Pubblicato da: virginialess | 17 maggio 2016

Nipoti sotto test 3

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C’è qualche novità e forse un passo avanti a proposito dei famigerati Invalsi, cui ho dedicato altri articoli (link in fondo). A leggere Il fatto quotidiano,  da cui copio l’immagine, non sembrerebbe: riferisce delle “note disciplinari, lettere ai genitori e minacce di sospensione” da parte dei presidi agli alunni che hanno rifiutato/ pasticciato i i test. E Il sole 24 ore rammenta che “sindacati della scuola, comitati di genitori, organizzazioni studentesche, intellettuali e pedagoghi lamentano gli effetti perniciosi dei test standardizzati che l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo propone agli studenti di varie età, dalle elementari alle superiori, e ne promuovono boicottaggi.”.

Sono davvero perniciosi questi effetti?

Alcune forme di contestazione –prosegue Il sole…- partono da una questione di principio: il rifiuto radicale all’idea stessa di misurare e valutare i risultati della scuola, perché preludio di una aborrita concorrenza tra le varie scuole. Altre non si oppongono alla valutazione in sé, ma sostengono che “ che i test Invalsi non siano lo strumento adatto a (…) e offrano un’immagine riduttiva, immiserita dalla pretesa quantificatrice, della multidimensionalità dell’apprendimento” che la scuola offre.

Penso anch’io, come gli autori dell’articolo (“conoscere per deliberare” ammoniva Luigi Einaudi, ci rammentano Terlizzese e Lippi) che “se non si misura ciò che la scuola  fa (…)  è quasi impossibile garantire che essa svolga le sue funzioni” e che (…) un po’ di concorrenza sia una forza benefica”. C’è tuttavia un grosso “ma” sia davanti al pro che al contro.

“… nessuno ha un’idea chiara e, soprattutto, empiricamente fondata, di che cosa i test realmente misurino; non sappiamo se i risultati dei test abbiano una relazione sufficientemente robusta con altre misure, indipendenti, della qualità del processo formativo”. Il che lascia quanto meno perplessi.

Ci sarebbe però la novità cui mi riferivo in apertura: si chiama Eduscopio. La fondazione Agnelli ha di recente  collegato i voti ottenuti dagli studenti negli esami del primo anno di università alla scuola secondaria superiore da cui essi provengono. Viene così “misurata” la capacità delle singole scuole nel preparare gli studenti al passo successivo della loro carriera e dalle indicazioni scaturiscono, è ovvio, eventuali correttivi e migliorie formative.

Bisognerebbe ora, suggerisce l’articolo, “collegare i risultati delle prove Invalsi ottenuti nei vari istituti (…)  alla base dati Eduscopio, per avere la corrispondenza tra prove Invalsi ed esami universitari; si avrebbe in tal modo un riscontro, rilevante e indipendente, in grado di farci capire meglio che cosa i test misurino”.

Al momento non è possibile, perché  “l’Invalsi non mette a disposizione i dati“. Sarebbe bene che lo facesse – viene subito da pensare- consentendo le opportune analisi statistiche.  Ma se ritiene  “di non poter adottare una politica di maggiore trasparenza” (per la privacy, suppongo) ” potrebbe direttamente fare le elaborazioni necessarie e informare (…) studenti, famiglie e scuole dei risultati”, suggerisce l’articolo.

Per chi ha nipoti in età scolare, mi sembra un’informazione interessante.

 Nipoti sotto test  
Pubblicato da: virginialess | 29 aprile 2016

La nuora ideale (secondo la suocera)

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(Replica. Riprendo l’articolo perché una nuora mi ha scritto in privato sull’argomento. Il senso era: ma insomma, come vorrebbe  che fossi, la suocera?)

Bella, addormentata e ricca! Battute a parte, avevo in mente da un po’ di rispolverare l’argomento.  Nei commenti al decalogo le nuore sono in maggioranza; le suocere di cui si lamentano creano spesso problemi con la loro invadenza e indiscrezione. Vorrebbero gestire i nipoti, mantenere il controllo sul figlio e averlo accanto in continuazione, ordinare e disporre a casa sua, come se non avesse una moglie. Le povere nuore non riescono mai ad accontentarle e sono oggetto di critica qualunque cosa facciano. Bene, anzi malissimo.

Le suocere sono meno presenti, però alcune mi hanno scritto in privato, ovviamente per lamentarsi delle nuore. Ricavando  da corrispondenza, commenti e web quel che non va nel comportamento delle compagne del figlio, dovrebbe venir fuori, per contrapposizione, il modello ideale. Il meccanismo psicologico che contrappone le due donne, s’è detto più volte, ha a che fare con il possesso e la gelosia: la madre vede nella nuora chi spezzerà il legame con il figlio, e questa nella suocera  la rivale che non riuscirà a soppiantare. Non fa un bell’effetto, ma gli esperti concordano.

E dunque una delle critiche più frequenti alla nuora è quella di allontare, monopolizzare, rendere “nemico” il figliolo. Qualche nuora è in effetti maldisposta per principio, altre reagiscono per autodifesa… Ma insomma, primo precetto: la nuora ideale non deve mostrarsi ansiosa di sottrarre il marito alla famiglia d’origine. Parecchi genitori fanno fatica ad accettare la realtà di un figlio adulto; il distacco avverrà, ma occorre un po’ di pazienza.

“Mia nuora non accetta mai i miei consigli”, altra lamentela diffusa. Vale quel che si diceva sopra: la suocera deve abituarsi a  ritenere capace e autonoma la nuova famiglia. D’altra parte, purché non ne spari a raffica,  qualcuno dei suoi precetti può anche risultare utile… La nuora ideale ascolta i consigli della suocera (e mette in pratica quelli che vanno bene per lei!).

Benchè le suocere attuali siano spesso lavoratrici e indaffarate e s’occupino d’altro, qualcuna fa notare  alla nuora, comprensibilmente, meno esperta, i difetti della sua gestione domestica, ivi inclusa l’alimentazione e il benessere del marito. Non dovrebbe, si capisce, però alcune osservazioni  potrebbero avere un fondamento. La nuora ideale riconosce almeno l’insufficienza più grave e assicura che lei, insieme a  suo figlio (importante!), ci porranno rimedio.

