Pubblicato da: virginialess | 26 agosto 2018

Leggere fa bene ai bambini

Ci sono ancora alcune settimane di vacanza da occupare: gradevolmente, si spera. Mi sembra il momento giusto per  rammentare, qualora occorra, che leggere fa bene ai bambini!  Noi nonne naturalmente ne siamo convinte, ma un piccolo elenco dei motivi scientifici a sostegno di questa bella  abitudine può essere utile nelle conversazioni sull’argomento. Lo ricavo da un articolo del blog “Mamma che libro”*

1- Leggere aiuta a rilassarsi

Da uno studio americano sembra che per ridurre lo stress bastino anche solo 6 minuti di lettura. (Pochini: risulta dai controlli  neurologici). Ci auguriamo che i nostri nipotini non siano stressati, ma “riposare la mente”  giova  senz’altro a tutti.

2- Leggere aiuta ad essere più intelligenti

Se lo schermo può rallentare del 20/30 per cento la capacità di lettura, l’abitudine di leggere sin dalla prima infanzia permette (…) di acquisire il 50% di vocaboli in più rispetto a quelli che è possibile  imparare dalla televisione o dalle conversazioni tra familiari.

3- Leggere aiuta a essere più empatici 

Esercitare la capacità di immedesimazione nei protagonisti delle storie aiuta a coltivare e sviluppare quella intelligenza emotiva che, permettendoci con una certa facilità di “metterci nei panni degli altri”, è alla base della buona riuscita delle relazioni interpersonali nella vita.

4- Leggere aiuta a prendere sonno

Secondo l’americana Mayo Clinic leggere un libro prima di andare a letto facilita e accelera il processo di addormentarsi molto prima di quanto facciano schermi tv o tablet. Per un bambino addormentarsi vicino a uno schermo danneggia la sua qualità del sonno e addirittura la riduce di 20 minuti a notte.

5- Leggere potenzia il cervello e la memoria

Acquisire l’abitudine di leggere con regolarità potenzia la memoria. La lettura è un esercizio mentale, infatti il piacere di leggere non è un piacere naturale (com’è naturale invece il piacere di mangiare, giocare, muoversi etc) ma è un piacere indotto di tipo culturale, e quindi ha bisogno di essere “esercitato” nei contesti giusti e dagli stimoli giusti (“Leggere per crescere” di Nerina Vretenar).

6- Leggere è contagioso

I genitori  (e ovviamente anche i nonni! ) in questo senso possono fare molto: non solo riconoscendo l’importanza della lettura e dimostrando rispetto per questa attività, ma anche dando l’esempio: magari, anziché guardare il cellulare o la televisione (…) si potrebbe provare a sostituire lo schermo con un buon libro…

Leggere ai bambini rappresenta, è noto, un’abitudine  positiva, che tuttavia viene di solito interrotta, prosegue l’articolo, quando essi sanno farlo da soli. È invece importante continuare  per tutta la durata della scuola primaria perché questo li aiuterà a diventare a loro volta lettori più assidui. Un bambino che ha imparato a leggere ha bisogno di continuare a sentirsi leggere delle storie.

Lo scopo è di ottenere che i libri siano per i bambini  una sorgente di piacere nonché di relazione con voi e non solo un oggetto di apprendimento. Tra l’altro, care nonne, è molto più semplice e pure divertente “intrattenere” così i nostri nipoti, non vi pare?

(https://www.mammachelibro.com/6-motivi-scientifici-per-cui-leggere-fa-bene-ai-bambini/)

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Pubblicato da: virginialess | 24 agosto 2018

Test

test di inserimento e pubblicazione

Pubblicato da: virginialess | 23 agosto 2018

Leggere fa bene ai bambini

Ci sono ancora alcune settimane di vacanza da occupare: gradevolmente, si spera. Mi sembra il momento giusto per  rammentare, qualora occorra, che leggere fa bene ai bambini!  Noi nonne naturalmente ne siamo convinte, ma un piccolo elenco dei motivi scientifici a sostegno di questa bella  abitudine può essere utile nelle conversazioni sull’argomento. Lo ricavo da un articolo del blog “Mamma che libro”*

1- Leggere aiuta a rilassarsi

Da uno studio americano sembra che per ridurre lo stress bastino anche solo 6 minuti di lettura. (Pochini: risulta dai controlli  neurologici). Ci auguriamo che i nostri nipotini non siano stressati, ma “riposare la mente”  giova  senz’altro a tutti.

2- Leggere aiuta ad essere più intelligenti

Se lo schermo può rallentare del 20/30 per cento la capacità di lettura, l’abitudine di leggere sin dalla prima infanzia permette (…) di acquisire il 50% di vocaboli in più rispetto a quelli che è possibile  imparare dalla televisione o dalle conversazioni tra familiari.

3- Leggere aiuta a essere più empatici 

Esercitare la capacità di immedesimazione nei protagonisti delle storie aiuta a coltivare e sviluppare quella intelligenza emotiva che, permettendoci con una certa facilità di “metterci nei panni degli altri”, è alla base della buona riuscita delle relazioni interpersonali nella vita.

4- Leggere aiuta a prendere sonno

Secondo l’americana Mayo Clinic leggere un libro prima di andare a letto facilita e accelera il processo di addormentarsi molto prima di quanto facciano schermi tv o tablet. Per un bambino addormentarsi vicino a uno schermo danneggia la sua qualità del sonno e addirittura la riduce di 20 minuti a notte.

5- Leggere potenzia il cervello e la memoria

Acquisire l’abitudine di leggere con regolarità potenzia la memoria. La lettura è un esercizio mentale, infatti il piacere di leggere non è un piacere naturale (com’è naturale invece il piacere di mangiare, giocare, muoversi etc) ma è un piacere indotto di tipo culturale, e quindi ha bisogno di essere “esercitato” nei contesti giusti e dagli stimoli giusti (“Leggere per crescere” di Nerina Vretenar).

6- Leggere è contagioso

I genitori  (e ovviamente anche i nonni! ) in questo senso possono fare molto: non solo riconoscendo l’importanza della lettura e dimostrando rispetto per questa attività, ma anche dando l’esempio: magari, anziché guardare il cellulare o la televisione (…) si potrebbe provare a sostituire lo schermo con un buon libro…

Leggere ai bambini rappresenta, è noto, un’abitudine  positiva, che tuttavia viene di solito interrotta, prosegue l’articolo, quando essi sanno farlo da soli. È invece importante continuare  per tutta la durata della scuola primaria perché questo li aiuterà a diventare a loro volta lettori più assidui. Un bambino che ha imparato a leggere ha bisogno di continuare a sentirsi leggere delle storie.

Lo scopo è di ottenere che i libri siano per i bambini  una sorgente di piacere nonché di relazione con voi e non solo un oggetto di apprendimento. Tra l’altro, care nonne, è molto più semplice e pure divertente “intrattenere” così i nostri nipoti, non vi pare?

(https://www.mammachelibro.com/6-motivi-scientifici-per-cui-leggere-fa-bene-ai-bambini/)

Pubblicato da: virginialess | 30 luglio 2018

Nipoti e vacanze

Ho ricevuto lettere dello stesso tipo nelle estati precedenti.

Una nonna mi scrive affaticata dalla consuetudine di ospitare i tre nipoti, ormai grandicelli, nella casa al mare e per lunghi periodi. “Mia figlia lo dà per scontato, dalle nascite o quasi. Dopo pochi giorni che siamo qui me li porta con armi e bagagli, viene nei fine settimana, non tutti, e di riprenderli se ne parla a Ferragosto, quando lei e il marito hanno le ferie”.

