Pubblicato da: virginialess | 25 novembre 2018

Denunce: punta dell’iceberg. Non è amore!

Un altro anno è passato:  “Noi nonne” (ri)testimoniamo contro la violenza. Con convinzione, s’intende,  e dolore  ogni volta rinnovato. In questi giorni piangiamo Marco, il bimbo bruciato in casa, un nipote per noi tutte. Eppure la mamma aveva denunciato e il giudice deciso l’allontanamento di quel marito/padre  violento…

In effetti c’è stato  un incremento delle donne che decidono di “uscire allo scoperto” per porre fine a una situazione intollerabile e pericolosa.  In questo articolo alcune cifre  (https://www.lastampa.it/2018/08/05/italia/violenza-sulle-donne-boom-di-denunce-B8ZyKdAJbIYjMbtbsdKzyN/pagina.html). Riprendo qualche passaggio.

“...le vittime che hanno avuto il coraggio di denunciare  al 1522 (numero dedicato) le violenze subite nei primi mesi del 2018 sono soprattutto italiane, con figli e una scarsa autonomia economica.” Tale infatti “l’87,01% , il 70,8% ha figli e più della metà sono disoccupate, casalinghe, pensionate o lavoratrici in nero”  Quanto agli autori delle violenze si tratta di ” uomini italiani, in gran parte con figli e un’occupazione. Il 94,53% sono maschi, l’88,24% italiani, il 68,49% ha figli e il 54,68% ha un’occupazione.”

Ma, avverte un altro articolo, “ le denunce sono solo la punta dell’iceberg, il 90% ancora teme” sia la rivalsa del violento che i molti ostacoli concreti. Evidente la necessità di uno snellimento delle procedure burocratiche  e soprattutto dell’iter giudiziario. Emerge inoltre un dato preoccupante: si è abbassata sia l’età delle vittime che quella dei persecutori.

Occorre dunque, lo ripetiamo da anni, lavorare soprattutto sul piano educativo: in famiglia e nella scuola. E giova proporre fin dalla prima adolescenza ai nostri ragazzi il  mantra “non è amore!” Lo credono tale molti protagonisti di un  rapporto malato. Nel web ne parlano in abbondanza esperti di ogni disciplina: in estrema sintesi, chi  maltratta   è incapace di amare, chi lo consente   manca di sicurezza e autostima.

Mi auguro, care nonne, che la nostra vita di di mogli e madri sia stata in questo senso “fortunata”; il caso contrario naturalmente mi rattrista, ma  potrebbe presentarsi la possibilità di proporre il giusto modello ai nipoti. Pensiamoci!

 

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