Ed eccoci al punto più dolente, la reticenza della nuora ad affidare i figli alla suocera. Per la verità alcune si sono lamentate del contrario (vedi Nuore pesanti) cioè di doversene occupare a oltranza, ma ci sono molte neo-mamme contrarie per malintesa esclusività, insicurezza, gelosia. Naturalmente la suocera non deve pretendere di fare la vicemadre, ma se la sua presenza non è esagerata e  invasiva, la nuora ideale le consentirà di occuparsi del nipotino, senza dimostrare in modo palese la preferenza per la propria madre.

Altre considerazioni critiche delle suocere riguardano comportamenti che, più che essere tipici del rapporto con la nuora, riguardano la famiglia in genere e, in estrema sintesi, hanno a che fare con la buona educazione. La quale dovrebbe sempre regolare i rapporti  tra le persone, anche (soprattutto) se parenti o congiunti!

 

 

 

Pubblicato da: virginialess | 16 aprile 2016

“Quando i suoceri ti vengono a trovare”

8483324-tre-generazioni-di-una-famiglia-seduti-insieme-sulla-spiaggia-di-invernoPrendo spunto, come altre volte, da una ricerca. In questa forma, o in altre simili, la frase viene inserita ogni tanto da un visitatore del blog.
Naturalmente mi incuriosisce: sarà ansioso/a, infastidito/a, contento/a? Tenderei a usare il femminile (tuttavia tra gli iscritti figurano diversi uomini) e a immaginare una persona preoccupata. Non è detto che sia così, ma si tratta della situazione più frequente: una nuora, più o meno giovane, non gradisce granché la visita dei suoceri, magari per la durata di alcuni giorni in quanto vivono altrove.

Le regole collaudate per gestire al meglio le relazioni con i genitori di lui/lei sono  note, anch’io le ho rammentate  spesso. Se però l’autrice della frase è una nuora (o magari una coppia) alle prime armi, vale la pena di proporre un breve “ripasso”. La questione è tutt’altro che insignificante nella vita di coppia.

Infatti: secondo i dati Istat, la nostalgia dei genitori è uno dei fattori di maggior attrito tra marito e moglie (31%), peggiorato dalla frequente invadenza dei suoceri nella vita di coppia (27%). Ecco perché, secondo l’Ami (Ass. avvocati matrimonialisti it.), un matrimonio su tre entra in crisi per l’eccessiva interferenza da parte dei genitori di lui o di lei. (dati del 2014).   “In molti casi, è venuto a mancare il naturale svincolo dei figli dalla madre o in genere dalla famiglia d’origine”, spiega Lucia Paturzo, psicoterapeuta  di Udine (…) Spesso, però, i problemi nascono più per l’invadenza da parte dei suoceri. “Anche se è a fin di bene perché vogliono rendersi utili, l’eccessiva intromissione crea conflittualità all’interno della coppia.

Tornando al comportamento da tenere, questa volta, pur laica, cito alcuni consigli  pubblicati in  un sito religioso (il buon senso non è questione di fede).  Ecco un presupposto  fondamentale:  il vostro matrimonio viene prima dei vostri genitori. Uno degli obiettivi di base di un matrimonio è stabilire un senso di ‘compattezza’ tra marito e moglie. Creare o rinnovare il vostro senso di solidarietà con il partner può comportare una lacerazione con la famiglia d’origine”.

Perciò: se tu e il tuo coniuge non siete d’accordo su come gestire la relazione con i suoceri, impegnatevi per risolvere la questione tra voi, con uno spirito di collaborazione  Parlandone senza  accusarvi a vicenda di non essere abbastanza accondiscendenti/disponibili ecc. con i rispettivi genitori, ma decidendo insieme l’atteggiamento da assumere nelle situazioni più “spinose”.

Se la coppia è solida, “quando i suoceri ti  vengono a trovare” si comporterà normalmente, con pacata gentilezza, valorizzando gli aspetti positivi della relazione. “È importante andare d’accordo con i suoceri. Sono loro che hanno cresciuto il tuo coniuge e si sono presi cura di lui; a prescindere dai  difetti che  possono avere, li devi ringraziare per questo.” scrive saggiamente una fedele. Riesce meglio, è chiaro, quando i difetti sono di modesta entità.

 

 

Pubblicato da: virginialess | 2 aprile 2016

Nipoti autistici (2)

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Mi unisco alle testimonianze per la giornata dell’autismo da quando si è verificato l’episodio descritto dall’articolo in basso: alcuni genitori di Mugnano Villaricca (Na) allontanarono i figli dalla scuola primaria che ospitava dei bambini autistici.

La situazione di disagio era determinata anche dalla carenza del personale di sostegno, l’autismo si manifesta in forme di differente gravità: le generalizzazioni  vanno sempre evitate. Quest’anno il sindaco di Villaricca ha espresso la partecipazione del paese con  queste belle parole: “Non bisogna aspettare che simil cose ci tocchino in prima persona, ma è fondamentale dare il nostro supporto e la nostra vicinanza, ai bambini e alle loro famiglie. Non dobbiamo essere necessariamente medici o esperti in materia, bastano anche piccoli gesti per esserci”.

Noi nonne condividiamo in pieno, ne sono sicura. E tuttavia ho esitato a riproporre un pezzo sull’argomento perché ritorno con il pensiero a Chiara Ferraro e al suo papà (nella foto). La ragazza, 25 anni, si è presentata alle primarie del PD quale candidato sindaco di Roma; non sapevo che avesse già partecipato alle amministrative del 2013 nelle lista di Marino. La sua presenza in politica “vuol dare voce ai malati di autismo” abbiamo appreso da molti media. Ha raccolto mille firme, la metà del necessario, ma c’è stata una sorta di “cessione” di quelle eccedenti e potrà concorrere.

«Mia figlia è una ragazza con una disabilità grave che non potrà mai guarire. Ma non per questo ci dobbiamo nascondere. E le istituzioni non ci possono rifiutare. Quello che è accaduto è un passaggio di grande civiltà, ero commosso. E lei si sente una principessa» ha detto il padre. È davvero così?

Eccoli da Lucia Annunziata con gli altri candidati sindaco. Avevo perso la trasmissione In mezz’ora del 28 febbraio e l’ho guardata in streaming dopo aver letto alcuni commenti sfavorevoli. Non mi sento in grado di giudicare fin dove sia legittimo e (soprattutto) umano spingere la “lotta” per il riconoscimento dei (giustissimi) diritti di tutte le persone disabili. Però ho  avvertito con grande pena il palese disagio di Chiara.

