
Auguri a “Noi nonne”!!
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Buon anno a tutte le nonne!
AUGURI DI FELICE 2025 A NOI NONNE!
Molte di noi li hanno ormai grandicelli e persino adulti. Il legame rimane saldo, ma il nostro affetto deve naturalmente manifestarsi in modi diversi. E ci rallegra constatare che i nostri bambini sono diventati delle brave persone.
Pubblicato su "Bravi" nonni, Attualità | Tag:felice anno nuovo, nipoti grandi
Sarò mai bisnonna?
Sarò mai bisnonna?!
Ormai da qualche anno scrivo ben poco in questo blog, che pure mi è stato compagno gratificante per buona parte della “nonnità” e continuo a considerare con affetto. Ho cercato di spiegarne i motivi nell’articolo precedente: i nipoti sono adulti, quelli delle amiche al minimo adolescenti, mancano in definitiva gli spunti “reali” di riferimento.
Stamattina però mi sono svegliata avendo in mente la domanda del titolo. L’inconscio – ammesso che esista- fa strani scherzi perché non trovo modo di collegarla al vissuto quotidiano. Tra quelle che conosco, nessuna nonna – per quanto “precoce”- lo è finora diventata, non rammento di aver considerato pur distrattamente il problema e neppure ho visto o sentito nei giorni scorsi il nipote che potrebbe rendermi tale. Quanto all’età, suo padre ed entrambi i nonni avevano già figli, e lui è stato fino all’anno scorso pronipote di una impagabile centenaria, ma non gli attribuisco -ci mancherebbe! -alcun obbligo “storico” al riguardo.
Così, messa da parte la questione privata, passo a riflettere, prevedibilmente, sulla denatalità generale, spesso e volentieri deplorata nelle varie sedi, istituzionali e non, nonché proposta in più versioni dai media. In rete non mancano i siti dedicati, abbastanza concordi quanto a valutazione del fenomeno ed elenco delle cause. Per riportare alcune citazioni scelgo questo, divertita dal titolo: Campagna del … CavOlo, con l’ortaggio al posto della O centrale.*
Un po’ di cifre: Nel 2021 sono nati solo 399 mila bambini, minimo storico dall’Unità d’Italia con il tasso di natalità sceso a 1,25 figli per donna. (…) Nel 2022 sono nati solo 393 mila bambini, il numero più basso mai registrato. (…) nello stesso anno si sono registrati oltre 710 mila decessi
Quanto alle cause, l’elenco credo sia ormai standardizzato:
–difficoltà di accesso al mercato del lavoro e disoccupazione giovanile (…)che supera il 23%, i giovani italiani si trovano di fronte a un futuro professionale instabile, rendendo difficile ogni progetto a lungo termine, inclusa la pianificazione familiare.
– difficoltà nel conciliare maternità e carriera per le donne (…) l’80% delle donne teme che la maternità possa rappresentare un ostacolo per il proprio percorso professionale. Ciò porta molte donne a rimandare o a rinunciare alla maternità in favore della carriera.
-Posticipo dell’età media al matrimonio e alla prima gravidanza. Intorno ai 32 anni; la fecondità diminuisce più rapidamente a partire dai 35.
–Inadeguatezza del welfare e sostegno alla natalità. Come sappiamo, l’Italia è indietro rispetto ad altri paesi europei quanto a iniziative che facilitino l’equilibrio tra lavoro e vita privata.
La parte conclusiva dell’articolo esamina Le conseguenze della denatalità, giustamente definite: un impatto a lungo termine. Mette conto (ri) leggerle.
Nella premessa veniva sottolineato il diffuso desiderio di genitorialità dei giovani: 7 su 10 dichiarano di voler avere idealmente almeno due figli. Il nipote non mi risulta l’abbia mai espresso, farà parte degli altri tre… Ne ho un altro, ora ventiduenne. Chissà!
*https://www.campagnadelcavolo.it/cause-della-denatalita/
Pubblicato su Attualità, Riflessioni | Tag:Bisnonni, crisi delle nascite, genitorialità, nonni e nipoti
Buon 2024 a tutte le nonne !
Che sia un “luccicante” Capodanno!

Pubblicato su Attualità | Tag:Auguri per Capodanno
Quando i nonni diventano vecchi.
