Pubblicato da: virginialess | 3 aprile 2021

Auguri, care nonne!

Molte cioccolaterie hanno offerto uova ai bambini in ospedale. Questo -da Norcia, 30 chili-  mi sembra il più adatto agli auguri di quest’anno. La titolare, in foto con la figlia,  è reduce dal Covid e la scritta recita: “Lo configgeremo e torneremo ad abbracciarci!”

Noi nonne lo speriamo con forza. E mandiamo auguri di cuore a tutte, e specialmente quelle lontane dai loro cari e purtroppo afflitte da sofferenze e lutti. Un grande abbraccio.

Pubblicato da: virginialess | 8 marzo 2021

8 marzo (un déja vu?)

E “rieccoci” alla giornata della donna! Ripetitiva fino a un certo punto.  I  femminicidi sono stabili, ma aumentati in proporzione agli altri reati, che invece risultano in calo.  Cambiato vistosamente il quadro politico, la pandemia perdura e la crisi economica si aggrava. È altissimo il numero delle donne che hanno perso il lavoro: il 99%  del considerevole totale. I vaccini però ci sono e, malgrado i vistosi “inciampi”, si spera di velocizzarne la somministrazione.

Mettiamo  un attimo da parte i nostri guai  rammentando le donne notevoli del passato . L’anno scorso avevo dedicato l’8 marzo a una rivoluzionaria francese* , questa volta scelgo l’americana Amelia Earhart (1897-1937), considerata  un’eroina e anche  un’icona del femminismo. Fu infatti  la prima pilota a sorvolare i due oceani e a tentare il giro del globo.

Qui la sua avventurosa biografia http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/amelia-earhart/   Com’è noto, l’areo scomparve nel corso del secondo: le ricerche si protrassero per diversi anni e le ipotesi fino ai nostri giorni.

Sulle cause e il luogo dell’incidente, sono state avanzate numerose ipotesi, alcune decisamente fantasiose. Si pensò persino che, costretti ad un atterraggio di emergenza, la Earhart e Noonan (ingegnere aereonautico, unico equipaggio) fossero stati catturati e giustiziati come spie dai Giapponesi, oppure che Amelia avesse fatto volontariamente perdere le proprie tracce, rifacendosi una vita altrove. In realtà la causa del disastro fu con ogni probabilità un guasto meccanico o l’esaurimento imprevisto del carburante per un calcolo di navigazione errato.
Il mistero della tragica scomparsa ha del resto contribuito ad alimentare il mito di Amelia Earthr […] Su di lei sono stati scritti centinaia di articoli e libri, che si aggiungono a quelli di cui lei stessa fu autrice, come 20 Hrs, 40 Min, sulla prima trasvolata atlantica, The fun of it e Last Flight, (pubblicato postumo dal marito) che raccoglie i diari dell’ultimo volo”

Olympe de Gouge  https://virginialess.wordpress.com/2020/03/08/8-marzo-sotto-virus/

 

 

Pubblicato da: virginialess | 17 febbraio 2021

La nonna materna e i geni

 

 

 

 

 

Nell’ormai lontano 2012 ho scritto questo articolo sulla  maggiore vicinanza della nonna materna ai nipoti. (https://virginialess.wordpress.com/wp-admin/post-new.php?classic-editor). Parlavo anche dei geni, privilegiando tuttavia i fattori psicologici e sociali. “Quale nonna materna ne traggo per così dire vantaggio, ma tendo a privilegiare l’importanza della vicinanza, qualità della relazione, affetto e cura rispetto alla “mera” genetica. Basti pensare al rapporto, talvolta persino più intenso, che non pochi nonni hanno con un nipote adottivo” scrivevo.

Oggi però   Unimamma  mi segnala un loro pezzo che riprende la questione e sembra valorizzare la componente biologica (https://www.universomamma.it/2021/02/12/scienza-nonna-materna-importante/).

Ne  riporto una parte: ” … madri e figlie restano più in contatto rispetto a madri e figli maschi o padri e figlie femmine. In virtù di questo solido legame (…) i figli delle madri avrebbero rapporti più calorosi con i nonni materni.  Inoltre (…) il rapporto tra nuora e suoceri influenza il legame con i nipoti più di quanto non faccia il rapporto tra genero e suoceri. Di conseguenza, questi rapporti si riversano sul legame tra i nipoti e i nonni materni. 

“La preferenza (per la nonna) ha molto a che vedere anche con la genetica. Per familiarità, infatti, molto spesso una madre tende ad affidare i propri figli alla nonna materna piuttosto che a quella paterna”.  E la motivazione risiederebbe in vero e proprio “istinto”:

Mentre la maternità è sempre certa oltre ogni ragionevole dubbio, della paternità non si può in ogni caso essere altrettanto sicuri. Questo spiegherebbe (…) il primato delle nonne materne nelle premure verso i nipoti: “Il grado più alto di certezza che il bambino sia davvero suo nipote ce l’ha la nonna materna; il più incerto, per contro, è il nonno paterno, che non può essere sicuro né della propria paternità né di quella del figlio”, si legge nelle conclusioni dei ricercatori tedeschi.

“La nonna materna resta sempre quella – tra i nonni – che tenderà a sviluppare un legame più solido con i nipoti”, è dunque la conclusione.

Pubblicato da: virginialess | 19 dicembre 2020

Ansie e “risorse” natalizie.

Anche le regioni di altri colori sono al momento   gialle, i negozi aperti,  noi nonne possiamo fare acquisti.   Ed è  giusto, in questi tempi decisamente tristi, scegliere  con particolare cura i regali per i nipoti, che – se vivono in altre regioni (è il mio caso), non tutte riusciremo a incontrare.  Testimonieranno, pur recapitati,   il nostro affetto e la fiducia in tempi migliori. E faremo uso delle tecnologie informatiche (ormai abbiamo imparato!) per vederci e parlare. Certo non equivale all’incontrarsi, ma si tratta di risorse molto più efficaci di quelle disponibili ai nostri tempi.

L’economia è in crisi, per una volta darsi allo shopping natalizio può apparire  liberatorio e persino  “sociale”… Il che non significa scegliere  in modo  poco oculato o eccessivo. Le “regole” in materia di regali ai nipoti saranno magari un po’più larghe, ma non vanno stravolte.  E, anche a proposito dei regali natalizi, rimane importante rispettare le impostazioni pedagogiche di papà e mamma. Se siamo in dubbio sull’opportunità di una scelta, chiedere “prima” il loro parere. E a maggior ragione, si capisce, se si tratta di oggetti, o anche di iniziative, che rischiano di produrre effetti imbarazzanti o provocare problemi.

