Pubblicato da: virginialess | 15 novembre 2016

“Nati per leggere”

abuela y nieto

Filastrocca dei nati per leggere

Leggimi subito, leggimi forte
Dimmi ogni nome che apre le porte
Chiama ogni cosa, così il mondo viene. Leggimi tutto, leggimi bene. Dimmi la rosa, dammi la rima. Leggimi in prosa, leggimi prima

È in corso (dal 13 al 20 novembre) un’iniziativa dedicata, promossa dall’ AIB e dall’associazione dei pediatri.

La settimana nazionale Nati per Leggere è stata istituita per promuovere il diritto alle storie delle bambine e dei bambini. Il periodo è stato scelto poiché il 20 novembre ricorre la Giornata Internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Con l’auspicio che “…alle bambine e ai bambini non manchino mai da parte degli adulti tempo, voce e storie e che ci siano in ogni città, in ogni paese, da nord a sud, sulle isole e sulle cime delle montagne, spazi riservati a libri belli, di qualità, libri che nutrono e aiutano a crescere, libri da leggere tutti insieme o da portare a casa.”

Sull’utilità e gradimento della  lettura per i piccoli ho scritto  più volte, care nonne. Sono sicura che condividete! Per partecipare nella vostra zona, potete informatvi nelle biblioteche o nelle pagine web dedicate, anche da fb.
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Pubblicato da: virginialess | 28 ottobre 2016

Nonne grigie o verdi?

indexNaturalmente tra noi prevalgono  le verdi,  anche se una spruzzatina di grigio può apparire talvolta inevitabile!  Sarà il caso di spiegare un po’ di cosa parlo…  Sappiamo bene che la terza età può essere vissuta bene o male -in situazioni oggettive confrontabili- a seconda del nostro modo di “affrontarla”.

È stato lo psicologo Guido Petter* a proporre i due colori per definire le opposte posizioni:  il grigio si riferisce a una condizione  caratterizzata da solitudine, perdita di interessi, disimpegno sociale e da senso sostanziale di inutilità. Il verde, al contrario, definisce  un individuo che si mantiene attivo e curioso, coltiva gli interessi, resta impegnato e aperto alle novità. Essere nonni, manco a dirlo, può costituire un’importante condizione per realizzare una vecchiaia verde.

Nel definirne il ruolo, Petter tratteggia un modello virtuoso che  ci trova tutte concordi e che abbiamo senz’altro presente. Giova comunque riproporne le linee essenziali, muovendo dal convincimento che si tratta di “un ruolo senza ruolo”, poiché non è legato a nessun vincolo prestabilito, come accade invece per le figure genitoriali.

È piuttosto un ruolo familiare, una fase del ciclo vitale interno alla famiglia stessa. La relazione nonno-nipote trasmette il senso di appartenenza a un gruppo, all’interno del quale lo scambio di aiuto e appoggio è reciproco e dipende dalle necessità. Per questo è consigliabile che i nonni raccontino la loro storia ai nipoti e che narrino le condizioni di vita in cui essi sono cresciuti. Inoltre è importante che raccontino episodi e situazioni dell’infanzia dei loro figli. È una tesi che sostengo da sempre, mi fa piacere ritrovarla!

Quel che segue è importante per i neo-nonni: non esiste un modello definito per la figura dei nonni: lo può essere in modi diversi. E soprattutto bisogna darsi il tempo per entrare nel nuovo ruolo, per passare da genitore a nonno. In questo processo rientra l’accettazione della terza età e la presa di coscienza di un radicale cambiamento del loro ruolo anche agli occhi del mondo esterno. Il lavoro “psicologico” che i nonni devono svolgere quando arriva in famiglia un bambino, non è tanto nei suoi confronti, quanto nei confronti di se stessi.

Seguono altre considerazioni interessanti,  che riprenderò nel prossimo articolo.

https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Petter

Le parti in corsivo sono tratte da un articolo di Marina Berta, psicologa  http://www.genitorichannel.it/vita-famiglia/relazione-nonni-nipoti.html

Pubblicato da: virginialess | 9 ottobre 2016

La nuora perfetta (e diplomatica)

8483324-tre-generazioni-di-una-famiglia-seduti-insieme-sulla-spiaggia-di-invernoAi decaloghi ho fatto ricorso anch’io, e in effetti nel web abbondano . Questo si trova su Pianeta donna* e, pur condivisibile su varie questioni, mi lascia un po’ in dubbio quanto all’impostazione “etica”. Niente di grave, per carità: consiglia molta cautela   e, secondo me, difetta un tantino in schiettezza. Mi sembra però efficace rispetto al fine auspicato, cioè  il quieto vivere, cui tutte in definitiva teniamo. Lo propongo con qualche commento.

  1. Abbi molta pazienza. Si riferisce alla diversità di opinioni rispetto ai suoceri e conclude: Purtroppo non potrai rispondere a tono ogni volta, spesso dovrai dar loro soddisfazione o quantomeno fingere che abbiano ragione.
  2. Comprendi cosa è davvero importante.  Condivisibile.  Non ha senso litigare per le questioni di poco conto, meglio riservare eventuali discussioni per gli aspetti più rilevanti della tua vita, come ad esempio l’educazione dei figli, il tuo lavoro, il tuo rapporto con il partner.
  3. Mantieni una certa distanza. Dopo aver consigliato di stabilire buoni rapporti, giustamente precisa: dovrai imparare a non coinvolgere troppo i tuoi suoceri negli eventi molto personali, come ad esempio eventuali disguidi con il partner o l’educazione dei figli, altrimenti si sentiranno autorizzati ad intervenire in ogni questione
  4. Sii sempre educata. (Ci mancherebbe…) perché passerai automaticamente dalla parte del torto e il tuo compagno potrebbe non apprezzare questa tua irriverenza.
  5. Fai intervenire il partner. anche se sei molto arrabbiata, il mediatore perfetto è infatti il tuo compagno. Sicuramente lui saprà molto meglio di te come interagire con i suoi genitori… È ragionevole, ma non sono d’accordissimo. Un povero figlio/marito strattonato da madre e moglie parimenti aggressive mi ha sempre fatto pena.
  6. Non dimenticare le ricorrenze. Ok!
  7. Coinvolgi i suoceri nella vostra vita. Argomento  ovviamente spinoso: nè troppo, nè poco e avendo cura di selezionare le occasioni più adatte. Ineludibile la conclusione: Se avete dei figli, assicurati che passino del tempo con i loro nonni.
  8. Dimostra interesse nei confronti dei suoceri.  Una buona nuora si interessa della vita dei propri suoceri, chiedendo loro informazioni sulla loro salute o su quella dei loro parenti e dimostrandosi attenta ai loro gusti o esigenze. Doveroso, ma non facilissimo nella pratica qualora i suoceri siano pretenziosi e invadenti…
  9. Accetta i regali con entusiasmo. Non ci piove, per quanto possano spiacere. Unica eccezione, quelli destinati ai nipoti, qualora siano in controtendenza con i tuoi metodi educativi (ad esempio perché viziano troppo i tuoi figli). Occorre farlo capire: con diplomazia, s’intende. Purtroppo molti nonni sembrano sordi a tal proposito!
  10. Renditi disponibile. Specie se c’è bisogno d’aiuto: malattie, imprevisti, accompagamenti. Naturalmente non significa essere al loro servizio 24 ore su 24 e, come per il punto 8, ci si augura che i suoceri abbiano il senso della misura.    