Ho aperto “Noi nonne” alla fine del 2010, quando i due nipoti erano bambini e le “colleghe” ne avevano di piccoli, piccolissimi e addirittura in arrivo.
Ora il primo ha un’età che in teoria gli consentirebbe di renderci bisnonni, il secondo frequenta l’università, e l’ultima della cerchia allargata le medie.
Benché un po’ me ne colpevolizzi, è naturale che gli spunti di discussione siano via via diminuiti e la presenza, delle utenti e mia, di conseguenza rarefatta.
In questo spazio, e ancor più in privato, tante nonne, e anche mamme e nuore, hanno esposto situazioni spesso critiche e chiesto consigli. Esito ad abbandonarlo senza aver raccolto e messo in ordine testimonianze che, nel loro piccolo, offrono un quadro a mio pare rappresentativo della vita familiare nel decennio trascorso. Proverò a raccoglierle.
Oggi però ho avuto l’impulso di scrivere avendo incontrato una conoscente un po’ più giovane delle mie figlie, in compagnia della sua, adolescente, e sono stata coinvolta nella loro discussione, relativa a un compleanno. Le rimproverava di non rendersi conto che i nonni stavano invecchiando e si doveva tenerne conto.
In concreto, i festeggiamenti – della ragazza e del fratello poco più piccolo- si erano sempre svolti in campagna a casa dei nonni, i quali (svelto tuttofare lui, gran cuoca lei) avevano finora provveduto in toto all’organizzazione e all’accoglienza di una ventina di coetanei.
Nell’ultimo anno però erano sopraggiunti alcuni malanni, lui aveva subito un intervento non grave…Insomma, entrambi apparivano stanchi. Era il caso di riflettere bene su come gestire l’evento senza gravarli ma neppure offenderli. La ragazza appariva dubbiosa e forse un po’ contrariata.
Ecco, il titolo riguarda in verità tre generazioni e, quella di mezzo, cioè i genitori, è ovviamente la più coinvolta. Occorre impegnarsi affinché i nipoti ormai grandi siano consapevoli del declino e rimangano affettuosi nei confronti dei nonni (non più così “necessari”). E se questi,invecchiando, sapranno ricordare come erano da giovani: quali energie, aspettative, desideri nutrivano dentro di sé e sapranno comunicarlo ai nipoti, il dialogo continuerà perché fondato sul riconoscersi in fondo simili.
Pubblicato su Riflessioni | Tag:educazione etica, memoria e dialogo, nipoti grandi, nonni vecchi
Auguri a “Noi nonne”!!
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Il cervello delle nonne
Le nonne, lo sappiamo, sono importanti per la crescita dei nipoti. Li accudiscono, curano, intrattengono quando i genitori sono assenti e spesso durante la giornata perché lavorano.
Giocano, consolano, raccontano storie, fanno conoscere la vita dei genitori prima della loro nascita. Crescere con “brave”nonne migliora lo sviluppo emotivo dei bambini. È anche risaputo che le nonne amano stare con i nipoti e soffrono la lontananza, ancor più se motivata da incomprensioni e contrasti. Ma qual è il fondamento scientifico di questo rapporto intergenerazionale?
I ricercatori della Emory University di Atlanta, arruolate 50 nonne sane con almeno un nipote biologico tra i tre e i dodici anni, hanno scansionato il lor cervello di mentre guardavano le foto dei loro nipoti. Quindi le nonne sono state sottoposte a una risonanza magnetica funzionale per misurare la loro funzione cerebrale mentre guardavano: le immagini del loro nipote, di un bambino sconosciuto, del genitore dello stesso sesso del nipote e di un adulto sconosciuto. La visione delle immagini dei nipoti ha attivato maggiormente le aree del loro cervello associate all’empatia emotiva e alla motivazione, rispetto alle altre immagini.
Quando le nonne guardano le immagini del loro figlio adulto, si attiva maggiormente l’area del cervello associata all’empatia cognitiva. In pratica riescono a capire ciò che il figlio sta pensando e perché, ma non quel che sta provando a livello emotivo. Dunque, le nonne riescono a sentire ciò che provano i loro nipoti quando interagiscono con loro. S
e sorride, provano la gioia che prova il bambino. Se piange, sentono il dolore e l’angoscia che sta provando il bambino”. spiega James Rilling, autore della ricerca. E la loro cura affettuosa si associa a migliori risultati dei bambini nella scuola, nella socialità, nel comportamento e nella salute fisica.
