Pubblicato da: virginialess | 15 ottobre 2017

Come va la salute?

Dei nostri nipoti, si capisce. Per niente bene, almeno in Canada, ma i “malanni” lamentati dall’articolo della psicoterapeuta  Victoria Prooday appaiono purtroppo abbastanza diffusi. Un’amica lo segnala su fb, quel che colpisce è la conclusione: Occorre fare dei cambiamenti nella vita dei nostri bambini prima che un’intera generazione vada sotto farmaci. Non è ancora troppo tardi, ma presto potrebbe esserlo”

Il link è in fondo, estrapolo intanto (la traduzione zoppica un po’) i passaggi più significativi.  In primis il grido di allarme:

1 bambino su 5 ha problemi di salute mentale
– I disturbi dello spettro ADHD (deficit di attenzione/iperattività) sono aumentati del 43%
– Fra gli adolescenti, la depressione è aumentata del 37%
– Nei ragazzi tra i 10 e i 14 anni, i suicidi sono aumentati del 200%.

Quali le cause di tanto malessere? Le principali non sono una novità: genitori “digitalmente distratti”, genitori indulgenti che permettono ai figli di “comandare”, convincimento che tutto gli è dovuto, alimentazione non equilibrata e poche ore di sonno, vita sedentaria dentro casa, stimolazioni continue, babysitter tecnologiche, gratificazioni immediate, assenza di momenti di noia.

Alzino la mano le nonne che non hanno lamentato almeno una di queste negatività nel percorso educativo  dei loro nipoti! È evidente che quello giusto prevederebbe l’esatto contrario… Segue infatti un elenco di consigli in tal senso. Estrapolo un esempio concreto e un paio di precetti che dovremmo conoscere bene.

Non siate voi a preparargli lo zaino per la scuola, non portateglielo voi, se ha dimenticato a casa il pranzo o il diario non portateglielo a scuola, non sbucciate una banana per un bambino di 5 anni.

Insegnategli la responsabilità e l’indipendenza e non proteggetelo dai piccoli fallimenti. In questo modo, imparerà a superare le grandi sfide della vita.

Cercate di ritardare le gratificazioni e fornitegli opportunità di “annoiarsi”, perché è proprio nei momenti di noia che si risveglia la creatività

Naturalmente, è il caso di ripeterlo, non tocca a noi nonne educare i nipoti. Anche se i loro genitori commettono errori grossolani! Possiamo/dobbiamo però evitarli quando i nipoti ci sono affidati ed esercitare, quando è possibile,  una prudente moral suasion.

http://fg.reattivonews.com/2017/10/06/la-tragedia-silenziosa-che-sta-colpendo-i-bambini-di-oggi/

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Pubblicato da: virginialess | 3 ottobre 2017

Festa dei nonni (ex post)

La scarsa simpatia di “Noi nonne” per le celebrazioni è ormai nota ai lettori del blog. L’elevatissimo numero (credo ce ne sia ormai una al giorno: mi deciderò a una ricerca!) secondo me garantisce l’irrilevanza; inoltre (ancor peggio) legittima la disattenzione per il resto dell’anno.  Sull’origine della ricorrenza ho scritto qui: Festa dei nonni

Ciò premesso, ieri ricorreva quella dei nonni e, snobismi a parte, mette conto riassumere in una breve nota la “filosofia” del nostro rapporto con i nipoti. Ai singoli temi ho dedicato vari articoli, rintracciabili mediante le opzioni di ricerca.

Di sicuro si tratta di un legame forte, unico e speciale, fatto di complicità, affetto, scambio. Gratificante per noi e fondamentale (gli esperti concordano) per il bambino, che trova una figura di riferimento importante per la sua crescita. Noi nonni riusciamo a essere, se svolgiamo come si deve il nostro ruolo, maestri, amici, portatori di memoria storica e molto altro. Non dobbiamo mai sostituirci, è risaputo, alle figure genitoriali, ma possiamo svolgere un ruolo “supplente”, cauto e benevolo, in caso di necessità.
Acquisire lo status di nonno segna l’inizio -salvo casi malaugurati – di un’esperienza importante e giova alle capacità fisiche e mentali nell’anziano, che in certo senso rivive le fasi della propria infanzia e riesce a guardare alla vecchiaia con occhi diversi e più lieti: non un’età di decadenza ma interessante e fattiva.

Naturalmente occorre prepararsi a svolgere in modo corretto il ruolo, tutt’altro che semplice. Oltre al bagaglio acquisito nella cura dei figli, può essere d’aiuto approfondire le  conoscenze sullo sviluppo psicologico infantile: l’ambiente in cui si trova a vivere un bambino oggi è molto diverso da quello delle nostre esperienze pregresse. Senza indulgere a malintesi giovanilismi, occorre essere aggiornati.

E anche presenti senza invadenza, attenti, curiosi e capaci lasciare ai nipoti il giusto spazio di libertà e di autonomia. Chi si accinge a essere nonna, si organizzi per tempo… Mentre a noi che lo siamo gioverà  comunque un ripasso ed, eventualmente, un po’ di autocritica!

Dell’origine della ricorrenza ho scritto qui: Festa dei nonni

Pubblicato da: virginialess | 30 agosto 2017

“Frasi di nonni ai nipotini”

Per molto tempo l’articolo più gettonato del blog è stato il “decalogo”(commenti e strascichi in quantità); questo sulle “frasi” l’ha sostituito da un po’. Lo ripubblico, sperando che la motivazione non sia quella che ipotizzo in apertura ma proprio l’interesse a (ben) comunicare con i nostri nipoti.

Questa espressione viene usata spesso durante la ricerca del blog. Immagino che il visitatore desideri trovare parole augurali adatte alle ricorrenze, come appunto in questo periodo  (e  rimane deluso), ma forse si tratta anche di nonni interessati al  tema più ampio del dialogo con i nipoti. La domanda me la sono posta spesso anch’io: ” Di cosa parlare  con i nostri nipoti?” Oppure: ” Ci sono “regole” per conversare con i piccoli di casa?”

