magari un po’ ridicoli, specie davanti agli amici. Quanto alla sostanza delle nostre amene chiacchiere, oltre alle consuete favole per i piccoli,  ai nipoti piacciono – ne ho parlato a proposito della“memoria storica” – le vicende di famiglia, a cominciare dall’infanzia dei genitori, che danno  il senso della continuità tra le generazioni e rafforzano la loro identità inserendola in un contesto più preciso e riconoscibile.

Naturalmente la narrazione dev’essere “gradevole” (non nel senso di menzognera), cioè rilassata ed esente da lagnanze e recriminazioni. Vietate anche le lungaggini autobiografiche e l’elogio di maniera dei    tempi andati. Consigliata al contrario l’attenzione al presente: cerchiamo di renderci conto delle tendenze, opinioni e interessi delle nuove generazioni. Il che non significa condivisione acritica o giovanilismo sciocco. Quando capita, commentiamo con i nipoti più grandi il telegiornale e i servizi di attualità, sollecitiamo i loro pareri ed esprimiamo senza supponenza i nostri. Dialogare fa bene anche a noi!

 

“Di sicuro si tratta di un legame forte, unico e speciale, fatto di complicità, affetto, scambio. Gratificante per noi e fondamentale (gli esperti concordano) per il bambino, che trova una figura di riferimento importante per la sua crescita. Noi nonni riusciamo a essere, se svolgiamo come si deve il nostro ruolo, maestri, amici, portatori di memoria storica e molto altro. Non dobbiamo mai sostituirci, è risaputo, alle figure genitoriali, ma possiamo svolgere un ruolo “supplente”, cauto e benevolo, in caso di necessità.
Acquisire lo status di nonno segna l’inizio -salvo casi malaugurati – di un’esperienza importante e giova alle capacità fisiche e mentali nell’anziano, che in certo senso rivive le fasi della propria infanzia e riesce a guardare alla vecchiaia con occhi diversi e più lieti: non un’età di decadenza ma interessante e fattiva.

Naturalmente occorre prepararsi a svolgere in modo corretto il ruolo, tutt’altro che semplice. Oltre al bagaglio acquisito nella cura dei figli, può essere d’aiuto approfondire le  conoscenze sullo sviluppo psicologico infantile: l’ambiente in cui si trova a vivere un bambino oggi è molto diverso da quello delle nostre esperienze pregresse. Senza indulgere a malintesi giovanilismi, occorre essere aggiornati.

E anche presenti senza invadenza, attenti, curiosi e capaci lasciare ai nipoti il giusto spazio di libertà e di autonomia. Chi si accinge a essere nonna, si organizzi per tempo… Mentre a noi che lo siamo gioverà  comunque un ripasso ed, eventualmente, un po’ di autocritica!”

Dell’origine della ricorrenza ho scritto qui: Festa dei nonni

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