Qualche esempio più o meno azzeccato tra i molti. La batteria che il nipotino di 4/6 anni tanto desidera rischia di mettere in crisi i rapporti con i vicini di casa; il cellulare a  un quasi infante forse  non rientra   nell’orizzonte  dei genitori; men che mai la TV da  mettere in cameretta. PC e tablet sono al momento utilissimi, ma è comunque meglio prendere  accordi preventivi. E il cucciolo affettuoso che estasierebbe la nipotina può rappresentare una fatica per genitori/ fratelli  (senza contare che, al bisogno,  ci verrà chiesto di ospitarlo!).

Ma, soprattutto, regaliamo libri.  Rappresentano in questo periodo “chiuso” una grande risorsa   e infatti c’è stato un incremento degli acquisti. La lettura non può essere imposta, ma esistono opportune  strategie per avvicinare i bambini alla lettura il prima possibile: ne vale davvero la pena. Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo affermava il grande Rodari. Giustissimo: le buone letture allargano la mente e sviluppano il senso critico. E cittadini consapevoli  rendono più difficile l’esercizio personalistico e demagogico del potere.

Mettere a disposizione e regalare libri va ovviamente bene – è più facile che si formino lettori in famiglie che leggono- ma soprattutto occorre appassionare i bambini alle storie fin da piccolissimi.  Tutti le amano nella prima infanzia, e sentirle raccontare da voci  care li disporrà in seguito più facilmente alla lettura. Leggere ai nipoti è possibile anche a distanza, care nonne, facciamolo!

E se siete ancora in dubbio sul perché ne valga la pena, ecco otto buoni motivi: https://www.huffingtonpost.it/2016/05/09/leggere-bambini-importante_n_9870708.html

 

 

 

 

 

 

Pubblicato da: virginialess | 18 novembre 2020

Hikikomori

La seconda “ondata” della  pandemia pareva risparmiasse la frequenza scolastica  e,  almeno in parte, i nostri rapporti con i nipoti;  mi ero dunque per così  dire spostata sul più rassicurante piano “storico” scrivendo qualcosa sulla prima.

Invece la situazione è peggiorata alla svelta  e soltanto i più piccoli continuano a incontrare compagni e insegnanti, mantenendo quindi anche  un po’ di relazioni in carne e ossa. 

Gli altri tutti a casa, davanti ai pc, condizione critica  dal punto di vista scolastico, ma ancor più  emotivo e sociale. Me ne dispiaccio moltissimo. In generale da ex prof  e in particolare  per empatia con un caro nipote all’ultimo anno delle superiori, che sarà maggiorenne tra pochi giorni. E mi è tornato in mente l’argomento del titolo, avendone letto qua e là. 

Il  termine suona subito giapponese, com’è:  significa stare in disparte e designa sia l’azione che i soggetti che la compiono. Infatti i media riferivano di un numero crescente di adolescenti di quel paese,  in gran prevalenza maschi, chiusi volontariamente nelle loro camere  dalle quali si rifiutano di uscire.  Trascorrono molto tempo al computer e in videogiochi, ma  secondo gli esperti ciò non ha determinato l’isolamento, ne è piuttosto la conseguenza.

Le motivazioni  risultano varie (spesso sono stati vittime di bullismo); di solito gli hikikomori “hanno una visione molto negativa della società e soffrono prove e pressioni sociali dalle  quali  tentano sempre di fuggire.”  Li accomuna quasi sempre “una grande perdita di senso: la mancanza di uno scopo che giustifichi le azioni compiute” e tendono al perfezionismo  ritenendo  “gli altri particolarmente esigenti nei loro confronti. Questo porta a disturbi dell’ansia, paura di non essere mai all’altezza, atteggiamento autocritico e autolesionista” (https://www.ilquorum.it/).  Il che vale anche per molti ragazzi non hikikomori.

Il fenomeno, confesso il vago pregiudizio,  mi sembrava “tipico”, invece va diffondendosi, e in Italia riguarda ben centomila ragazzi, tanto che esiste un’associazione (https://www.hikikomoriitalia.it/) dedicata. Naturalmente i nostri nipoti costretti in casa dalla pandemia non rischiano  da questa sindrome,  come ben spiega il sito. Nell’evitare gli allarmismi, gioverà comunque documentarci: riporto alcuni stralci

Nemmeno durante il lockdown abbiamo potuto sperimentare realmente la condizione psicologica di un hikikomori: c’è molta differenza, infatti, tra un isolamento volontario e uno forzato. L’hikikomori vive spesso il proprio ritiro come una scelta, o comunque come un qualcosa che ha a che fare, almeno in parte, con la propria volontà. L’isolamento che ci è stato imposto per motivi di sicurezza durante la quarantena non aveva questa base motivazionale e, dunque, anche le ripercussioni psicologiche sono differenti.

Quando si parla di solitudine, infatti, andrebbe sempre fatto un distinguo tra solitudine psicologica e solitudine fisica. Quest’ultima è una condizione oggettiva, caratterizzata dall’assenza di altre persone nei dintorni. La solitudine psicologica, invece, è una condizione soggettiva dell’individuo e consiste nel non sentirsi riconosciuto dagli altri, apprezzato e benvoluto nella propria versione “autentica”, ovvero senza maschere o comportamenti dissimulati.

Ecco la solitudine degli hikikomori è una solitudine psicologica, che viene da loro sperimentata anche in quelle occasioni in cui si trovano fisicamente a contatto con altra gente.

 

 

 

 

 

Pubblicato da: virginialess | 15 ottobre 2020

Virus: quanto è cambiata la “nonnità”? Prima parte

Tra i cambiamenti dei rapporti causati dalla pandemia rientra naturalmente quello con i nipoti.  I miei, ormai grandi, vivono in altre città:  pur essendo la loro presenza in carne e ossa  non tanto frequente, ne ho avvertito la mancanza. Mi sentivo “poco nonna” e forse anche per questo sono stata restia a scrivere nel blog.

Convinta comunque dell’importanza della riflessione, soprattutto nelle situazioni preoccupanti e inconsuete, ci provo appunto con il covid  finora “attraversato”, e purtroppo perdurante…  Per comodità, e anche per “deformazione” professionale, mi viene di dividerlo in fasi. 

Nella prima, i due mesi di lock down, i nonni si sono divisi in due gruppi.  Fortemente  maggioritario il primo, separato dai discendenti  a propria tutela, ben più ristretto ma consistente il secondo, a meno per quanto riesco a verificare, e più impegnato di prima.