 

Nipoti autistici
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-30634875-f2ab-4eba-9fe9-1dbe0b48e9ec.html
Pubblicato da: virginialess | 26 marzo 2016

Auguri a noi nonne!

uovo_gigante_muggiaAnche questa volta ho trovato in rete un bell’uovo gigante per accompagnare i miei auguri!

Pesa 50 kg. e l’hanno offerto le compagnie che organizzano il carnevale di Muggia (Trieste); per la  verità è stato già aperto, in piazza il 20 pomeriggio.

Non ho trovato una fotografia dei cittadini intenti a dividersi il cioccolato. In letizia, si spera,  come ci auguriamo di fare tutte noi, magari in compagnia dei nipotini.

Pubblicato da: virginialess | 11 marzo 2016

Mantenere i nipoti (cosa prevede la legge)

imagesNe ho scritto in  varie occasioni (inserite il titolo nella casella di ricerca), riferendo novità normative e sentenze. Poichè la domanda mi viene regolarmente riproposta, questa volta utilizzo un articolo che riassume lo stato legale della questione (http://www.valeriamazzotta.it/?p=3288) Il titolo suona già esplicativo: i nonni devono mantenere i nipoti, ma solo in via sussidiaria rispetto ai genitori.

Hanno cioè l’obbligo di intervenire economicamente quando questi non hanno mezzi sufficienti (…) per adempiere   ai loro doveri nei confronti della prole (lo prevede l’art. 316 bis c.c. che regola l’obbligo per gli ascendenti di contribuire al mantenimento dei nipoti).

Cosa intende la giurisprudenza per “mezzi insufficienti”? Ecco la definizione: assenza di ogni risorsa economica; (…) omissione volontaria da parte di entrambi i genitori; (…) omissione volontaria di uno solo dei genitori nel caso in cui l’altro non abbia la disponibilità di provvedere al mantenimento dei propri figli. In tal senso si è espressa ripetutamente la giurisprudenza.

Ho messo in grassetto la frase:  sentenze della Cassazione   esentano i nonni  dal versare l’assegno di mantenimento  in luogo del genitore inadempiente se l’altro ha mezzi sufficienti. Ne ho citata altrove una: la mamma chiamava in causa il nonno paterno, ma era in grado di provvedere da sola ai figlioli. Avrebbe naturalmente potuto citare in giudizio il padre/ex marito per ottenere quanto le spettava, ma il suocero, pur benestante, non era tenuto a pagare in sostituzione del  figlio.

Questa dunque la normativa: i nonni dovranno mantenere i nipoti se: 1)i genitori sono in grave difficoltà economica 2) essi non “vogliono” mantenerli (commettendo ovviamente un reato) 3) provvede uno solo dei genitori, il quale  non ha mezzi sufficienti.

Si fa ricorso alla legge, è chiaro, quando la situazione (critica) lo richiede. Nella normalità quotidiana, molti anziani supportano economicamente figli e nipoti. Non mancano purtroppo le giovani famiglie che ne hanno davvero bisogno per arrivare, uso la frase fatta, alla fine del mese. In altre, non  disagiate, essi intervengono per consentire quel “di più” (auto nuova, vacanze, abiti firmati, palestre ecc.) che papà e mamma non potrebbero permettersi.

Mi chiedo ogni tanto se questa  generosità dei nonni, in sè  lodevole, non contribuisca a ritardare la piena “maturità” dei genitori e ne comprometta in certo senso l’autorevolezza davanti ai figli/nipoti.

Pubblicato da: virginialess | 3 marzo 2016

Nipoti “arcobaleno”

Il dibattito sulle unioni civili si è protratto a lungo, i media ne hanno parlato ogni giorno: noi nonne siamo informate.  Per l’assenza di norme il nostro paese era a rischio di sanzione europea; l’opinione pubblica si mostrava convinta ormai da anni della necessità di una legislazione inclusiva delle coppie  omosessuali. Quanto alla dibattuta stepchild adoction, infine stralciata, i sondaggi di cui ho letto la davano in lieve minoranza.

familyTuttavia le famiglie  composte da soggetti diversi dai tradizionali mamma e papà sono, in base a stime prudenziali, più di centomila e la loro configurazione è più “variegata” di quanto s’immagina: arcobaleno, infatti, è il termine che le  designa. Ne troviamo di “omogenitoriali ricomposte”, in cui una coppia omosessuale ha avuto figli da un precedente matrimonio, o invece di famiglie a fondazione omosessuale, in cui una coppia lesbica o gay ha avuto dei figli suoi tramite Procreazione Medicalmente Assistita. Ancora diverse sono le famiglie a fondazione allargata (tri- o tetragenitoriali), in cui la co-genitorialità è condivisa da due coppie omosessuali, o da una coppia omosessuale e una persona di sesso diverso. (http://bambinizerotre.it/omogenitorialita-intervista-al-dott-federico-ferrari/)

L’argomento “forte” di chi è contrario al loro  pieno riconoscimento giuridico, di cui la stepchild sarebbe stata il primo passo, è il benessere del bambino, che risulterebbe compromesso da  situazioni anomale. È davvero così? Ovviamente la casistica disponibile sulle famiglie  arcobaleno è al momento limitata, ma non conferma questo timore. Ne ho già scritto negli articoli linkati in basso.

Nell’intervista il dott. Ferrari afferma: la loro funzionalità non dipende dal sesso dei genitori, ma dalla loro capacità di amare, prendersi cura e offrire contenimento ai propri figli, nonché dalla qualità delle relazioni tra le diverse figure genitoriali. In genere le difficoltà nascono dai tentativi di nascondere agli altri qualcosa che è perfettamente evidente ai figli, invece di offrire loro gli strumenti per parlarne liberamente e con piena cognizione. è quindi fondamentale che ogni conformazione familiare venga riconosciuta nella sua liceità e rimandata ai bambini come “buona” e degna di riconoscimento. 

E più avanti: ...il riconoscimento legale delle coppie omosessuali  la possibilità per il genitore non biologico di adottare il proprio figlio rappresentano un passo fondamentale e necessario a garantire questi bambini: tanto nel dare loro la sicurezza di una rete solida di relazioni di fronte alle avversità, quanto nell’offrire loro un senso di completo riconoscimento e una tutela definitiva dal dubbio che le loro famiglie siano per qualche ragione di serie B.

L’articolo, che vi consiglio di leggere per intero, risale al 2012. Noi abbiamo appena varato sotanto il riconoscimento; i centomila bambini, ormai più numerosi è facile supporre, possono aspettare!

