Pubblicato da: virginialess | 23 marzo 2019

La nonna materna è preferita…

Ne avevo scritto nel lontano 2012 (La nonna preferita e i geni) e,  a quanto  ho continuato a trovare  in rete, la preferenza di cui quasi sempre gode la nonna materna poggia anche  su basi scientifiche.
Non è una novità (l’articolo* pecca un po’ di enfasi):  Alejandro Jodorowsky saggista cileno, ha comunque  sviluppato una teoria dove spiega che non sono importanti i ricordi d’infanzia o di affinità che abbiamo con la nonna materna, perché il legame sarà sempre fortificato dai geni.  Rispetto agli altri nonni, infatti, con la nonna materna si ha una maggiore quota di ereditarietà.
La somiglianza può non essere fisica, ma a livello genetico lascia tracce. A volte (…) è percepibile nell’andatura, in qualche espressione , nella gestualità o internamente nelle ossa, nei muscoli, nelle malattie. E qual è la spiegazione? mi sono ri-domandata.
Eccola: la nonna materna partecipa in qualche modo alla formazione del DNA  del nipote (…) trasferendo tratti  non  solo fisici ma anche emotivi, afferma Jodorowsky. E spiega che le emozioni vissute dalle nonne durante la gravidanza si trasmettono alle proprie figlie e, da loro, ai futuri nipoti.
Ciò accade perché: Le informazioni del DNA mitocondriale arrivano dalla madre quando si forma l’embrione. Il padre non possiede tali informazioni, così, i nonni paterni non hanno alcuna incidenza.
Nella mia ignoranza biologica rimango un attimo perplessa… Anche perché il nostro  secondo nipote vive lontano ed è, lo trovo giusto, in maggiore familiarità con la concittadina nonna paterna.
Ma, se la ricerca è fondata, non c’è motivo di dubitarne: cercherò di considerare con attenzione  le somiglianze poco evidenti!
Seguono  considerazioni abbastanza note sull’usuale  maggiore coinvolgimento della mamma di lei nella gravidanza, nel parto e nell’accudimento dei nipotini. Le tesi del ricercatore cileno trovano conferma nella vostra esperienza, care nonne?
Annunci
Pubblicato da: virginialess | 6 febbraio 2019

Gruppo fb NONNE (e donne!)

Leggiamo con i nostri nipoti!

Da quasi dieci anni sono una “esordiente attempata”,  ma ne ho fatti passare  almeno sette prima di aprire  una pagina  Facebook: obbligatoria, mi si ripeteva, per chiunque scribacchi.  Il social ha ovviamente pregi e difetti, ci sarà modo di parlarne.

Gli articoli di “Noi nonne”  vi passano in automatico e vengono talvolta commentati, però manca uno spazio di discussione dedicato alla categoria. Fb prevede dei gruppi e così mi è venuto  in mente di proporne  uno: NONNE (e donne!). Chi ha un profilo fb dia un’occhiata: sarete accolte ben volentieri! È chiuso, a garanzia della riservatezza, potremo raccontare liberamente  le nostre esperienze, chiedere e offrire consiglio quando ci troviamo in difficoltà.

Il titolo vorrebbe rammentare a tutte noi –  scontato per chi frequenta il blog!- che la “nonnità”, per riuscire gratificante ed “efficace”, dev’essere parte armoniosa della nostra vita di donne, mai trasformarsi in ruolo esclusivo o peggio “vessatorio”. Il gruppo non è agganciato al blog, che ha struttura e finalità diverse: alcune tematiche caratteristiche di cui ci siamo occupate, verranno senz’altro riprese.

 

Pubblicato da: virginialess | 22 gennaio 2019

Che vergogna: persino noi nonne!

Se n’è parlato un po’  nei media, ma solo perché il coach ha ritirato la squadra e la vittoria è andata agli avversari. Le intemperanze dei genitori sono purtroppo abituali, finanche  nell’ambiente della  vela, teoricamente “élitario”. Questi gli eventi, dal Giornale di Brescia*

“Di fronte a proteste e insulti dei genitori della squadra avversaria verso l’arbitro di 14 anni, uno in più dei giocatori in campo, ha ritirato i propri ragazzi, nonostante il vantaggio di 10 punti.

Raccoglie consensi sui social Marco Giazzi, coach dell’Under13 dell’Amico Basket Carpenedolo che alla fine ha chiesto di omologare la sconfitta della propria squadra per 0-20 perché «oggi più che mai abbiamo bisogno di segnali forti nello sport giovanile», ha scritto l’allenatore della società bresciana su Facebook, raccontando l’episodio di ieri.

Una partita in casa, «col miniarbitro classe 2005 che calca i parquet per le prime volte» e da subito piovono proteste dagli spalti. La sua squadra, dopo 6 ko consecutivi, è in vantaggio e la musica in tribuna non cambia. Nel terzo quarto, spiega Giazzi, «un mio giocatore fa un fallaccio non fischiato. E giù insulti».

Allora chiama time out, chiede ai genitori si smettere di protestare. «La risposta non tarda. “Vergognati, deficiente, non devi dire a noi quello che dobbiamo fare” – racconta ancora Giazzi – Ritiro la squadra e spiego ai ragazzi la scelta. Non è colpa loro. Non hanno perso i ragazzi in campo… ma il basket, lo sport».”

Ha ragione da vendere, si capisce. Il degrado sociale parte  di norma da una famiglia maleducata, che ovviamente diseduca i figli. C’è parecchio di cui avvilirsi, care nonne, la settimana inizia con tristi riflessioni.

Quei genitori villani e ingiusti appartengono idealmente alla generazione dei nostri figli… E non finisce qui: dai commenti della radio ho appreso della presenza di nonni e persino di nonne, vocianti e scalmanate peggio della degna figliolanza!

https://www.giornaledibrescia.it/sport/i-genitori-insultano-l-arbitro-coach-ritira-la-squadra-di-basket-1.3333170

 

 

 

 

 

 

Pubblicato da: virginialess | 31 dicembre 2018

Buon anno a tutte le nonne!

AUGURI DI FELICE 2019 A NOI NONNE!

Riprendo alcune delle immagini che hanno corredato gli articoli del blog e ci rappresentano “in azione”.

Continueremo ad essere vicine ai nostri nipoti con amore ed equilibrio, ma non trascureremo la cura di noi stesse. Sursum corda, carissime!

 

Pubblicato da: virginialess | 16 dicembre 2018

Natale felice (?)2

Buone feste a tutte noi, care nonne!