Il disagio dei  nonni in isolamento credo sia stato in rapporto  con  l’attrezzatura digitale  propria e delle famiglie.  Non pochi  hanno dovuto limitarsi a sentire i nipoti per telefono, altri li hanno  almeno visti  su apparecchiature più evolute.  Più o meno  in  linea, insomma,  con l’andamento a macchia di leopardo delle lezioni a distanza.  In Tv – ricordate?- sono comparse  mamme che tentavano di collegare all’aula con il cellulare bimbi della primaria!   Vistose le  carenze del nostro paese: scarsi  pc o tablet  nelle aree sociali e geografiche disagiate,  lenti e spesso in tilt i collegamenti. Verrà onorata la promessa di “fibra per tutti?”

Il secondo gruppo, chiuse tutte  le scuole, ha dovuto invece prendersi cura dei nipoti, in toto o quasi. Introdurrei per questi nonni un’ulteriore suddivisione, a seconda che abbiano avuto nipoti con genitori in smart working oppure impegnati fuori casa, magari in lavori a forte rischio  di contagio.

Quest’ultima situazione, meritevole di grande rispetto e sincera gratitudine, è stata spettacolarizzata dai media, che tuttavia di rado, o forse mi è sfuggito, hanno dato conto di situazioni problematiche concrete. Un facile esempio: genitori entrambi sanitari di prima linea, alloggiati nei pressi  degli ospedali e costretti, rispetto ai figli anche piccoli, a ruoli da nonni. I quali intanto ospitavano i nipoti o si erano trasferiti da loro.

Gravi le  difficoltà anche per il personale, spesso turnista, addetto alla produzione, ai  supermercati, trasporti, pulizie e tanti altri servizi di prima necessità, . Il bonus baby sitter  non ha potuto moltiplicarne la disponibilità o ridurre timori e rischi reciproci. Questi genitori hanno fatto ovviamente ricorso ai nonni, al caso riunendo le famiglie nell’abitazione più spaziosa. Ho notizia diretta di madri e padri che a ogni rientro si chiudevano velocemente in bagno (talvolta unico) per la disinfezione completa prima di accostare i figli, evitando per prudenza baci e abbracci.

Ma anche i fortunati genitori in smart working hanno avuto i loro problemi e, pur riluttanti,  fatto ricorso  ai nonni. Una simpatica vignetta, che più non ritrovo, mostra la mamma di spalle, intenta al PC – nella schermata un foglio di calcolo- e  tre bambini a scaletta legati e imbavagliati sul tappeto! La presenza di almeno un nonno avrà consentito alla poveretta di liberarli e portare avanti il lavoro.                               Com’era prevedibile, il maggior carico è ricaduto infatti sulle donne, né i bambini si sono dimostrati soddisfatti della situazione. L’articolo in fondo è dedicato a un’inchiesta in proposito.

La fase uno ha occupato parecchio spazio. Mi occuperò nei prossimi giorni delle successive.

Smart working: il punto di vista dei figli

 

Pubblicato da: virginialess | 12 luglio 2020

Balla nel cassonetto (dell’umido!)


Rai3 ne ha parlato un paio di giorni fa a Terza pagina, che mi era sfuggita; ieri però mi sono imbattuta nei commenti del gruppo fb dedicato e, almeno i primi, lasciavano davvero “basiti”.
L’articolo è di Valentina Furlanetto*, una brava e seria giornalista, mi stupisce che abbia “messo in piazza” questa storia. O forse dovrei lodarne il coraggio, non so…
Mia figlia è uscita con le amiche, tutte con la mascherina. Le ho dato anche un barattolo di Amuchina da tenere nello zainetto, per stare tranquilla. Le ho viste avviarsi verso la gelateria, le gambe lunghe da fenicotteri rosa, un po’ bambine e un po’ donne nei loro tredici anni, sgraziate e bellissime, innocenti. Sono stata lì in auto, con il motore acceso e i lucciconi agli occhi, guardarle allontanarsi fino a che uno, insensibile al bello, ha strombazzato perché mi togliessi di mezzo.
Simpatica scena e prosa accattivante, ho pensato
Tre ore dopo ho visto su Instagram mia figlia che faceva un balletto tipo Tik Tok uscendo da un cassonetto per la spazzatura
Incredula, la mamma ha guardato il video un’infinità di volte: era proprio lei con un’amica, la terza reggeva il cassonetto, tutte senza mascherina (l’avrebbe rassicurata? mi sono chiesta).
Invece di arrabbiarmi mi sono sentita in colpa perché mi pare di aver guardato la sua vita dallo spioncino.
Non posso neppure dirglielo, altrimenti mi banna e non posso più guardare le sue Storie.
Così ha fatto finta di nulla

L’articolo prosegue con riflessioni e temi collaterali, compare il figlio di nove anni che non vuole mostrare il suo tablet.

Da madre, nonna e prof ho sempre riconosciuto ai ragazzi “spazi di autonomia e privacy.
Per una tredicenne è il caso di sapere almeno grosso modo come li impiega.
E ballare nei cassonetti dell’umido (…) mi sembra una stupidaggine immeritevole di pathos genitoriale, oltre che antigienica, a qualunque età (…) Quasi di certo la ragazzina sa che la madre guarda Istagram e voleva mandare un messaggio” ho scritto su fb, a seguito di commenti benevoli e permissivi. Eccone uno.
Che bell’articolo. Condivido tutto. La necessità di sapere cosa fanno e chi sono sui social, il dubbio che questa sia la loro vita da non invadere, le reazioni spropositate di fronte a cose innocenti. Non è facile essere genitori di questi tempi, e nemmeno figli
In seguito sono intervenuti lettori più critici:
-Di una ragazzina di tredici anni, tu, genitore, devi sapere tutto. E a 13 anni non dovrebbe avere un profilo social. Ma evidentemente 13 anni sembrano a questo genitore persino troppi, visto che il ragazzino di 9 ha un suo tablet…
-La cosa che mi fa più rabbrividire è quel ” non le ho detto niente, altrimenti mi bannava”. Ma a 13 anni è possibile ed è doveroso dire ancora dei NO.Ribadisco: dopo una scena così ce n’era abbastanza per sequestrare lo smartphone

Questo commento mi sembra il più appropriato: Se una ragazzina sente il bisogno di ballare dentro un bidone dell’umido per farsi notare, mi farei qualche domanda. La prima, se era lucida in quel momento. La seconda più complicata riguarda l’autonomia, l’autostima, l’insicurezza. Io non penso che i genitori debbano sapere tutto sui figli. Penso anche che il processo di indipendenza e maturazione dei bambini sia lungo e inizia dai primi anni. L’autonomia va guidata e conquistata passo passo. È molto difficile. A mio parere anche i genitori vanno guidati e aiutati. Non so se avviene. Ne dubito. Vedo che i genitori tendono a tenere i figli ‘piccoli’ a lungo, intervenendo su tutto, risolvendo ogni loro problema, per poi lasciare loro molta libertà che non sono (i bambini) in grado di gestire

Quale sarebbe la vostra reazione, care nonne, se una nipote si comportasse così?