Nipoti con genitori gay  
Nipotina con due mamme

 

Pubblicato da: virginialess | 21 febbraio 2016

Eco: rimpianto e memoria

EcoApprezzo Umberto  Eco fin dai tempi dell’università come prof,  saggista e lettore “accorto”;  da Il nome della rosa anche come romanziere. L’ho incontrato in un paio di convegni: sapienziale e ruvido, ma autoironico e disponibile.

E nel blog ho attinto più volte alle sue considerazioni. Utilizzo due articoli per rendergli il mio modesto omaggio.

Il celebre vaso   di Matisse  mi sembra adatto alla ricorrenza… E spero proprio che Umberto Eco avesse in mente un bel pesce d’aprile con l’odierna ” bustina di Minerva”. Racconta infatti dello smarrimento di alcuni suoi colleghi, prof. universitari, davanti a uno studente del triennio il quale,  trovando il nome di Nino Bixio,   ha letto  “Nino Biperio”. La spiegazione è che, avvezzo  (soltanto?) agli SMS –  xché, xcome ecc.- il ragazzo ha equivocato.

Scuola dei nipoti e pesce d’aprile

L’ultimo numero de l’Espresso contiene un fascicolo di lettere.

Personaggi della cultura, della scienza e dello spettacolo scrivono ai figli o ai nipoti spiegando ciò  che desiderano e augurano  per l’anno  appena iniziato.  Umberto Eco, semiologo e scrittore che apprezzo, tesse   l’elogio della memoria. Sono molto d’accordo e mi permetterò   più avanti  di citarne qualche brano.  Ai tempi di noi nonne la memoria veniva, dalla “Vispa Teresa” in avanti, esercitata obbligatoriamente     almeno a scuola, e lo scolaro negligente di solito sanzionato, con il pieno appoggio dei genitori. Recitare poesie e prose è  inusuale da un pezzo (ma sembra alle porte un recupero) e a essere messi sotto accusa se i figli non studiano sono piuttosto i docenti. Malissimo, si capisce, sia quanto a educazione che a “tenuta” intellettuale. La memoria, scrive Eco “è  un muscolo…

images eco

 

Pubblicato da: virginialess | 12 febbraio 2016

Nonne eccessive o nuore scortesi?

Ripropongo l’articolo perché una nonna  mi ha scritto in privato esprimendo un’analoga  preoccupazione. Non mancano d’altra parte le nuore timorose  che la suocera “si impadronisca” del nipotino. Entrambe dovrebbero dimostrare, anzitutto nell’interesse del piccolo, un doveroso equilibrio…

“Spero e prego che mia nuora mi faccia fare la nonna quanto lo desidero”

Trovo eccessiva, lo confesso, la frase di questa fresca (o futura) nonna. Mi comunica  ansia,  dà l’idea di una condizione emotiva poco serena, in cui l’ aspettativa delle gioie nonnesche è commista al timore di chissà quali frustranti limitazioni e divieti.  E mi chiedo se sia lei a intendere il suo ruolo in maniera per così dire esagerata (non deve), oppure se abbia una nuora prevenuta, possessiva, scortese (malissimo), la quale ha già palesato l’intenzione di  porre dei “paletti” tra  lei e il nipotino. In entrambi i casi il rapporto tra loro  presenta qualche elemento “dubbio”, sulla cui origine nulla sappiamo.

Ipotizziamo comunque la prima situazione. La nostra nonna deve imporsi serenità e discrezione; ben guardandosi dall’assumere un ruolo materno che non le compete affatto. Come ho già scritto tante volte, il nostro compito è quello di offrire alle famiglie dei  figli attenzione e supporto, quando utile e ben accetto, non certo quello di “prendere possesso” dei nipoti e gestirli secondo i nostri criteri e desideri. Tocca ai genitori occuparsene e noi non possiamo permetterci di criticare  la loro gestione della prole.  Consentito qualche prudente consiglio. Ho anche messo in guardia le nonne troppo presenti e provvide: guardiamoci bene dal far coincidere la nostra vita con quella di figli e nipoti. Dobbiamo continuare la nostra, occuparci del marito, coltivare gli interessi di prima e magari scoprirne di nuovi. Altrimenti, oltre a infastidire nostra nuora (o al contrario metterci al suo servizio: capita) entreremo in crisi  quando i nipoti non avranno più bisogno di noi. Affettuose e disponibili, dunque, evitando però ogni eccesso e invasione di campo.

Passo ora alla seconda ipotesi. La nuora dimostra scarso gradimento per la suocera, non desidera vedersela attorno, men che mai affidarle il nipote. Il suo atteggiamento può essere immotivato  e per così dire maniacale, oppure poggiare su qualche fondamento, nel senso che in altre circostanze la mamma di lui  si è dimostrata invadente, polemica eccetera. Anche in questo caso, occorre  fare appello al senso della misura, senza dimenticare il ruolo del marito. Il poveretto, cui va tutta la mia comprensione, è purtroppo chiamato a mediare, nel superiore interesse dei bambini di casa. Ricada infatti sulla moglie o sulla madre la maggiore responsabilità della sgradevole situazione, i rapporti con i nonni hanno una riconosciuta valenza nello sviluppo affettivo dei figli e vanno – salvo casi gravissimi – coltivati con equilibrio e attenzione. La nonna invadente va “gestita”, non estromessa; la nuora esclusivista e gelosa deve imparare a controllarsi. Che fatica!  Come sarebbe bello se ognuno, conoscendo se stesso, evitasse di costituire un problema…

Pubblicato da: virginialess | 3 febbraio 2016

Nonni stanchi

indexIl titolo lo ricavo dal motore di ricerca: qualche lettore è arrivato qui cercando opinioni, e forse  conforto, nel web. Non fa meraviglia: di nonni stanchi, basta guardarsi attorno anche nella nostra cerchia, ce ne sono parecchi. Ne avevo scritto nell’articolo linkato in basso.

Per la maggioranza  si tratta di un affaticamento “felice”: amiamo i nostri nipoti e ci sentiamo gratificati dalla loro vicinanza. I figli/genitori ne sono, salvo casi particolari, ben contenti e -mi consento la dietrologia- portati a enfatizzare la nostra soddisfazione. Guardate per esempio cosa ha scritto proprio ieri Graziella, su http://www.bebeblog.it/

Ho visto compassati signori tra i 70 e i 75 anni gettarsi per terra e farsi scalare dai nipotini. Ho visto donne con reumatismi sollevare bambini come piume. Ho visto padri severissimi che non permettevano ai figli di alzarsi da tavola finché il piatto non era pulito, dire della nipotina: “Lasciala stare, poverina. Non ha fame, non forzarla”. Ho visto stimati professionisti correre come cavalli e nitrire.  Divertente, e in effetti se ne vedono.