Bella soddisfazione per noi, carissime!
Pubblicato su "Bravi" nonni, Cura dei nipoti | Tag:cervello, cura dei nipoti, legame nonna/nipote, ricerca scientifica su nonne
Foto dei nipotini sui social? Meglio di no!
Ministero dell’adeguata istruzione

L’aggiunta del termine merito al nome del ministero dell’istruzione da parte del nuovo governo ha provocato prevedibili polemiche.
Le quali, a mio parere, si dividono in due filoni.
Superfluo: la Costituzione prevede già interventi a favore degli studenti meritevoli sforniti mezzi. Sarebbe il caso di fornire aiuti seri, non citazioni.
Critico: nei confronti del lassismo (vero o presunto) della sinistra, che infatti ha subito evocato classismo ed emarginazione dei più deboli.
Entrambi gli schieramenti avrebbero da recitare parecchi mea culpa per il calo costante dei livelli dell’istruzione: si pensi alle tre I di Moratti e alla buona scuola di Renzi.
A voler proprio indicare fin dal nome la finalità principale, avrei premesso l’aggettivo adeguata. La nostra istruzione media non lo è, tutte le verifiche lo dimostrano e gli esempi tragicomici li sperimentiamo in ogni settore.
Ecco qualche dato: “La Cina è al primo posto e Singapore al secondo in Lettura/scrittura, matematica, scienze. L’Italia è rispettivamente al 32°, 31° e 40°, e sempre sotto la media Ocse, cioè la media dei paesi considerati dalla valutazione. La qualità dell’apprendimento sta precipitando. Nel 2022 al concorso nazionale per magistrati su 100 candidati (…) 95 sono risultati non idonei alle prove di ammissione”.(La Stampa)
Modificare la facciata prima ancora di esplorare il palazzo non mi sembra un buon inizio,ma riconoscerei senza esitare i meriti di chiunque riuscisse a far risalire i punteggi dei nostri studenti!
Peppa Pig
Non soltanto “Noi nonne”… Anche chi non ha figli piccoli o nipotini sarà al corrente delle ultime vicende di Peppa Pig. La celebre maialina inglese ha ora in classe un compagno orsetto fornito di due mamme.
Si tranquillizzino i politici che hanno espresso veemente indignazione: la puntata non verrà per ora trasmessa in Italia, mancando i diritti TV.
Ne scrivo perché giorni fa ho ascoltato con divertimento per radio parte di un articolo, credo di Manzini (inizio mancato), che ironizzava sulle “anomalie” dei personaggi disneyani, seguiti da tre (quattro?) generazioni di bambini anche nostrani. Eccone qualcuna.
Paperino vive con i nipoti Qui, Quo, Qua: ne è adottante, affidatario, tutore?
Paperina, la sua fidanzata, ne è anche nipote, in quanto cugina dei tre.
Zio Paperone appare decisamente misogino: genera sospetti gay? Dissento e aggiungo di mio il remoto ricordo di una storia d’amore con Doretta Doremì.
Pippo è un cane: ama Clarabella, una mucca, e ha a sua volta un cane, Pluto. Qualcuno mi ha fatto notare che in seguito Clarabella si è fidanzata con Orazio… Un cavallo, peraltro, non un bovino!
L’unica coppia “normale”, Gambadilegno e Trudi, sono però dei malfattori.
Eccetera.
Nessun personaggio pubblico, che si sappia, ha fatto mai una piega…
Pubblicato su Attualità, Riflessioni | Tag:bambini con due mamme, famiglie arcobaleno, Peppa PIp, poltici contro Peppa pig
Che noia, nonna! Ottimo, nipote…

Quest’anno me ne sono ricordata in ritardo… Riprendo comunque il tema per tranquillizzare, nello scorcio d’estate che resta, qualche nonna un po’ in crisi.