Riflessione per noi nonne: esaminiamo criticamente le nostre aspettative/ pretese prima di giudicare “imperfetta” la nuora!

http://odiami.pianetadonna.it/il-decalogo-della-nuora-perfetta-284999.html#steps_11

 

Pubblicato da: virginialess | 16 settembre 2016

Un papà “vanitoso”?

lettera-ke4c-u43220852154784cme-1224x916corriere-web-sezioni-593x443Ne avete avuto senz’altro notizia! È la lettera giustificativa che il papà di Mattia ha scritto “come ogni anno” ai prof: suo figlio non ha fatto i compiti delle vacanze. Questa volta l’ha pubblicata su facebook, suscitando un ampio dibattito. Tutta la città ne parla, Rai3, gli ha dedicato per esempio una puntata, che ho avuto occasione di seguire solo per la parte che riassumo più avanti.

«I compiti estivi sono deleteri» afferma , citando pedagogisti e psicologi e sistemi scolastici di Paesi dove si punta tutto sul lavoro in classe «senza che poi ci sia bisogno di esercitarsi anche a casa». «Voi avete nove mesi per dargli nozioni e cultura, io tre mesi per insegnargli a vivere», ha scritto ai professori di suo figlio. Anche Mattia («curioso, intelligente, con molta voglia di imparare») è stato coinvolto nella decisione.  (Da “Il corriere della sera”)

Naturalmente sono intervenuti docenti e pedagogisti a sostenere le opposte tesi (i ragazzi “dimenticano”, un po’ di lavoro non guasta, si lavora già molto durante l’anno ecc.), un  genitore  afflitto (“ho solo una settimana di ferie a settembre e l’ho passata sì con mio figlio, ma  a ripassare inglese”!); le conclusioni credo siano state di conciliazione tra scuola e famiglia.

Quanto alla diffusione della lettera in rete, Mantegazza la ritiene una modalità «folle, tipica della nostra epoca»: «Su Facebook mi posso beare di aver vinto il torneo di bocce, non di aver sparato al cuore della scuola», sostiene. Peiretti non si lascia turbare: «Pensieri legittimi, ma opinabili», replica. «I compiti estivi non sono obbligatori. E la mia non è una posizione contro le istituzioni: sono per ampliare la rosa delle possibilità che vengono offerte ai ragazzi» (idem)

L’allarme di Mantegazza mi sembra eccessivo, la scuola ha sopportato ben altro. Tuttavia,  per dirla tutta, questo padre lo trovo un po’ “vanitoso”. Non perché ritenga inopinabili i compiti per le vacanze, da svolgere comunque con molta calma, non subito, alternati a tutto il resto,
compresi i salutari periodi di noia.
Mi chiedo quanto siano davvero autonome le scelte del figlio e se Mattia non provi un certo disagio nel presentarsi ogni anno a testimoniare
con una letterina in mano l’acutezza pedagogica del genitore. La quale dovrebbe essere operativa durante l’anno intero  evitando le esibizioni.

 

 

 

 

 

Pubblicato da: virginialess | 2 settembre 2016

Nipoti all’asilo

I miei nipoti sono ormai all’università o alle medie superiori, quelli delle amiche frequentano come minimo la scuola  elementare. Tendo a dimenticare che nonne più giovani sono alle prese con problemi diversi e, ne sono convinta, più impegnativi. Me  lo rammenta una di loro scrivendo: “La mia nipotina non vuole andare all’asilo!” E sarà lei a doverla accompagnare…

bimbi asiloCome comportarsi in questi frangenti? Tanto per cominciare, non drammatizziamo: è naturale che il piccolo sia in ansia per questa prima separazione dal suo ambiente. Aiuta parecchio l’averlo preparato facendogli visitare la struttura prescelta (meglio ancora se ha conosciuto la futura maestra), e invitandolo a scegliere zainetto, colori e quant’altro. Bene anche fargli capire che l’asilo è un luogo in cui si divertirà imparando cose nuove, ma dovrà anche rispettare alcune semplici regole. Se si aspetta di fare ciò che vuole, potrebbe rifiutarlo alla prima contrarietà.

bimba piangeTutto ciò premesso, ogni bambino ha i suoi tempi di adattamento, che vanno capiti e, nei limiti del ragionevole, rispettati.  Non sgomentatevi se  il/la nipote: piange all’arrivo in classe (magari per qualche settimana); implora di non rimanere lì;  rifiuta il pasto. Le educatrici sono esperte di queste dinamiche e consiglieranno i tempi giusti per l’inserimento completo.

E noi quale atteggiamento dovremo tenere? Tranquillo, anzitutto, non emozioniamoci in modo palese nel lasciare in altre mani il nostro “tesoruccio”. Questi consigli di Pianeta mamma mi sembrano molto assennati, validi anche per la nonna accompagnatrice:

-mostratevi sicure e decise, senza ripensamenti nè tentennamenti;
– calmatelo e rassicuratelo sul fatto che lo andrete a riprendere presto;
– dategli un bacio e andate via frettolosamente, senza voltarvi;
– salutatelo sempre prima di andar via e non fatelo assolutamente di nascosto, poiché il piccolo potrebbe sentirsi abbandonato;
– siate puntuali nel riprenderlo dall’asilo e chiedetegli di raccontavi la sua giornata…

In breve sarete salutate, sia all’ingresso che all’uscita, da nipotini sorridenti!

 

Pubblicato da: virginialess | 6 agosto 2016

Nipoti annoiati

sbadiglioUna nonna che si occupa dei nipoti in vacanza  mi scrive per esprimere la preoccupazione che i bambini, 8/11 anni, si annoino. “Benissimo!” mi viene di rispondere. E non è una battuta…

Lo sapevo per esperienza e ho letto negli anni un po’ di articoli a conferma, ma per semplificare mi appoggio a una delle varie ricerche citate nel web: “Bambini annoiati, bambini creativi” (http://www.guidagenitori.it/la-famiglia/i-figli/1905-bambini-annoiati-bambini-creativi/)   Ecco qualche estratto.