* https://www.ilfoglio.it/il-figlio/2020/07/10/news/chi-sei-figlia-mia-322109/

Pubblicato da: virginialess | 22 giugno 2020

Il ritorno dei nipoti e la memoria storica della pandemia


Ci sono mancati. Per quasi due mesi li abbiamo soltanto sentiti e se andava bene visti in virtuale; nella fase due, per fortuna, sono state possibili le visite brevi, cui si riferisce la vignetta.
Ora molti nonni hanno ripreso a frequentare con regolarità (e prudenza, si spera) i nipoti e anche a prendersene cura. In alcuni casi di necessità, per via delle strutture chiuse e la difficoltà dei genitori a trovare altri aiuti.
Come racconteranno i nonni la pandemia ai loro discendenti?
Me lo chiedevo, anche per interesse professionale, e trovo per caso un titolo simile ne Linkiesta“, che propone un bivio un po’ sconcertante: occorre scegliere se apparterremo a coloro il cui racconto ai nipoti sarà quello di un vinto o di un vincitore.
Non mi riguarda personalmente, rifletto, perché i miei sono grandi e sull’argomento ci confrontiamo da contemporanei, cioè per così dire alla pari. Il primo ha fatto una “robusta” esperienza di smart working e il secondo di didattica a distanza, mentre i genitori lavoravano chi da remoto e chi in presenza.
Avranno dei nipoti (mi auguro di arrivare a conoscerne qualcuno!) e questi dei figli.
Quale “narrazione” della pandemia prevarrà nella memoria storica? L’alternativa proposta dall’articolo è forse corretta. Potrà prevalere la memoria dei “vinti”: morti, isolamento, paura del contagio, crisi economica e via disperando.
Ma forse i “vincitori” riusciranno a far sopravvivere la propria: professionalità, impegno, equità, economia sostenibile e via correggendo/migliorando.
Questo virus, questo imprevisto invisibile a suo modo ha reso visibile l’interconnessione esistente tra tutti gli individui e ha reso evidente la necessità di occuparci degli altri per occuparci di noi stessi. Adesso serve che questa evidenza entri nel racconto collettivo e si propaghi nel futuro sino a diventare ricordo (…) conclude Oscar di Montigny.
Auguriamoci che vada così!

Pubblicato da: virginialess | 6 aprile 2020

La “nonnità” ai tempi del corona virus

Fin dall’inizio della fase #iorestoacasa provo a scrivere qualcosa sulla separazione forzata tra nonni e nipoti, ma -lo confesso- mi vengono in mente solo banalità.
Dev’essere un problema anche per blogger più bravi e attivi di me sui temi che riguardano famiglia e dintorni. In rete trovo articoli sul pericolo di contagio per gli anziani e sul disagio dei genitori che, privi del loro aiuto, lavorano e hanno i figli a casa, però niente che suggerisca come “rimediare” nei limiti del possibile alla lontananza.
E in effetti, c’è poco da inventare: il ricorso al telefono, ai social, a Skype e quant’altro offre la comunicazione attuale appaiono scontati. Si può forse suggerire, se i nipoti sono grandicelli, come allargarne un po’ le possibilità di utilizzo, a vantaggio anche dei genitori.

Uno spunto mi viene dalla nota rivista Internazionale*, che dedica un articolo ad alcuni aspetti salienti della situazione familiare.
Cita Samantha, 43 anni, dirigente di un’azienda farmaceutica, e mamma “di Andrea, tre anni, e di Giulia, sette (…) . Anche lei dovrebbe lavorare da casa, otto ore, come in ufficio, ma è praticamente impossibile: “Mio marito va ancora a lavorare ogni mattina, devo seguire i compiti di mia figlia e mandarli agli insegnanti, cucinare due volte al giorno e rispondere continuamente alle email, ma non riesco a tenere il passo con tutto, lavoro anche di notte, sono sfinita”.

E probabile che, come tante altre madri, potesse al bisogno far conto sulla collaborazione dei nonni ma, come sappiamo tutti, “le famiglie sono costrette a chiudersi in sé stesse e molti genitori non possono fare affidamento nemmeno sui nonni, che in circostanze normali sono ancore di salvezza nella cura dei bambini.”
Ecco, se i nonni di Giulia fossero abbastanza digitali (molti lo sono), potrebbero sostituire Samantha nella cura dei compiti, alleggerendo la figlia o nuora, e con il vantaggio di mantenere aperta la comunicazione con la nipotina e di sentirsene gratificati.
Grazie alle risorse digitali, ci si potrebbe anche offrire quali lettori di fiabe della buonanotte per i più piccoli, di “ricercatori” in rete per gli studenti delle medie e simili: sempre che i nipoti gradiscano, naturalmente!

In quest’emergenza – rammenta ad ogni buon conto l’articolo- “gli anziani sono tra le categorie più a rischio e molti di loro, con il passare dei giorni, si sono autoisolati, mantenendo le distanze raccomandate anche dagli stessi nipoti, spesso vettori asintomatici del virus“.
Ecco infatti una testimonianza: “Io e tuo papà usciamo con le mascherine FPP2 che lui aveva comprato per dipingere i suoi modellini e usiamo i guanti usa e getta

Venuti meno i nonni “ancora di salvezza”, il governo ha previsto uno stanziamento per la retribuzione di baby sitter. Dubito risolva molto, e non solo per le prevedibili complicazioni burocratiche: non dev’essere facile trovare persone fidate, disponibili e non a rischio contagio. Nella mia cerchia ristretta molti hanno persino (provvisoriamente) rinunciato anche a collaboratori ben conosciuti, assunti magari da anni.

Tempi senz’altro duri, care nonne… E la lontananza dai nipoti contribuisce a rattristarci, tuttavia dobbiamo resistere allo sconforto. Non siamo solo nonne: è stata in questi anni la “filosofia” del blog, nè suoni cinico in questo momento. “Ce la faremo”, come recita lo slogan, mantenendoci attive nella mente e nel corpo.
In verità riescono spesso irritanti appelli accorati ed esortazioni consolatorie, musicali e non, di cui i media abbondano. Ma che “anche in casa si può” mi sembra abbastanza giusto!