Per la  “sindrome natalizia”* rinvio agli articoli linkati in calce, in particolare al “Natale felice” dove parlavo  dei rapporti parentali e del festeggiare “con i tuoi”. Ne ripropongo il fulcro.

“Se la solitudine rappresenta una prospettiva rattristante, le riunioni familiari possono riproporre tensioni irrisolte e innescare dinamiche sgradevoli. Non sentiamoci dunque in colpa se avvertiamo alcuni sintomi di disagio: decidiamo piuttosto in anticipo come comportarci. Anzitutto  definiamo con realismo le situazioni che facciamo fatica ad affrontare. Forse basterà predisporre alcune semplici strategie per gestire senza troppo stress la cugina invadente, il consuocero scorbutico, i nipotini rumorosi. Malgrado gli inconvenienti, siamo  nonne affezionate alla tradizione e ci fa piacere riunire la parentela intorno alla tavola imbandita. Benissimo! Facciamolo mettendo il più possibile tra parentesi gli elementi di disturbo, che  sono quasi sempre (?) tollerabili. Se però quest’anno proprio non ce la sentiamo…” (seguono i suggerimenti)

Il punto di domanda dopo “quasi sempre” l’ho aggiunto ora, ripensando alle recenti considerazioni  di  Ofelia a proposito dei nonni invadenti, che vi invito caldamente a leggere nella colonna dei commenti. Sono davvero quasi sempre tollerabili gli elementi di disturbo? (Nonni invadenti 2)

Nella vita di questo blog, ormai lunghetta, ho risposto -salvo rare eccezioni- in modo affermativo. Gli esperti dell’educazione sono concordi nel giudicare vantaggiosa per i bambini  la frequentazione della parentela: accresce la varietà degli stimoli, li inserisce nella sequenza generazionale, valorizza  la (tanto necessaria!) memoria storica, eccetera.  Accorte strategie di coppia e un po’ di diplomazia riescono di solito ad arginare   l’invadenza dei nonni (e magari degli zii), neutralizzando gli eccessi.

Mi sono espressa in tal senso  anche con Ofelia. Nonni così “nefasti” da dover essere allontanati d’imperio dai nipoti rappresentano una rarità, finora li avevo incontrati solo nella cronaca giudiziaria, mentre abbondano le nuore (e i generi) pronti a enfatizzare comportamenti (in primis della suocera) fastidiosi ma non gravi e tutto sommato gestibili, sopratutto se si considera il massiccio supporto alla crescita dei discendenti che essi offrono (o gli si richiede).

Argomentazioni non pertinenti: la nonna cui si riferiva Ofelia appartiene purtroppo ai casi rari, intollerabili anche a Natale. Qualora, sfortunatamente, ce ne siano di peso analogo nelle nostre famiglie, non creiamoci sensi di colpa nel tenerli lontano.

https://virginialess.wordpress.com/2015/12/20/natale-felice/

https://virginialess.wordpress.com/2016/12/21/sindrome-natalizia/

https://virginialess.wordpress.com/2011/12/16/suocere-e-nuore-fastidi-festivi/

 

Pubblicato da: virginialess | 25 novembre 2018

Denunce: punta dell’iceberg. Non è amore!

Un altro anno è passato:  “Noi nonne” (ri)testimoniamo contro la violenza. Con convinzione, s’intende,  e dolore  ogni volta rinnovato. In questi giorni piangiamo Marco, il bimbo bruciato in casa, un nipote per noi tutte. Eppure la mamma aveva denunciato e il giudice deciso l’allontanamento di quel marito/padre  violento…

In effetti c’è stato  un incremento delle donne che decidono di “uscire allo scoperto” per porre fine a una situazione intollerabile e pericolosa.  In questo articolo alcune cifre  (https://www.lastampa.it/2018/08/05/italia/violenza-sulle-donne-boom-di-denunce-B8ZyKdAJbIYjMbtbsdKzyN/pagina.html). Riprendo qualche passaggio.

“...le vittime che hanno avuto il coraggio di denunciare  al 1522 (numero dedicato) le violenze subite nei primi mesi del 2018 sono soprattutto italiane, con figli e una scarsa autonomia economica.” Tale infatti “l’87,01% , il 70,8% ha figli e più della metà sono disoccupate, casalinghe, pensionate o lavoratrici in nero”  Quanto agli autori delle violenze si tratta di ” uomini italiani, in gran parte con figli e un’occupazione. Il 94,53% sono maschi, l’88,24% italiani, il 68,49% ha figli e il 54,68% ha un’occupazione.”

Ma, avverte un altro articolo, “ le denunce sono solo la punta dell’iceberg, il 90% ancora teme” sia la rivalsa del violento che i molti ostacoli concreti. Evidente la necessità di uno snellimento delle procedure burocratiche  e soprattutto dell’iter giudiziario. Emerge inoltre un dato preoccupante: si è abbassata sia l’età delle vittime che quella dei persecutori.

Occorre dunque, lo ripetiamo da anni, lavorare soprattutto sul piano educativo: in famiglia e nella scuola. E giova proporre fin dalla prima adolescenza ai nostri ragazzi il  mantra “non è amore!” Lo credono tale molti protagonisti di un  rapporto malato. Nel web ne parlano in abbondanza esperti di ogni disciplina: in estrema sintesi, chi  maltratta   è incapace di amare, chi lo consente   manca di sicurezza e autostima.

Mi auguro, care nonne, che la nostra vita di di mogli e madri sia stata in questo senso “fortunata”; il caso contrario naturalmente mi rattrista, ma  potrebbe presentarsi la possibilità di proporre il giusto modello ai nipoti. Pensiamoci!

 

Pubblicato da: virginialess | 1 novembre 2018

Halloween alle spalle

L’articolo risale a un paio di giorni fa. Un po’ troppo schierato  e  conservatore, ho pensato passando oltre. Da non  credente non ho valori cristiani da difendere e per  Halloween  provo una banale indifferenza.  Mi torna   in mente finita la festa, quest’anno più che mai “cafonazza”, e ne propongo qualche estratto. Giudicate voi: si sentono offesi i fedeli  dalle zucche e i docetti?  Beluffi ha ragione o esagera?

Vaglielo a spiegare, che Halloween c’entra niente con noi, non è la nostra festa, non lo era prima e -a meno di irrecuperabili sconvolgimenti identitari futuri in cui le moschee supereranno le chiese, ma questa è un’altra storia- lo sarà ancora, speriamo sempre.