I nipoti ci sono spesso affidati, lo dicono le statistiche. Da neonati i nonni li curano, da grandicelli li accompagnano, intrattengono, portano in vacanza eccetera. Anche da adolescenti capita che siano ospiti ai pasti o per alcuni giorni. Naturalmente diventano spettatori del quotidiano dei nonni e partecipano alla conversazione, interloquendo di solito  con maggiore libertà di quanta ne fosse accordata alle generazioni    precedenti.  Va  da sé che non esistono schemi rigidi e ogni nucleo familiare ha le sue peculiarità di contenuti e forme espressive. Ci sono tuttavia dei “precetti” ragionevoli da tener presenti.

Cominciamo dai bambini piccolissimi. Si sconsiglia agli adulti (e pare che i nonni lo facciano spesso) di utilizzare un linguaggio che ne riproduca i graziosi balbettamenti e le tenere paroline smozzicate, cioè il “bambinese”.  Occorre invece usare un fraseggio normale, per quanto ridotto e semplice, e una corretta pronuncia. Il piccolo non va rimproverato se dice “aua”, ma noi diremo “acqua”, ricordandoci di parlare di lui in terza persona (“Adesso la nonna dà l’acqua a Paolo”) perché fino ai 18 mesi non distingue l’io dal tu.

Con i nipoti più grandicelli giova intrattenere delle brevi conversazioni, evitando di lasciarli da soli davanti alla TV. Costringiamoci a seguire anche noi il programma, magari sbrigando qualche lavoretto conciliabile, e stimoliamo osservazioni e commenti. E’ bene incoraggiarli a raccontare le esperienze scolastiche fin dalla materna, imparare  i nomi degli amichetti, delle maestre  eccetera. Man mano che i nipoti crescono siamo pronte ad accogliere le eventuali confidenze, evitando però di interrogarli con insistenza sul loro privato.

Altra abitudine male accetta dai ragazzini è l’eccesso di smancerie, l’uso dei diminutivi infantili e la citazione di episodi della prima infanzia, magari un po’ ridicoli, specie davanti agli amici. Quanto alla sostanza delle nostre amene chiacchiere, oltre alle consuete favole per i piccoli,  ai nipoti piacciono – ne ho parlato a proposito della“memoria storica” – le vicende di famiglia, a cominciare dall’infanzia dei genitori, che danno  il senso della continuità tra le generazioni e rafforzano la loro identità inserendola in un contesto più preciso e riconoscibile.

Naturalmente la narrazione dev’essere “gradevole” (non nel senso di menzognera), cioè rilassata ed esente da lagnanze e recriminazioni. Vietate anche le lungaggini autobiografiche e l’elogio di maniera dei    tempi andati. Consigliata al contrario l’attenzione al presente: cerchiamo di renderci conto delle tendenze, opinioni e interessi delle nuove generazioni. Il che non significa condivisione acritica o giovanilismo sciocco. Quando capita, commentiamo con i nipoti più grandi il telegiornale e i servizi di attualità, sollecitiamo i loro pareri ed esprimiamo senza supponenza i nostri. Dialogare fa bene ad ogni età…

Pubblicato da: virginialess | 7 agosto 2017

Foto dei nipotini sui social? Meglio di no!

Questa volta ne ha parlato Famiglia Cristiana. Sottolineando  di averne avvertito più volte i suoi lettori, riporta la relazione del garante della privacy Antonello Soro, il quale ha messo in guardia contro la pedopornografia che  “ in rete, e particolarmente nel  dark web*  sarebbe in crescita vertiginosa: nel 2016 sono state due milioni le immagini censite, quasi il doppio  rispetto all’anno precedente. Fonte involontaria sarebbero i social  network in cui i genitori postano le foto dei figli”. Vale anche per i nonni, è chiaro!

L’articolo critica  a chiare lettere  l’ “ansia da documentazione” che ci spinge ad immortalare ogni momento significativo della vita dei nostri figli. Senza capire che quest’abitudine è stupida, perché li espone a rischi. Questa forma di “esibizionismo per interposta persona”, che genera innumerevoli web-immagini, diventa fonte gratuita e disponibile per i tanti perversi del web. I pedofili infatti sono ben lieti di trovare tanto bel materiale pronto per farne uso e diffonderlo nei portali pedo-soft.

Nei quali  non vengono diffuse immagini di nudo esplicito o sesso ma di bambini in posizioni o atteggiamenti innocenti, gradite a quel genere di pedofili. E, a proposito della stupidità di cui sopra: Ci chiediamo mai -insiste l’articolo- se interessi davvero a qualcun altro vedere “ritratti di famiglia in un interno”  scattati in ogni ora del giorno e della notte? E, cosa ancor più seria, ci chiediamo mai se questi ritratti con minori possano “interessare” alle persone sbagliate? 

L’argomento non è nuovo. Questo allarme del magistrato Valentina Sellaroli del Tribunale per i minorenni di Torino, non certo il primo del genere, risale al 2015 (http://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2015/04/07/news/non_pubblicate_su_facebook_le_foto_dei_vostri_figli_un_pubblico_ministero_svela_i_rischi-111387070/), la quale evoca rischi più gravi del pedo-soft.  Anzitutto c’è il rischio, sia pure non tanto frequente, che  (…) persone comunque(…)  interessate in modi non del tutto lecite (…)  possano avvicinarsi ai nostri bambini dopo averli magari visti più volte in foto online. E ancora: Esiste anche una seconda preoccupazione che nasce da condotte criminose anche più frequenti. “Quelle di soggetti che taggano le foto di bambini online e, con procedimenti di fotomontaggio più o meno avanzati, ne traggono materiale pedopornografico di vario genere, da smerciare e far circolare tra gli appassionati”.

Insomma, care nonne, non lasciamoci prendere da sciocche smanie fotografiche, resistiamo alle “tentazioni” della rete e, qualora occorra,  non esitiamo ad “allarmare” i genitori dei nostri nipotini.

http://www.famigliacristiana.it/articolo/esporre-i-figli-sui-social-stupido-perche-pericoloso/390278.aspx

Dark web https://it.wikipedia.org/wiki/Dark_web

 

Pubblicato da: virginialess | 14 luglio 2017

Nipoti annoiati

Nel periodo estivo ricevo ogni anno alcune lettere su questo tema:  di periodica attualità considerando le necessità (e abitudini) di tante famiglie. Ripubblico dunque un articolo abbastanza recente.

sbadiglioUna nonna che si occupa dei nipoti in vacanza  mi scrive per esprimere la preoccupazione che i bambini, 8/11 anni, si annoino. “Benissimo!” mi viene di rispondere. E non è una battuta…

Lo sapevo per esperienza e ho letto negli anni un po’ di articoli a conferma, ma per semplificare mi appoggio a una delle varie ricerche citate nel web: “Bambini annoiati, bambini creativi” (http://www.guidagenitori.it/la-famiglia/i-figli/1905-bambini-annoiati-bambini-creativi/)   Ecco qualche estratto.