Un’altra invece si lamenta perché la nuora che (eccezione infrequente!) in estate preferiva affidare il nipotino a lei e non a sua madre, ora che il piccolo ha quattro anni ha deciso di iscriverlo a un asilo estivo. Il padre (figlio della scrivente) è d’accordo. La nonna , felicissima del rapporto “pieno di amore e fantasia” che aveva stabilito con il bambino, si sente sola e triste.

È davvero variegata la “nonnità”! Per la maniera in cui la interpretiamo noi stesse, le protagoniste, e anche (soprattutto, talvolta) a causa dell’atteggiamento dei principali aventi causa, cioè i genitori dei nipotini, nostri figli e figlie.  Che varia  dalla pretesa (di assistenza a oltranza) all’abbandono (del supporto non più gradito o utile), di rado praticando ragionevoli vie di mezzo.

Nel primo caso la risposta è banale. Superate le eventuali fasi di impossibilità a gestire altrimenti i bambini, e salvo situazioni davvero fuori norma, i nonni devono chiarire senza remore la propria disponibilità di tempo e gestire liberamente se stessi. Nell’interesse di figli e nipoti, oltre che proprio: accuditi anche nell’età adulta, i primi non diventeranno “veri” genitori e i secondi avranno le idee confuse sui ruoli familiari, mentre è importante che abbiano un riferimento autorevole preciso (papà e mamma).

Per la nonna triste provo empatia, si capisce. Tuttavia penso che i genitori abbiano scelto bene. Gli esperti dell’infanzia sconsigliano l’affidamento continuo ai nonni,  propagandando  viceversa la compagnia dei coetanei, specie per i figli unici. Ora che il bimbo ha quattro anni, la scelta dell’asilo estivo  mi sembra opportuna e infatti anche il papà la condivide. I miei nipoti hanno tratto vantaggio da questa esperienza, mentre noi nonni (paterni e materni)  li abbiamo frequentati in altre occasioni.  Immagino che anche lei potrà farlo.

Per concludere, riprendo da un precedente articolo quel che tutti gli esperti in faccende familiari consigliano a noi nonne. Ottima cosa essere disponibili, affettuose, soccorrevoli… Ma evitiamo di considerare la vita dei figli (e dei loro figli) come il completamento della nostra. Ognuno ha la sua. Se non coltiviamo degli interessi, anche molto semplici, manteniamo le relazioni sociali, prendiamo impegni da cui trarre qualche modesta gratificazione, c’è il rischio  –  cresciuti i bambini – di trovarci davanti un vuoto deprimente e pericoloso.

Pubblicato da: virginialess | 16 giugno 2018

Smartphone e nipotini

I francesi, se n’è parlato da poco, lo hanno escluso dalle aule scolastiche; la nostra ex ministra dell’istruzione  Fedeli lo riteneva un utile strumento didattico…

Di sicuro lo smartphone imperversa ovunque, basta guardarci attorno, e non solo nelle mani di adulti e ragazzi.  Spesso si tratta di manine:  magari  di bimbi ancora seduti nel passeggino. A me fa un effetto straniante, confesso, però m’impegno a evitare il pregiudizio “passatista” cercando in giro  un po’ di documentazione autorevole.

L’ultima lo è senz’altro: ” la Società Italiana di Pediatria ha stilato una lista di raccomandazioni e rischi su tutti gli apparecchi tecnologici per i bimbi da 0 a 8 anni.” Seguono delle statistiche:  Negli Usa il 30% dei genitori usa lo smartphone per distrarli o calmarli già durante il primo anno di vita, il 70% al secondo anno. In Italia 8 bambini su 10 tra i 3 e i 5 anni sanno usare il cellulare dei genitori. E poiché solo il 29% si rivolge per consiglio al pediatra, ecco i consigli e le avvertenze in merito. Valgono, si capisce, anche per i nonni!

1. sconsigliato dare smartphone e tablet ai bimbi prima dei due anni, durante i pasti e prima di andare a dormire;

2. limitare l’uso a massimo 1 ora al giorno nei bambini di età compresa tra i 2 e i 5 anni;

3. al massimo 2 ore al giorno per quelli di età compresa tra i 5 e gli 8 anni;

4. no a programmi con contenuti violenti e no al cellulare “pacificatore” per calmare o distrarre i bambini;

5. si, invece, all’utilizzazione di applicazioni di qualità da usare insieme ai genitori.

Quanto ai rischi, li trovo piuttosto importanti… “Meno male,” – mi viene di pensare con un pizzico di egoismo- “i miei nipoti sono ormai ben oltre l’età considerata!”

1. interferenza con lo sviluppo cognitivo dei bambini perché hanno bisogno di un’esperienza diretta e concreta con gli oggetti;

2. bassi livelli di attenzione e anche minori relazioni sociali con i coetanei;

3. aumento del peso corporeo e problemi comportamentali;

4. cefalea e dolore muscolare (soprattutto a collo e spalle) dovuto alla inappropriata postura;

5. peggiore qualità del sonno, più paura del buio, incubi e dialoghi notturni;

6. secchezza oculare e una tipologia di strabismo;

7. alterata percezione dei suoni, con possibili interferenze nello sviluppo del linguaggio, nella socializzazione, nella comunicazione e nell’interazione con gli altri bambini.

Naturalmente, è la ragionevole conclusione dell’articolo*, non vanno criminalizzate le tecnologie digitali perché possono avere un impatto positivo sull’apprendimento, ma l’esperienza digitale dei figli deve passare da una partecipazione educativa dei genitore. I genitori dovrebbero dare il buon esempio, limitando l’utilizzo dei media device perché i bambini sono grandi imitatori.

Il buon esempio dovrebbe essere fornito, aggiungerei, dai familiari adulti che frequentano i bambini. I genitori poi, mi capita  di notarlo,  sono spesso messi  in crisi dalle (cattive) abitudini dei loro colleghi (Il papà di Pinco lo lascia giocare quanto vuole; la mamma di Pallina glielo ha regalato) e tendono a cedere nel timore, più o meno inconsapevole, di fare del figlio un “diverso”.  Sbagliato, si capisce: un comportamento giusto (e vantaggioso),  va mantenuto a onta degli errori altrui!

 

http://www.lastampa.it/2018/06/15/scienza/giusto-o-meno-dare-smartphone-o-tablet-ai-bambini-ecco-i-rischi-e-i-consigli-dei-pediatri-lCi6FWEeztIdohqAItgdnO/pagina.html

Pubblicato da: virginialess | 19 maggio 2018

Nipoti maleducati e nonne “fragili”

Poco tempo fa ho assistito in autobus a una scena esemplare da proporre a noi nonne. Mi sapeva però di deja vu, pur essendo (quasi) certa di non averne memoria diretta. E infatti ne avevo scritto nel’13, riprendendo però un articolo non mio che ho infine trovato ( Alessandra Stella La fragilità dei nonni non fa bene a nessuno!). Situazione non identica, ma tanto simile e così ben descritta che vale la pena di riutilizzare le sue parole.