Non preoccupatevi se i nipotini che trascorrono con voi parte delle vacanze dichiarano di annoiarsi. Siatene anzi liete…
“Annoiarsi stimola la mente” …. proprio (…) quella sensazione di “vuoto” da rifuggire e da riempire a tutti i costi è in realtà una risorsa positiva.(…) a lei va infatti il merito di “aguzzare” l’ingegno dei bambini rendendoli più creativi e disponibili a organizzare autonomamente il tempo libero (…). Difende l’apporto positivo della noia anche Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello Sviluppo all’Università La Sapienza di Roma. “Mamme e papà della classe medio-alta, in effetti, si affannano troppo a “riempire” il tempo libero dei figli con tante attività – dallo sport, alla musica e così via – con il rischio di farli crescere ‘eterodiretti’, vale a dire sempre rivolti all’esterno, a qualcos’altro”.
Al contrario… Non avere nulla da fare, da leggere o da pensare, stimola lo spirito di iniziativa e sprona la fantasia. (…) I bambini Sono presi dalle attività scolastiche ed extrascolastiche, da sport e corsi di musica, da feste per i compleanni (…) quando hanno un’oretta “vuota”, il panico: non sanno cosa fare. (…) Non è una sensazione nostra, ma un problema diffuso, che è stato anche oggetto di una ricerca inglese, condotta nell’East Anglia University, su un campione di 400 temi di fantasia scritti da bambini tra i 10 e gli 11 anni. È risultato che i ragazzini avevano pochissima fantasia e capacità inventiva personale ed erano invece molto influenzati dalle trame dei cartoni animati o di serie televisive.
Infatti (prosegue la Ferraris)…bisogna evitare che la televisione diventi l’unico passatempo… Lo stesso discorso vale anche per i passatempi di oggi, come playstation, videogiochi e computer, che propongono ai più piccini forme di divertimento preconfezionato con poco spazio per la fantasia.
Capito, care nonne? Non affanniamoci a “far divertire” i nipoti, lasciamo che si organizzino/annoino da soli. Ai consigli degli esperti contrappongo una piccola eccezione: se proprio li vedete “persi”, aiutateli ogni tanto a inventare una bella storia!
Pubblicato su Attualità, Cura dei nipoti | Tag:annoiarsi fa bene, fantasia, nipoti, vacanze, viva la noia
Nonni bugiardi
Mi sembrava così ovvio che forse non l’ho messo in evidenza come si conviene tra le “regole” per i nonni. Non devono indurre i nipotini a dire bugie!
Sarò più chiara riferendo una scenetta, all’apparenza insignificante, cui ho assitito di recente. Una nonna con il nipotino di circa sei anni entra nel bar in cui sto prendendo il caffè. Anche lei ne ordina uno e dice al piccolo – decisamente grassoccio- che, se vuole, può prendere una spremuta d’arancia. Lui protesta: è attratto da un cornetto con la panna. “La mamma non vuole che mangi dolci!” Discutono un po’, accenno di capriccio del bambino… “Te lo prendo, ma non dirlo a mamma.”
Malissimo. Consentire di nascosto quel che è vietato dai genitori è uno degli errori più gravi che i nonni possono commettere. Ne mina l’autorità, pratica vietatissima, e vi aggiunge la “legittimazione” della menzogna.
Noi nonne abbiamo idee…
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Nonne in guerra

Questa nonna ucraina si chiama Nina, vive a Ferrara e ha dichiarato a “La Stampa” “Abbraccio i miei nipotini fuggiti dall’inferno” . Non leggo l’articolo in rete -riservato agli abbonati- e banalmente la immagino in Italia già da più anni, magari badante di un nostro nonno/a. Ne conosco alcune e ho notizia di molte, emigrate che sostengono le famiglie con i loro non lauti guadagni: l’Ucraina è un paese povero e disuguale…
Tante nonne sono fuggite con figlie e nipoti, mentre gli uomini sono rimasti ad affrontare i russi; altre con i soli nipoti perché ci sono anche donne combattenti. Eroica “forzatura” perché il pacifismo ci è senza dubbio più congeniale.
Provo a mettermi in una delle situazioni possibili durante questa guerra inattesa e sciagurata. I miei nipoti sono maschi ormai adulti: dunque armati, ho da scegliere se invasori o invasi. Terribile comunque.
Se ne avessi di più piccoli, o delle nipoti, da ucraina mi troverei in fuga con loro, oppure nella disperazione dei rifugi di una città bombardata. Ma sarei angosciata anche da russa, come -ne sono certa- i tanti cittadini contrari all’uso delle armi e alle politiche aggressive di Putin.