* https://www.internazionale.it/notizie/claudia-bellante/2020/03/19/coronavirus-genitori-figli-pandemia

Pubblicato da: virginialess | 8 marzo 2020

8 marzo sotto virus

8 marzo sotto virus, niente festeggiamenti. Spesso di cattivo gusto, diciamolo, ma naturalmente preferibili a questa mestizia. Il discorso tradizionale del presidente Mattarella è stato opportuno e lusinghiero. Vale la pena di riascoltarlo (https://youtu.be/oqaQvIved7g)
Il nostro cammino per il riconoscimento dell’uguaglianza è stato lungo e faticoso, né possiamo ritenere di essere giunte alla meta. Alla sua concreta realizzazione manca ancora un bel pezzo di strada.
Quale sia l’atmosfera della giornata, mi piace “celebrarla” frugando nella memoria storica e dedicare una paginetta a qualcuna delle donne che hanno compiuto passi significativi lungo l’accidentato percorso, spesso pagando di persona il loro impegno coraggioso.

Ecco Olympe de Gouge. Siamo in Francia, all’inizio della rivoluzione.

La scrittrice (1748-1793), che firmò 29 romanzi e scritti vari, 71 pièce teatrali, 70 fra libelli rivoluzionari e articoli, si chiamava Marie Gouze e cambiò nome dopo la vedovanza. Nella sua vita movimentata l’impegno politico ebbe un ruolo fondamentale. Il brano che riporto è tratto dalla sua biografia, qui: http://www.enciclopediadelledonne.it/index.php?azione=pagina&id=1199

Olympe si dedicò strenuamente al tema dei diritti e della libertà individuale: al riconoscimento dei diritti delle donne, ma anche dei neri, degli orfani, degli anziani, dei disoccupati, dei poveri. Si proclamò a favore della democrazia rappresentativa, respinse il dispotismo e le torture. La sua spiccata vena pubblicistica e comunicativa era congeniale al tempo della Rivoluzione, e carica di novità. Ciò non impedì che nel 1793 venisse ghigliottinata.”

Ma la sua celebrità è legata alla Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, redatta nel 1791. Due anni prima era stata approvata quella del cittadino che, osserva polemica Olympe, a onta del principio di égalitè, bandiera della rivoluzione, elenca i diritti validi solo per gli uomini: le donne non possono votare, accedere alle istituzioni pubbliche, alle libertà professionali, ai diritti di possedimento, eccetera. La scrittice ironizza dunque sui pregiudizi maschili e di fatto critica la rivoluzione per aver ignorato la causa delle donne.
Era sostenitrice della monarchia costituzionale e, dopo la fuga del re, propose un referendum popolare per scegliere una forma di governo tra quella repubblicana, federativa e monarchica. Fu accusata davanti al Tribunale rivoluzionario, durante la dittatura di Robespierre.
Al processo disse: «Sono donna, temo la morte, ho paura del vostro supplizio, ma non ho confessioni da fare, dall’amore per mio figlio trarrò il mio coraggio». Dopo l’esecuzione, il «Moniteur» scrisse: «Olympe de Gouges volle essere un uomo di Stato, sembra che la legge abbia punito questa cospiratrice per aver dimenticato le virtù che convengono al suo sesso».
Copio ora il prologo e il primo articolo della Dichiarazione, ancora attuale quanto ai principi. L’intero testo è facilmente reperibile in rete, anche su Wikipedia; leggetelo, ne vale la pena

Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione, chiedono di potersi costituire in Assemblea nazionale. Considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti della donna sono le cause delle disgrazie pubbliche e della corruzione dei governi, hanno deciso di esporre, in una Dichiarazione solenne, i diritti naturali, inalienabili e sacri della donna, affinché questa dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, ricordi loro senza sosta i loro diritti e i loro doveri, affinché gli atti del potere delle donne e quelli del potere degli uomini, potendo essere paragonati ad ogni istante con gli scopi di ogni istituzione politica, siano più rispettati, affinché le proteste dei cittadini, fondate ormai su principi semplici e incontestabili, si rivolgano sempre al mantenimento della Costituzione, dei buoni costumi, e alla felicità di tutti. In conseguenza, il sesso superiore sia in bellezza che in coraggio, nelle sofferenze della maternità, riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’essere supremo, i seguenti Diritti della Donna e della Cittadina.

Articolo I La Donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell’uomo. Le distinzioni sociali possono essere fondate solo sull’utilità comune.

Pubblicato da: virginialess | 17 dicembre 2019

Buone feste!

L’approssimarsi delle feste si associa per molti a piacevoli aspettative parentali, ma può creare ansie e acuire tensioni nelle famiglie in cui ne esistono, per così dire, i presupposti.
I frequentatori del blog hanno scritto in questi anni un numero considerevole di frasi “espressive”. Alcuni piccoli esempi: “mia nuora ha dei pessimi genitori”; “come allontanare la suocera dai nipoti?”; “mia nuora è davvero antipatica”

Poiché una percentuale notevole di persone soffre la “sindrome natalizia”, cioè vive con fatica le feste comandate, i malesseri vengono più facilmente a galla. “Non voglio passare il capodanno con mio cognato” dichiara chiaro e tondo un visitatore. Forse fa bene a essere così esplicito: a se stesso di sicuro e, secondo me, anche alla famiglia. Meglio un rifiuto, si spera motivato, che una fine anno funestata da musi, battute sgradevoli o vere e proprie liti.

A tal proposito è il caso di rammentare quanto i bambini siano sensibili alle tensioni in famiglia e percepiscano, al di sotto di convenienze e ipocrisie, i reali stati d’animo. Mamme e nonne non dovrebbero dimenticarlo mai…

Naturalmente i cattivi rapporti tra suocere e nuore con facilità incrudeliscono in queste occasioni. A un lieto (parrebbe) ” la suocera porta il pranzo”, si contrappongono le espressioni negative di chi non vorrebbe per nulla festeggiare con l’insopportabile suocera, ovvero spedirebbe la fastidiosa nuora dai suoi genitori, o comunque fuori dai piedi. Se la sgradita compagnia si limita al pranzo, la sofferenza è in fondo limitata. Va peggio quando si prevedono trasferte e ospitalità più o meno prolungate.