“A volte, per troppo affetto, i nonni dimenticano le basi di una buona educazione, a partire dal rispetto che i nipoti devono avere per loro. Ne è un esempio l’esperienza narrata qui di seguito.
Salgono sull’autobus in grande confusione. La nonna non appare proprio in gran forma e l’autista è di quelli spericolati che amano le curve e le fermate brusche. Sono seduta e li guardo, pensando che forse escono dall’istituto privato che ha sede lì vicino.
I bambini sono tre, due femmine e un maschio: l’età sembra di scuola elementare, forse quello più grande frequenta già la media. 
Tutti e tre si buttano a sedere nei posti liberi e la nonna oblitera la tessera e poi si attacca a un sostegno. I ragazzini sono simpatici, scherzano su qualcosa che non conosco, si agitano e sono felici. 
La nonna tiene lo zaino di quella più piccola. Francamente le avrei lasciato il posto perché faceva davvero molta fatica ma non ho avuto il coraggio. Era come se non le venisse neppure in mente che uno dei nipoti dovesse farla sedere. Dopo tre fermate annuncia che sono arrivati e si avvicina all’uscita. Tutti si precipitano, spintonandosi, per arrivare per primi. Lei scende per ultima con una certa fatica così capisco la scelta della porta vicino all’autista: lui la vede e può darle tempo.
Sono rimasta tristissima a lungo. Ma perché a volte non si ha il coraggio di insegnare la buona educazione ai nipoti? Sicuramente esistono rapporti ingarbugliati anche con i genitori.
Era una signora dall’aspetto gentile, travolta dall’energia ma anche dalla maleducazione di bambini che evidentemente sono abituati a fare così. Nessuno di loro ha pensato alla sua fatica: neppure lei. 
La colpa non è certo solo dei bambini, tuttavia è un episodio che fa pensare!”

Il grassetto è mio. Esistono nonne così, come no, io stessa ne conosco qualcuna. La giornalista è rimasta tristissima a lungo. Anch’io, sia  cinque anni fa immaginando la scena, che adesso, dal vero; tuttavia alla tristezza si è mescolata una discreta quantità di rabbia. Lei si dimostra più benevola e, azzardo, non è nonna: insegnare la buona educazione ai nipoti  in verità compete ai loro genitori. Che evidentemente non lo fanno, avvalendosi però dei propri (noi nonne!) per svariate incombenze. E -osserva infatti con buon senso l’articolo- Sicuramente esistono rapporti ingarbugliati anche con i genitori.

Noi nonne non dobbiamo essere “fragili”, tutt’altro. I rapporti, almeno per quanto riguarda i nipoti che ci vengono affidati, pretendiamoli ben chiari: educazione, rispetto, gratitudine per le nostre premure.

Pubblicato da: virginialess | 11 aprile 2018

Cani e nipoti: decalogo

Un amico ha ripreso oggi su fb la drammatica notizia di un neonato morto in seguito ai morsi  del cane di famiglia. Naturalmente ne sono rattristata, come tutti, ma provo, mi sia consentito, anche una certa ira.

Viviamo in campagna, quando i nipoti erano piccini c’era con noi una splendida maremmana: razza autonoma, un po’ cocciuta, grande taglia, ottimi guardiani di casa e territorio.  Rapporti stretti e gioiosi,  nessun problema. Tuttavia -come si fa a non saperlo?- un cane può essere pericoloso per i bambini. Le fonti divulgative non mancano, anche in rete, ne cito una particolarmente autorevole.

Gli esperti dell’università di Pisa – unico ateneo in Italia con un corso di laurea (breve) e master per educatori e psichiatri di cani – dichiarano: I bambini piccoli sanno di preda». Si muovono «in modo inadeguato». Si esprimono con «vocalizzi acuti che richiamano i suoni delle prede selvatiche». E se i cani «non sono socializzati», se non sono avvezzi a convivere con i piccoli, il pericolo di aggressione è alto. Anche per il loro odore. Un misto di latte e di feci, che fa tanto selvatico

E quando sono più grandi, persino adolescenti, non interpretano «correttamente i segnali di avvertimento degli animali. Perciò è bene non lasciare mai i bambini soli con i cani. (…) anche perché non sono in grado di leggere i segnali che preannunciano una possibile aggressione. L’articolo è in calce.

E linko a seguire un utile decalogo comportamentale, cioè  le regole suggerite dagli esperti per evitare le aggressione dei cani, soprattutto nei confronti dei bambini. Questi i titoli: Conoscere bene il vostro amico- Abituare il cane a disabili, anziani, persone di colore e bambini- Cane a lezione da piccolo- Mai lasciare i cani soli con i bambini- Premiare il cane davanti ai bimbi (é importante, leggete perché)- Mai abbracciare gli animaliNon stuzzicare il can che dormeMai la mano sulla testa– E, nel malaugurato caso di aggressione Mai tirare la preda (Difficile intervenire. Fra le tecniche suggerite: prendere il cane per le zampe posteriori, per far mancare l’appoggio; tirare dell’acqua; fare rumore o tirare un urlo secco; provare a dare un comando. Mai abbassarsi.)

http://iltirreno.gelocal.it/regione/toscana/2016/08/20/news/cani-e-bambini-i-pericoli-di-un-amicizia-non-lasciateli-mai-da-soli-1.13987636

http://iltirreno.gelocal.it/regione/toscana/2016/08/20/news/cani-e-bambini-dieci-regole-da-osservare-per-evitare-rischi-1.13987677

 

Pubblicato da: virginialess | 24 marzo 2018

In viaggio con Amir

I miei nipoti sono ormai grandi, l’utimo ha quidici anni compiuti. Leggendo la storia di Amir ho provato un senso di rimpianto perchè non potevo averli attorno, bambini, ad ascoltarmi . Se i vosti  nipotini  hanno l’età giusta, care nonne,   consiglio con calore questa lettura.

È semplice, fantasioso e delicato il modo in cui Melania Soriani, una brava “amica di tastiera”, avvicina i piccoli alla triste realtà della guerra e della devastazione  di mente e  cuore che essa comporta per le persone. Ancor più se sono bambini.

Amir vive nella tormentata Siria.   La madre, per cercare di mantenere i suoi cari, è andata a lavorare in Austria quando ancora era possibile; una bomba
gli ha portato via il padre e la sorellina.
Anche la nonna muore, così il bambino intraprende un viaggio da clandestino per raggiungere la sua mamma. Intelligente e coraggioso,  troverà  inimmaginabili amici a sostenerlo nella rischiosa impresa.

Pubblicato da: virginialess | 5 marzo 2018

Intervista: Scrittori della porta accanto a Noi nonne

Noi nonne  parla di noi, com’è ovvio e giusto. Alle scritture dedico  una stringata pagina, per chi ne è curiosa. Questa volta voglio tuttavia proporre l’intervista che gli  “Scrittori della porta accanto”  hanno gentilmente organizzato . Le domande e risposte  sul nostro blog ne  occupano infatti una buona parte, proprio all’inizio. Eccola.

Ciao Virginia e benvenuta nella nostra rubrica letteraria. È abbastanza facile di questi tempi imbattersi in blog gestiti da mamme, noi de “Gli scrittori della porta accanto – non solo libri” ne siamo un esempio, mentre è decisamente più raro incontrare una nonna-blogger. Cosa ti ha spinta a buttarti nel web e diventare blogger?
La considerazione che tu stessa proponi: quando ho aperto il mio “Noi nonne”, blog dedicati in pratica non ce n’erano. Si trovava qualcosa in quelli per mamme e genitori, dove i problemi della “categoria” venivano trattati, com’è logico, da altri angoli di visuale. Ero già nonna di un maschietto alle elementari e rimuginavo da qualche anno sul nostro ruolo, spesso complicato e contraddittorio. Molto semplificando, cominciavo a rendermi conto che i nonni, specie al femminile, di rado avessero modo (o fossero in grado!) di prendersi cura dei nipoti in modo equilibrato. E, spinta da una sorta di impulso “didattico”, mi sono proposta in rete per chiarimenti e consigli. Presunzione da parte mia? Fino a un certo punto: tanti anni da prof mi hanno confermato la nota teoria per cui insegnando si impara. L’impegno di “ricercatrice” senza pregiudizi “qualitativi”, nel web e sulla carta stampata, ha prodotto molte conferme e altrettante sorprese.

Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato nella gestione del tuo blog “Noi nonne”?
Mettere in evidenza, nella speranza di modificarli, alcuni atteggiamenti errati molto diffusi.
Il più comune penso sia il vivere la vita dei figli invece della propria. Tra le nonne che si occupano quotidianamente dei nipoti ne ho trovate non poche per così dire incapaci di dedicarsi a se stesse e alla (rinnovata, sarebbe auspicabile) vita di coppia, rendendosi spesso vittime di figli già troppo a lungo accuditi. Surrogandoli nel ruolo genitoriale continuano a ostacolarne la maturazione e confondono le idee ai nipotini, che devono avere padre e madre quali punti di riferimento autorevoli.
Diffuse anche le nonne-mamme che ritengono un “diritto” occuparsi dei nipoti: non si rendono conto di essere invadenti e spesso compromettono anche la serenità familiare dei figli.
Nel blog naturalmente non consiglio di essere “nonni assenti” (esistono): al contrario occorre rendersi sempre disponibili sul piano affettivo e presenti di persona -anche a costo di modificare i nostri programmi- in caso di reale necessità.
Una difficoltà, per così dire pratica, rimane poi la corrispondenza. Il blog è fornito, come quasi tutti, di un indirizzo e non poche lettrici preferiscono chiedere consigli in privato. Molte storie in effetti lo richiedono e rispondo volentieri: a scapito tuttavia dei commenti pubblici.
Che generi hai scelto di approfondire e quali sono le tue rubriche più apprezzate dal tuo
pubblico?
“Noi nonne” non è un blog letterario, l’ho aperto prima di occuparmi di scrittura. Avevo tuttavia dedicato una pagina alle letture (e svaghi: vela, in primis!); talvolta ho commentato dei gialli, il genere preferito e, in seguito, proposto qualche evento o testo. Dopo la prima pubblicazione ho aggiunto un’altra pagina in cui do brevemente conto dei miei libri.
Quanto alle rubriche, si può considerare tale una sorta di “tormentone”. Lo è diventato un tema che ritenevo marginale: suocere e nuore. Certo, le nonne di solito sono anche suocere e i problemi non mancano, ma c’è abbondanza di spazi specifici, così mi ero limitata a fuggevoli considerazioni sulla necessità di buoni rapporti nell’interesse dei nipoti.
Finchè ho ritrovato per caso la pagina di una vecchia rivista con un “decalogo”, opera della psicoterapeuta Annamaria Cassanese. L’avevo scherzosamente fotocopiato parecchi anni prima per la mia seconda figlia, allora fresca sposa . L’ho inserito nel blog e… zac! Mi sono ritrovata esperta in “suoceraggine”: commenti a iosa e persino tre inviti in TV per esprimere i miei illuminati (!) pareri.
Medito da tempo di ricavarne un manualetto.
So che sei una nonna multitasking e oltre a gestire il tuo sito letterario, e, magari a viziare i tuoi nipoti, sei anche una stimata autrice. Ci ricordi i titoli delle tue precedenti pubblicazioni?
Sì, i nipoti vanno (un po’) viziati, anche per sottolineare che la responsabilità educativa compete ai loro genitori… Tra noi nonni e i piccoli – ho scritto nel blog- tende a stabilirsi un’affettuosa complicità che giova a entrambi, arricchisce e allarga l’orizzonte della crescita e anche quello della terza età.
Figurati, mi considero una “scribacchina” attempata. Trovo che narrare sia divertente e talvolta consenta di scaricare parte delle nostre frustrazioni di cittadini. L’ho fatto sopratutto in “Mal di mare” (Autodafé), una raccolta di sette racconti gialli accomunati dal protagonista, un capitano dei carabinieri. Il “giovanile” “Devi orzare, Baal!” (Lettere animate), sempre giallo, è meno politico e rappresenta il mio omaggio al mondo della vela, l’hobby prediletto.
Declinazioni, è la tua ultima fatica letteraria. Da cosa è stato ispirato questo romanzo? E come è nato il titolo?
Frequentavo a Roma un gruppo di lettura di Neri Pozza, il cui direttore editoriale era solito rimarcare la “nobiltà” letteraria del mainstream rispetto ai testi di genere. Non condivido, tuttavia fino ad allora non ne avevo scritti: mi sono sentita “sfidata”.
Nel gruppo prevalevano, al solito, le lettrici, alcune attempate. E mentre discutevamo il libro del mese mi è venuto in mente di non avere mai posto al centro delle mie storie personaggi femminili di un’età vicina alla mia, quando viene naturale ripercorrere il vissuto, riflettere sulle scelte, porsi domande sulle possibilità ormai limitate di cambiamento. Così ho preso a considerare con occhio da autore (sempre un po’ vampiresco!) non tanto loro, quanto le donne che conosco più da vicino: alcune sposate come me da tempi remoti e molte rimaste sole per diverse ragioni. Il mio mainstream iniziava a prendere forma.
Il titolo ha, come i due precedenti, un senso metaforico, da cogliere durante la lettura, e uno esplicito. Sandra è prof di greco: i suoi allievi declinano sostantivi e aggettivi.
E.M. Cioran affermava: “I libri andrebbero scritti unicamente per dire cose che non si oserebbe confidare a nessuno”. Ci anticipi qualche indiscrezione sulla trama, quanto basta per incuriosire i nostri lettori?
Credo che la presentazione di copertina sia abbastanza rivelatrice. La riprendo con qualche integrazione.
Tre donne si ritrovano nel paese d’origine. Sandra non si è mai mossa; l’atletica Berta vive a Ferrara con figlia, genero e nipoti; l’ancora bellissima Gabriella a Roma, con il ricco marito. Si conoscevano da ragazzine, avendo frequentato in classi diverse lo stesso liceo, ma non erano amiche. Mentre il rapporto diventa via via più stretto, trasformandosi in un legame autentico, ognuna riflette sugli eventi chiave del proprio vissuto. Tutte hanno un segreto più o meno importante, con il quale faticano a confrontarsi. L’imprevista “sorellanza” le indurrà a confidarsi, superando gli ostacoli interiori, e le loro esistenze cambieranno, in diversa misura.

I luoghi del romanzo: dov’è ambientato?

Come scrivo nella nota finale, per una storia di ritorni non potevo che rivisitare il mio paese d’origine: Fondi nel Lazio meridionale. In sospetto di camorra e insieme orgoglioso della sua storia, coltiva con zelo la memoria antica e recente, organizzando numerosi eventi intorno ai suoi intellettuali più noti. Mi sono concessa un po’ anacronismi e imprecisioni funzionali alla trama; per il resto l’ambientazione è minuziosa e fedele.

La stimata collega Sonia Carboncini, ha affermato che lo scrittore è un “ladro di vite”. Per creare i tuoi personaggi hai “rubato” la vita a persone di tua conoscenza? C’è qualcosa di autobiografico oppure è prevalentemente romanzato?

Concordo. E ho “assemblato” i pezzetti delle mie ruberie per costruire personaggi in grado (spero) di reggere le narrazioni che invento. Di autobiografico c’è la memoria dei luoghi e poco d’altro; tuttavia sono convinta che l’autore si racconti comunque: di quali esperienze e pensieri dispone se non dei propri?

Declinazioni si fa portavoce di qualche messaggio particolare, o si propone esclusivamente di intrattenere il lettore?

Faccio il possibile perché il lettore impieghi piacevolmente il suo tempo, si capisce. Tuttavia, anche per età e formazione, mi è quasi impossibile non far passare in ciò che scrivo istanze sociali, culturali e magari politiche. In “Declinazioni” ho assunto una posizione defilata e un tono leggero su temi delicati e talvolta urticanti: l’amicizia tra donne, il ruolo materno, l’etica matrimoniale, la vecchiaia. Il messaggio è di essere razionali, oneste con se stesse e di compiere scelte dignitose.