Non avere nulla da fare, da leggere o da pensare, stimola lo spirito di iniziativa e sprona la fantasia. Lo sostiene una ricerca inglese  (…) I bambini Sono presi dalle attività scolastiche ed extrascolastiche, da sport e corsi di musica, da feste per i compleanni (…)  quando hanno un’oretta “vuota”, il panico: non sanno cosa fare. (…) Non è una sensazione nostra, ma un problema diffuso, che è stato anche oggetto di una ricerca inglese, condotta nell’East Anglia University, su un campione di 400 temi di fantasia scritti da bambini tra i 10 e gli 11 anni. È risultato che i ragazzini avevano pochissima fantasia e capacità inventiva personale ed erano invece molto influenzati dalle trame dei cartoni animati o di serie televisive.

“Annoiarsi stimola la mente”  Il dato più sorprendente è che proprio (…) quella sensazione di “vuoto” da rifuggire e da riempire a tutti i costi, è in realtà una risorsa positiva. Secondo i ricercatori inglesi, infatti, a lei va il merito di “aguzzare” l’ingegno dei bambini rendendoli più creativi e disponibili a organizzare autonomamente il tempo libero (…). Difende l’apporto positivo della noia anche Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello Sviluppo all’Università La Sapienza di Roma. “Mamme e papà della classe medio-alta, in effetti, si affannano troppo a “riempire” il tempo libero dei figli con tante attività – dallo sport, alla musica e così via – con il rischio di farli crescere ‘eterodiretti’, vale a dire sempre rivolti all’esterno, a qualcos’altro”. 

“I rischi da Tv, computer e videogiochi”  …nelle classi meno agiate, dove le risorse per organizzare il tempo libero sono meno  (…) bisogna evitare che la televisione diventi l’unico passatempo. “La visione di un buon programma – spiega ancora la Ferraris – ha un suo valore, ma non deve diventare un sostitutivo, o l’unico sostitutivo, di altre attività”. Lo stesso discorso vale anche per i passatempi di oggi, come playstation, videogiochi e computer, che propongono ai più piccini forme di divertimento preconfezionato con poco spazio per la fantasia.

“Chi non si annoia è più stressato” Nel senso che i troppi impegni creano ansia da prestazione e timore di non riuscire a svolgerli.  Anche i bambini, insomma, hanno bisogno di tempi vuoti per inventare qualcosa, per pensare: questa esigenza è fonte di gratificazione quindi non deve essere frustrata”

Capito, care nonne? Non affanniamoci a “far divertire” i nipoti, lasciamo che si organizzino/annoino da soli. Non vale per la lettura, si capisce, cui è sempre bene dedicare un po’ di tempo!

 

 

 

Pubblicato da: virginialess | 15 luglio 2016

Estate con i nipoti… in biblioteca

immagini.quotidiano.netLeggere con/ai nipoti è un’ottima maniera di stare insieme, l’ho scritto più volte. E a Empoli, per la prima volta, è stata “istituzionalizzata”!

La biblioteca comunale Fucini ha infatti organizzato alcuni incontri di lettura e animazione  ai quali i bambini  potevano partecipare solo se accompagnati dai nonni. L’articolo annuncia l’iniziativa*, che si è conclusa l’8 luglio. Per ora non trovo altre notizie… Mi auguro di cuore che abbia avuto successo!

Molte di noi si prendono cura dei nipoti durante l’estate. Dedicare un po’ di tempo a un buon libro adatto alla loro età è ovviamente consigliatissimo: se cartaceo  o  digitale, decidetelo insieme.

http://www.lanazione.it/empoli/un-estate-per-nonni-e-nipoti-tutti-in-biblioteca-1.2296536

Pubblicato da: virginialess | 24 giugno 2016

Nipoti bocciati

braccia-attraversate-ragazza-triste-dei-bambini-degli-occhi-azzurri-21477472lonely-604086__180Una bocciatura può capitare… Difficilmente inaspettata, ma anche se i segnali  c’erano, l’effetto può essere pesante. Il ragazzo prova dolore,  benché possa  cercare di mostrarsi indifferente, e l’inevitabile  fustrazione dei genitori  spesso dà luogo a un comportamento poco equilibrato.

Noi nonne possiamo, con la solita prudenza e discrezione, dare magari qualche consiglio su come affrontare la situazione. Occorre naturalmente avere  idee corrette in proposito: ci viene in aiuto la dott.ssa  Sarpato, nei cui articoli trovo sempre utili  consigli. (https://annabellsarpato.com/)

“Mi dispiace per te”. E’ importante mantenere un atteggiamento empatico e accogliente (…) le critiche devono riguardare il  comportamento, non la  persona. (…)  i ragazzi soffrono molto per la delusione che una bocciatura può suscitare nei genitori: (…) è importante mostrare  dispiacere e vicinanza emotiva, ma evitare di esprimere sentimenti di delusione.

Quale castigo? Spesso ci si chiede se può essere utile qualche tipo di punizione di fronte alla bocciatura. Anche se tendenzialmente funzionano meglio le ricompense nel caso di comportamenti corretti, l’importante è che qualsiasi punizione si decida di imporre, deve essere mantenuta. E’ bene prediligere castighi brevi e specifici.

Evitare l’iperprotezione.  (…) assistiamo alla tendenza ad accusare la scuola di essere responsabile della bocciatura (…)  Anche se in alcune situazioni questo può essere vero, è importante ragionare con il proprio figlio sulle proprie responsabilità.

Riflettere sul futuro. E’ importante riflettere su cosa fare dopo: è preferibile non prendere decisioni a caldo, ma (…) lasciare decantare la delusione e riflettere insieme su cosa fare.

Il che dipende, è palese, dalla situazione concreta: età, carattere, attitudini, indirizzo di studi (eventualmente inadatto). Talvolta è opportuna una consulenza psicologica e/o didattica, che aiuti a fare chiarezza.

 

 

 

 

Pubblicato da: virginialess | 13 giugno 2016

Gli uomini della famiglia

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15549313-lavoro-di-squadra-concettoEd ecco la storia di Raffaella che, come da titolo,  è però di segno diverso. La suocera risulta coinvolta ma rappresenta,  per così dire, il casus belli.  Ne cito  i punti più significativi;  la prima parte si trova  tra i commenti  al decalogo originario, le successive in calce al secondo.