E rifletto con amarezza, care nonne, sulla superficiale sensazione di tranquillità che ha caratterizzato finora gran parte della nostra generazione: troppo giovane per ricordare la guerra mondiale, in definitiva distratta, a onta di manifestazioni e cortei, nei confronti di quelle lontane dai nostri occhi. Ora li spalanchiamo impaurite.
Pubblicato su Attualità, Riflessioni | Tag:guerra ucraina, nipoti profughig, nonne in fuga
Nipotini in dad
Speravamo in famiglia di aver chiuso l’esperienza negativa della didattica a distanza, dopo la maturità dell’ultimo nipote. Macchè, l’ha ritrovata all’università, ma non ne parlerò ora: è bravo, andrà avanti comunque.
Meritano senz’altro maggior attenzione i nipotini, quelli della materna e della primaria.
Me ne sono resa conto parlando al telefono con l’editor che ha valutato un mio testo: in smart working e alle prese con i figli di tre e sei anni, sani e in quarantena. Brava e “positiva” , non credo che lo sarei stata altrettanto alla sua età e nelle stesse condizioni.
Così ho fatto una breve ricerca sulla dad dei piccoli, trovando una situazione normativa che li isola, con tutti i danni psicologici che ormai conosciamo, e penalizza proprio le famiglie più virtuose.
Il sottosegretario alla salute Sileri infatti difende dad e quarantene: “Tra i 5 e gli 11 anni ad aver completato il ciclo vaccinale è una piccola percentuale”.
Ma non tutti i genitori hanno modo organizzarsi e, soprattutto, sono esasperati dalle assurdità burocratiche. Questa mamma della Brianza ha scritto alla redazione di un giornale locale, nella speranza di smuovere un po’ le acque .
“Volevo porre alla vostra attenzione come ATS Brianza, con le sue decisioni, stia arrivando addirittura a negare il diritto allo studio e alla frequenza scolastica (e non sto esagerando con questi termini!): grazie alle regole demenziali che impone (…) L’ultima, in vigore dal 18 gennaio, è che i bambini di rientro a scuola post isolamento, se sono stati positivi al Covid, devono presentare il certificato di fine isolamento (che ATS è in ritardissimo a spedire e quindi uno deve aspettare giorni prima di poter rientrare a scuola) E il certificato del pediatra che attesti che l’attestazione di ATS sia veritiera! Ma scherziamo?! Già i pediatri sono oberati di lavoro, ora gli facciamo attestare le cose già attestate? Seriamente, che problemi ha Ats?”
E conclude: “…questi bambini hanno diritto ad andare a scuola! Non se ne può più: sono penalizzati in tutti i modi. Ora basta! Per favore, intervenite”.
Ha ragione: la somma di pandemia e burocrazia è davvero intollerabile.
Che sia almeno migliore, care nonne!
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Hikikomori: com’è andata con il covid?

Il fenomeno degli hikikomori, ricorderete, nasce verso la fine degli anni ’90 in Giappone. Lì ragazzi in isolamento superano ormai il milione, ma sono in crescita soprattutto da noi: dai 15/20mila dell’autunno scorso, quando ho cominciato ad interessarmene, saremmo ora a oltre centomila.
Viene naturalmente da chiedersi quali effetti abbia prodotto la pandemia su questi reclusi volontari e le risposte non sono scontate.
Trovo sull’Uffingtonpost un’intervista a Marco Crepaldi, psicologo e fondatore di Hikikomori Italia.