E, tanto per concludere con un “regalino” sui generis (e magari ispirare un po’ di buoni propositi per l’anno nuovo) ecco un florilegio delle “accuse” che le due donne più di frequente si rivolgono:

da nuora a suocera: tratta il figlio come un bambino, telefona di continuo e/o impone la sua presenza, avanza richieste (per es.di accompagnamento) e pretese (di aiuto, compagnia ecc.), critica la nuora davanti ai nipoti e/o altri parenti, rinfaccia l’appoggio economico e/o la cura dei bambini, dà consigli inopportuni sull’organizzazione domestica, tenta di imporre i suoi criteri educativi, accusa la nuora di trattare male il marito, critica la consuocera…

da suocera a nuora: allontana da lei il figlio e/o lo tratta male, reputa un diritto ricevere aiuto in casa e con i bambini, non dimostra riconoscenza per il sostegno economico, i regali o altre gratifiche, istiga il marito a rifiutare le premure materne, non sa gestire la casa, spende troppo per se stessa, i suoi criteri educativi sono difettosi, le affida malvolentieri i nipoti, rifiuta o accetta di rado i suoi inviti, allontana da lei figlio e nipoti, elogia di continuo la propria madre…

Tutti questi comportamenti, e molti altri, sono negativi e sconsigliabili. Alcuni potrebbero essere giustificati dalla conclamata “difettosità” della persona, ma si tratta di eccezioni. Laddove si confrontano “normali” suocere e nuore, ripeto ancora una volta che il buon senso e un pizzico di autocritica potrebbero fare moltissimo.

Pubblicato da: virginialess | 25 novembre 2019

Panchine rosse


Quest’anno le panchine hanno sostituito le scarpe, a indicazione del “posto occupato” dalla vittima. Le donne uccise finora in Italia sono 92.
Tristezza e deplorazione li ho espressi a ogni ricorrenza; vale forse la pena di rammentare la scelta della data. Il 25 novembre del 1960 furono uccise tre donne dominicane, le sorelle Mirabal.

“Il brutale assassinio (…) fu fortemente sentito dall’opinione pubblica. Le tre donne sono considerate ancora oggi delle rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos. Il 25 novembre del 1960 le tre donne si recarono a far visita ai loro mariti in carcere quando furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare che le portarono in un luogo nascosto. Qui furono torturate, stuprate, massacrate a colpi di bastone e strangolate a bordo della loro auto.
L’unica sopravvissuta fu la quarta delle sorelle Mirabal, Belgica Adele, che dedicò la sua vita a onorare il ricordo delle tre donne. Pubblicò successivamente un libro di memorie: Vivas in su jardin. Le sorelle Mirabal sono conosciute anche con il nome “Mariposas”, poiché simili a delle farfalle in cerca di libertà. La loro storia venne raccontata anche dall’opera della scrittrice dominicana Julia Alvarez, Il tempo delle farfalle, in Italia edito da Giunti. Esistono anche due film che raccontano la loro biografia “In the Time of Butterflies” (2004) e “Trópico de Sangre”

(https://www.ilmessaggero.it/mind_the_gap/violenza_sulle_donne_2019_giornata_25_novembre_2019_perche_si_celebra_sorelle_mirabal_chi_sono_storia-4885134.html?fbclid=IwAR0f-lo1udY3j3whusIHnM5qHjTeWyKEV2jzy6HiLZJpZyHnP0Kzi4dKbvY)

Viene da commentare che a massacrarle fu una famigerata dittatura, mentre la maggior parte delle nostre novantadue, cittadine di un paese moderno e democratico, sono state uccise dai loro uomini.

Pubblicato da: virginialess | 7 ottobre 2019

La nonna “frustrata”

Forse l’avrete riconosciuta… La sua foto da giovane, notissima, si trova facilmente in rete. La scelgo per l’espressione: rende bene lo stato d’animo di una nonna – che conosco da quando non lo era ancora- frustrata, per metterla in burocratese, nell’esercizio del suo ruolo.
Tendo a “bacchettare” le mie colleghe colpevoli d’invadenza, ma esiste anche il rovescio della medaglia, forse meno rappresentato sia qui che altrove. Non poche nuore tendono a escludere la nonna (quasi sempre paterna) dalla consuetudine con i nipoti. Sbagliano, si capisce: gli stimoli di una famiglia più ampia di quella nucleare giovano, com’è noto, alla crescita intellettuale e affettiva. E i nonni sono portatori dei quella “memoria storica” di cui si deplora la perdita.

La mia è senz’altro persona educata e discreta, nessun motivo di pensare che si comporti altrimenti nei rapporti con la famiglia di suo figlio: da quanto riferisce sembra addirittura eccedere in cautela e riservatezza.
L’unica nipotina ha quattro anni e vive a un centinaio di chilometri dai nonni; le visite (mai più che settimanali) sono concordate in base agli impegni della piccola e della mamma, che peraltro non lavora, ma spesso non si riesce a trovare la “quadra” perché, per esempio,l’unico giorno in cui la nuora si dichiara disponibile coincide con una visita medica del nonno o difficoltà simili.
La nonna/suocera non ne parla male, anzi le riconosce varie doti e tende anche a giustificarne il “monopolio” materno: gravidanza a lungo attesa, perdita di una gemellina neonata.
Vorrei soltanto trascorrere un po’ più di tempo con la piccola; è nata quando avevo già 65 anni, per quanti ancora potrò godere della sua compagnia?“, ha deplorato di recente.
Ed io, nonna a poco più di cinquanta, ho ripensato con inconsueta nostalgia all’infanzia ormai lontana dei nipoti e mi sono sentita immeritatamente fortunata.

Pubblicato da: virginialess | 4 agosto 2019

Che noia, nonna! Ottimo, nipote…


Se ne riparla ogni anno e non dubito della “competenza” di noi nonne sull’argomento, ma giova riprenderlo per le lettrici più recenti.
Non preoccupatevi se i nipotini che trascorrono con voi parte delle vacanze dichiarano di annoiarsi. Siatene anzi liete…

“Annoiarsi stimola la mente” …. proprio (…) quella sensazione di “vuoto” da rifuggire e da riempire a tutti i costi è in realtà una risorsa positiva.(…) a lei va infatti il merito di “aguzzare” l’ingegno dei bambini rendendoli più creativi e disponibili a organizzare autonomamente il tempo libero (…). Difende l’apporto positivo della noia anche Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello Sviluppo all’Università La Sapienza di Roma. “Mamme e papà della classe medio-alta, in effetti, si affannano troppo a “riempire” il tempo libero dei figli con tante attività – dallo sport, alla musica e così via – con il rischio di farli crescere ‘eterodiretti’, vale a dire sempre rivolti all’esterno, a qualcos’altro”.