….appena sposata mia mamma è prematuramente scomparsa e mi sono legata molto a mia suocera, mio marito è legatissimo alla sua famiglia e io ho sempre accettato di buona grazia la situazione pur non accettando la mentalità ottocentesca dei miei suoceri (suocero soprattutto), quando i loro consigli o pensieri non mi piacevano ho sempre fatto finta di nulla

Si configura dunque un contesto classico, tanto più che il marito di Raffaella  lavora con suo padre.  Lei, come Claudia, ha  evitato di dissentire e suscitare discussioni. Non penso, sia chiaro, che le  nuore debbano da subito “litigare” con i suoceri… Ma neppure rinunciare a mostrarsi (possibilmente già prima del matrimonio!) quali in realtà sono, esponendo con il debito garbo le loro idee quando l’occasione si presta. Magari non replicheranno indignate appena viene espresso un parere “ottocentesco”, però troveranno in seguito il modo per far capire che  la pensano diversamente.

Quanto al (futuro) marito “legatissimo” alla famiglia, bene se si tratta di affetto e sollecitudine, male se egli non ha raggiunto un’effettiva autonomia di giudizio e comportamento. Anche ciò  andrebbe valutato a mente fredda, a scanso di dispiaceri  futuri. Mi rivolgo ovviamentele alle lettrici più giovani; per Raffaella, tra fidanzamento e matrimonio,  sono trascorsi  ormai sedici anni. E’ accaduto che …

mia suocera ha avuto un infarto e io con mia cognata, che però lavora (Raffaella no), abbiamo assistito nostro suocero che non sa far bollire neanche l’acqua, mio padre parlando con mio cognato ha evidenziato la necessità di trovare una soluzione stabile perché io ho 2 bimbi piccoli, 6 anni e 2 e mezzo, e la moglie lavora anche se i figli sono più grandi, 9 e 10 anni. (…)  in più mio padre ha fatto un osservazione di troppo sul peso di mia suocera, concordo sull’essere maleducata come cosa… 

E qui  ha inizio, a mio parere, una sequela di errori. A occuparsi del suocero sono le nuore (cui toccherebbe, al caso, di protestare/proporre), invece interviene il padre di Raffaella che ne parla con il fratello di suo genero, dando per giunta (sembrerebbe) della grassona alla consuocera.  Il cognato ne riferisce al proprio padre, talché… mio suocero mi ha fatto una sfuriata telefonica usando epiteti di vario titolo sull’assenza di cervello di mio padre e sullo stare fuori dalle cose della sua famiglia

La forma è naturalmente deplorevole, anche se  nella sostanza il suocero ha ragione (benché Raffaella, va detto, non sia la “tutrice” di suo padre), però egli non si limita a redarguirla  in privato: la sera stessa si ritrovano in ospedale  e… lui mi fa una scenata pubblica riattaccando lo stesso discorso, al che per la prima volta in 16 anni reagisco rispondendo per le rime. Lui va via, io resto ancora un po’ tra i commenti dei presenti… Una figuraccia! Raffaella riteneva di aver diritto a delle scuse, che non sono arrivate.  Quanto alla suocera, non è intervenuta nella questione, ma per telefono si è mostrata fredda e in seguito ha evitato i contatti.

Raffaella ha naturalmente raccontato la cosa al marito, senza ottenere l’appoggio desiderato.  In tutto ciò mio marito non fa nulla, non so cosa fare, vorrei che lui si adoperasse per placare gli animi e per riavvicinare me e i suoi genitori ma lui nulla, spettatore indifferente che non parla, come se la cosa non lo riguardasse, ma cmq dalla parte del padre. Secondo mio marito il padre ha sbagliato solo i modi, ma le ragioni sono giuste, e quindi anche lui arrabbiato con mio padre ma evita discussioni. Lo capisco: la sua situazione è tutt’altro che facile!

Raffaella si addolora, è chiaro, anche perché… chi ci rimette sono i miei figli, a breve sarà il compleanno del grande e di certo mancheranno i nonni paterni, ovviamente mio marito ha facoltà di invitarli ma sono certa che non ci saranno. E io passo per la nuora cattiva e senza cuore. Che fare in una situazione simile? Io credo di aver fatto la mia parte…

Sono partecipe e dispiaciuta, ma non ho saputo consigliare granché a Raffaella. Credo che la cosa migliore sia lasciar passare del tempo: le “offese” sbiadiranno e si riprenderà il ritmo consueto. Non ottimale, purtroppo,  tuttavia ormai consolidato e ben difficilmente modificabile.

Gli errori in cui è incappata sono comprensibili e/o remoti. Molte donne, ho scritto nelle risposte, sottovalutano sia le differenze di fondo con la famiglia acquisita che i rischi della vicinanza. E, avendo ingoiato per anni i proverbiali rospi, capita che sbottino nell’occasione meno adatta.

Quanto agli uomini, il suocero si mostra  un padre-padrone  maleducato (che la moglie non penso possa contrastare) e  il padre non brilla per discrezione. Il marito, infine, sembra far parte del numeroso gruppo di  uomini rimasti- per necessità o “prudenza”- nell’orbita della famiglia,  “strattonati” da mogli che li vorrebbero più autonomi e da genitori incapaci di considerarli davvero adulti. Tuttavia se poco si può fare nella pratica, è  sempre possibile rinnovare in meglio la relazione di coppia: confidarsi  come ci si sente “dentro”, analizzare con serenità i problemi, concedersi delle pause liete in compagnia dei figli… Animo, Raffaella!

 

 

 

 

 

Pubblicato da: virginialess | 28 maggio 2016

Suocere e nuore: il decalogo 2

Pubblicato da: virginialess | 17 maggio 2016

Nipoti sotto test 3

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C’è qualche novità e forse un passo avanti a proposito dei famigerati Invalsi, cui ho dedicato altri articoli (link in fondo). A leggere Il fatto quotidiano,  da cui copio l’immagine, non sembrerebbe: riferisce delle “note disciplinari, lettere ai genitori e minacce di sospensione” da parte dei presidi agli alunni che hanno rifiutato/ pasticciato i i test. E Il sole 24 ore rammenta che “sindacati della scuola, comitati di genitori, organizzazioni studentesche, intellettuali e pedagoghi lamentano gli effetti perniciosi dei test standardizzati che l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo propone agli studenti di varie età, dalle elementari alle superiori, e ne promuovono boicottaggi.”.

Sono davvero perniciosi questi effetti?

Alcune forme di contestazione –prosegue Il sole…- partono da una questione di principio: il rifiuto radicale all’idea stessa di misurare e valutare i risultati della scuola, perché preludio di una aborrita concorrenza tra le varie scuole. Altre non si oppongono alla valutazione in sé, ma sostengono che “ che i test Invalsi non siano lo strumento adatto a (…) e offrano un’immagine riduttiva, immiserita dalla pretesa quantificatrice, della multidimensionalità dell’apprendimento” che la scuola offre.