Non così dinamici i genitori: di sera io e il padre siamo due stracci, mentre i nonni, per quanto stanchi, scodinzolano felici saltellando per stare con la nipote. E quando, volentieri,  gliela lasciano, sono convinti di compiere un’opera meritoria: li facciamo abbondantemente sfogare, questi giovani attempati. Un rapido passaggio di consegne, che consiste nel dire “Tieni, questa è la sua valigia”, e molliamo l’elisir di lunga vita ai nonni.

Perché i nipoti allungano la vita dei nonni, ma (conclude onestamente Graziella) i nonni allungano quella dei genitori.

È proprio vero che star dietro ai nipoti ci allunga la vita? Faccio un giro in rete, dovo trovo studi e pareri molto più prudenziali. Questo articolo dal titolo eloquente (corriere.it/2014/04/14/accudire-i-nipoti-fa-star-bene-ma-con-moderazione/), dopo aver descritto i molti compiti che i nonni di necessità svolgono, nel Belpaese così carente di supporti per l’infanzia, recita:

Si parla spesso delle conseguenze positive o negative per i bambini, ma poco si parla delle conseguenze sui nonni: fa bene alla loro salute? Uno studio australiano da poco pubblicato su Menopause conclude che accudire i nipoti quando si ha una certa età fa bene, aiuta a mantenersi in forma e allenare la memoria contrastando l’insorgere di forme di demenza come l’Alzheimer, ma occorre farlo con moderazione. L’ideale è una volta a settimana, perché chi lo fa per cinque giorni o più risulta affaticato e le sue performance in fatto di memoria e rapidità di processi mentali sono decisamente ridotte.

La conclusione, care nonne, è ovviamente quella condotta ragionevole tante volte esaminata anche qui: non sopravvalutare le forze e rendersi disponibili senza eccessi.


 Nonni (troppo?) impegnati
Pubblicato da: virginialess | 25 gennaio 2016

Suocere, consuocere e dintorni (2)

Anziani2La prima “puntata”, che  risale al 2012, prendeva spunto da una situazione  per nulla allegra e men che mai collaborativa dei rapporti  tra le due donne. La madre di lei aveva di fatto allontanato quella di lui dai nipotini. https://virginialess.wordpress.com/2012/08/26/suocere-consuocere-e-dintorni/) L’articolo suscitò interesse, vale la pena di leggere le molte testimonianze delle  commentatrici.

Il tema mi si è riproposto ieri, durante la piacevole domenica di mare. In barca c’era un’altra nonna, amica di amici: la conversazione ha fatalmente toccato la cura dei nipoti. La signora ne  ha cinque, e ne segue regolarmente tre, poiché  la figliola -come da copione- lavora fino a pomeriggio inoltrato,  e così pure il genero. Lei preleva a scuola due bambine, il fratello maggiore arriva con i suoi mezzi, pranzano insieme; seguono l’assistenza ai compiti e, a seconda dei giorni, palestra, catechismo, visita delle/alle amichette, eccetera.

La sua affettuosa gratificazione appariva evidente; mi accingevo a chiederle se l’impegno riusciva talvolta faticoso, ma lei stava già aggiungendo che, per fortuna, si alternava regolarmente con la nonna paterna. Concordavano un calendario settimanale delle presenze, riferivano l’una  all’altra eventuali novità o problemi, partecipavano insieme agli eventi significativi, come il saggio ginnico o la recita scolastica.

Le  consuocere, insomma, sembravano avere  un’ottima relazione, probabilmente  erano anche in amicizia;  quel che qui ci interessa è il buon senso di cui davano prova  nel  dividersi la cura dei nipoti. “Così riusciamo a star dietro anche alle nostre cose!” ha concluso la signora. Ed è passata ad altri argomenti.

Trovo naturale che a commentare e a scrivermi siano  persone in difficoltà: se tutto va bene non se ne avverte il bisogno. Ma spero davvero che  siate in tante, care nonne, a condividere la positiva condizione di questa nonna!

 

 

Pubblicato da: virginialess | 17 gennaio 2016

Nonni bugiardi

200369213-001Mi sembrava così ovvio che forse non l’ho  messo in evidenza come si conviene tra le “regole” per i nonni. Non devono indurre i nipotini a dire bugie!

Sarò più chiara riferendo una scenetta,  all’apparenza insignificante, cui ho assitito di recente. Una nonna con il  nipotino di circa sei anni entra nel bar in cui sto prendendo il caffè. Anche lei ne ordina uno e dice al piccolo – decisamente grassoccio-  che, se vuole,  può prendere una spremuta d’arancia. Lui protesta: è attratto da un cornetto con la panna. “La mamma non vuole che mangi dolci!” Discutono un po’, accenno di capriccio del bambino… “Te lo prendo, ma non dirlo a mamma.”

Malissimo. Consentire di nascosto quel che è vietato dai genitori è uno degli errori più gravi che i nonni possono commettere. Ne mina l’autorità, pratica vietatissima, e vi aggiunge la “legittimazione” della menzogna.

Noi nonne abbiamo idee chiare su questi elementi fondamentali nel nostro ruolo, ne sono sicura!

 

Pubblicato da: virginialess | 8 gennaio 2016

Nipoti sine… tablet

occhi mieiContrordine ragazzi! Tablet e supporti informatici  a scuola non sono un aiuto, anzi. L’idiozia digitale è una condizione pericolosa ormai ben verificata Non è la prima volta che Benedetto Vertecchi ne parla (e riprendo il tema)*: questa volta il suo discorso suona ancora più deciso. Attingo, con vari tagli, all’articolo pubblicato ieri da La repubblica.