Non avere nulla da fare, da leggere o da pensare, stimola lo spirito di iniziativa e sprona la fantasia. Lo sostiene una ricerca inglese  (…) I bambini Sono presi dalle attività scolastiche ed extrascolastiche, da sport e corsi di musica, da feste per i compleanni (…)  quando hanno un’oretta “vuota”, il panico: non sanno cosa fare. (…) Non è una sensazione nostra, ma un problema diffuso, che è stato anche oggetto di una ricerca inglese, condotta nell’East Anglia University, su un campione di 400 temi di fantasia scritti da bambini tra i 10 e gli 11 anni. È risultato che i ragazzini avevano pochissima fantasia e capacità inventiva personale ed erano invece molto influenzati dalle trame dei cartoni animati o di serie televisive.

“Annoiarsi stimola la mente”  Il dato più sorprendente è che proprio (…) quella sensazione di “vuoto” da rifuggire e da riempire a tutti i costi, è in realtà una risorsa positiva. Secondo i ricercatori inglesi, infatti, a lei va il merito di “aguzzare” l’ingegno dei bambini rendendoli più creativi e disponibili a organizzare autonomamente il tempo libero (…). Difende l’apporto positivo della noia anche Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello Sviluppo all’Università La Sapienza di Roma. “Mamme e papà della classe medio-alta, in effetti, si affannano troppo a “riempire” il tempo libero dei figli con tante attività – dallo sport, alla musica e così via – con il rischio di farli crescere ‘eterodiretti’, vale a dire sempre rivolti all’esterno, a qualcos’altro”. 

“I rischi da Tv, computer e videogiochi”  …nelle classi meno agiate, dove le risorse per organizzare il tempo libero sono meno  (…) bisogna evitare che la televisione diventi l’unico passatempo. “La visione di un buon programma – spiega ancora la Ferraris – ha un suo valore, ma non deve diventare un sostitutivo, o l’unico sostitutivo, di altre attività”. Lo stesso discorso vale anche per i passatempi di oggi, come playstation, videogiochi e computer, che propongono ai più piccini forme di divertimento preconfezionato con poco spazio per la fantasia.

“Chi non si annoia è più stressato” Nel senso che i troppi impegni creano ansia da prestazione e timore di non riuscire a svolgerli.  Anche i bambini, insomma, hanno bisogno di tempi vuoti per inventare qualcosa, per pensare: questa esigenza è fonte di gratificazione quindi non deve essere frustrata”

Capito, care nonne? Non affanniamoci a “far divertire” i nipoti, lasciamo che si organizzino/annoino da soli. Non vale per la lettura, si capisce, cui è sempre bene dedicare un po’ di tempo!

 

 

 

Pubblicato da: virginialess | 28 maggio 2017

“Difendere” i nipoti: quando intervenire?

Naturalmente siamo tutti addolorati per la morte di Francesco, il bambino morto a causa di un’otite “trattata” con l’omeopatia. La medicina che si propone di “curare il simile con il simile” (Similia similibus curantur), secondo il principio enunciato  da Ippocrate e ripreso in tempi moderni dal tedesco Hahnemann, è stata oggetto di dibattiti e rinnovate contestazioni, che di sicuro abbiamo ascoltato/letto.

Ne parlo qui perché i media hanno evidenziato negli ultimi giorni la reazione di Maurizio Olivieri,  nonno materno di Francesco, il quale vuole denunciare il medico che l’aveva in cura da tre anni , peraltro già indagato insieme ai genitori del bambino. Questa la sua “narrazione” della drammatica vicenda.

«Mia figlia e mio genero si fidavano ciecamente di lui. Ma poi quando Francesco ha cominciato a peggiorare, Mecozzi (il medico omeopata) ha spaventato a morte mia figlia. Le ha detto che all’ospedale gli avrebbero somministrato tachipirina con la conseguenza di farlo diventare sordo. La notte del ricovero, dopo che il piccolo nei giorni precedenti aveva avuto 39 di febbre e vomitava, mia figlia ha mandato anche un video al dottore dicendogli che il bambino stava entrando in coma. Lui le ha risposto che non si opponeva al ricovero, ma ormai l’infezione gli aveva invaso la testa. Io dico che non c’entra l’omeopatia, c’entra solo lui e il suo delirio d’onnipotenza. E per questo la pagherà». 

Non sappiamo se nonno Maurizio, che qui  non appare contrario all’omeopatia ma alle sue “degenerazioni”, abbia potuto rendersi conto della gravità della malattia di Francesco, nè se sia intervenuto  presso la mamma e il papà per mettere in crisi la loro “fiducia cieca”, sollecitare terapie diverse, l’intervento di un altro medico, il ricovero o altro.

A me viene di riflettere sul tema dei “diritti” dei nonni qualora siano convinti che un nipote corre un serio pericolo a causa del comportamento dei genitori. La loro “potestà” è fuori discussione. Continuo a consigliare non solo la non ingerenza, ma  il massimo rispetto delle scelte che fanno, quand’anche non condivise: a noi compete di dare, qualora graditi/richiesti, soltanto prudenti consigli.

Ma qualora ci  rendessimo  conto che il nipote corre -come nel caso di Francesco- un rischio gravissimo, siamo legittimati a  intervenire energicamente in sua difesa? Penso di sì, la regola ha almeno questa eccezione…

 

http://www.corriere.it/cronache/17_maggio_28/francesco-ucciso-dall-otite-si-indaga-omicidio-denunceremo-l-omeopata-omeopazzia-9b574600-4368-11e7-b108-f8a0cce08e60.shtml

Pubblicato da: virginialess | 12 maggio 2017

Coppia in crisi: quale ruolo ci compete (3)

Il mese scorso sono stata invitata quale “esperta” a Torto o ragione. La puntata verteva su un sorta di patto di ferro che due consuocere -peraltro amiche d’infanzia- avrebbero stipulato tra loro al fine di  riunire la coppia in crisi. I loro figlioli, sposati da dieci anni e genitori di due bambini, avevano infatti in corso una “pausa di riflessione”.