Penso anch’io, come gli autori dell’articolo (“conoscere per deliberare” ammoniva Luigi Einaudi, ci rammentano Terlizzese e Lippi) che “se non si misura ciò che la scuola  fa (…)  è quasi impossibile garantire che essa svolga le sue funzioni” e che (…) un po’ di concorrenza sia una forza benefica”. C’è tuttavia un grosso “ma” sia davanti al pro che al contro.

“… nessuno ha un’idea chiara e, soprattutto, empiricamente fondata, di che cosa i test realmente misurino; non sappiamo se i risultati dei test abbiano una relazione sufficientemente robusta con altre misure, indipendenti, della qualità del processo formativo”. Il che lascia quanto meno perplessi.

Ci sarebbe però la novità cui mi riferivo in apertura: si chiama Eduscopio. La fondazione Agnelli ha di recente  collegato i voti ottenuti dagli studenti negli esami del primo anno di università alla scuola secondaria superiore da cui essi provengono. Viene così “misurata” la capacità delle singole scuole nel preparare gli studenti al passo successivo della loro carriera e dalle indicazioni scaturiscono, è ovvio, eventuali correttivi e migliorie formative.

Bisognerebbe ora, suggerisce l’articolo, “collegare i risultati delle prove Invalsi ottenuti nei vari istituti (…)  alla base dati Eduscopio, per avere la corrispondenza tra prove Invalsi ed esami universitari; si avrebbe in tal modo un riscontro, rilevante e indipendente, in grado di farci capire meglio che cosa i test misurino”.

Al momento non è possibile, perché  “l’Invalsi non mette a disposizione i dati“. Sarebbe bene che lo facesse – viene subito da pensare- consentendo le opportune analisi statistiche.  Ma se ritiene  “di non poter adottare una politica di maggiore trasparenza” (per la privacy, suppongo) ” potrebbe direttamente fare le elaborazioni necessarie e informare (…) studenti, famiglie e scuole dei risultati”, suggerisce l’articolo.

Per chi ha nipoti in età scolare, mi sembra un’informazione interessante.

 Nipoti sotto test  
Pubblicato da: virginialess | 29 aprile 2016

La nuora ideale (secondo la suocera)

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(Replica. Riprendo l’articolo perché una nuora mi ha scritto in privato sull’argomento. Il senso era: ma insomma, come vorrebbe  che fossi, la suocera?)

Bella, addormentata e ricca! Battute a parte, avevo in mente da un po’ di rispolverare l’argomento.  Nei commenti al decalogo le nuore sono in maggioranza; le suocere di cui si lamentano creano spesso problemi con la loro invadenza e indiscrezione. Vorrebbero gestire i nipoti, mantenere il controllo sul figlio e averlo accanto in continuazione, ordinare e disporre a casa sua, come se non avesse una moglie. Le povere nuore non riescono mai ad accontentarle e sono oggetto di critica qualunque cosa facciano. Bene, anzi malissimo.

Le suocere sono meno presenti, però alcune mi hanno scritto in privato, ovviamente per lamentarsi delle nuore. Ricavando  da corrispondenza, commenti e web quel che non va nel comportamento delle compagne del figlio, dovrebbe venir fuori, per contrapposizione, il modello ideale. Il meccanismo psicologico che contrappone le due donne, s’è detto più volte, ha a che fare con il possesso e la gelosia: la madre vede nella nuora chi spezzerà il legame con il figlio, e questa nella suocera  la rivale che non riuscirà a soppiantare. Non fa un bell’effetto, ma gli esperti concordano.

E dunque una delle critiche più frequenti alla nuora è quella di allontare, monopolizzare, rendere “nemico” il figliolo. Qualche nuora è in effetti maldisposta per principio, altre reagiscono per autodifesa… Ma insomma, primo precetto: la nuora ideale non deve mostrarsi ansiosa di sottrarre il marito alla famiglia d’origine. Parecchi genitori fanno fatica ad accettare la realtà di un figlio adulto; il distacco avverrà, ma occorre un po’ di pazienza.

“Mia nuora non accetta mai i miei consigli”, altra lamentela diffusa. Vale quel che si diceva sopra: la suocera deve abituarsi a  ritenere capace e autonoma la nuova famiglia. D’altra parte, purché non ne spari a raffica,  qualcuno dei suoi precetti può anche risultare utile… La nuora ideale ascolta i consigli della suocera (e mette in pratica quelli che vanno bene per lei!).

Benchè le suocere attuali siano spesso lavoratrici e indaffarate e s’occupino d’altro, qualcuna fa notare  alla nuora, comprensibilmente, meno esperta, i difetti della sua gestione domestica, ivi inclusa l’alimentazione e il benessere del marito. Non dovrebbe, si capisce, però alcune osservazioni  potrebbero avere un fondamento. La nuora ideale riconosce almeno l’insufficienza più grave e assicura che lei, insieme a  suo figlio (importante!), ci porranno rimedio.

Ed eccoci al punto più dolente, la reticenza della nuora ad affidare i figli alla suocera. Per la verità alcune si sono lamentate del contrario (vedi Nuore pesanti) cioè di doversene occupare a oltranza, ma ci sono molte neo-mamme contrarie per malintesa esclusività, insicurezza, gelosia. Naturalmente la suocera non deve pretendere di fare la vicemadre, ma se la sua presenza non è esagerata e  invasiva, la nuora ideale le consentirà di occuparsi del nipotino, senza dimostrare in modo palese la preferenza per la propria madre.

Altre considerazioni critiche delle suocere riguardano comportamenti che, più che essere tipici del rapporto con la nuora, riguardano la famiglia in genere e, in estrema sintesi, hanno a che fare con la buona educazione. La quale dovrebbe sempre regolare i rapporti  tra le persone, anche (soprattutto) se parenti o congiunti!

 

 

 

Pubblicato da: virginialess | 16 aprile 2016

“Quando i suoceri ti vengono a trovare”

8483324-tre-generazioni-di-una-famiglia-seduti-insieme-sulla-spiaggia-di-invernoPrendo spunto, come altre volte, da una ricerca. In questa forma, o in altre simili, la frase viene inserita ogni tanto da un visitatore del blog.
Naturalmente mi incuriosisce: sarà ansioso/a, infastidito/a, contento/a? Tenderei a usare il femminile (tuttavia tra gli iscritti figurano diversi uomini) e a immaginare una persona preoccupata. Non è detto che sia così, ma si tratta della situazione più frequente: una nuora, più o meno giovane, non gradisce granché la visita dei suoceri, magari per la durata di alcuni giorni in quanto vivono altrove.