‘Ché la nostra festa si chiama Festa di Ognissanti, “una festa cristiana che celebra insieme la gloria e l’onore di tutti i santi, ivi comprendendo anche quelli non canonizzati” leggo dalla Wikipedia.

Vaglielo a spiegare, che Halloween è un’indebita ingerenza pagana e consumistica e ignorantissima e omologatssima da parte dell’inciviltà bottegaia nella cristiana Commemorazione dei Defunti, altro che “i morti”. (…)

 

Massì, lasciamoli divertire questi turisti del Titanic che affonda, perché per ri-affermare bisogna prima negare e poi superare.

Abbiamo bisogno della battaglia per affermarci, abbiamo bisogno di Polemos, appunto, «il padre di tutte le cose», diceva 2500 anni fa Eraclìto “l’oscuro”, che in realtà era oscuro per chi non aveva raziocinio per vedere, oscuro come Diogene “il cinico”, che in mezzo agli uomini cercava l’uomo con una lanterna.

Io, noi, neghiamo la caciara bru bru degl’incolti vestiti a festa (di Halloween) opponendo il silenzio dei nostri defunti e superiamo il casino delle birre nei locali addobbati a festa con la quiete delle lapidi nei nostri camposanti.

Io, cari inseguitori della massa, come ogni anno, non festeggerò la vostra festa della morte-per-ridere e ricorderò, sia pure a modo mio, la festa cristiana della vita andando a trovare i nostri morti.

Pubblicato da: virginialess | 3 ottobre 2018

Festa dei nonni (ex ex post): non parlate il “bambinese”!

La scarsa simpatia di “Noi nonne” per le celebrazioni è ormai nota ai lettori del blog. L’elevatissimo numero (credo ce ne sia ormai una al giorno: mi deciderò a una ricerca!) secondo me garantisce l’irrilevanza; inoltre (ancor peggio) legittima la disattenzione per il resto dell’anno.  Sull’origine della ricorrenza ho scritto qui: Festa dei nonni

Ciò premesso, ieri ricorreva quella dei nonni e, snobismi a parte, mette conto riassumere in una breve nota la “filosofia” del nostro rapporto con i nipoti. Ai singoli temi ho dedicato vari articoli, rintracciabili mediante le opzioni di ricerca.

Scrivevo l’anno scorso: non ho cambiato idea e ripubblico il pezzo a seguire, in corsivo.  Aggiungendo però una seconda premessa, anzi un’esortazione: cari nonni, parlate più che potete con i nipoti, ma non in  “bambinese”!

Pare che  lo facciano spesso. Usano cioè con i nipotini un linguaggio che ne  riproduce i graziosi balbettamenti e le tenere paroline smozzicate.  Gli esperti consigliano  invece  un fraseggio normale, per quanto ridotto e semplice, e una corretta pronuncia. Il piccolo non va rimproverato se dice “aua”, ma noi diremo “acqua”, ricordandoci di parlare di lui in terza persona (“Adesso la nonna dà l’acqua a Paolo”) perché fino ai 18 mesi non distingue l’io dal tu.

Con i nipoti più grandicelli giova intrattenere delle brevi conversazioni, evitando di lasciarli da soli davanti alla TV.  Costringiamoci a seguire anche noi il programma, magari sbrigando qualche lavoretto conciliabile, e stimoliamo osservazioni e commenti. E’ bene incoraggiarli a raccontare le esperienze scolastiche fin dalla materna, imparare  i nomi degli amichetti, delle maestre  eccetera. Man mano che i nipoti crescono siamo pronte ad accogliere le eventuali confidenze, evitando però di interrogarli con insistenza sul loro privato.

Altra abitudine male accetta dai ragazzini è l’eccesso di smancerie, l’uso dei diminutivi infantili e la citazione di episodi della prima infanzia, magari un po’ ridicoli, specie davanti agli amici. Quanto alla sostanza delle nostre amene chiacchiere, oltre alle consuete favole per i piccoli,  ai nipoti piacciono – ne ho parlato a proposito della“memoria storica” – le vicende di famiglia, a cominciare dall’infanzia dei genitori, che danno  il senso della continuità tra le generazioni e rafforzano la loro identità inserendola in un contesto più preciso e riconoscibile.

Naturalmente la narrazione dev’essere “gradevole” (non nel senso di menzognera), cioè rilassata ed esente da lagnanze e recriminazioni. Vietate anche le lungaggini autobiografiche e l’elogio di maniera dei    tempi andati. Consigliata al contrario l’attenzione al presente: cerchiamo di renderci conto delle tendenze, opinioni e interessi delle nuove generazioni. Il che non significa condivisione acritica o giovanilismo sciocco. Quando capita, commentiamo con i nipoti più grandi il telegiornale e i servizi di attualità, sollecitiamo i loro pareri ed esprimiamo senza supponenza i nostri. Dialogare fa bene anche a noi!

 

“Di sicuro si tratta di un legame forte, unico e speciale, fatto di complicità, affetto, scambio. Gratificante per noi e fondamentale (gli esperti concordano) per il bambino, che trova una figura di riferimento importante per la sua crescita. Noi nonni riusciamo a essere, se svolgiamo come si deve il nostro ruolo, maestri, amici, portatori di memoria storica e molto altro. Non dobbiamo mai sostituirci, è risaputo, alle figure genitoriali, ma possiamo svolgere un ruolo “supplente”, cauto e benevolo, in caso di necessità.
Acquisire lo status di nonno segna l’inizio -salvo casi malaugurati – di un’esperienza importante e giova alle capacità fisiche e mentali nell’anziano, che in certo senso rivive le fasi della propria infanzia e riesce a guardare alla vecchiaia con occhi diversi e più lieti: non un’età di decadenza ma interessante e fattiva.

Naturalmente occorre prepararsi a svolgere in modo corretto il ruolo, tutt’altro che semplice. Oltre al bagaglio acquisito nella cura dei figli, può essere d’aiuto approfondire le  conoscenze sullo sviluppo psicologico infantile: l’ambiente in cui si trova a vivere un bambino oggi è molto diverso da quello delle nostre esperienze pregresse. Senza indulgere a malintesi giovanilismi, occorre essere aggiornati.

E anche presenti senza invadenza, attenti, curiosi e capaci lasciare ai nipoti il giusto spazio di libertà e di autonomia. Chi si accinge a essere nonna, si organizzi per tempo… Mentre a noi che lo siamo gioverà  comunque un ripasso ed, eventualmente, un po’ di autocritica!”