Virginia Less preferisce leggere alla vecchia maniera, sfogliando le pagine e annusando il profumo dei libri, oppure si è lasciata affascinare dalle innovative tecnologie e legge gli ebook?

Ho accostato l’informatica fin quasi dall’origine – quando i primi pc funzionavano con i dischetti d’avviamento e le stringhe di comando – sia per lavoro che per diletto. La trovo utile e anche interessante, ma non ne sono affascinata. Leggo senza problemi in digitale e preferisco l’ebook quando risulta più comodo ; sul comodino ho però sempre e solo libri di carta!

Vuoi lasciare qualche saggio consiglio agli aspiranti autori e/o blogger?

Ai blogger direi di aprire uno spazio se amano parlare di qualcosa che conoscono, possibilmente un po’ inusuale, non di se stessi. Preferisco leggere, che so, della cura degli acquari, mentre trovo noiose le sequenze di fattarelli personali e stati d’animo collegati. Certo, ogni persona è un unicum irripetibile, ma nell’insieme ci somigliamo un po’ tutti.
Vale anche per i blog letterari. Quelli in cui lo scrittore parla solo dei suoi lavori in genere annoiano; più stimolante che dia conto dei testi altrui e tratti di letteratura in senso più ampio.
Agli aspiranti autori raccomando, non è certo una novità, di leggere molto, esercitarsi e non avere fretta. Il “se l’hai scritto va pubblicato” è una sciocchezza. Un testo deve essere “licenziato” quando si è convinti di non poter fare di meglio.

Ci sveli qualche progetto per il futuro: nuovi lavori in corso, ambizioni o novità ?

Dovrei mettere in ordine molti racconti sparsi e decidere la sorte di un romanzo nel cassetto. Ma nell’immediato tornerò alle origini partecipando a una ricerca storica a più mani.
Quanto alle ambizioni, ne avrei una che richiederebbe davvero un colpo di fortuna. Mi sono resa conto già da un po’ che gli impegni collaterali della scrittura (ricerca dell’editore, contatti e contratti, bozze ecc.) sono faticosi e rischiano di ridurne il “diletto”. Me ne libererei volentieri se trovassi un bravo agente!

Grazie Virginia Less per essere stata con noi e in bocca al lupo per il tuo lavoro di nonna blogger, per il tuo ultimo libro e per le nuove creazioni che vorrai lasciare al tuo affezionato pubblico.

Grazie a voi per avermi dedicato spazio e attenzione.

 

Pubblicato da: virginialess | 28 gennaio 2018

Perché proprio ieri (e altri eccidi)

Me l’ha appena chiesto un giovane vicino, studente di scuola  media. Quale nonna/prof mi presto volentieri a questi mini interventi didattici.   In verità era informato della  giornata della memoria: se n’era parlato a scuola e in TV.  Gli mancava (o forse si era distratto) la motivazione della data e, a seguito della mia  succinta spiegazione -l’arrivo delle truppe sovietiche ad Auschwitz -, ha voluto mostrarmi di essere preparato sull’argomento. Conosceva il numero stimato delle vittime, compresi zingari e gay; la sua classe aveva letto “Se questo è un uomo” e, l’anno prima, “Il diario di Anna Frank”. E, me ne sono per così dire compiaciuta, era palese la sua ripulsa  etica e  anche emotiva degli orrori nazisti.

Nel congedarsi  ha chiesto quanti pellerossa sono stati uccisi in America  durante le lotte con i bianchi. Non si fermato per ascoltare la risposta: “Magari un’alta volta ne parliamo” ha detto, già sulla porta. Sì, sarà il caso.

 

 

Pubblicato da: virginialess | 1 gennaio 2018

Buone feste tardive!

In ritardo ma di cuore, care nonnne! 

Siete state più presenti di me, che ho trascurato davvero il blog. Troppi impegni “accavallati”: salute, famiglia, scrittura… Riprenderò di buona lena nell’anno nuovo. Auguri  a tutte!

Pubblicato da: virginialess | 14 dicembre 2017

Nipoti: stop al cellulare… anzi no!

Dall’anno prossimo gli studenti di elementari e medie non potranno usarli nemmeno durante l’intervallo, a pranzo o tra una lezione e l’altra (leggo ne “Il post”*). Accade in Francia: vi sembra eccessivo, care nonne?

Il provvedimento, che era stato promesso in campagna elettorale dal presidente francese Emmanuel Macron, riguarderà tutti i bambini fino ai 14-15 anni. Dal 2010 nelle scuole francesi è già in vigore un divieto che impedisce di consultare i cellulari durante le ore di lezione, mentre il loro uso è consentito nelle pause tra una materia e l’altra, a pranzo e durante l’intervallo. La nuova regola estenderà il divieto anche ai momenti di pausa, vietando quindi l’uso del cellulare per tutto il tempo di permanenza degli studenti negli istituti scolastici.

Come funziona  da noi? Esattamente al contrario! Se avete nipoti in età scolare ne siete già informate, ma giova ripeterlo per chi li ha più piccoli o grandi. Il ministro Valeria Fedeli l’ha detto. Il telefonino “è uno strumento che facilita l’apprendimento. Di più, “una straordinaria opportunità che deve essere governata”. Quindi “se guidati da insegnanti preparati e da genitori consapevoli” i ragazzi “potranno imparare attraverso un mezzo che gli è familiare: Internet (questo, grassetti compresi, l’ho rintracciato ne “Il Fatto quotidiano”**)

La normativa precedente, prosegue l’articolo, era un po’ colabrodo – nel senso  che li voleva spenti, nello zaino ecc. ma con molte deroghe-. E in che modo possa “facilitare l’apprendimento” non è per nulla chiaro, tanto più che sono già in uso le lavagne multimediali.  Quella della ministra mi è sembrata una pessima idea: dal telefonino i nostri nipoti farebbero bene a “disintossicarsi” almeno a scuola e magari a tavola con i genitori. Lei  auspica che questi e i prof li “guidino”all’apprendimento da cellulare? Non sarebbe invece il caso di dedicarsi un po’ ai libri cartacei,  prestare attenzione al discorso diretto,  dialogare senza intermediari   con  i compagni e gli insegnanti?

Naturalmente, e per fortuna,  la mia non è certo  un’opinione originale. La maggior parte dei ragazzi utilizza il cellulare in orario extra-scolastico “fin troppo” in termini di tempo e “male” riguardo alle modalità. Li abitua a scrivere in maniera spesso non corretta e in tanti casi, contribuisce a rendere più difficoltose le relazioni umane. Il cellulare da quel che dicono, statistiche e analisi alla mano, medici e sociologi è spesso un freno alla crescita di molti ragazzi (è la conclusione del giornalista).

*) http://www.ilpost.it/2017/12/13/divieto-smartphone-scuola-francia/?utm_source=Il+Post+Daily&utm_campaign=d245a84021-Evening_Post_021017&utm_medium=email&utm_term=0_07356410ea-d245a84021-306250985

**)https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/14/ricomincia-la-scuola-con-il-cellulare-in-classe-poveri-ragazzi/3856017/

Pubblicato da: virginialess | 25 novembre 2017

25 novembre. Come ogni anno…

Quest’anno  farò un discorsetto “conservatore”… La  ragazza della foto è Ylenia: al processo in corso, smentita da sua madre, tenta di scagionare il ragazzo che le diede fuoco (ed era incinta!). Lo ama e vuole tornare con lui.