L’inopportuna (e pesante) ingerenza non ha avuto, manco a dirlo, effetti positivi: i due si sono separati.  TV a parte, le nonne reali dovrebbero capirlo da sole, ma a guardarsi attorno pare che i consigli degli esperti (veri, senza virgolette!), pur spesso riportati dai media,  non siano tenuti in gran conto. I genitori delle due parti continuano a interferire: venendo talvolta meno  all’unico ruolo che in questi casi disgraziati ci compete, cioè una maggior cura e impegno nei confronti dei nipotini.

Nel mio piccolo, avevo affrontato l’argomento già agli esordi del blog*;  riprendo alcuni stralci  dell’articolo: a noi nonne non compete altro che mostrarci ancor più fornite di prudenza e discrezione perché un  ruolo “medicamentoso” è mera utopia e anzi darei per scontato l’aggravamento della situazione a seguito dei nostri interventi, quand’anche “al di sopra di ogni sospetto”. (…) nemmeno possiamo avanzare (…) l’esigenza di essere informate nel dettaglio dei motivi della crisi, i quali appartengono al privato della coppia. Superfluo e umiliante costringerla a propinarci  versioni diplomatiche e imbarazzate mezze verità.

E, nella parte conclusiva: Escluso il caso (previsto anche dalla legge) in cui i nonni abbiano l’obbligo di assistere economicamente figli e nipoti privi di mezzi, il nostro intervento soccorrevole  può certo accentuarsi a favore dei bambini, ma per un periodo  limitato.  I coniugi  che si separano debbono assumerne gli oneri e organizzarsi con i figlioli. Non possiamo né dobbiamo sopperire con una disponibilità totale alle manchevolezze dei genitori. E se siamo le mamme del soggetto incolpevole e soccombente? Dubito che esista al riguardo una verità assoluta, che d’altronde  non ci compete di cercare. Daremo senz’altro un aiuto nella fase critica, se richiesto, ma poi tocca a papà e mamma gestire la situazione. Saremo  tristi per i nipoti, si capisce; ricordiamo però che spesso una separazione ben fatta li danneggia meno di una convivenza infelice.

Questi convincimenti li esprimevo nel 2011. Per me tuttora ragionevoli… O li trovate un po’ drastici?

 

 

Pubblicato da: virginialess | 14 aprile 2017

Auguri giganti!

Quest’anno il primato spetta all’uovo di Napoli, meritevole anche perché vuole essere un omaggio alla rinascita dei musei cittadini. Che senza dubbio lo meritano.

Alto due metri, largo uno. Pesante più di duecento chili e in vendita per dodicimila euro.(…) Prodotto dalla storica cioccolateria  Gay-Odin e  decorato da Fabio Ceraso. Alla presentazione (…) è intervenuto anche Paolo Giulierini, direttore del Museo archeologico nazionale.  “se ogni anno – spiega l’azienda– la decorazione sulla facciata dell’uovo è dedicata ad un avvenimento della città, per il 2017 abbiamo scelto la rinascita dei nostri musei principali: il Mann e Capodimonte”. Il disegno (…) infatti, con zucchero montato a neve e colori naturali, rappresenta le due strutture una di fronte all’altra, con un accenno anche di Real bosco, circondate da visitatori, molti dei quali bambini. “

Pubblicato da: virginialess | 8 aprile 2017

Suocere, consuocere e dintorni (3): “torto o ragione”?

12 aprile. O gran potenza del video… Le visite al blog ieri sono salite a 550. Qui il podcast: http://www.raiplay.it/video/2017/04/Torto-o-ragione-Il-verdetto-finale-6bc0af8d-df06-45fd-ac59-8e5ddfaf615f.html

Riprendo la  foto del primo articolo sul tema e quella del televisore. Tra virgolette il programma di Rai1 cui sono stata invitata quale “esperta”. Merito (?) di Noi nonne…

Su suocere e nonne mi avevano interpellata tempo fa, in altri programmi; questa volta protagoniste erano due consuocere. Amiche fin dall’infanzia, lietissime nel ruolo e nonne di due nipotini. Dopo una decina  d’anni, l’idilliaca situazione si è purtroppo modificata in peggio.

Mi fermo qui: chi partecipa si impegna alla riservatezza. La puntata andrà in onda martedì 11, dopo il Tg delle 13,30. Al caso ne riparliamo

Pubblicato da: virginialess | 16 marzo 2017

Numeri, chicchi di riso, coniglietti (e nipoti)

L’origine degli scacchi è legata a una leggenda molto nota. Un principe annoiato (indiano o forse cinese) bandisce una sorta di concorso. Avrebbe esaudito qualunque desiderio di chi fosse riuscito a farlo divertire. Molti i personaggi  che tentano invano, finchè si presenta un mercante con la scacchiera e i pezzi. Il principe impara presto il gioco, si diverte moltissimo e vuole ricompensare il mercante. Il quale chiede un chicco di riso per la prima casella, due per la seconda, quattro per la terza e così via raddoppiando fino alla 64esima. Gli scribi fanno un po’ di conti e quando il principe apprende il risultato ordina di  giustiziare l’inventore degli scacchi!

Perché ripeto la storiella? Il  13 marzo è iniziata la settimana dei numeri. Molte le citazioni dei media e gli eventi dedicati, specie in rai. Meritatamente, anche se spesso ci sfugge quanto essi siano importanti nel nostro quotidiano. Il numero di chicchi di riso spettante al mercante è  264-1 (due alla sessantaquattro meno uno), una quantità  che l’intera superficie della terra non è in grado di produrre: 18.446.744.073.709.551.615.