Dell’origine della ricorrenza ho scritto qui: Festa dei nonni

Pubblicato da: virginialess | 26 agosto 2018

Leggere fa bene ai bambini

Ci sono ancora alcune settimane di vacanza da occupare: gradevolmente, si spera. Mi sembra il momento giusto per  rammentare, qualora occorra, che leggere fa bene ai bambini!  Noi nonne naturalmente ne siamo convinte, ma un piccolo elenco dei motivi scientifici a sostegno di questa bella  abitudine può essere utile nelle conversazioni sull’argomento. Lo ricavo da un articolo del blog “Mamma che libro”*

1- Leggere aiuta a rilassarsi

Da uno studio americano sembra che per ridurre lo stress bastino anche solo 6 minuti di lettura. (Pochini: risulta dai controlli  neurologici). Ci auguriamo che i nostri nipotini non siano stressati, ma “riposare la mente”  giova  senz’altro a tutti.

2- Leggere aiuta ad essere più intelligenti

Se lo schermo può rallentare del 20/30 per cento la capacità di lettura, l’abitudine di leggere sin dalla prima infanzia permette (…) di acquisire il 50% di vocaboli in più rispetto a quelli che è possibile  imparare dalla televisione o dalle conversazioni tra familiari.

3- Leggere aiuta a essere più empatici 

Esercitare la capacità di immedesimazione nei protagonisti delle storie aiuta a coltivare e sviluppare quella intelligenza emotiva che, permettendoci con una certa facilità di “metterci nei panni degli altri”, è alla base della buona riuscita delle relazioni interpersonali nella vita.

4- Leggere aiuta a prendere sonno

Secondo l’americana Mayo Clinic leggere un libro prima di andare a letto facilita e accelera il processo di addormentarsi molto prima di quanto facciano schermi tv o tablet. Per un bambino addormentarsi vicino a uno schermo danneggia la sua qualità del sonno e addirittura la riduce di 20 minuti a notte.

5- Leggere potenzia il cervello e la memoria

Acquisire l’abitudine di leggere con regolarità potenzia la memoria. La lettura è un esercizio mentale, infatti il piacere di leggere non è un piacere naturale (com’è naturale invece il piacere di mangiare, giocare, muoversi etc) ma è un piacere indotto di tipo culturale, e quindi ha bisogno di essere “esercitato” nei contesti giusti e dagli stimoli giusti (“Leggere per crescere” di Nerina Vretenar).

6- Leggere è contagioso

I genitori  (e ovviamente anche i nonni! ) in questo senso possono fare molto: non solo riconoscendo l’importanza della lettura e dimostrando rispetto per questa attività, ma anche dando l’esempio: magari, anziché guardare il cellulare o la televisione (…) si potrebbe provare a sostituire lo schermo con un buon libro…

Leggere ai bambini rappresenta, è noto, un’abitudine  positiva, che tuttavia viene di solito interrotta, prosegue l’articolo, quando essi sanno farlo da soli. È invece importante continuare  per tutta la durata della scuola primaria perché questo li aiuterà a diventare a loro volta lettori più assidui. Un bambino che ha imparato a leggere ha bisogno di continuare a sentirsi leggere delle storie.

Lo scopo è di ottenere che i libri siano per i bambini  una sorgente di piacere nonché di relazione con voi e non solo un oggetto di apprendimento. Tra l’altro, care nonne, è molto più semplice e pure divertente “intrattenere” così i nostri nipoti, non vi pare?

(https://www.mammachelibro.com/6-motivi-scientifici-per-cui-leggere-fa-bene-ai-bambini/)

Pubblicato da: virginialess | 23 agosto 2018

Leggere fa bene ai bambini

Ci sono ancora alcune settimane di vacanza da occupare: gradevolmente, si spera. Mi sembra il momento giusto per  rammentare, qualora occorra, che leggere fa bene ai bambini!  Noi nonne naturalmente ne siamo convinte, ma un piccolo elenco dei motivi scientifici a sostegno di questa bella  abitudine può essere utile nelle conversazioni sull’argomento. Lo ricavo da un articolo del blog “Mamma che libro”*

1- Leggere aiuta a rilassarsi

Da uno studio americano sembra che per ridurre lo stress bastino anche solo 6 minuti di lettura. (Pochini: risulta dai controlli  neurologici). Ci auguriamo che i nostri nipotini non siano stressati, ma “riposare la mente”  giova  senz’altro a tutti.

2- Leggere aiuta ad essere più intelligenti

Se lo schermo può rallentare del 20/30 per cento la capacità di lettura, l’abitudine di leggere sin dalla prima infanzia permette (…) di acquisire il 50% di vocaboli in più rispetto a quelli che è possibile  imparare dalla televisione o dalle conversazioni tra familiari.

3- Leggere aiuta a essere più empatici 

Esercitare la capacità di immedesimazione nei protagonisti delle storie aiuta a coltivare e sviluppare quella intelligenza emotiva che, permettendoci con una certa facilità di “metterci nei panni degli altri”, è alla base della buona riuscita delle relazioni interpersonali nella vita.

4- Leggere aiuta a prendere sonno

Secondo l’americana Mayo Clinic leggere un libro prima di andare a letto facilita e accelera il processo di addormentarsi molto prima di quanto facciano schermi tv o tablet. Per un bambino addormentarsi vicino a uno schermo danneggia la sua qualità del sonno e addirittura la riduce di 20 minuti a notte.

5- Leggere potenzia il cervello e la memoria

Acquisire l’abitudine di leggere con regolarità potenzia la memoria. La lettura è un esercizio mentale, infatti il piacere di leggere non è un piacere naturale (com’è naturale invece il piacere di mangiare, giocare, muoversi etc) ma è un piacere indotto di tipo culturale, e quindi ha bisogno di essere “esercitato” nei contesti giusti e dagli stimoli giusti (“Leggere per crescere” di Nerina Vretenar).

6- Leggere è contagioso

I genitori  (e ovviamente anche i nonni! ) in questo senso possono fare molto: non solo riconoscendo l’importanza della lettura e dimostrando rispetto per questa attività, ma anche dando l’esempio: magari, anziché guardare il cellulare o la televisione (…) si potrebbe provare a sostituire lo schermo con un buon libro…

Leggere ai bambini rappresenta, è noto, un’abitudine  positiva, che tuttavia viene di solito interrotta, prosegue l’articolo, quando essi sanno farlo da soli. È invece importante continuare  per tutta la durata della scuola primaria perché questo li aiuterà a diventare a loro volta lettori più assidui. Un bambino che ha imparato a leggere ha bisogno di continuare a sentirsi leggere delle storie.