 L’ultimo scritto (…) ha un titolo emblematico: Alfabeto a rischio. E fa un passo avanti rispetto alla ricerca (Nulla dies sine linea) condotta un paio di anni fa. Vertecchi sostiene che l’uso delle tecnologie determina «una caduta nella capacità di scrivere» non solo in senso meccanico, con grafie sempre più incomprensibili o strani mix di stili e caratteri nelle stesse parole: corsivo e stampatello, maiuscolo e minuscolo. Ma problemi anche nell’apprendimento. «Una caduta che investe sia la capacità di tracciare i caratteri, sia quella di organizzarli correttamente in parole, da usare per organizzare il messaggio». In pratica, «l’uso di mezzi digitali comporta l’attenuazione, e talvolta la perdita della capacità di coordinare il pensiero con l’attività necessaria per tracciare i segni»(…) E…
Il ricorso ossessivo alla funzione copia e incolla riduce la necessità di sviluppare una linea argomentativa ».
Ma per Vertecchi l’effetto più pericoloso è la caduta della memoria. «La tecnologia abitua i bambini a pensare che c’è sempre una risposta all’esterno», e non nella loro testa.
E negli addetti ai lavori comincia a farsi strada l’idea che tutta questa tecnologia all’interno delle aule scolastiche possa anche essere deleteria (…)

Manfred Spitzer, che nel 2013 ha scritto il saggio Demenza digitale, ha posto in rilievo i danni mentali che conseguono da un uso dissennato di strumenti tecnologici.  Perfino l’Ocse ha di recente ammesso che «nonostante i notevoli investimenti in computer, connessioni internet e software per uso didattico, non ci sono prove solide che un maggiore uso del computer tra gli studenti porti a punteggi migliori in matematica e lettura» nei test Pisa.  Tutto il contrario i quindicenni che mostrano le migliori performance in lettura e matematica sono quelli che utilizzano le tecnologie a scuola meno della media dei loro compagni. Per questo «in alcune scuole svizzere e statunitensi – conclude Vertecchi – l’uso delle tecnologie è inibito fino ad una certa età o fortemente limitato».

Spero tanto, care nonne, che la vostra befana non abbia portato un tablet al nipotino di sei anni! L’anno scorso ho avuto notizia di parecchi regali del genere…

 “La buona scuola” (nipoti digitali 3)
  Nipoti digitali: mah…
Pubblicato da: virginialess | 30 dicembre 2015

Buon anno a noi nonne!

feste_capodanno_01Ce lo meritiamo di sicuro!

Stavo per scrivere “non ci piove”, un’espressione che uso spesso per retaggio familiare, ma lo ritiro. Speriamo che piova, invece: i terreni agricoli hanno sete, le montagne sono glabre, il turismo invernale ne risente.

Superata/gestita la “sidrome natalizia”, accogliamo con un po’ di buonumore l’anno nuovo.  In compagnia dei nipotini, allegri si spera come qui i peanuts, oppure di parenti e/o amici, del consorte,  a casa o fuori, un augurio di buon 2016 a tutte noi!

Pubblicato da: virginialess | 20 dicembre 2015

Natale felice (?)

NataleLo auguro di cuore a tutte noi! E lo faccio in anticipo perché alla ricorrenza è bene prepararsi…

Infatti si tratta di un periodo molto delicato, durante il quale  le richieste d’aiuto ai professionisti della psiche pare  aumentino di oltre il 20%. Come mai? In sintesi, perché ci ritroviamo tutti a fronteggiare emozioni, questioni di famiglia e bilanci dell’anno che finisce.

tavola nataleI fattori che “scatenano” la sindrome natalizia sono vari.  Se la solitudine rappresenta una prospettiva rattristante, le riunioni familiari possono riproporre tensioni irrisolte e innescare dinamiche sgradevoli. Non sentiamoci dunque in colpa se avvertiamo alcuni sintomi di disagio: decidiamo piuttosto  in anticipo  come comportarci.

Anzitutto  definiamo con realismo le situazioni che facciamo fatica ad affrontare. Forse basterà predisporre alcune semplici strategie per gestire senza troppo stress la cugina invadente, il consuocero scorbutico, i nipotini rumorosi. Malgrado gli inconvenienti, siamo nonne affezionate alla tradizione e ci fa piacere riunire la parentela intorno alla tavola imbandita. Benissimo! Facciamolo mettendo il più possibile tra parentesi gli elementi di disturbo, che  sono quasi sempre  tollerabili.

Se però quest’anno proprio non ce la sentiamo e, d’accordo con il marito, gradiremmo tanto festeggiare durante  un viaggetto a due, non obblighiamoci  alla schiavitù della consuetudine. Troveremo senz’altro il modo di comunicarlo con garbata fermezza ai nostri cari e, salvo eccezioni, è difficile che se la prendano più di tanto.

Spesso incontriamo  maggiori resistenze  dentro di noi che fuori, quando pensiamo  di modificare abitudini consolidate. Ricordiamoci che abbiamo sempre la possibilità di scegliere e che è propio la libertà di farlo a renderci protagonisti della nostra vita. Non rinunciamo a scegliere ciò che ci fa stare meglio.

 

Pubblicato da: virginialess | 12 dicembre 2015

Nipoti a Parigi

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Ci giravo intorno da diversi giorni senza trovare la forma adatta: come affrontare con i nipotini un argomento così drammatico?

La dott.ssa Annabel Sarpato ci riesce benissimo. La ringrazio di cuore e riporto parte del  suo articolo:

“Di fronte alle terribili notizie di queste settimane (…) noi adulti siamo molto preoccupati e la tensione rischia di sfociare in allarmismo, se non in vera e propria psicosi.

Inevitabilmente, anche i bambini risentono di questo clima di tensione e ci chiedono cosa sta succedendo.

La prima reazione (…) è quella di proteggere i bambini da queste notizie, ma purtroppo le informazioni sono virali e spesso anche i più piccoli vengono a conoscenza di quanto accaduto dai mezzi di comunicazione o, banalmente, a scuola o al parco giochi.

Come comportarsi

E’ sempre importante evitare di creare un alone di mistero o di tacito silenzio su fatti di questa portata. I bambini potrebbero pensare che certi argomenti è bene non affrontarli e, quindi, si tengono le loro domande, insieme a sentimenti di paura e angoscia. Il rischio è che (…) vengano travolti dalle loro stesse domande, a cui non sanno da soli dare una risposta o alle quali provano a dare spiegazioni di fantasie (…) con possibili ripercussioni a livello comportamentale o somatico.

Proprio per questo, dunque, dobbiamo metterci in posizione di ascolto.  (…) Accogliamo le loro paure, facciamoli sentire accolti e compresi. I bimbi non devono pensare che ci siano domande stupide o banali: ogni domanda è legittima e loro devono sentirsi liberi di porci i loro quesiti senza paura o imbarazzo.

Come rispondere alle domande dei bambini?