C’è l’hikikomori che, prima del lockdown, stava cercando di uscirne. In questo caso, vediamo una battuta d’arresto: il giovane pensa di procrastinare la ripresa della vita sociale, le cure psicologiche a cui magari si era sottoposto e rimanda quindi la ‘guarigione’. C’è chi stava cercando di resistere alla tentazione di isolarsi che col lockdown potrebbe aver assaporato i ‘piaceri’ dell’isolamento e quindi potrebbe essersi convinto ancora di più della sua scelta
Peraltro non tutti gli effetti sono stati negativi: la didattica a distanza, sgradita anche per la perdita della socialità, ha consentito agli hikikomori di proseguire o riprendere lo studio. E qualcuno... Complice il distanziamento, le mascherine che coprono il volto, il coprifuoco, qualche hikikomori potrebbe essersi avventurato nel mondo esterno, esattamente come un animale selvatico quando l’essere umano è distante. È ciò che sta accadendo in Giappone. Il giornalista Pio d’Emilia da Tokyo racconta per l’Avvenire la storia di Masamichi, rimasto chiuso in casa per quasi 5 anni: “Stare fuori mi metteva paura, entravo nel panico. Ora è diverso, in giro c’è meno gente, la città è meno ostile. Mi sento a mio agio”
Ma per Crepaldi, non c’è da cantare vittoria: “Dovremmo gioire per un hikikomori che scende a comprare il latte, con la mascherina e torna a casa dopo dieci minuti, senza essersi relazionato con nessuno? Per superare la propria condizione, l’hikikomori deve tornare ad essere indipendente, deve costruire relazioni, superare la paura dell’altro. Sì, è possibile che si vedano più hikikomori in giro, ma non abbiamo risolto nulla se non li aiutiamo a riappropriarsi della propria vita”.Giusto. E in che modo famiglia e società possono aiutarli? ne riparleremo.
Pubblicato su Attualità, Riflessioni | Tag:dad, hikikomori, pandemia, ragazzi reclusi
Covid, boom dell’homeschooling. E gli hikikomori?

La pandemia continua ad avere effetti negativi sulla formazione dei nostri ragazzi. Dopo l’arretramento certificato dagli invalsi, trovo quest’altra notizia preoccupante.L’articolo che cito e riassumo proviene,come da titolo, dal sito https://www.hikikomoriitalia.it/.
Mi chiedevo infatti come avevano vissuto questo periodo in cui tutti siamo stati un po’ isolati. La premessa sulla scuola a casa è però utile, dividerò il pezzo in due “puntate”.
Molti genitori contrari al vaccino hanno deciso di ritirare i propri figli da scuola, attivando di fatto quello che viene definito “homeschooling”: la scuola si sposta a casa e l’insegnante diventa il genitore stesso, oppure, chi può permetterselo, ricorre a insegnanti privati.
L’educazione parentale non è una novità. Negli USA coinvolgeva oltre il 3% degli studenti, ora è arrivata addirittura al venti. In Italia non siamo a questi livelli, ma comunque in forte crescita: da 5mila a 15mila dal 2019 al ’21.
In generale la crescita dell’homeschooling e delle scuole private è un fenomeno strettamente collegato all’incapacità della scuola pubblica di essere inclusiva anche nei confronti dei ragazzi caratterialmente più deboli e con maggiori difficoltà di integrazione sociale.
Avere per insegnante un genitore o entrambi implica -oltre al carico di lavoro per lui/loro- diversi svantaggi abbastanza intuitivi. Per quanto istruiti e pronti ad aggiornarsi, i genitori saranno lacunosi in alcune materie e -più grave- comunicheranno il loro punto di vista, privando il ragazzo della varietà necessaria per una crescita personale autonoma. Venuti meno la socialità e il confronto con i coetanei, si svilupperà una dipendenza eccessiva dai genitori.
Si hanno anche alcuni vantaggi. Il più vistoso è la prosecuzione dello studio per i ragazzi che non frequenterebbero comunque le aule per gravi difficoltà di integrazione (per es.ansia, bullismo). Il percorso di studio, il ritmo e le modalità di apprendimento saranno adattati alle caratteristiche del singolo studente.Il rapporto genitori-figlio diverrà (si spera, pensiero mio) più ricco e profondo.
Invalsi (e maturità) con la dad
Il nostro ultimo nipote, Davide, bravissimo fin dalle elementari, si è diplomato con 100 e lode. Avrebbe gradito un esame “normale”, pazienza, ora si prepara per l’ammissione all’università. Non sono una nonna vanitosa, lo scrivo per chiarire l’assenza di ogni personalismo nella “lamentazione” da ex prof che mi accingo a proporre. La ritengo doverosa: chiunque abbia (avuto) a che fare, pur marginalmente, con la scuola durante questi due anni dovrebbe ripetere ogni giorno la pressante richiesta di riprendere le lezioni in presenza.
Ecco infatti com’è andata con gli Invalsi, i (famigerati) test di valutazione che, per “difettosi” che siano, valutano in modo standardizzato le competenze degli studenti europei: https://pagellapolitica.it/blog/show/1153/invalsi-cosa-dicono-davvero-i-dati-sulla-scuola-in-tempi-di-dad.