Ottima cosa  se  i nostri nipoti amano la matematica, care nonne. Una disciplina bellissima che  mette in moto la fantasia e il senso artistico*; fino ai dieci anni funziona come un gioco e  piace a tutti i bambini. Poi ci si trova alle prese con dei meccanismi formali e  moltissimo dipende da come viene insegnata. Spesso male, purtroppo: una perdita intellettuale e un gran danno.  Oltre ai pregi teorici, la matematica ne ha in abbondanza di pratici, per la maggior parte evidenti a tutti noi,  quand’anche poco abili con i numeri.  Riflettiamo su questo, attualissimo, che trovo nel sito di rai3.

oggi si parla molto di verità, postverità, fake news, bufale mediatiche, false informazioni, come evitare che si formi un’opinione pubblica sempre eccitata e mai davvero consapevole? È sicuramente una questione di linguaggio e di responsabilità di chi comunica. Ma non è solo un problema di parole. È anche un problema di realtà, di fatti e dunque di numeri. Sì, di numeri perché le cifre possono essere fredde ma dicono spesso verità celate altrove o magari anche solo faticose da accogliere.
Leggere correttamente i dati e le statistiche può farci conoscere opportunità, acquisire consapevolezza dei rischi, adattare i nostri comportamenti e valutare, senza affidarci troppo agli umori, ai comportamenti altrui. Ma ci dà anche gli strumenti per capire quando un problema cambia, quando la complessità ha bisogno di nuovi indicatori e misure. Imparare a valutare un problema utilizzando anche i numeri può aiutare a difenderci dalle false notizie e dai ragionamenti fallaci.

Condivido. Ma torniamo a temi più divertenti. Carini, vero, i coniglietti aurei?  Lo sapevate che c’è uno stetto legame tra  origami e matematica? E il modello di questo semplice coniglietto ha niente meno a che fare con Leonardo Pisano (1180 circa – 1250) più noto come Fibonacci, quello della famosa successione 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, …, n F/n

Se volete saperne di più e magari eseguire l’origami, qui c’è tutta la sequenza (http://www.origami-cdo.it/articoli/files/ConigliettiAurei-CentomoGecchelin.pdf)  Buon divertimento!

 

 

Pubblicato da: virginialess | 3 marzo 2017

Nipoti(ni) filosofi

logica-0319-u43060550223214kqc-u4324099198847aeg-1224x916corriere-web-sezioni-593x443Gli esperti se ne occupano da tempo  e i risultati delle  prime sperimentazioni sono positivi: studiare filosofia nella scuola elementare “fa bene”. Tanto che in Gran Bretagna la Education Endowment Foundation (EEF) ha stanziato un milione di sterline per finanziare il progetto. Quale docente della disciplina, riservata finora alle tre ultime classi  dei licei, sono vistosamente compiaciuta!

Circa 9mila allievi tra i nove e i dieci anni parteciperanno a una serie di incontri, basati su una metodologia che  trasferisce i principi del pensiero antico nei metodi di insegnamento di oggi. In pratica gli insegnanti usano una storia o un videoclip per sviluppare una discussione tra gli allievi su alcuni temi chiave, che sono la verità, la conoscenza, la correttezza di comportamento, che potremmo anche chiamare etica. L’obiettivo è quello di spingere i bambini a mettersi in gioco con domande, discussioni, a volte anche controversie verbali. Tutto quello che può servire a spingerli a ragionare con la propria testa (…)  questa specie di «palestra» (…) li condurrà piano piano ad affinare la logica, utile per migliorare nei procedimenti matematici, ma anche a cercare nuovi spunti nei libri, aumentando le competenze linguistiche e di lettura. ( http://www.corriere.it/scuola/primaria/)

Una vittoria del pensiero e della riflessione, che affonda le radici nel pensiero dell’Antica Grecia e dell’idealismo tedesco, anche se ai bambini, in questa fase, non si parla di Platone o di Kant. E, risultato davvero significativo, guardando agli esiti si è scoperto che per i bambini che arrivano da famiglie svantaggiate e meno educate, i vantaggi sono stati addirittura superiori, con un arricchimento di competenze in matematica che equivale addirittura a tre mesi di lavoro in più in classe.

Incoraggiati dall’esempio britannico, si comincia a “filosofeggiare” anche nelle nostre scuole. La sperimentazione attuata dal prof. Zippel sembra più ambiziosa: in terza elementare si studia la filosofia greca, in quinta si arriva a quella cinese.  Anch’egli è convinto che “La filosofia aiuta il bambino a organizzare il libero pensiero: è una guida della riflessione” e aggiunge  “Spesso i tabù che abbiamo sull’infanzia sono preconcetti del mondo adulto, i bambini  sono pronti a parlare di tutto”.

Guardate il video, ve ne convincerete anche voi! http://video.repubblica.it/scuola/roma-i-bambini-e-platone-la-filosofia-si-fa-alle-elementari/269141/269574?refresh_ce

 

 

 

 

Pubblicato da: virginialess | 12 febbraio 2017

La scuola dei nipoti (ancora)

20080107_sapienzaHo perso il conto dei tanti pezzi dedicati alla scuola. Questa volta l’attenzione è stata richiamata dal dibattito sulla lettera dei 600 docenti universitari che lamentano l’ignoranza linguistica degli studenti. I loro scritti sono pieni di strafalcioni da terza elementare. Inoltre leggono poco e faticano a esprimersi oralmente. Non che “televisivi”, giornalisti, scrittori, e persino docenti siano sempre impeccabili e diano il buon esempio, viene di pensare.

Comunque non ne dubito, purtroppo l’ho constatato da tempo. Il compianto Eco dedicò anni fa una bustina di Minerva (ne ho parlato qui) al laureando che leggeva come Biperio il cognome di Nino Bixio, avvezzo com’era al (solo) lessico dei messaggini.

Di chi la “colpa”? Andrebbe suddivisa equamente tra molti soggetti e, quanto alla responsabilità politica,  in maniera bipartisan. Un discorso così lungo e complesso non è adatto al blog. Per limitarci al passato recente credo sia fondata la tesi per cui le “logiche aziendalistiche” (ricordate le tre I della ministra Moratti?) hanno travisato il concetto stesso d’istruzione.

Vanificando (di proposito) il suo scopo fondamentale: formare dei cittadini consapevoli, cioè capaci di pensiero critico. Il quale “passa”, s’intende, attraverso la conoscenza della linga madre, e però richiede anche quella della storia, della letteratura, della geografia, dell’arte, della filosofia…

Ma – vediamo di tirarci un po’ su!-  una recente buona notizia: le pre-iscrizioni ai licei quest’anno sono aumentate!