Lo scopo è di ottenere che i libri siano per i bambini  una sorgente di piacere nonché di relazione con voi e non solo un oggetto di apprendimento. Tra l’altro, care nonne, è molto più semplice e pure divertente “intrattenere” così i nostri nipoti, non vi pare?

(https://www.mammachelibro.com/6-motivi-scientifici-per-cui-leggere-fa-bene-ai-bambini/)

Pubblicato da: virginialess | 30 luglio 2018

Nipoti e vacanze

Ho ricevuto lettere dello stesso tipo nelle estati precedenti.

Una nonna mi scrive affaticata dalla consuetudine di ospitare i tre nipoti, ormai grandicelli, nella casa al mare e per lunghi periodi. “Mia figlia lo dà per scontato, dalle nascite o quasi. Dopo pochi giorni che siamo qui me li porta con armi e bagagli, viene nei fine settimana, non tutti, e di riprenderli se ne parla a Ferragosto, quando lei e il marito hanno le ferie”.

Un’altra invece si lamenta perché la nuora che (eccezione infrequente!) in estate preferiva affidare il nipotino a lei e non a sua madre, ora che il piccolo ha quattro anni ha deciso di iscriverlo a un asilo estivo. Il padre (figlio della scrivente) è d’accordo. La nonna , felicissima del rapporto “pieno di amore e fantasia” che aveva stabilito con il bambino, si sente sola e triste.

È davvero variegata la “nonnità”! Per la maniera in cui la interpretiamo noi stesse, le protagoniste, e anche (soprattutto, talvolta) a causa dell’atteggiamento dei principali aventi causa, cioè i genitori dei nipotini, nostri figli e figlie.  Che varia  dalla pretesa (di assistenza a oltranza) all’abbandono (del supporto non più gradito o utile), di rado praticando ragionevoli vie di mezzo.

Nel primo caso la risposta è banale. Superate le eventuali fasi di impossibilità a gestire altrimenti i bambini, e salvo situazioni davvero fuori norma, i nonni devono chiarire senza remore la propria disponibilità di tempo e gestire liberamente se stessi. Nell’interesse di figli e nipoti, oltre che proprio: accuditi anche nell’età adulta, i primi non diventeranno “veri” genitori e i secondi avranno le idee confuse sui ruoli familiari, mentre è importante che abbiano un riferimento autorevole preciso (papà e mamma).

Per la nonna triste provo empatia, si capisce. Tuttavia penso che i genitori abbiano scelto bene. Gli esperti dell’infanzia sconsigliano l’affidamento continuo ai nonni,  propagandando  viceversa la compagnia dei coetanei, specie per i figli unici. Ora che il bimbo ha quattro anni, la scelta dell’asilo estivo  mi sembra opportuna e infatti anche il papà la condivide. I miei nipoti hanno tratto vantaggio da questa esperienza, mentre noi nonni (paterni e materni)  li abbiamo frequentati in altre occasioni.  Immagino che anche lei potrà farlo.

Per concludere, riprendo da un precedente articolo quel che tutti gli esperti in faccende familiari consigliano a noi nonne. Ottima cosa essere disponibili, affettuose, soccorrevoli… Ma evitiamo di considerare la vita dei figli (e dei loro figli) come il completamento della nostra. Ognuno ha la sua. Se non coltiviamo degli interessi, anche molto semplici, manteniamo le relazioni sociali, prendiamo impegni da cui trarre qualche modesta gratificazione, c’è il rischio  –  cresciuti i bambini – di trovarci davanti un vuoto deprimente e pericoloso.

Pubblicato da: virginialess | 16 giugno 2018

Smartphone e nipotini

I francesi, se n’è parlato da poco, lo hanno escluso dalle aule scolastiche; la nostra ex ministra dell’istruzione  Fedeli lo riteneva un utile strumento didattico…

Di sicuro lo smartphone imperversa ovunque, basta guardarci attorno, e non solo nelle mani di adulti e ragazzi.  Spesso si tratta di manine:  magari  di bimbi ancora seduti nel passeggino. A me fa un effetto straniante, confesso, però m’impegno a evitare il pregiudizio “passatista” cercando in giro  un po’ di documentazione autorevole.

L’ultima lo è senz’altro: ” la Società Italiana di Pediatria ha stilato una lista di raccomandazioni e rischi su tutti gli apparecchi tecnologici per i bimbi da 0 a 8 anni.” Seguono delle statistiche:  Negli Usa il 30% dei genitori usa lo smartphone per distrarli o calmarli già durante il primo anno di vita, il 70% al secondo anno. In Italia 8 bambini su 10 tra i 3 e i 5 anni sanno usare il cellulare dei genitori. E poiché solo il 29% si rivolge per consiglio al pediatra, ecco i consigli e le avvertenze in merito. Valgono, si capisce, anche per i nonni!

1. sconsigliato dare smartphone e tablet ai bimbi prima dei due anni, durante i pasti e prima di andare a dormire;

2. limitare l’uso a massimo 1 ora al giorno nei bambini di età compresa tra i 2 e i 5 anni;

3. al massimo 2 ore al giorno per quelli di età compresa tra i 5 e gli 8 anni;

4. no a programmi con contenuti violenti e no al cellulare “pacificatore” per calmare o distrarre i bambini;

5. si, invece, all’utilizzazione di applicazioni di qualità da usare insieme ai genitori.

Quanto ai rischi, li trovo piuttosto importanti… “Meno male,” – mi viene di pensare con un pizzico di egoismo- “i miei nipoti sono ormai ben oltre l’età considerata!”

1. interferenza con lo sviluppo cognitivo dei bambini perché hanno bisogno di un’esperienza diretta e concreta con gli oggetti;

2. bassi livelli di attenzione e anche minori relazioni sociali con i coetanei;

3. aumento del peso corporeo e problemi comportamentali;

4. cefalea e dolore muscolare (soprattutto a collo e spalle) dovuto alla inappropriata postura;

5. peggiore qualità del sonno, più paura del buio, incubi e dialoghi notturni;

6. secchezza oculare e una tipologia di strabismo;

7. alterata percezione dei suoni, con possibili interferenze nello sviluppo del linguaggio, nella socializzazione, nella comunicazione e nell’interazione con gli altri bambini.

Naturalmente, è la ragionevole conclusione dell’articolo*, non vanno criminalizzate le tecnologie digitali perché possono avere un impatto positivo sull’apprendimento, ma l’esperienza digitale dei figli deve passare da una partecipazione educativa dei genitore. I genitori dovrebbero dare il buon esempio, limitando l’utilizzo dei media device perché i bambini sono grandi imitatori.