Le regole collaudate per gestire al meglio le relazioni con i genitori di lui/lei sono  note, anch’io le ho rammentate  spesso. Se però l’autrice della frase è una nuora (o magari una coppia) alle prime armi, vale la pena di proporre un breve “ripasso”. La questione è tutt’altro che insignificante nella vita di coppia.

Infatti: secondo i dati Istat, la nostalgia dei genitori è uno dei fattori di maggior attrito tra marito e moglie (31%), peggiorato dalla frequente invadenza dei suoceri nella vita di coppia (27%). Ecco perché, secondo l’Ami (Ass. avvocati matrimonialisti it.), un matrimonio su tre entra in crisi per l’eccessiva interferenza da parte dei genitori di lui o di lei. (dati del 2014).   “In molti casi, è venuto a mancare il naturale svincolo dei figli dalla madre o in genere dalla famiglia d’origine”, spiega Lucia Paturzo, psicoterapeuta  di Udine (…) Spesso, però, i problemi nascono più per l’invadenza da parte dei suoceri. “Anche se è a fin di bene perché vogliono rendersi utili, l’eccessiva intromissione crea conflittualità all’interno della coppia.

Tornando al comportamento da tenere, questa volta, pur laica, cito alcuni consigli  pubblicati in  un sito religioso (il buon senso non è questione di fede).  Ecco un presupposto  fondamentale:  il vostro matrimonio viene prima dei vostri genitori. Uno degli obiettivi di base di un matrimonio è stabilire un senso di ‘compattezza’ tra marito e moglie. Creare o rinnovare il vostro senso di solidarietà con il partner può comportare una lacerazione con la famiglia d’origine”.

Perciò: se tu e il tuo coniuge non siete d’accordo su come gestire la relazione con i suoceri, impegnatevi per risolvere la questione tra voi, con uno spirito di collaborazione  Parlandone senza  accusarvi a vicenda di non essere abbastanza accondiscendenti/disponibili ecc. con i rispettivi genitori, ma decidendo insieme l’atteggiamento da assumere nelle situazioni più “spinose”.

Se la coppia è solida, “quando i suoceri ti  vengono a trovare” si comporterà normalmente, con pacata gentilezza, valorizzando gli aspetti positivi della relazione. “È importante andare d’accordo con i suoceri. Sono loro che hanno cresciuto il tuo coniuge e si sono presi cura di lui; a prescindere dai  difetti che  possono avere, li devi ringraziare per questo.” scrive saggiamente una fedele. Riesce meglio, è chiaro, quando i difetti sono di modesta entità.

 

 

Pubblicato da: virginialess | 2 aprile 2016

Nipoti autistici (2)

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Mi unisco alle testimonianze per la giornata dell’autismo da quando si è verificato l’episodio descritto dall’articolo in basso: alcuni genitori di Mugnano Villaricca (Na) allontanarono i figli dalla scuola primaria che ospitava dei bambini autistici.

La situazione di disagio era determinata anche dalla carenza del personale di sostegno, l’autismo si manifesta in forme di differente gravità: le generalizzazioni  vanno sempre evitate. Quest’anno il sindaco di Villaricca ha espresso la partecipazione del paese con  queste belle parole: “Non bisogna aspettare che simil cose ci tocchino in prima persona, ma è fondamentale dare il nostro supporto e la nostra vicinanza, ai bambini e alle loro famiglie. Non dobbiamo essere necessariamente medici o esperti in materia, bastano anche piccoli gesti per esserci”.

Noi nonne condividiamo in pieno, ne sono sicura. E tuttavia ho esitato a riproporre un pezzo sull’argomento perché ritorno con il pensiero a Chiara Ferraro e al suo papà (nella foto). La ragazza, 25 anni, si è presentata alle primarie del PD quale candidato sindaco di Roma; non sapevo che avesse già partecipato alle amministrative del 2013 nelle lista di Marino. La sua presenza in politica “vuol dare voce ai malati di autismo” abbiamo appreso da molti media. Ha raccolto mille firme, la metà del necessario, ma c’è stata una sorta di “cessione” di quelle eccedenti e potrà concorrere.

«Mia figlia è una ragazza con una disabilità grave che non potrà mai guarire. Ma non per questo ci dobbiamo nascondere. E le istituzioni non ci possono rifiutare. Quello che è accaduto è un passaggio di grande civiltà, ero commosso. E lei si sente una principessa» ha detto il padre. È davvero così?

Eccoli da Lucia Annunziata con gli altri candidati sindaco. Avevo perso la trasmissione In mezz’ora del 28 febbraio e l’ho guardata in streaming dopo aver letto alcuni commenti sfavorevoli. Non mi sento in grado di giudicare fin dove sia legittimo e (soprattutto) umano spingere la “lotta” per il riconoscimento dei (giustissimi) diritti di tutte le persone disabili. Però ho  avvertito con grande pena il palese disagio di Chiara.

 

Nipoti autistici
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-30634875-f2ab-4eba-9fe9-1dbe0b48e9ec.html
Pubblicato da: virginialess | 26 marzo 2016

Auguri a noi nonne!

uovo_gigante_muggiaAnche questa volta ho trovato in rete un bell’uovo gigante per accompagnare i miei auguri!

Pesa 50 kg. e l’hanno offerto le compagnie che organizzano il carnevale di Muggia (Trieste); per la  verità è stato già aperto, in piazza il 20 pomeriggio.

Non ho trovato una fotografia dei cittadini intenti a dividersi il cioccolato. In letizia, si spera,  come ci auguriamo di fare tutte noi, magari in compagnia dei nipotini.

Pubblicato da: virginialess | 11 marzo 2016

Mantenere i nipoti (cosa prevede la legge)

imagesNe ho scritto in  varie occasioni (inserite il titolo nella casella di ricerca), riferendo novità normative e sentenze. Poichè la domanda mi viene regolarmente riproposta, questa volta utilizzo un articolo che riassume lo stato legale della questione (http://www.valeriamazzotta.it/?p=3288) Il titolo suona già esplicativo: i nonni devono mantenere i nipoti, ma solo in via sussidiaria rispetto ai genitori.

Hanno cioè l’obbligo di intervenire economicamente quando questi non hanno mezzi sufficienti (…) per adempiere   ai loro doveri nei confronti della prole (lo prevede l’art. 316 bis c.c. che regola l’obbligo per gli ascendenti di contribuire al mantenimento dei nipoti).

Cosa intende la giurisprudenza per “mezzi insufficienti”? Ecco la definizione: assenza di ogni risorsa economica; (…) omissione volontaria da parte di entrambi i genitori; (…) omissione volontaria di uno solo dei genitori nel caso in cui l’altro non abbia la disponibilità di provvedere al mantenimento dei propri figli. In tal senso si è espressa ripetutamente la giurisprudenza.