Certo, non sempre è facile, soprattutto perché spesso le domande dei più piccoli ci possono lasciare interdetti, senza parole, per la loro schiettezza e profondità. È molto importante, quindi, adeguarsi all’età e al livello di sviluppo dei piccoli, spiegando con parole semplici e chiare. Non è importante scendere in dettagli inutili o che potrebbero spaventare ulteriormente i bambini, ma rispondere con molta naturalezza ai loro quesiti, sottolineando sempre gli aspetti positivi e di risorsa.

(…) Parlare insieme di quello che è accaduto, riflettere insieme (ovviamente sempre in base all’età e allo sviluppo del bambino) e condividere le emozioni collegate a un evento di questa portata aiuta i più piccoli a superare quel senso di impotenza che si vive in situazioni di questo tipo. Inoltre, permette di collaudare un rapporto di rispetto, fiducia e apertura al dialogo che i bambini si porteranno dentro per sempre.”

https://separazionedivorziodallapartedeibambini.wordpress.com/2015/12/10/attentati-di-parigi-come-rispondere-alle-domande-dei-bambini/

 

 

Pubblicato da: virginialess | 1 dicembre 2015

Noi nonne: baby sitter alla pari 2

Nonna baby sitter all’ora della nanna

Rispolvero l’articolo del 2011 perché ricevo ogni tanto una lettera (noinonne@gmail.com) con la richiesta di “intermediazione”. Tempo fa si offriva una nonna di Roma,  ora una mamma di Treviso cerca per le sue figliolette.

Chissà se un’agenzia  dedicata alle nonne , come questa di Amburgo, avrebbe successo qui da noi! Non è il mio mestiere, ma qualche lettrice potrebbe avere spirito imprenditoriale…  Nel frattempo continuate pure a inviarmi le vostre richieste: se c’è modo le “incrocio” volentieri. A seguire la parte centrale del primo articolo, cui vi consiglio di andare per leggere i commenti (link in basso).

La signora Micaela Hansen di Amburgo ha aperto un’agenzia, Grany au pair, che si occupa di fornire baby sitter  in tutta Europa o, più precisamente, ne  ha modificato l’offerta. La novità sta nel fatto che si tratta appunto di nonne,  fornite di: Curriculum immacolato e perfetto, lunghi anni di esperienza con i bambini, doti importantissime, pazienza e fantasia…”  In pratica, l’identikit della nonna “professionista”…

Intervistata dall’ Indipendent, la signora ha dichiarato: “basta con le teenager alla pari mandate nelle case di famiglie che puntualmente finivano con lamentarsi    “  , per esempio dei problemi derivanti dalla vita sentimentale della ragazza, oppure dalla sua superficialità e distrazione.

La Hansen assicura che la qualità del servizio offerto dalla sua agenzia è molto migliorato: “le donne mature sono generalmente migliori delle ragazzine alla pari perché hanno una maggiore esperienza di vita vissuta e le famiglie le preferiscono perché sono affidabili, serie e severe quando serve“.  Opinione condivisa, si spera, anche dalle famiglie dei  nostri cari nipoti…

Chi vuole proporsi come nonna alla pari, oltre alle doti già citate, deve avere dai 50 ai 70 anni  e, ovviamente, la disponibilità a viaggiare, anzi a trattenersi per alcuni mesi in altri paesi. Tutto ciò, più seriamente parlando, può essere davvero un’opportunità   di rottura della routine,  un occasione per stabilire nuove relazioni sociali e rinverdire la pratica di una lingua straniera.

Va anche considerata la maggiore propensione di molte nonne per i bambini  piccoli. Più di un’amica dichiara di rimpiangere la prima infanzia dei nipoti, la tenerezza dell’accudimento, la gioia dei primi passi e paroline, le favole e i giochi ormai “inutilizzabili”. La possibilità di rinnovare, per un periodo di tempo limitato, la gradita esperienza familiare costituisce una motivazione non trascurabile.

Noi nonne: baby sitter alla pari, anche…
Pubblicato da: virginialess | 23 novembre 2015

Compiti a casa: aiutare i nipoti?

fumetto bimbiSono molti i bambini che, trascorrendo con i (dai) nonni parte del pomeriggio,  si trovano a fare i compiti in loro presenza/compagnia. La domanda dunque si pone. E’ il caso di aiutarli?

In primo luogo, ricordarlo sarebbe superfluo, occorre attenersi alle istruzioni di papà e mamma. Nei primissimi anni di scuola quasi  tutti concordano per il sì: aiutarli almeno un po’. Ma, attenzione, solo se i nipotini lo chiedono.

Infatti i compiti a casa dovrebbero (per i fautori) sviluppare  la capacità di organizzarsi e rendere più autonomi i bambini: danno loro il senso del dovere e li aiutano a reagire alle difficoltà e ad applicarsi per raggiungere un obiettivo (naturalmente a patto che sia alla loro portata). Un intervento non richiesto e non necessario vanificherebbe gli obiettivi!
Utile raccomandare, spero non sia necessario, che per fare i compiti sarebbe meglio scegliere una stanza poco rumorosa, senza televisione accesa o videogiochi a portata di mano e senza giochi in giro.

Quando i nipoti sono più grandi, l’opportunità di aiutarli viene messa decisamente  in discussione. I ricercatori della University of Texas at Austin e della Duke University, per esempio,  sostengono che …Già a partire dalle medie, il coinvolgimento dei genitori nei compiti ha un impatto negativo sui risultati dei testVale anche per i nonni, è chiaro. Tuttavia nel Regno unito due genitori su tre (…) aiutano i figli fra i 5 e i 15 anni nei compiti e uno su sei non aiuta semplicemente, ma esegue i compiti al posto del figlio. Addirittura!

Perché lo fanno? …per mantenere la pace in famiglia. O per proteggere un figlio da un fallimento. «Certe volte, i genitori intervengono anche per un senso di iper-protezione», conferma la psicologa e psicoterapeuta Francesca Broccoli.

E perché l’aiuto risulta in genere inefficace? «Difficile dirlo con certezza. Probabilmente, è dovuto a una sorta di gap generazionale e, infatti, verso la fine del liceo, le capacità di aiutare con i compiti diminuisce, perché i genitori non conoscono il programma oppure lo hanno dimenticato» Vero: non me la sono cavata benissimo con il greco del mio primo nipote!