Il buon esempio dovrebbe essere fornito, aggiungerei, dai familiari adulti che frequentano i bambini. I genitori poi, mi capita  di notarlo,  sono spesso messi  in crisi dalle (cattive) abitudini dei loro colleghi (Il papà di Pinco lo lascia giocare quanto vuole; la mamma di Pallina glielo ha regalato) e tendono a cedere nel timore, più o meno inconsapevole, di fare del figlio un “diverso”.  Sbagliato, si capisce: un comportamento giusto (e vantaggioso),  va mantenuto a onta degli errori altrui!

 

http://www.lastampa.it/2018/06/15/scienza/giusto-o-meno-dare-smartphone-o-tablet-ai-bambini-ecco-i-rischi-e-i-consigli-dei-pediatri-lCi6FWEeztIdohqAItgdnO/pagina.html

Pubblicato da: virginialess | 19 maggio 2018

Nipoti maleducati e nonne “fragili”

Poco tempo fa ho assistito in autobus a una scena esemplare da proporre a noi nonne. Mi sapeva però di deja vu, pur essendo (quasi) certa di non averne memoria diretta. E infatti ne avevo scritto nel’13, riprendendo però un articolo non mio che ho infine trovato (Alessandra Stella La fragilità dei nonni non fa bene a nessuno!). Situazione non identica, ma tanto simile e così ben descritta che vale la pena di riutilizzare le sue parole.

“A volte, per troppo affetto, i nonni dimenticano le basi di una buona educazione, a partire dal rispetto che i nipoti devono avere per loro. Ne è un esempio l’esperienza narrata qui di seguito.
Salgono sull’autobus in grande confusione. La nonna non appare proprio in gran forma e l’autista è di quelli spericolati che amano le curve e le fermate brusche. Sono seduta e li guardo, pensando che forse escono dall’istituto privato che ha sede lì vicino.
I bambini sono tre, due femmine e un maschio: l’età sembra di scuola elementare, forse quello più grande frequenta già la media. 
Tutti e tre si buttano a sedere nei posti liberi e la nonna oblitera la tessera e poi si attacca a un sostegno. I ragazzini sono simpatici, scherzano su qualcosa che non conosco, si agitano e sono felici. 
La nonna tiene lo zaino di quella più piccola. Francamente le avrei lasciato il posto perché faceva davvero molta fatica ma non ho avuto il coraggio. Era come se non le venisse neppure in mente che uno dei nipoti dovesse farla sedere. Dopo tre fermate annuncia che sono arrivati e si avvicina all’uscita. Tutti si precipitano, spintonandosi, per arrivare per primi. Lei scende per ultima con una certa fatica così capisco la scelta della porta vicino all’autista: lui la vede e può darle tempo.
Sono rimasta tristissima a lungo. Ma perché a volte non si ha il coraggio di insegnare la buona educazione ai nipoti? Sicuramente esistono rapporti ingarbugliati anche con i genitori.
Era una signora dall’aspetto gentile, travolta dall’energia ma anche dalla maleducazione di bambini che evidentemente sono abituati a fare così. Nessuno di loro ha pensato alla sua fatica: neppure lei. 
La colpa non è certo solo dei bambini, tuttavia è un episodio che fa pensare!”

Il grassetto è mio. Esistono nonne così, come no, io stessa ne conosco qualcuna. La giornalista è rimasta tristissima a lungo. Anch’io, sia  cinque anni fa immaginando la scena, che adesso, dal vero; tuttavia alla tristezza si è mescolata una discreta quantità di rabbia. Lei si dimostra più benevola e, azzardo, non è nonna: insegnare la buona educazione ai nipoti  in verità compete ai loro genitori. Che evidentemente non lo fanno, avvalendosi però dei propri (noi nonne!) per svariate incombenze. E -osserva infatti con buon senso l’articolo- Sicuramente esistono rapporti ingarbugliati anche con i genitori.

Noi nonne non dobbiamo essere “fragili”, tutt’altro. I rapporti, almeno per quanto riguarda i nipoti che ci vengono affidati, pretendiamoli ben chiari: educazione, rispetto, gratitudine per le nostre premure.

Pubblicato da: virginialess | 11 aprile 2018

Cani e nipoti: decalogo

Un amico ha ripreso oggi su fb la drammatica notizia di un neonato morto in seguito ai morsi  del cane di famiglia. Naturalmente ne sono rattristata, come tutti, ma provo, mi sia consentito, anche una certa ira.

Viviamo in campagna, quando i nipoti erano piccini c’era con noi una splendida maremmana: razza autonoma, un po’ cocciuta, grande taglia, ottimi guardiani di casa e territorio.  Rapporti stretti e gioiosi,  nessun problema. Tuttavia -come si fa a non saperlo?- un cane può essere pericoloso per i bambini. Le fonti divulgative non mancano, anche in rete, ne cito una particolarmente autorevole.

Gli esperti dell’università di Pisa – unico ateneo in Italia con un corso di laurea (breve) e master per educatori e psichiatri di cani – dichiarano: I bambini piccoli sanno di preda». Si muovono «in modo inadeguato». Si esprimono con «vocalizzi acuti che richiamano i suoni delle prede selvatiche». E se i cani «non sono socializzati», se non sono avvezzi a convivere con i piccoli, il pericolo di aggressione è alto. Anche per il loro odore. Un misto di latte e di feci, che fa tanto selvatico

E quando sono più grandi, persino adolescenti, non interpretano «correttamente i segnali di avvertimento degli animali. Perciò è bene non lasciare mai i bambini soli con i cani. (…) anche perché non sono in grado di leggere i segnali che preannunciano una possibile aggressione. L’articolo è in calce.