Ho messo in grassetto la frase:  sentenze della Cassazione   esentano i nonni  dal versare l’assegno di mantenimento  in luogo del genitore inadempiente se l’altro ha mezzi sufficienti. Ne ho citata altrove una: la mamma chiamava in causa il nonno paterno, ma era in grado di provvedere da sola ai figlioli. Avrebbe naturalmente potuto citare in giudizio il padre/ex marito per ottenere quanto le spettava, ma il suocero, pur benestante, non era tenuto a pagare in sostituzione del  figlio.

Questa dunque la normativa: i nonni dovranno mantenere i nipoti se: 1)i genitori sono in grave difficoltà economica 2) essi non “vogliono” mantenerli (commettendo ovviamente un reato) 3) provvede uno solo dei genitori, il quale  non ha mezzi sufficienti.

Si fa ricorso alla legge, è chiaro, quando la situazione (critica) lo richiede. Nella normalità quotidiana, molti anziani supportano economicamente figli e nipoti. Non mancano purtroppo le giovani famiglie che ne hanno davvero bisogno per arrivare, uso la frase fatta, alla fine del mese. In altre, non  disagiate, essi intervengono per consentire quel “di più” (auto nuova, vacanze, abiti firmati, palestre ecc.) che papà e mamma non potrebbero permettersi.

Mi chiedo ogni tanto se questa  generosità dei nonni, in sè  lodevole, non contribuisca a ritardare la piena “maturità” dei genitori e ne comprometta in certo senso l’autorevolezza davanti ai figli/nipoti.

Pubblicato da: virginialess | 3 marzo 2016

Nipoti “arcobaleno”

Il dibattito sulle unioni civili si è protratto a lungo, i media ne hanno parlato ogni giorno: noi nonne siamo informate.  Per l’assenza di norme il nostro paese era a rischio di sanzione europea; l’opinione pubblica si mostrava convinta ormai da anni della necessità di una legislazione inclusiva delle coppie  omosessuali. Quanto alla dibattuta stepchild adoction, infine stralciata, i sondaggi di cui ho letto la davano in lieve minoranza.

familyTuttavia le famiglie  composte da soggetti diversi dai tradizionali mamma e papà sono, in base a stime prudenziali, più di centomila e la loro configurazione è più “variegata” di quanto s’immagina: arcobaleno, infatti, è il termine che le  designa. Ne troviamo di “omogenitoriali ricomposte”, in cui una coppia omosessuale ha avuto figli da un precedente matrimonio, o invece di famiglie a fondazione omosessuale, in cui una coppia lesbica o gay ha avuto dei figli suoi tramite Procreazione Medicalmente Assistita. Ancora diverse sono le famiglie a fondazione allargata (tri- o tetragenitoriali), in cui la co-genitorialità è condivisa da due coppie omosessuali, o da una coppia omosessuale e una persona di sesso diverso. (http://bambinizerotre.it/omogenitorialita-intervista-al-dott-federico-ferrari/)

L’argomento “forte” di chi è contrario al loro  pieno riconoscimento giuridico, di cui la stepchild sarebbe stata il primo passo, è il benessere del bambino, che risulterebbe compromesso da  situazioni anomale. È davvero così? Ovviamente la casistica disponibile sulle famiglie  arcobaleno è al momento limitata, ma non conferma questo timore. Ne ho già scritto negli articoli linkati in basso.

Nell’intervista il dott. Ferrari afferma: la loro funzionalità non dipende dal sesso dei genitori, ma dalla loro capacità di amare, prendersi cura e offrire contenimento ai propri figli, nonché dalla qualità delle relazioni tra le diverse figure genitoriali. In genere le difficoltà nascono dai tentativi di nascondere agli altri qualcosa che è perfettamente evidente ai figli, invece di offrire loro gli strumenti per parlarne liberamente e con piena cognizione. è quindi fondamentale che ogni conformazione familiare venga riconosciuta nella sua liceità e rimandata ai bambini come “buona” e degna di riconoscimento. 

E più avanti: ...il riconoscimento legale delle coppie omosessuali  la possibilità per il genitore non biologico di adottare il proprio figlio rappresentano un passo fondamentale e necessario a garantire questi bambini: tanto nel dare loro la sicurezza di una rete solida di relazioni di fronte alle avversità, quanto nell’offrire loro un senso di completo riconoscimento e una tutela definitiva dal dubbio che le loro famiglie siano per qualche ragione di serie B.

L’articolo, che vi consiglio di leggere per intero, risale al 2012. Noi abbiamo appena varato sotanto il riconoscimento; i centomila bambini, ormai più numerosi è facile supporre, possono aspettare!

Nipoti con genitori gay  
Nipotina con due mamme

 

Pubblicato da: virginialess | 21 febbraio 2016

Eco: rimpianto e memoria

EcoApprezzo Umberto  Eco fin dai tempi dell’università come prof,  saggista e lettore “accorto”;  da Il nome della rosa anche come romanziere. L’ho incontrato in un paio di convegni: sapienziale e ruvido, ma autoironico e disponibile.

E nel blog ho attinto più volte alle sue considerazioni. Utilizzo due articoli per rendergli il mio modesto omaggio.

Il celebre vaso   di Matisse  mi sembra adatto alla ricorrenza… E spero proprio che Umberto Eco avesse in mente un bel pesce d’aprile con l’odierna ” bustina di Minerva”. Racconta infatti dello smarrimento di alcuni suoi colleghi, prof. universitari, davanti a uno studente del triennio il quale,  trovando il nome di Nino Bixio,   ha letto  “Nino Biperio”. La spiegazione è che, avvezzo  (soltanto?) agli SMS –  xché, xcome ecc.- il ragazzo ha equivocato.

Scuola dei nipoti e pesce d’aprile

L’ultimo numero de l’Espresso contiene un fascicolo di lettere.

Personaggi della cultura, della scienza e dello spettacolo scrivono ai figli o ai nipoti spiegando ciò  che desiderano e augurano  per l’anno  appena iniziato.  Umberto Eco, semiologo e scrittore che apprezzo, tesse   l’elogio della memoria. Sono molto d’accordo e mi permetterò   più avanti  di citarne qualche brano.  Ai tempi di noi nonne la memoria veniva, dalla “Vispa Teresa” in avanti, esercitata obbligatoriamente     almeno a scuola, e lo scolaro negligente di solito sanzionato, con il pieno appoggio dei genitori. Recitare poesie e prose è  inusuale da un pezzo (ma sembra alle porte un recupero) e a essere messi sotto accusa se i figli non studiano sono piuttosto i docenti. Malissimo, si capisce, sia quanto a educazione che a “tenuta” intellettuale. La memoria, scrive Eco “è  un muscolo…

images eco

 

Pubblicato da: virginialess | 12 febbraio 2016

Nonne eccessive o nuore scortesi?