 

Pubblicato da: virginialess | 15 gennaio 2017

Nipoti “mostri”

ragazzi-pix-kmeg-u43270833941963jcf-1224x916corriere-web-sezioni-593x443Quando i ragazzi sono protagonisti di  gravi fatti di cronaca non posso evitare -credo sia lo stesso per molte di noi- di sentirmi addosso i “panni” delle loro nonne. Fu una nonna di Cittadella  la destinataria dell’ultimo messaggio di Amnesia*, adolescente suicida nel ’14 a causa del cyberbullismo:  fa paura immaginare il suo stato d’animo.

Questa volta abbiamo due “nipoti” assassini. Il sedicenne Riccardo Vincelli ha pagato un amico di un anno più grande perché uccidesse i suoi genitori. E questi ha eseguito; erano insieme e l’ascia, a quanto pare, la impugnava Manuel Sartori. Omicidio premeditato e per futili motivi. Si rimane annichilite dall’orrore. Perché lo hanno fatto?  Continuiamo a chiedercelo e ogni parola di spiegazione appare banale, logora, quasi offensiva.

Per Crepet, i due adolescenti non dovevano andare in carcere: è impossibile che non ci siano state avvisaglie di quella violenza che stava crescendo. Il delitto dei genitori spesso matura in famiglie prive di problemi economici o disagiate, ma con ragazzi cresciuti nell’indifferenza emotiva. Come non sentissero più alcun sentimento. È una vera e propria malattia psichiatrica.

Ma Luca D’Auria, docente di diritto, la esclude: Il diritto, nell’aula, deve necessariamente trattare costoro come degli assassini, persino spietati. Capaci di uccidere i genitori, i fratelli, chiunque si opponga al loro narcisismo autoreferenziale (…) non ci sonoinfermità mentali (…) “vie di fuga” giuridiche

L’amicizia asimmetrica di sempre. Riccardo, il leader, ricco, cattivo studente stufo dei rimproveri paterni;  Manuel, timido, di famiglia modesta, “adorava” l’amico al punto da uccidere per lui. Però c’entravano anche i soldi, molti a quanto ho letto, e sarebbero stati trovati in casa.

«Ha sbagliato, è pentito – hanno detto in lacrime (i genitori) –. Non ha ucciso solamente Nunzia e Salvatore ma anche se stesso e tutta la nostra famiglia. Non lo lasceremo solo, è nostro figlio e gli vogliamo bene nonostante tutto»
Li compatiamo e vorremmo anche capire: com’è possibile prevedere che un  ragazzo possa avviarsi per  una strada del genere?

Con scarsa convinzione, provo a  mettere insieme qualche fonte “autorevole”; intanto continuano a venirmi in mente le quattro nonne…

I nipoti nella rete feroce (per la nonna di Amnesia)

 

Pubblicato da: virginialess | 21 dicembre 2016

Sindrome natalizia?

imagesBuone feste a tutte noi, care nonne!

Spero che nessuna ne soffra, s’intende, ma può capitare, per motivazioni più o meno importanti.  Naturalmente sarebbe assurdo “pretendere” letizia da chi vive situazioni personali oggettivamente difficili. Ma può accadere che sia proprio l’atmosfera forzatamente festosa, la pressione consumistica, l’eccitazione  fuor di luogo a generare la sindrome.

Che può manifestarsi* con  mal di testa, agitazione generale, sintomi depressivi (…)  apatia, disturbi del sonno, sensi di colpa, irritabilità, pessimismo. Chiariamo subito che i sensi di colpa sono ingiustificati: non è obbligatorio rispettare il “copione” della felicità:  se stiamo affrontando un momento difficile si ha tutto il diritto di prendere il tempo necessario per superarlo.

Ed è consigliato  non stravolgere eccessivamente i ritmi, le abitudini e le condotte. Soprattutto vanno evitati gli eccessi: dagli  acquisti smodati  al cibo. È inoltre utile ritagliare del tempo per ricaricarsi e rilassarsi. Dedicandosi per esempio ai propri hobby e a una regolare attività fisica. Si raccomanda infine di non restare isolati, ricercare possibili contatti e non fermarsi a fare confronti con il passato o rispetto a situazioni altrui

*Ho ricavato sintomi e consigli dal sito di psicologia cognitiva della dott.ssa Francesconi (http://www.chiarafrancesconi.it/letture/comportamento-e-personalita/29-natale.html

 

 

Pubblicato da: virginialess | 8 dicembre 2016

Regali di Natale ai nipoti

Il breve articolo ormai vecchiotto (Natale: regalare soldi ai nipoti) viene spesso rivisitato. e anche questo che ripropongo, scritto l’anno seguente per  allargare un po’ la prospettiva.

Quanto ai soldi, rimango dell’opinione che , fino a una certa età, siano in  genere diseducativi. Con i nipoti adolescenti può divenire invece una pratica vantaggiosa, se i genitori sono d’accordo.

Il principio di base è infatti  sempre il medesimo: i nonni debbono rispettare le impostazioni educative di mamma e papà. Anche a proposito dei regali natalizi. Se si è in dubbio sull’opportunità di una scelta, chiedere “prima” il loro parere. E a maggior ragione, si capisce, se si tratta di oggetti, o anche di iniziative, che rischiano di produrre effetti imbarazzanti, o peggio, e provocare problemi di vario genere.

Qualche esempio più o meno azzeccato tra i molti. La batteria che il nipotino di 4/6 anni tanto desidera rischia di mettere in crisi i rapporti con i vicini di casa; il cellulare a otto anni non rientra nell’orizzonte pedagogico dei genitori; men che mai la TV da  mettere in cameretta. Quanto ai PC e tablet, meglio prendere chiari accordi preventivi; il cucciolo affettuoso che estasia la nipotina rappresenta una fatica per genitori/ fratelli  (senza contare che ci verrà chiesto di ospitarlo durante le assenze!). Inutile dire che, volendo offrire al caro piccino una  crociera o settimana bianca in nostra compagnia, l’assenso di papà e mamma dev’essere lieto, convinto e… acquisito per tempo.