E linko a seguire un utile decalogo comportamentale, cioè  le regole suggerite dagli esperti per evitare le aggressione dei cani, soprattutto nei confronti dei bambini. Questi i titoli: Conoscere bene il vostro amico- Abituare il cane a disabili, anziani, persone di colore e bambini- Cane a lezione da piccolo- Mai lasciare i cani soli con i bambini- Premiare il cane davanti ai bimbi (é importante, leggete perché)- Mai abbracciare gli animaliNon stuzzicare il can che dormeMai la mano sulla testa– E, nel malaugurato caso di aggressione Mai tirare la preda (Difficile intervenire. Fra le tecniche suggerite: prendere il cane per le zampe posteriori, per far mancare l’appoggio; tirare dell’acqua; fare rumore o tirare un urlo secco; provare a dare un comando. Mai abbassarsi.)

http://iltirreno.gelocal.it/regione/toscana/2016/08/20/news/cani-e-bambini-i-pericoli-di-un-amicizia-non-lasciateli-mai-da-soli-1.13987636

http://iltirreno.gelocal.it/regione/toscana/2016/08/20/news/cani-e-bambini-dieci-regole-da-osservare-per-evitare-rischi-1.13987677

 

Pubblicato da: virginialess | 24 marzo 2018

In viaggio con Amir

I miei nipoti sono ormai grandi, l’utimo ha quidici anni compiuti. Leggendo la storia di Amir ho provato un senso di rimpianto perchè non potevo averli attorno, bambini, ad ascoltarmi . Se i vosti  nipotini  hanno l’età giusta, care nonne,   consiglio con calore questa lettura.

È semplice, fantasioso e delicato il modo in cui Melania Soriani, una brava “amica di tastiera”, avvicina i piccoli alla triste realtà della guerra e della devastazione  di mente e  cuore che essa comporta per le persone. Ancor più se sono bambini.

Amir vive nella tormentata Siria.   La madre, per cercare di mantenere i suoi cari, è andata a lavorare in Austria quando ancora era possibile; una bomba
gli ha portato via il padre e la sorellina.
Anche la nonna muore, così il bambino intraprende un viaggio da clandestino per raggiungere la sua mamma. Intelligente e coraggioso,  troverà  inimmaginabili amici a sostenerlo nella rischiosa impresa.

Pubblicato da: virginialess | 5 marzo 2018

Intervista: Scrittori della porta accanto a Noi nonne

Noi nonne  parla di noi, com’è ovvio e giusto. Alle scritture dedico  una stringata pagina, per chi ne è curiosa. Questa volta voglio tuttavia proporre l’intervista che gli  “Scrittori della porta accanto”  hanno gentilmente organizzato . Le domande e risposte  sul nostro blog ne  occupano infatti una buona parte, proprio all’inizio. Eccola.

Ciao Virginia e benvenuta nella nostra rubrica letteraria. È abbastanza facile di questi tempi imbattersi in blog gestiti da mamme, noi de “Gli scrittori della porta accanto – non solo libri” ne siamo un esempio, mentre è decisamente più raro incontrare una nonna-blogger. Cosa ti ha spinta a buttarti nel web e diventare blogger?
La considerazione che tu stessa proponi: quando ho aperto il mio “Noi nonne”, blog dedicati in pratica non ce n’erano. Si trovava qualcosa in quelli per mamme e genitori, dove i problemi della “categoria” venivano trattati, com’è logico, da altri angoli di visuale. Ero già nonna di un maschietto alle elementari e rimuginavo da qualche anno sul nostro ruolo, spesso complicato e contraddittorio. Molto semplificando, cominciavo a rendermi conto che i nonni, specie al femminile, di rado avessero modo (o fossero in grado!) di prendersi cura dei nipoti in modo equilibrato. E, spinta da una sorta di impulso “didattico”, mi sono proposta in rete per chiarimenti e consigli. Presunzione da parte mia? Fino a un certo punto: tanti anni da prof mi hanno confermato la nota teoria per cui insegnando si impara. L’impegno di “ricercatrice” senza pregiudizi “qualitativi”, nel web e sulla carta stampata, ha prodotto molte conferme e altrettante sorprese.

Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato nella gestione del tuo blog “Noi nonne”?
Mettere in evidenza, nella speranza di modificarli, alcuni atteggiamenti errati molto diffusi.
Il più comune penso sia il vivere la vita dei figli invece della propria. Tra le nonne che si occupano quotidianamente dei nipoti ne ho trovate non poche per così dire incapaci di dedicarsi a se stesse e alla (rinnovata, sarebbe auspicabile) vita di coppia, rendendosi spesso vittime di figli già troppo a lungo accuditi. Surrogandoli nel ruolo genitoriale continuano a ostacolarne la maturazione e confondono le idee ai nipotini, che devono avere padre e madre quali punti di riferimento autorevoli.
Diffuse anche le nonne-mamme che ritengono un “diritto” occuparsi dei nipoti: non si rendono conto di essere invadenti e spesso compromettono anche la serenità familiare dei figli.
Nel blog naturalmente non consiglio di essere “nonni assenti” (esistono): al contrario occorre rendersi sempre disponibili sul piano affettivo e presenti di persona -anche a costo di modificare i nostri programmi- in caso di reale necessità.
Una difficoltà, per così dire pratica, rimane poi la corrispondenza. Il blog è fornito, come quasi tutti, di un indirizzo e non poche lettrici preferiscono chiedere consigli in privato. Molte storie in effetti lo richiedono e rispondo volentieri: a scapito tuttavia dei commenti pubblici.
Che generi hai scelto di approfondire e quali sono le tue rubriche più apprezzate dal tuo
pubblico?
“Noi nonne” non è un blog letterario, l’ho aperto prima di occuparmi di scrittura. Avevo tuttavia dedicato una pagina alle letture (e svaghi: vela, in primis!); talvolta ho commentato dei gialli, il genere preferito e, in seguito, proposto qualche evento o testo. Dopo la prima pubblicazione ho aggiunto un’altra pagina in cui do brevemente conto dei miei libri.
Quanto alle rubriche, si può considerare tale una sorta di “tormentone”. Lo è diventato un tema che ritenevo marginale: suocere e nuore. Certo, le nonne di solito sono anche suocere e i problemi non mancano, ma c’è abbondanza di spazi specifici, così mi ero limitata a fuggevoli considerazioni sulla necessità di buoni rapporti nell’interesse dei nipoti.
Finchè ho ritrovato per caso la pagina di una vecchia rivista con un “decalogo”, opera della psicoterapeuta Annamaria Cassanese. L’avevo scherzosamente fotocopiato parecchi anni prima per la mia seconda figlia, allora fresca sposa . L’ho inserito nel blog e… zac! Mi sono ritrovata esperta in “suoceraggine”: commenti a iosa e persino tre inviti in TV per esprimere i miei illuminati (!) pareri.
Medito da tempo di ricavarne un manualetto.
So che sei una nonna multitasking e oltre a gestire il tuo sito letterario, e, magari a viziare i tuoi nipoti, sei anche una stimata autrice. Ci ricordi i titoli delle tue precedenti pubblicazioni?
Sì, i nipoti vanno (un po’) viziati, anche per sottolineare che la responsabilità educativa compete ai loro genitori… Tra noi nonni e i piccoli – ho scritto nel blog- tende a stabilirsi un’affettuosa complicità che giova a entrambi, arricchisce e allarga l’orizzonte della crescita e anche quello della terza età.
Figurati, mi considero una “scribacchina” attempata. Trovo che narrare sia divertente e talvolta consenta di scaricare parte delle nostre frustrazioni di cittadini. L’ho fatto sopratutto in “Mal di mare” (Autodafé), una raccolta di sette racconti gialli accomunati dal protagonista, un capitano dei carabinieri. Il “giovanile” “Devi orzare, Baal!” (Lettere animate), sempre giallo, è meno politico e rappresenta il mio omaggio al mondo della vela, l’hobby prediletto.
Declinazioni, è la tua ultima fatica letteraria. Da cosa è stato ispirato questo romanzo? E come è nato il titolo?
Frequentavo a Roma un gruppo di lettura di Neri Pozza, il cui direttore editoriale era solito rimarcare la “nobiltà” letteraria del mainstream rispetto ai testi di genere. Non condivido, tuttavia fino ad allora non ne avevo scritti: mi sono sentita “sfidata”.
Nel gruppo prevalevano, al solito, le lettrici, alcune attempate. E mentre discutevamo il libro del mese mi è venuto in mente di non avere mai posto al centro delle mie storie personaggi femminili di un’età vicina alla mia, quando viene naturale ripercorrere il vissuto, riflettere sulle scelte, porsi domande sulle possibilità ormai limitate di cambiamento. Così ho preso a considerare con occhio da autore (sempre un po’ vampiresco!) non tanto loro, quanto le donne che conosco più da vicino: alcune sposate come me da tempi remoti e molte rimaste sole per diverse ragioni. Il mio mainstream iniziava a prendere forma.
Il titolo ha, come i due precedenti, un senso metaforico, da cogliere durante la lettura, e uno esplicito. Sandra è prof di greco: i suoi allievi declinano sostantivi e aggettivi.
E.M. Cioran affermava: “I libri andrebbero scritti unicamente per dire cose che non si oserebbe confidare a nessuno”. Ci anticipi qualche indiscrezione sulla trama, quanto basta per incuriosire i nostri lettori?
Credo che la presentazione di copertina sia abbastanza rivelatrice. La riprendo con qualche integrazione.
Tre donne si ritrovano nel paese d’origine. Sandra non si è mai mossa; l’atletica Berta vive a Ferrara con figlia, genero e nipoti; l’ancora bellissima Gabriella a Roma, con il ricco marito. Si conoscevano da ragazzine, avendo frequentato in classi diverse lo stesso liceo, ma non erano amiche. Mentre il rapporto diventa via via più stretto, trasformandosi in un legame autentico, ognuna riflette sugli eventi chiave del proprio vissuto. Tutte hanno un segreto più o meno importante, con il quale faticano a confrontarsi. L’imprevista “sorellanza” le indurrà a confidarsi, superando gli ostacoli interiori, e le loro esistenze cambieranno, in diversa misura.