Ripropongo l’articolo perché una nonna  mi ha scritto in privato esprimendo un’analoga  preoccupazione. Non mancano d’altra parte le nuore timorose  che la suocera “si impadronisca” del nipotino. Entrambe dovrebbero dimostrare, anzitutto nell’interesse del piccolo, un doveroso equilibrio…

“Spero e prego che mia nuora mi faccia fare la nonna quanto lo desidero”

Trovo eccessiva, lo confesso, la frase di questa fresca (o futura) nonna. Mi comunica  ansia,  dà l’idea di una condizione emotiva poco serena, in cui l’ aspettativa delle gioie nonnesche è commista al timore di chissà quali frustranti limitazioni e divieti.  E mi chiedo se sia lei a intendere il suo ruolo in maniera per così dire esagerata (non deve), oppure se abbia una nuora prevenuta, possessiva, scortese (malissimo), la quale ha già palesato l’intenzione di  porre dei “paletti” tra  lei e il nipotino. In entrambi i casi il rapporto tra loro  presenta qualche elemento “dubbio”, sulla cui origine nulla sappiamo.

Ipotizziamo comunque la prima situazione. La nostra nonna deve imporsi serenità e discrezione; ben guardandosi dall’assumere un ruolo materno che non le compete affatto. Come ho già scritto tante volte, il nostro compito è quello di offrire alle famiglie dei  figli attenzione e supporto, quando utile e ben accetto, non certo quello di “prendere possesso” dei nipoti e gestirli secondo i nostri criteri e desideri. Tocca ai genitori occuparsene e noi non possiamo permetterci di criticare  la loro gestione della prole.  Consentito qualche prudente consiglio. Ho anche messo in guardia le nonne troppo presenti e provvide: guardiamoci bene dal far coincidere la nostra vita con quella di figli e nipoti. Dobbiamo continuare la nostra, occuparci del marito, coltivare gli interessi di prima e magari scoprirne di nuovi. Altrimenti, oltre a infastidire nostra nuora (o al contrario metterci al suo servizio: capita) entreremo in crisi  quando i nipoti non avranno più bisogno di noi. Affettuose e disponibili, dunque, evitando però ogni eccesso e invasione di campo.

Passo ora alla seconda ipotesi. La nuora dimostra scarso gradimento per la suocera, non desidera vedersela attorno, men che mai affidarle il nipote. Il suo atteggiamento può essere immotivato  e per così dire maniacale, oppure poggiare su qualche fondamento, nel senso che in altre circostanze la mamma di lui  si è dimostrata invadente, polemica eccetera. Anche in questo caso, occorre  fare appello al senso della misura, senza dimenticare il ruolo del marito. Il poveretto, cui va tutta la mia comprensione, è purtroppo chiamato a mediare, nel superiore interesse dei bambini di casa. Ricada infatti sulla moglie o sulla madre la maggiore responsabilità della sgradevole situazione, i rapporti con i nonni hanno una riconosciuta valenza nello sviluppo affettivo dei figli e vanno – salvo casi gravissimi – coltivati con equilibrio e attenzione. La nonna invadente va “gestita”, non estromessa; la nuora esclusivista e gelosa deve imparare a controllarsi. Che fatica!  Come sarebbe bello se ognuno, conoscendo se stesso, evitasse di costituire un problema…

Pubblicato da: virginialess | 3 febbraio 2016

Nonni stanchi

indexIl titolo lo ricavo dal motore di ricerca: qualche lettore è arrivato qui cercando opinioni, e forse  conforto, nel web. Non fa meraviglia: di nonni stanchi, basta guardarsi attorno anche nella nostra cerchia, ce ne sono parecchi. Ne avevo scritto nell’articolo linkato in basso.

Per la maggioranza  si tratta di un affaticamento “felice”: amiamo i nostri nipoti e ci sentiamo gratificati dalla loro vicinanza. I figli/genitori ne sono, salvo casi particolari, ben contenti e -mi consento la dietrologia- portati a enfatizzare la nostra soddisfazione. Guardate per esempio cosa ha scritto proprio ieri Graziella, su http://www.bebeblog.it/

Ho visto compassati signori tra i 70 e i 75 anni gettarsi per terra e farsi scalare dai nipotini. Ho visto donne con reumatismi sollevare bambini come piume. Ho visto padri severissimi che non permettevano ai figli di alzarsi da tavola finché il piatto non era pulito, dire della nipotina: “Lasciala stare, poverina. Non ha fame, non forzarla”. Ho visto stimati professionisti correre come cavalli e nitrire.  Divertente, e in effetti se ne vedono.

Non così dinamici i genitori: di sera io e il padre siamo due stracci, mentre i nonni, per quanto stanchi, scodinzolano felici saltellando per stare con la nipote. E quando, volentieri,  gliela lasciano, sono convinti di compiere un’opera meritoria: li facciamo abbondantemente sfogare, questi giovani attempati. Un rapido passaggio di consegne, che consiste nel dire “Tieni, questa è la sua valigia”, e molliamo l’elisir di lunga vita ai nonni.

Perché i nipoti allungano la vita dei nonni, ma (conclude onestamente Graziella) i nonni allungano quella dei genitori.

È proprio vero che star dietro ai nipoti ci allunga la vita? Faccio un giro in rete, dovo trovo studi e pareri molto più prudenziali. Questo articolo dal titolo eloquente (corriere.it/2014/04/14/accudire-i-nipoti-fa-star-bene-ma-con-moderazione/), dopo aver descritto i molti compiti che i nonni di necessità svolgono, nel Belpaese così carente di supporti per l’infanzia, recita:

Si parla spesso delle conseguenze positive o negative per i bambini, ma poco si parla delle conseguenze sui nonni: fa bene alla loro salute? Uno studio australiano da poco pubblicato su Menopause conclude che accudire i nipoti quando si ha una certa età fa bene, aiuta a mantenersi in forma e allenare la memoria contrastando l’insorgere di forme di demenza come l’Alzheimer, ma occorre farlo con moderazione. L’ideale è una volta a settimana, perché chi lo fa per cinque giorni o più risulta affaticato e le sue performance in fatto di memoria e rapidità di processi mentali sono decisamente ridotte.

La conclusione, care nonne, è ovviamente quella condotta ragionevole tante volte esaminata anche qui: non sopravvalutare le forze e rendersi disponibili senza eccessi.


 Nonni (troppo?) impegnati

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