Come da rituale siamo qui a piangere i femminicidi, cioè -è il caso di ri-tradurlo- il centinaio e passa  di donne ammazzate (la quasi totalità) dai loro uomini, deplorando nel contempo la violenza di genere nelle sue varie forme. Seguono le spiegazioni socio-educative, culturali eccetera, incluse le attribuzioni  di responsabilità per le madri  (solo loro?) che hanno  (mal)educato  i violenti.

La novità del 2017 è che le femministe italiane hanno un piano contro la violenza, eccolo, il quale esordisce con l’uso non sessista della  lingua (https://www.internazionale.it/bloc-notes/annalisa-camilli/2017/11/22/piano-violenza-non-una-di-meno). Bene, mette conto leggerlo.

Intanto mi tornano in mente le  esperienze del corso di volontariato  presso Telefono rosa di Roma. In primis l‘amore malato:  gran parte delle donne che chiedevano aiuto erano coinvolte nel suo  circolo sciagurato e tendevano a giustificare il maltrattatore, spesso colpevolizzandosi.  Poveretto, aveva tanti problemi (elenco, dall’infanzia), era geloso per temperamento (forse gliene davano motivo), teneva agli orari e all’ordine (loro non abbastanza), e via “annichilendosi”. È su questa sindrome che bisogna soprattutto lavorare! E occorre introdurre l’obbligatorietà del percorso rieducativo per gli uomini maltrattanti: i consultori ad hoc si sono diffusi, ma evidentemente non basta.

Infine, la violenza sessuale da parte di sconosciuti o  “amici” occasionali (minoritaria ma devastante). Nessuna restrizione alla libertà di muoversi, vestire, accompagnarsi, ci mancherebbe. Tuttavia i diritti vanno esercitati con razionalità e pragmatismo; sconsigliare alle giovani nipoti di cacciarsi in situazioni a rischio, non mi sembra una manifestazione di arretratezza.

 

Pubblicato da: virginialess | 15 ottobre 2017

Come va la salute?

Dei nostri nipoti, si capisce. Per niente bene, almeno in Canada, ma i “malanni” lamentati dall’articolo della psicoterapeuta  Victoria Prooday appaiono purtroppo abbastanza diffusi. Un’amica lo segnala su fb, quel che colpisce è la conclusione: Occorre fare dei cambiamenti nella vita dei nostri bambini prima che un’intera generazione vada sotto farmaci. Non è ancora troppo tardi, ma presto potrebbe esserlo”

Il link è in fondo, estrapolo intanto (la traduzione zoppica un po’) i passaggi più significativi.  In primis il grido di allarme:

1 bambino su 5 ha problemi di salute mentale
– I disturbi dello spettro ADHD (deficit di attenzione/iperattività) sono aumentati del 43%
– Fra gli adolescenti, la depressione è aumentata del 37%
– Nei ragazzi tra i 10 e i 14 anni, i suicidi sono aumentati del 200%.

Quali le cause di tanto malessere? Le principali non sono una novità: genitori “digitalmente distratti”, genitori indulgenti che permettono ai figli di “comandare”, convincimento che tutto gli è dovuto, alimentazione non equilibrata e poche ore di sonno, vita sedentaria dentro casa, stimolazioni continue, babysitter tecnologiche, gratificazioni immediate, assenza di momenti di noia.

Alzino la mano le nonne che non hanno lamentato almeno una di queste negatività nel percorso educativo  dei loro nipoti! È evidente che quello giusto prevederebbe l’esatto contrario… Segue infatti un elenco di consigli in tal senso. Estrapolo un esempio concreto e un paio di precetti che dovremmo conoscere bene.

Non siate voi a preparargli lo zaino per la scuola, non portateglielo voi, se ha dimenticato a casa il pranzo o il diario non portateglielo a scuola, non sbucciate una banana per un bambino di 5 anni.

Insegnategli la responsabilità e l’indipendenza e non proteggetelo dai piccoli fallimenti. In questo modo, imparerà a superare le grandi sfide della vita.

Cercate di ritardare le gratificazioni e fornitegli opportunità di “annoiarsi”, perché è proprio nei momenti di noia che si risveglia la creatività

Naturalmente, è il caso di ripeterlo, non tocca a noi nonne educare i nipoti. Anche se i loro genitori commettono errori grossolani! Possiamo/dobbiamo però evitarli quando i nipoti ci sono affidati ed esercitare, quando è possibile,  una prudente moral suasion.

http://fg.reattivonews.com/2017/10/06/la-tragedia-silenziosa-che-sta-colpendo-i-bambini-di-oggi/

Pubblicato da: virginialess | 3 ottobre 2017

Festa dei nonni (ex post)

La scarsa simpatia di “Noi nonne” per le celebrazioni è ormai nota ai lettori del blog. L’elevatissimo numero (credo ce ne sia ormai una al giorno: mi deciderò a una ricerca!) secondo me garantisce l’irrilevanza; inoltre (ancor peggio) legittima la disattenzione per il resto dell’anno.  Sull’origine della ricorrenza ho scritto qui: Festa dei nonni

Ciò premesso, ieri ricorreva quella dei nonni e, snobismi a parte, mette conto riassumere in una breve nota la “filosofia” del nostro rapporto con i nipoti. Ai singoli temi ho dedicato vari articoli, rintracciabili mediante le opzioni di ricerca.

Di sicuro si tratta di un legame forte, unico e speciale, fatto di complicità, affetto, scambio. Gratificante per noi e fondamentale (gli esperti concordano) per il bambino, che trova una figura di riferimento importante per la sua crescita. Noi nonni riusciamo a essere, se svolgiamo come si deve il nostro ruolo, maestri, amici, portatori di memoria storica e molto altro. Non dobbiamo mai sostituirci, è risaputo, alle figure genitoriali, ma possiamo svolgere un ruolo “supplente”, cauto e benevolo, in caso di necessità.
Acquisire lo status di nonno segna l’inizio -salvo casi malaugurati – di un’esperienza importante e giova alle capacità fisiche e mentali nell’anziano, che in certo senso rivive le fasi della propria infanzia e riesce a guardare alla vecchiaia con occhi diversi e più lieti: non un’età di decadenza ma interessante e fattiva.

Naturalmente occorre prepararsi a svolgere in modo corretto il ruolo, tutt’altro che semplice. Oltre al bagaglio acquisito nella cura dei figli, può essere d’aiuto approfondire le  conoscenze sullo sviluppo psicologico infantile: l’ambiente in cui si trova a vivere un bambino oggi è molto diverso da quello delle nostre esperienze pregresse. Senza indulgere a malintesi giovanilismi, occorre essere aggiornati.

E anche presenti senza invadenza, attenti, curiosi e capaci lasciare ai nipoti il giusto spazio di libertà e di autonomia. Chi si accinge a essere nonna, si organizzi per tempo… Mentre a noi che lo siamo gioverà  comunque un ripasso ed, eventualmente, un po’ di autocritica!

Dell’origine della ricorrenza ho scritto qui: Festa dei nonni

Pubblicato da: virginialess | 30 agosto 2017

“Frasi di nonni ai nipotini”

Per molto tempo l’articolo più gettonato del blog è stato il “decalogo”(commenti e strascichi in quantità); questo sulle “frasi” l’ha sostituito da un po’. Lo ripubblico, sperando che la motivazione non sia quella che ipotizzo in apertura ma proprio l’interesse a (ben) comunicare con i nostri nipoti.

Questa espressione viene usata spesso durante la ricerca del blog. Immagino che il visitatore desideri trovare parole augurali adatte alle ricorrenze, come appunto in questo periodo  (e  rimane deluso), ma forse si tratta anche di nonni interessati al  tema più ampio del dialogo con i nipoti. La domanda me la sono posta spesso anch’io: ” Di cosa parlare  con i nostri nipoti?” Oppure: ” Ci sono “regole” per conversare con i piccoli di casa?”