Al contrario… Non avere nulla da fare, da leggere o da pensare, stimola lo spirito di iniziativa e sprona la fantasia. (…) I bambini Sono presi dalle attività scolastiche ed extrascolastiche, da sport e corsi di musica, da feste per i compleanni (…) quando hanno un’oretta “vuota”, il panico: non sanno cosa fare. (…) Non è una sensazione nostra, ma un problema diffuso, che è stato anche oggetto di una ricerca inglese, condotta nell’East Anglia University, su un campione di 400 temi di fantasia scritti da bambini tra i 10 e gli 11 anni. È risultato che i ragazzini avevano pochissima fantasia e capacità inventiva personale ed erano invece molto influenzati dalle trame dei cartoni animati o di serie televisive.
Infatti (prosegue la Ferraris)…bisogna evitare che la televisione diventi l’unico passatempo… Lo stesso discorso vale anche per i passatempi di oggi, come playstation, videogiochi e computer, che propongono ai più piccini forme di divertimento preconfezionato con poco spazio per la fantasia.

Capito, care nonne? Non affanniamoci a “far divertire” i nipoti, lasciamo che si organizzino/annoino da soli. Ai consigli degli esperti contrappongo una piccola eccezione: se proprio li vedete “persi”, aiutateli ogni tanto a inventare una bella storia!

Pubblicato da: virginialess | 12 giugno 2019

Noa Pothoven si è lasciata morire


Come non essere angosciate per la fine di questa “nipote” appena diciassettenne… Presentata oltretutto in modo “politicamente scorretto” perché, dalle prime notizie dei media, pareva avesse ottenuto l’eutanasia, legale nei Paesi Bassi anche per i minori. Non era così

“la ragazza aveva chiesto l’eutanasia, ma la clinica a cui si era rivolta, in virtù della giovane età e del problema psichiatrico alla fonte, l’aveva rifiutata. Noa è stata indirizzata verso psicoterapie e la sua richiesta rinviata al compimento dei 21 anni per una nuova eventuale valutazione dell’eutanasia. Ma lei non ce l’ha fatta ad aspettare e ha scelto di morire a casa”.
https://www.repubblica.it/esteri/2019/06/0…asia-227960153/

Il che discolpa il suo paese ma non ha evitato la tragica conclusione. Noa si è lasciata morire di fame e sete assistita dai parenti e da personale medico.
“Sono seguita, non ho dolore e trascorro tutto il giorno con la mia famiglia (sono nel salotto di casa mia in un letto di ospedale). Sto salutando le persone più importanti della mia vita”.

Come cittadina, sono favorevole all’eutanasia, ma da praticare in condizioni gravissime e con forti restrizioni. Sul piano personale, trovo raggelante immaginare la scena del congedo. Sono madre di due figlie e nonna di due nipoti maschi. Mai avrei “consentito” il suicidio programmato di un/a minorenne, moltiplicando invece gli sforzi (anche economici) per sottoporlo/a a ulteriori terapie. E non mi sarei arresa, magari per anni.

Noa era stata vittima di tre episodi di violenza, a partire dagli 11 anni, e su ciò bisognerebbe
riflettere e “lottare” ancora, senza sosta. Aveva denunciato nel suo libro “Vincere o imparare” che nei Paesi Bassi non ci sono strutture specializzate dove gli adolescenti possano ottenere supporto fisico o psicologico in casi simili.

Da noi non va certo meglio dichiara la neuropsichiatra Costantino https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/06/0…erapia/5234079/

Pubblicato da: virginialess | 5 maggio 2019

Foto dei nipotini sui social? Meglio di no!

Ripropongo un mio articolo del ’17 perché non mi sembra proprio che le autorevoli esortazioni abbiano prodotto effetto. Continuo a imbattermi nell’esibizione imprudente di bambini e neonati. Siamo dominati dal potere dell’immagine, ok, il selfie impazza e i nostri soggetti pubblici si esibiscono a tutto spiano. Ma noi, care nonne, seguiamo un’altra “filosofia”!

Questa volta ne ha parlato Famiglia Cristiana. Sottolineando di averne avvertito più volte i suoi lettori, riporta la relazione del garante della privacy Antonello Soro, il quale ha messo in guardia contro la pedopornografia che “in rete, e particolarmente nel dark web* sarebbe in crescita vertiginosa: nel 2016 sono state due milioni le immagini censite, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Fonte involontaria sarebbero i social network in cui i genitori postano le foto dei figli”. Vale anche per i nonni, è chiaro!

L’articolo critica a chiare lettere l’ “ansia da documentazione” che ci spinge ad immortalare ogni momento significativo della vita dei nostri figli. Senza capire che quest’abitudine è stupida, perché li espone a rischi. Questa forma di “esibizionismo per interposta persona”, che genera innumerevoli web-immagini, diventa fonte gratuita e disponibile per i tanti perversi del web. I pedofili infatti sono ben lieti di trovare tanto bel materiale pronto per farne uso e diffonderlo nei portali pedo-soft.

Nei quali non vengono diffuse immagini di nudo esplicito o sesso ma di bambini in posizioni o atteggiamenti innocenti, gradite a quel genere di pedofili. E, a proposito della stupidità di cui sopra: Ci chiediamo mai -insiste l’articolo- se interessi davvero a qualcun altro vedere “ritratti di famiglia in un interno” scattati in ogni ora del giorno e della notte? E, cosa ancor più seria, ci chiediamo mai se questi ritratti con minori possano “interessare” alle persone sbagliate?

L’argomento non è nuovo. Questo allarme del magistrato Valentina Sellaroli del Tribunale per i minorenni di Torino, non certo il primo del genere, risale al 2015 (http://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2015/04/07/news/non_pubblicate_su_facebook_le_foto_dei_vostri_figli_un_pubblico_ministero_svela_i_rischi-111387070/), la quale evoca rischi più gravi del pedo-soft. Anzitutto c’è il rischio, sia pure non tanto frequente, che (…) persone comunque(…) interessate in modi non del tutto lecite (…) possano avvicinarsi ai nostri bambini dopo averli magari visti più volte in foto online. E ancora: Esiste anche una seconda preoccupazione che nasce da condotte criminose anche più frequenti. “Quelle di soggetti che taggano le foto di bambini online e, con procedimenti di fotomontaggio più o meno avanzati, ne traggono materiale pedopornografico di vario genere, da smerciare e far circolare tra gli appassionati”.