Meno impegnativa la scelta di giochi per così dire “normali”. Tanto più indovinata, si capisce, quanto maggiore è  la nostra conoscenza e  familiarità con i nipotini.     “In linea generale si può dire che i giochi più adatti  (e anche quelli più piacevoli) per i bambini sono quelli che favoriscono la relazione interpersonale piuttosto che quelli che li isolano. Le generazioni odierne sono infatti già molto sollecitate dai mass media, dal ritmo di lavoro degli adulti, dalla scarsa numerosità familiare odierna a stare spesso da soli: sono certamente da preferire allora i giochi da tavolo, di gruppo o attrezzature per lo sport. Certamente dai bambini sono più graditi… forse siamo noi adulti che non li preferiamo perché abbiamo poco tempo per giocare con loro?”

(Questo giusto consiglio l’ho  trovato a suo tempo in” Nazione.it” don Nicola Giacopini, psicologo)

Pubblicato da: virginialess | 25 novembre 2016

Finora 116 !

indexNe ho parlato ogni anno, questa volta mi limito al numero. I femminicidi in Italia sono a quota 116 dall’inizio dell’anno.

Riassumo invece, ma la trovate facilmente nel web, la motivazione per cui il 25 novembre è stato scelto dalle Nazioni Unite quale  Giornata contro la violenza alle donne. Ecco le tre sorelle Mirabal, dominicane: si opposero efficacemente alla dittatura di Rafael Trujillo con il nome di battaglia Las mariposas (le farfalle).

Il 25 novembre 1960 Minerva e Maria Teresa decisero di far visita ai loro mariti,  detenuti  come prigionieri politici.  Patria, la sorella maggiore, volle accompagnarle benché suo marito fosse rinchiuso in un altro carcere. Durante il viaggio le tre donne furono  prese in un’imboscata da agenti del servizio segreto militare, torturate e uccise; la loro macchina fu gettata in un dirupo per simulare un incidente.

Un’assassinio politico, dunque, che provocò vasta indignazione e contribuì alla fine della dittatura. Le donne uccise oggi intorno a noi non  sono vittime dei nemici, ma di uomini “vicini”,  quasi sempre  mariti e compagni, padri dei loro figli.

E mi limito a ripetere, care nonne, che quegli uomini li hanno (dis)educati anche alcune di noi…

 

 

Pubblicato da: virginialess | 15 novembre 2016

“Nati per leggere”

abuela y nieto

Filastrocca dei nati per leggere

Leggimi subito, leggimi forte
Dimmi ogni nome che apre le porte
Chiama ogni cosa, così il mondo viene. Leggimi tutto, leggimi bene. Dimmi la rosa, dammi la rima. Leggimi in prosa, leggimi prima

È in corso (dal 13 al 20 novembre) un’iniziativa dedicata, promossa dall’ AIB e dall’associazione dei pediatri.

La settimana nazionale Nati per Leggere è stata istituita per promuovere il diritto alle storie delle bambine e dei bambini. Il periodo è stato scelto poiché il 20 novembre ricorre la Giornata Internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Con l’auspicio che “…alle bambine e ai bambini non manchino mai da parte degli adulti tempo, voce e storie e che ci siano in ogni città, in ogni paese, da nord a sud, sulle isole e sulle cime delle montagne, spazi riservati a libri belli, di qualità, libri che nutrono e aiutano a crescere, libri da leggere tutti insieme o da portare a casa.”

Sull’utilità e gradimento della  lettura per i piccoli ho scritto  più volte, care nonne. Sono sicura che condividete! Per partecipare nella vostra zona, potete informatvi nelle biblioteche o nelle pagine web dedicate, anche da fb.
Pubblicato da: virginialess | 28 ottobre 2016

Nonne grigie o verdi?

indexNaturalmente tra noi prevalgono  le verdi,  anche se una spruzzatina di grigio può apparire talvolta inevitabile!  Sarà il caso di spiegare un po’ di cosa parlo…  Sappiamo bene che la terza età può essere vissuta bene o male -in situazioni oggettive confrontabili- a seconda del nostro modo di “affrontarla”.

È stato lo psicologo Guido Petter* a proporre i due colori per definire le opposte posizioni:  il grigio si riferisce a una condizione  caratterizzata da solitudine, perdita di interessi, disimpegno sociale e da senso sostanziale di inutilità. Il verde, al contrario, definisce  un individuo che si mantiene attivo e curioso, coltiva gli interessi, resta impegnato e aperto alle novità. Essere nonni, manco a dirlo, può costituire un’importante condizione per realizzare una vecchiaia verde.

Nel definirne il ruolo, Petter tratteggia un modello virtuoso che  ci trova tutte concordi e che abbiamo senz’altro presente. Giova comunque riproporne le linee essenziali, muovendo dal convincimento che si tratta di “un ruolo senza ruolo”, poiché non è legato a nessun vincolo prestabilito, come accade invece per le figure genitoriali.

È piuttosto un ruolo familiare, una fase del ciclo vitale interno alla famiglia stessa. La relazione nonno-nipote trasmette il senso di appartenenza a un gruppo, all’interno del quale lo scambio di aiuto e appoggio è reciproco e dipende dalle necessità. Per questo è consigliabile che i nonni raccontino la loro storia ai nipoti e che narrino le condizioni di vita in cui essi sono cresciuti. Inoltre è importante che raccontino episodi e situazioni dell’infanzia dei loro figli. È una tesi che sostengo da sempre, mi fa piacere ritrovarla!

Quel che segue è importante per i neo-nonni: non esiste un modello definito per la figura dei nonni: lo può essere in modi diversi. E soprattutto bisogna darsi il tempo per entrare nel nuovo ruolo, per passare da genitore a nonno. In questo processo rientra l’accettazione della terza età e la presa di coscienza di un radicale cambiamento del loro ruolo anche agli occhi del mondo esterno. Il lavoro “psicologico” che i nonni devono svolgere quando arriva in famiglia un bambino, non è tanto nei suoi confronti, quanto nei confronti di se stessi.