I nipoti ci sono spesso affidati, lo dicono le statistiche. Da neonati i nonni li curano, da grandicelli li accompagnano, intrattengono, portano in vacanza eccetera. Anche da adolescenti capita che siano ospiti ai pasti o per alcuni giorni. Naturalmente diventano spettatori del quotidiano dei nonni e partecipano alla conversazione, interloquendo di solito  con maggiore libertà di quanta ne fosse accordata alle generazioni    precedenti.  Va  da sé che non esistono schemi rigidi e ogni nucleo familiare ha le sue peculiarità di contenuti e forme espressive. Ci sono tuttavia dei “precetti” ragionevoli da tener presenti.

Cominciamo dai bambini piccolissimi. Si sconsiglia agli adulti (e pare che i nonni lo facciano spesso) di utilizzare un linguaggio che ne riproduca i graziosi balbettamenti e le tenere paroline smozzicate, cioè il “bambinese”.  Occorre invece usare un fraseggio normale, per quanto ridotto e semplice, e una corretta pronuncia. Il piccolo non va rimproverato se dice “aua”, ma noi diremo “acqua”, ricordandoci di parlare di lui in terza persona (“Adesso la nonna dà l’acqua a Paolo”) perché fino ai 18 mesi non distingue l’io dal tu.

Con i nipoti più grandicelli giova intrattenere delle brevi conversazioni, evitando di lasciarli da soli davanti alla TV. Costringiamoci a seguire anche noi il programma, magari sbrigando qualche lavoretto conciliabile, e stimoliamo osservazioni e commenti. E’ bene incoraggiarli a raccontare le esperienze scolastiche fin dalla materna, imparare  i nomi degli amichetti, delle maestre  eccetera. Man mano che i nipoti crescono siamo pronte ad accogliere le eventuali confidenze, evitando però di interrogarli con insistenza sul loro privato.

Altra abitudine male accetta dai ragazzini è l’eccesso di smancerie, l’uso dei diminutivi infantili e la citazione di episodi della prima infanzia, magari un po’ ridicoli, specie davanti agli amici. Quanto alla sostanza delle nostre amene chiacchiere, oltre alle consuete favole per i piccoli,  ai nipoti piacciono – ne ho parlato a proposito della“memoria storica” – le vicende di famiglia, a cominciare dall’infanzia dei genitori, che danno  il senso della continuità tra le generazioni e rafforzano la loro identità inserendola in un contesto più preciso e riconoscibile.

Naturalmente la narrazione dev’essere “gradevole” (non nel senso di menzognera), cioè rilassata ed esente da lagnanze e recriminazioni. Vietate anche le lungaggini autobiografiche e l’elogio di maniera dei    tempi andati. Consigliata al contrario l’attenzione al presente: cerchiamo di renderci conto delle tendenze, opinioni e interessi delle nuove generazioni. Il che non significa condivisione acritica o giovanilismo sciocco. Quando capita, commentiamo con i nipoti più grandi il telegiornale e i servizi di attualità, sollecitiamo i loro pareri ed esprimiamo senza supponenza i nostri. Dialogare fa bene ad ogni età…

Pubblicato da: virginialess | 7 agosto 2017

Foto dei nipotini sui social? Meglio di no!

Questa volta ne ha parlato Famiglia Cristiana. Sottolineando  di averne avvertito più volte i suoi lettori, riporta la relazione del garante della privacy Antonello Soro, il quale ha messo in guardia contro la pedopornografia che  “ in rete, e particolarmente nel  dark web*  sarebbe in crescita vertiginosa: nel 2016 sono state due milioni le immagini censite, quasi il doppio  rispetto all’anno precedente. Fonte involontaria sarebbero i social  network in cui i genitori postano le foto dei figli”. Vale anche per i nonni, è chiaro!

L’articolo critica  a chiare lettere  l’ “ansia da documentazione” che ci spinge ad immortalare ogni momento significativo della vita dei nostri figli. Senza capire che quest’abitudine è stupida, perché li espone a rischi. Questa forma di “esibizionismo per interposta persona”, che genera innumerevoli web-immagini, diventa fonte gratuita e disponibile per i tanti perversi del web. I pedofili infatti sono ben lieti di trovare tanto bel materiale pronto per farne uso e diffonderlo nei portali pedo-soft.

Nei quali  non vengono diffuse immagini di nudo esplicito o sesso ma di bambini in posizioni o atteggiamenti innocenti, gradite a quel genere di pedofili. E, a proposito della stupidità di cui sopra: Ci chiediamo mai -insiste l’articolo- se interessi davvero a qualcun altro vedere “ritratti di famiglia in un interno”  scattati in ogni ora del giorno e della notte? E, cosa ancor più seria, ci chiediamo mai se questi ritratti con minori possano “interessare” alle persone sbagliate? 

L’argomento non è nuovo. Questo allarme del magistrato Valentina Sellaroli del Tribunale per i minorenni di Torino, non certo il primo del genere, risale al 2015 (http://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2015/04/07/news/non_pubblicate_su_facebook_le_foto_dei_vostri_figli_un_pubblico_ministero_svela_i_rischi-111387070/), la quale evoca rischi più gravi del pedo-soft.  Anzitutto c’è il rischio, sia pure non tanto frequente, che  (…) persone comunque(…)  interessate in modi non del tutto lecite (…)  possano avvicinarsi ai nostri bambini dopo averli magari visti più volte in foto online. E ancora: Esiste anche una seconda preoccupazione che nasce da condotte criminose anche più frequenti. “Quelle di soggetti che taggano le foto di bambini online e, con procedimenti di fotomontaggio più o meno avanzati, ne traggono materiale pedopornografico di vario genere, da smerciare e far circolare tra gli appassionati”.

Insomma, care nonne, non lasciamoci prendere da sciocche smanie fotografiche, resistiamo alle “tentazioni” della rete e, qualora occorra,  non esitiamo ad “allarmare” i genitori dei nostri nipotini.

http://www.famigliacristiana.it/articolo/esporre-i-figli-sui-social-stupido-perche-pericoloso/390278.aspx

Dark web https://it.wikipedia.org/wiki/Dark_web

 

Pubblicato da: virginialess | 14 luglio 2017

Nipoti annoiati

Nel periodo estivo ricevo ogni anno alcune lettere su questo tema:  di periodica attualità considerando le necessità (e abitudini) di tante famiglie. Ripubblico dunque un articolo abbastanza recente.

sbadiglioUna nonna che si occupa dei nipoti in vacanza  mi scrive per esprimere la preoccupazione che i bambini, 8/11 anni, si annoino. “Benissimo!” mi viene di rispondere. E non è una battuta…

Lo sapevo per esperienza e ho letto negli anni un po’ di articoli a conferma, ma per semplificare mi appoggio a una delle varie ricerche citate nel web: “Bambini annoiati, bambini creativi” (http://www.guidagenitori.it/la-famiglia/i-figli/1905-bambini-annoiati-bambini-creativi/)   Ecco qualche estratto.

Non avere nulla da fare, da leggere o da pensare, stimola lo spirito di iniziativa e sprona la fantasia. Lo sostiene una ricerca inglese  (…) I bambini Sono presi dalle attività scolastiche ed extrascolastiche, da sport e corsi di musica, da feste per i compleanni (…)  quando hanno un’oretta “vuota”, il panico: non sanno cosa fare. (…) Non è una sensazione nostra, ma un problema diffuso, che è stato anche oggetto di una ricerca inglese, condotta nell’East Anglia University, su un campione di 400 temi di fantasia scritti da bambini tra i 10 e gli 11 anni. È risultato che i ragazzini avevano pochissima fantasia e capacità inventiva personale ed erano invece molto influenzati dalle trame dei cartoni animati o di serie televisive.