L’articolo ne (ri)spiega il funzionamento, di cui ho già scritto, chiarisce i limiti e le finalità, espone i risultati relativi alle elementari, medie inferiori e superiori. Benino le prime, qualche regresso nelle seconde, pesante peggioramento nella fase finale della formazione di base. Infatti:
Per l’anno scolastico 2020-2021, a livello nazionale il 44 per cento degli studenti all’ultimo anno delle superiori non raggiunge «risultati adeguati» in italiano (+9 per cento rispetto al 2019), percentuale che sale al 51 per cento in matematica (+9 per cento rispetto al 2019). E, soprattutto:
…c’è una forte correlazione tra i risultati ottenuti e lo stato socio-economico dello studente. «In tutte le materie le perdite maggiori di apprendimento si registrano in modo molto più accentuato tra gli allievi che provengono da contesti socio-economico-culturali più sfavorevoli, con percentuali quasi doppie tra gli studenti provenienti da un contesto svantaggiato rispetto a chi vive in condizioni di maggiore vantaggio»
Il che significa che la dad è stata prevedibile causa di ulteriore discriminazione sociale. Speriamo che chi di dovere (penso soprattutto alle regioni per via dei trasporti) si affretti ad agire nella giusta direzione!
Pubblicato su Attualità, Educazione e scuola, Riflessioni | Tag:Didattica a distanza, Invalsi, maturità 2021, ritorno a scuola
Paperblog
«Convalido l’iscrizione a Paperblog sotto lo pseudonimo di virginialess ».
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Dopo la dad
Nelle settimane conclusive dell’anno scolastico gli studenti sono tornati finalmente tornati in classe. Malgrado l’inevitabile disorientamento (e il disagio di alcuni) dopo tanti mesi di “segregazione”, con indubbio vantaggio psicologico e sociale. La grande maggioranza dei ragazzi era infatti ansiosa di ritrovare amici e compagni, ma (anche) i prof e la scuola stessa, quale luogo fisico di identità e compartecipazione.

Ma il post dad, o come chiamarlo, non è privo di spine. A Milano, com’è noto, gli studenti del liceo classico Manzoni hanno occupato il cortile in segno di protesta. Lo striscione è loro. La dad – è il giudizio prevalente- li ha nel complesso danneggiati sul piano culturale; li avrà disabituati e impigriti quanto a verifiche e valutazioni?
Il Fatto Quotidiano riporta la testimonianza che la prof Luisa ha pubblicato su facebook.
Molti colleghi, presi dal programma da seguire a tutti costi, appena rientrati in presenza hanno iniziato a fissare interrogazioni e verifiche a raffica (…) Ieri entro in una mia classe: per la lezione successiva avevamo la verifica (fissata da tre settimane). I ragazzi mi implorano di non farla. “Perché?” chiedo. “Prof questa settimana abbiamo otto verifiche (!!!) senza contare le interrogazioni”. Guardo in agenda sul registro elettronico, è vero… resto agghiacciata. E comincia uno sfogo a valanga (degli studenti).
Lei concorda: “I ragazzi sono stremati, dicono che (giustamente) se hanno tutte queste verifiche, cosa imparano? Niente, perché non hanno neanche il tempo di fissare le cose. Giusto. La tensione cresce finché il più bravo della classe, urla tremante: “Questa non è scuola, io così non posso andare avanti”. Non servono commenti. Lo mando in bagno a sciacquarsi la faccia e lo rassicuro che così non continuerà. Anche se dentro di me so che non è così”.
Viene di criticare la categoria professorale (da cui provengo!), ma non mi risulta siano state fornite metodiche sulla gestione del post didattica a distanza. Durante la quale per varie ragioni non è stato sempre facile (anzi spesso difficilissimo) proporre interrogazioni e verifiche a distanza
Grave ostacolo la perdurante carenza dei collegamenti. Qui una delle molte testimonianze: https://www.open.online/2021/03/11/covid-19-italia-dad-studenti-senza-pc-e-scuole-senza-connessione/
Pubblicato su Attualità, Riflessioni | Tag:Didattica a distanza, educazione, scuola


















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