Seguono altre considerazioni interessanti,  che riprenderò nel prossimo articolo.

https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Petter

Le parti in corsivo sono tratte da un articolo di Marina Berta, psicologa  http://www.genitorichannel.it/vita-famiglia/relazione-nonni-nipoti.html

Pubblicato da: virginialess | 9 ottobre 2016

La nuora perfetta (e diplomatica)

8483324-tre-generazioni-di-una-famiglia-seduti-insieme-sulla-spiaggia-di-invernoAi decaloghi ho fatto ricorso anch’io, e in effetti nel web abbondano . Questo si trova su Pianeta donna* e, pur condivisibile su varie questioni, mi lascia un po’ in dubbio quanto all’impostazione “etica”. Niente di grave, per carità: consiglia molta cautela   e, secondo me, difetta un tantino in schiettezza. Mi sembra però efficace rispetto al fine auspicato, cioè  il quieto vivere, cui tutte in definitiva teniamo. Lo propongo con qualche commento.

  1. Abbi molta pazienza. Si riferisce alla diversità di opinioni rispetto ai suoceri e conclude: Purtroppo non potrai rispondere a tono ogni volta, spesso dovrai dar loro soddisfazione o quantomeno fingere che abbiano ragione.
  2. Comprendi cosa è davvero importante.  Condivisibile.  Non ha senso litigare per le questioni di poco conto, meglio riservare eventuali discussioni per gli aspetti più rilevanti della tua vita, come ad esempio l’educazione dei figli, il tuo lavoro, il tuo rapporto con il partner.
  3. Mantieni una certa distanza. Dopo aver consigliato di stabilire buoni rapporti, giustamente precisa: dovrai imparare a non coinvolgere troppo i tuoi suoceri negli eventi molto personali, come ad esempio eventuali disguidi con il partner o l’educazione dei figli, altrimenti si sentiranno autorizzati ad intervenire in ogni questione
  4. Sii sempre educata. (Ci mancherebbe…) perché passerai automaticamente dalla parte del torto e il tuo compagno potrebbe non apprezzare questa tua irriverenza.
  5. Fai intervenire il partner. anche se sei molto arrabbiata, il mediatore perfetto è infatti il tuo compagno. Sicuramente lui saprà molto meglio di te come interagire con i suoi genitori… È ragionevole, ma non sono d’accordissimo. Un povero figlio/marito strattonato da madre e moglie parimenti aggressive mi ha sempre fatto pena.
  6. Non dimenticare le ricorrenze. Ok!
  7. Coinvolgi i suoceri nella vostra vita. Argomento  ovviamente spinoso: nè troppo, nè poco e avendo cura di selezionare le occasioni più adatte. Ineludibile la conclusione: Se avete dei figli, assicurati che passino del tempo con i loro nonni.
  8. Dimostra interesse nei confronti dei suoceri.  Una buona nuora si interessa della vita dei propri suoceri, chiedendo loro informazioni sulla loro salute o su quella dei loro parenti e dimostrandosi attenta ai loro gusti o esigenze. Doveroso, ma non facilissimo nella pratica qualora i suoceri siano pretenziosi e invadenti…
  9. Accetta i regali con entusiasmo. Non ci piove, per quanto possano spiacere. Unica eccezione, quelli destinati ai nipoti, qualora siano in controtendenza con i tuoi metodi educativi (ad esempio perché viziano troppo i tuoi figli). Occorre farlo capire: con diplomazia, s’intende. Purtroppo molti nonni sembrano sordi a tal proposito!
  10. Renditi disponibile. Specie se c’è bisogno d’aiuto: malattie, imprevisti, accompagamenti. Naturalmente non significa essere al loro servizio 24 ore su 24 e, come per il punto 8, ci si augura che i suoceri abbiano il senso della misura.    

Riflessione per noi nonne: esaminiamo criticamente le nostre aspettative/ pretese prima di giudicare “imperfetta” la nuora!

http://odiami.pianetadonna.it/il-decalogo-della-nuora-perfetta-284999.html#steps_11

 

Pubblicato da: virginialess | 16 settembre 2016

Un papà “vanitoso”?

lettera-ke4c-u43220852154784cme-1224x916corriere-web-sezioni-593x443Ne avete avuto senz’altro notizia! È la lettera giustificativa che il papà di Mattia ha scritto “come ogni anno” ai prof: suo figlio non ha fatto i compiti delle vacanze. Questa volta l’ha pubblicata su facebook, suscitando un ampio dibattito. Tutta la città ne parla, Rai3, gli ha dedicato per esempio una puntata, che ho avuto occasione di seguire solo per la parte che riassumo più avanti.

«I compiti estivi sono deleteri» afferma , citando pedagogisti e psicologi e sistemi scolastici di Paesi dove si punta tutto sul lavoro in classe «senza che poi ci sia bisogno di esercitarsi anche a casa». «Voi avete nove mesi per dargli nozioni e cultura, io tre mesi per insegnargli a vivere», ha scritto ai professori di suo figlio. Anche Mattia («curioso, intelligente, con molta voglia di imparare») è stato coinvolto nella decisione.  (Da “Il corriere della sera”)

Naturalmente sono intervenuti docenti e pedagogisti a sostenere le opposte tesi (i ragazzi “dimenticano”, un po’ di lavoro non guasta, si lavora già molto durante l’anno ecc.), un  genitore  afflitto (“ho solo una settimana di ferie a settembre e l’ho passata sì con mio figlio, ma  a ripassare inglese”!); le conclusioni credo siano state di conciliazione tra scuola e famiglia.

Quanto alla diffusione della lettera in rete, Mantegazza la ritiene una modalità «folle, tipica della nostra epoca»: «Su Facebook mi posso beare di aver vinto il torneo di bocce, non di aver sparato al cuore della scuola», sostiene. Peiretti non si lascia turbare: «Pensieri legittimi, ma opinabili», replica. «I compiti estivi non sono obbligatori. E la mia non è una posizione contro le istituzioni: sono per ampliare la rosa delle possibilità che vengono offerte ai ragazzi» (idem)

L’allarme di Mantegazza mi sembra eccessivo, la scuola ha sopportato ben altro. Tuttavia,  per dirla tutta, questo padre lo trovo un po’ “vanitoso”. Non perché ritenga inopinabili i compiti per le vacanze, da svolgere comunque con molta calma, non subito, alternati a tutto il resto,
compresi i salutari periodi di noia.
Mi chiedo quanto siano davvero autonome le scelte del figlio e se Mattia non provi un certo disagio nel presentarsi ogni anno a testimoniare
con una letterina in mano l’acutezza pedagogica del genitore. La quale dovrebbe essere operativa durante l’anno intero  evitando le esibizioni.

 

 

 

 

 

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