“Annoiarsi stimola la mente”  Il dato più sorprendente è che proprio (…) quella sensazione di “vuoto” da rifuggire e da riempire a tutti i costi, è in realtà una risorsa positiva. Secondo i ricercatori inglesi, infatti, a lei va il merito di “aguzzare” l’ingegno dei bambini rendendoli più creativi e disponibili a organizzare autonomamente il tempo libero (…). Difende l’apporto positivo della noia anche Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello Sviluppo all’Università La Sapienza di Roma. “Mamme e papà della classe medio-alta, in effetti, si affannano troppo a “riempire” il tempo libero dei figli con tante attività – dallo sport, alla musica e così via – con il rischio di farli crescere ‘eterodiretti’, vale a dire sempre rivolti all’esterno, a qualcos’altro”. 

“I rischi da Tv, computer e videogiochi”  …nelle classi meno agiate, dove le risorse per organizzare il tempo libero sono meno  (…) bisogna evitare che la televisione diventi l’unico passatempo. “La visione di un buon programma – spiega ancora la Ferraris – ha un suo valore, ma non deve diventare un sostitutivo, o l’unico sostitutivo, di altre attività”. Lo stesso discorso vale anche per i passatempi di oggi, come playstation, videogiochi e computer, che propongono ai più piccini forme di divertimento preconfezionato con poco spazio per la fantasia.

“Chi non si annoia è più stressato” Nel senso che i troppi impegni creano ansia da prestazione e timore di non riuscire a svolgerli.  Anche i bambini, insomma, hanno bisogno di tempi vuoti per inventare qualcosa, per pensare: questa esigenza è fonte di gratificazione quindi non deve essere frustrata”

Capito, care nonne? Non affanniamoci a “far divertire” i nipoti, lasciamo che si organizzino/annoino da soli. Non vale per la lettura, si capisce, cui è sempre bene dedicare un po’ di tempo!

 

 

 

Pubblicato da: virginialess | 28 maggio 2017

“Difendere” i nipoti: quando intervenire?

Naturalmente siamo tutti addolorati per la morte di Francesco, il bambino morto a causa di un’otite “trattata” con l’omeopatia. La medicina che si propone di “curare il simile con il simile” (Similia similibus curantur), secondo il principio enunciato  da Ippocrate e ripreso in tempi moderni dal tedesco Hahnemann, è stata oggetto di dibattiti e rinnovate contestazioni, che di sicuro abbiamo ascoltato/letto.

Ne parlo qui perché i media hanno evidenziato negli ultimi giorni la reazione di Maurizio Olivieri,  nonno materno di Francesco, il quale vuole denunciare il medico che l’aveva in cura da tre anni , peraltro già indagato insieme ai genitori del bambino. Questa la sua “narrazione” della drammatica vicenda.

«Mia figlia e mio genero si fidavano ciecamente di lui. Ma poi quando Francesco ha cominciato a peggiorare, Mecozzi (il medico omeopata) ha spaventato a morte mia figlia. Le ha detto che all’ospedale gli avrebbero somministrato tachipirina con la conseguenza di farlo diventare sordo. La notte del ricovero, dopo che il piccolo nei giorni precedenti aveva avuto 39 di febbre e vomitava, mia figlia ha mandato anche un video al dottore dicendogli che il bambino stava entrando in coma. Lui le ha risposto che non si opponeva al ricovero, ma ormai l’infezione gli aveva invaso la testa. Io dico che non c’entra l’omeopatia, c’entra solo lui e il suo delirio d’onnipotenza. E per questo la pagherà». 

Non sappiamo se nonno Maurizio, che qui  non appare contrario all’omeopatia ma alle sue “degenerazioni”, abbia potuto rendersi conto della gravità della malattia di Francesco, nè se sia intervenuto  presso la mamma e il papà per mettere in crisi la loro “fiducia cieca”, sollecitare terapie diverse, l’intervento di un altro medico, il ricovero o altro.

A me viene di riflettere sul tema dei “diritti” dei nonni qualora siano convinti che un nipote corre un serio pericolo a causa del comportamento dei genitori. La loro “potestà” è fuori discussione. Continuo a consigliare non solo la non ingerenza, ma  il massimo rispetto delle scelte che fanno, quand’anche non condivise: a noi compete di dare, qualora graditi/richiesti, soltanto prudenti consigli.

Ma qualora ci  rendessimo  conto che il nipote corre -come nel caso di Francesco- un rischio gravissimo, siamo legittimati a  intervenire energicamente in sua difesa? Penso di sì, la regola ha almeno questa eccezione…

 

http://www.corriere.it/cronache/17_maggio_28/francesco-ucciso-dall-otite-si-indaga-omicidio-denunceremo-l-omeopata-omeopazzia-9b574600-4368-11e7-b108-f8a0cce08e60.shtml

Pubblicato da: virginialess | 12 maggio 2017

Coppia in crisi: quale ruolo ci compete (3)

Il mese scorso sono stata invitata quale “esperta” a Torto o ragione. La puntata verteva su un sorta di patto di ferro che due consuocere -peraltro amiche d’infanzia- avrebbero stipulato tra loro al fine di  riunire la coppia in crisi. I loro figlioli, sposati da dieci anni e genitori di due bambini, avevano infatti in corso una “pausa di riflessione”.

L’inopportuna (e pesante) ingerenza non ha avuto, manco a dirlo, effetti positivi: i due si sono separati.  TV a parte, le nonne reali dovrebbero capirlo da sole, ma a guardarsi attorno pare che i consigli degli esperti (veri, senza virgolette!), pur spesso riportati dai media,  non siano tenuti in gran conto. I genitori delle due parti continuano a interferire: venendo talvolta meno  all’unico ruolo che in questi casi disgraziati ci compete, cioè una maggior cura e impegno nei confronti dei nipotini.

Nel mio piccolo, avevo affrontato l’argomento già agli esordi del blog*;  riprendo alcuni stralci  dell’articolo: a noi nonne non compete altro che mostrarci ancor più fornite di prudenza e discrezione perché un  ruolo “medicamentoso” è mera utopia e anzi darei per scontato l’aggravamento della situazione a seguito dei nostri interventi, quand’anche “al di sopra di ogni sospetto”. (…) nemmeno possiamo avanzare (…) l’esigenza di essere informate nel dettaglio dei motivi della crisi, i quali appartengono al privato della coppia. Superfluo e umiliante costringerla a propinarci  versioni diplomatiche e imbarazzate mezze verità.

E, nella parte conclusiva: Escluso il caso (previsto anche dalla legge) in cui i nonni abbiano l’obbligo di assistere economicamente figli e nipoti privi di mezzi, il nostro intervento soccorrevole  può certo accentuarsi a favore dei bambini, ma per un periodo  limitato.  I coniugi  che si separano debbono assumerne gli oneri e organizzarsi con i figlioli. Non possiamo né dobbiamo sopperire con una disponibilità totale alle manchevolezze dei genitori. E se siamo le mamme del soggetto incolpevole e soccombente? Dubito che esista al riguardo una verità assoluta, che d’altronde  non ci compete di cercare. Daremo senz’altro un aiuto nella fase critica, se richiesto, ma poi tocca a papà e mamma gestire la situazione. Saremo  tristi per i nipoti, si capisce; ricordiamo però che spesso una separazione ben fatta li danneggia meno di una convivenza infelice.

Questi convincimenti li esprimevo nel 2011. Per me tuttora ragionevoli… O li trovate un po’ drastici?

 

 

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