Ma allora quale dev’essere il ruolo degli adulti rispetto allo studio dei ragazzi? L’ingrediente fondamentale è comunicare l’importanza dello studio e il valore della scuola», scrivono Robinson e Harris (…)scegliere l’insegnante più adatto; parlare delle attività scolastiche a cui partecipano (…) e avere alte aspettative per l’università.

Ma, prosegue la dott. Broccoli, i grandi possono fare altro di utile: Leggere ai bambini prima che inizino la scuola è sempre un’ottima idea, perché aiuta lo sviluppo del linguaggio, delle capacità cerebrali e contribuisce a far crescere il vocabolario che, conseguentemente, aumenterà la capacità di imparare. Sono felice di sentirlo ripetere!

E anche, dice Robinson: …cercare di dare una mano nella gestione dello spazio e del tempo in cui vengono fatti i compiti e nella distribuzione settimanale del carico di lavoro, per non trovarsi – per esempio – con una mole di compiti da fare la domenica sera.

Avere idee chiare su tutto ciò mi sembra  utile e interessante. Quanto al praticarlo,  naturalmente lo faremo  nella misura in cui ci compete, care nonne!

 

 

 

Pubblicato da: virginialess | 14 novembre 2015

I 150 anni di Alice

tregattoUn giorno Alice arrivò a un bivio sulla strada e vide lo
Stregatto sull’albero.
“Che strada devo prendere?” chiese.
La risposta fu una domanda:
“Dove vuoi andare?”
“Non lo so”, rispose Alice.
“Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza”.

Alice’s Adventures in Wonderland fu pubblicato  nel 1685. L’anno della “celebrazione” volge ormai al termine,  noi nonne siamo informate. Nell’immaginario collettivo Alice si è fissata in modo indelebile con l’aspetto prescelto dalla Disney: bionda e con l’abitino azzurro. Di  trasposizioni cinematografiche in verità ne  ha collezionate ben 26, nessuna altrettanto famosa. E anche   il libro di Lewis Carroll credo sia noto ai più nell’edizione ridotta, illustrata con le immagini del cartoon.

220px-Alice_Liddel_-_Beggar_GirlEra invece  una  bambina vera: Alice Pleasance Liddell, figlia del rettore di Oxford,  che ascoltò insieme alle sorelline la  versione orale della storia durante una gita in barca sul Tamigi. Le piacque tanto  che chiese a Charles Lutwidge Dodgson, reverendo e professore di matematica, di metterla per iscritto.

L’edizione integrale del libro contiene sì  le avventure della saggia ragazzina vittoriana alle prese con il bianconiglio, il cappellaio matto, il leprotto bisestile e la terribile regina di cuori, ma è molto più di una favola. Complicata e a tratti criptica, ricca di versi in rima, non sense, giochi logici e linguistici. E implica   questioni scientifiche di notevole spessore: dalla caduta libera nel vuoto all’inversione speculare, dalla quarta dimensione dello spazio alla struttura molecolare. Qui un link per farvene un’idea: http://areeweb.polito.it/didattica/polymath/htmlS/Interventi/Articoli/Alice/Alice.htm

Tutti i nostri nipoti conoscono la storia di Alice… Ma l’occasione si presta a riprenderla: in modi diversi a secondo dell’età, naturalmente.  Leggere/rileggere con loro qualche episodio, cercare in rete notizie, curiosità, aforismi (ce ne sono molti), può essere simpatico e coinvolgente.

Pubblicato da: virginialess | 4 novembre 2015

Nonne “disuguali”

bimbiLa lamentela più frequente delle nuore riguarda l’invadenza della suocera. Al primo posto c’è l’eccesso di attenzioni per il figliolo ormai adulto e padre, al secondo la pretesa di frequentare assiduamente i nipoti o, peggio, di assumerne la gestione.

Ci sono ovviamente le eccezioni: alcune suocere/nonne, occupatissime in altro,  si mostrano poco presenti e “provvide” nei confronti della nuova famiglia. E alcune  nuore, che avrebbero un gran bisogno di essere aiutate, ci rimangono male. Tanto più quando la madre di lui non fa mancare il suo quotidiano impegno in un’altra famiglia: quella della sua figliola.

Questa neo-mamma (http://forum.alfemminile.com) se ne lamenta: i nonni paterni della mia bimba sono impegnati costantemente con altri due nipotini, figli della sorella del mio compagno…il grande (4 anni) va alla materna prima fino alle 16, ora vuole essere preso alle 13 quindi pomeriggio dai nonni…il piccolo (18 mesi) sempre da loro (mia cognata e il marito lavorano, ma lei part time, solo la mattina)… aggiungo che io purtroppo non ho più la mamma… da quando sono uscita dall’ospedale (prima figlia, io spaventata e senza esperienza, mio compagno subito a lavoro non ha avuto ferie) speravo non dico che la suocera si istallasse a casa mia, ma almeno qualche ora al giorno, o anche un giorno si e uno no…invece non si è quasi mai vista.

La poverina ha una buona opinione dei suoceri, tuttavia… x onestà lei mi dice sempre di andare io, potrei andarci dalla mattina alla sera, a pranzo e a cena, sono gentilissimi e disponibilissimi, ma veramente oberati dagli altri due…ma se vado mi sento di troppo e cmq loro non riescono a dare attenzione alla mia…

Non può aspettarsi che sua cognata si mostri altruista e “alleggerisca” un po’ la mamma a suo favore; così conclude con amarezza il suo sfogo: qualche mia amica dice “per forza, un conto sono i figli della figlia, un conto i figli della nuora…”…ma i nipoti non sono tutti uguali??? a me dispiace perchè lei è una nonna stupenda e la mia bambina avrebbe solo lei…e invece aspetto invano una citofonata che non arriva mai….sono io cattiva????

In generale le giovani madri fanno molto conto (per  necessità e “comodità”) sull’aiuto delle proprie. Toccherebbe a queste ultime, cioè a noi nonne, considerare le situazioni concrete e adottare comportamenti non diseguali, distribuendo il nostro impegno verso i nipoti in modo corretto e razionale. Alla figliola troppo supportata (mia cognata… la sfrutta in tutto e x tutto (panni da stirare ecc. scrive la nuora trascurata) si può per esempio proporre/offrire una baby sitter o colf per qualche ora, il nonno  dovrebbe prestarsi a badare talvolta da solo al nipotino più grande…

Insomma, la domanda con tanti interrogativi ha un’ovvia risposta: sì, i nipoti sono tutti uguali e noi nonne dobbiamo fare in modo che (insieme alle loro mamme) si sentano tali!

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