Insomma, care nonne, non lasciamoci prendere da sciocche smanie fotografiche, resistiamo alle “tentazioni” della rete e, qualora occorra, non esitiamo ad “allarmare” i genitori dei nostri nipotini.

http://www.famigliacristiana.it/articolo/esporre-i-figli-sui-social-stupido-perche-pericoloso/390278.aspx

Dark web https://it.wikipedia.org/wiki/Dark_web

Pubblicato da: virginialess | 23 marzo 2019

La nonna materna è preferita…

Ne avevo scritto nel lontano 2012 (La nonna preferita e i geni) e,  a quanto  ho continuato a trovare  in rete, la preferenza di cui quasi sempre gode la nonna materna poggia anche  su basi scientifiche.
Non è una novità (l’articolo* pecca un po’ di enfasi):  Alejandro Jodorowsky saggista cileno, ha comunque  sviluppato una teoria dove spiega che non sono importanti i ricordi d’infanzia o di affinità che abbiamo con la nonna materna, perché il legame sarà sempre fortificato dai geni.  Rispetto agli altri nonni, infatti, con la nonna materna si ha una maggiore quota di ereditarietà.
La somiglianza può non essere fisica, ma a livello genetico lascia tracce. A volte (…) è percepibile nell’andatura, in qualche espressione , nella gestualità o internamente nelle ossa, nei muscoli, nelle malattie. E qual è la spiegazione? mi sono ri-domandata.
Eccola: la nonna materna partecipa in qualche modo alla formazione del DNA  del nipote (…) trasferendo tratti  non  solo fisici ma anche emotivi, afferma Jodorowsky. E spiega che le emozioni vissute dalle nonne durante la gravidanza si trasmettono alle proprie figlie e, da loro, ai futuri nipoti.
Ciò accade perché: Le informazioni del DNA mitocondriale arrivano dalla madre quando si forma l’embrione. Il padre non possiede tali informazioni, così, i nonni paterni non hanno alcuna incidenza.
Nella mia ignoranza biologica rimango un attimo perplessa… Anche perché il nostro  secondo nipote vive lontano ed è, lo trovo giusto, in maggiore familiarità con la concittadina nonna paterna.
Ma, se la ricerca è fondata, non c’è motivo di dubitarne: cercherò di considerare con attenzione  le somiglianze poco evidenti!
Seguono  considerazioni abbastanza note sull’usuale  maggiore coinvolgimento della mamma di lei nella gravidanza, nel parto e nell’accudimento dei nipotini. Le tesi del ricercatore cileno trovano conferma nella vostra esperienza, care nonne?
Pubblicato da: virginialess | 6 febbraio 2019

Gruppo fb NONNE (e donne!)

Leggiamo con i nostri nipoti!

Da quasi dieci anni sono una “esordiente attempata”,  ma ne ho fatti passare  almeno sette prima di aprire  una pagina  Facebook: obbligatoria, mi si ripeteva, per chiunque scribacchi.  Il social ha ovviamente pregi e difetti, ci sarà modo di parlarne.

Gli articoli di “Noi nonne”  vi passano in automatico e vengono talvolta commentati, però manca uno spazio di discussione dedicato alla categoria. Fb prevede dei gruppi e così mi è venuto  in mente di proporne  uno: NONNE (e donne!). Chi ha un profilo fb dia un’occhiata: sarete accolte ben volentieri! È chiuso, a garanzia della riservatezza, potremo raccontare liberamente  le nostre esperienze, chiedere e offrire consiglio quando ci troviamo in difficoltà.

Il titolo vorrebbe rammentare a tutte noi –  scontato per chi frequenta il blog!- che la “nonnità”, per riuscire gratificante ed “efficace”, dev’essere parte armoniosa della nostra vita di donne, mai trasformarsi in ruolo esclusivo o peggio “vessatorio”. Il gruppo non è agganciato al blog, che ha struttura e finalità diverse: alcune tematiche caratteristiche di cui ci siamo occupate, verranno senz’altro riprese.

 

Pubblicato da: virginialess | 22 gennaio 2019

Che vergogna: persino noi nonne!

Se n’è parlato un po’  nei media, ma solo perché il coach ha ritirato la squadra e la vittoria è andata agli avversari. Le intemperanze dei genitori sono purtroppo abituali, finanche  nell’ambiente della  vela, teoricamente “élitario”. Questi gli eventi, dal Giornale di Brescia*

“Di fronte a proteste e insulti dei genitori della squadra avversaria verso l’arbitro di 14 anni, uno in più dei giocatori in campo, ha ritirato i propri ragazzi, nonostante il vantaggio di 10 punti.

Raccoglie consensi sui social Marco Giazzi, coach dell’Under13 dell’Amico Basket Carpenedolo che alla fine ha chiesto di omologare la sconfitta della propria squadra per 0-20 perché «oggi più che mai abbiamo bisogno di segnali forti nello sport giovanile», ha scritto l’allenatore della società bresciana su Facebook, raccontando l’episodio di ieri.

Una partita in casa, «col miniarbitro classe 2005 che calca i parquet per le prime volte» e da subito piovono proteste dagli spalti. La sua squadra, dopo 6 ko consecutivi, è in vantaggio e la musica in tribuna non cambia. Nel terzo quarto, spiega Giazzi, «un mio giocatore fa un fallaccio non fischiato. E giù insulti».

Allora chiama time out, chiede ai genitori si smettere di protestare. «La risposta non tarda. “Vergognati, deficiente, non devi dire a noi quello che dobbiamo fare” – racconta ancora Giazzi – Ritiro la squadra e spiego ai ragazzi la scelta. Non è colpa loro. Non hanno perso i ragazzi in campo… ma il basket, lo sport».”

Ha ragione da vendere, si capisce. Il degrado sociale parte  di norma da una famiglia maleducata, che ovviamente diseduca i figli. C’è parecchio di cui avvilirsi, care nonne, la settimana inizia con tristi riflessioni.

Quei genitori villani e ingiusti appartengono idealmente alla generazione dei nostri figli… E non finisce qui: dai commenti della radio ho appreso della presenza di nonni e persino di nonne, vocianti e scalmanate peggio della degna figliolanza!

https://www.giornaledibrescia.it/sport/i-genitori-insultano-l-arbitro-coach-ritira-la-squadra-di-basket-1.3333170

 

 

 

 

 

 

Pubblicato da: virginialess | 31 dicembre 2018

Buon anno a tutte le nonne!

AUGURI DI FELICE 2019 A NOI NONNE!

Riprendo alcune delle immagini che hanno corredato gli articoli del blog e ci rappresentano “in azione”.

Continueremo ad essere vicine ai nostri nipoti con amore ed equilibrio, ma non trascureremo la cura di noi stesse. Sursum corda, carissime!

 

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