I luoghi del romanzo: dov’è ambientato?

Come scrivo nella nota finale, per una storia di ritorni non potevo che rivisitare il mio paese d’origine: Fondi nel Lazio meridionale. In sospetto di camorra e insieme orgoglioso della sua storia, coltiva con zelo la memoria antica e recente, organizzando numerosi eventi intorno ai suoi intellettuali più noti. Mi sono concessa un po’ anacronismi e imprecisioni funzionali alla trama; per il resto l’ambientazione è minuziosa e fedele.

La stimata collega Sonia Carboncini, ha affermato che lo scrittore è un “ladro di vite”. Per creare i tuoi personaggi hai “rubato” la vita a persone di tua conoscenza? C’è qualcosa di autobiografico oppure è prevalentemente romanzato?

Concordo. E ho “assemblato” i pezzetti delle mie ruberie per costruire personaggi in grado (spero) di reggere le narrazioni che invento. Di autobiografico c’è la memoria dei luoghi e poco d’altro; tuttavia sono convinta che l’autore si racconti comunque: di quali esperienze e pensieri dispone se non dei propri?

Declinazioni si fa portavoce di qualche messaggio particolare, o si propone esclusivamente di intrattenere il lettore?

Faccio il possibile perché il lettore impieghi piacevolmente il suo tempo, si capisce. Tuttavia, anche per età e formazione, mi è quasi impossibile non far passare in ciò che scrivo istanze sociali, culturali e magari politiche. In “Declinazioni” ho assunto una posizione defilata e un tono leggero su temi delicati e talvolta urticanti: l’amicizia tra donne, il ruolo materno, l’etica matrimoniale, la vecchiaia. Il messaggio è di essere razionali, oneste con se stesse e di compiere scelte dignitose.

Virginia Less preferisce leggere alla vecchia maniera, sfogliando le pagine e annusando il profumo dei libri, oppure si è lasciata affascinare dalle innovative tecnologie e legge gli ebook?

Ho accostato l’informatica fin quasi dall’origine – quando i primi pc funzionavano con i dischetti d’avviamento e le stringhe di comando – sia per lavoro che per diletto. La trovo utile e anche interessante, ma non ne sono affascinata. Leggo senza problemi in digitale e preferisco l’ebook quando risulta più comodo ; sul comodino ho però sempre e solo libri di carta!

Vuoi lasciare qualche saggio consiglio agli aspiranti autori e/o blogger?

Ai blogger direi di aprire uno spazio se amano parlare di qualcosa che conoscono, possibilmente un po’ inusuale, non di se stessi. Preferisco leggere, che so, della cura degli acquari, mentre trovo noiose le sequenze di fattarelli personali e stati d’animo collegati. Certo, ogni persona è un unicum irripetibile, ma nell’insieme ci somigliamo un po’ tutti.
Vale anche per i blog letterari. Quelli in cui lo scrittore parla solo dei suoi lavori in genere annoiano; più stimolante che dia conto dei testi altrui e tratti di letteratura in senso più ampio.
Agli aspiranti autori raccomando, non è certo una novità, di leggere molto, esercitarsi e non avere fretta. Il “se l’hai scritto va pubblicato” è una sciocchezza. Un testo deve essere “licenziato” quando si è convinti di non poter fare di meglio.

Ci sveli qualche progetto per il futuro: nuovi lavori in corso, ambizioni o novità ?

Dovrei mettere in ordine molti racconti sparsi e decidere la sorte di un romanzo nel cassetto. Ma nell’immediato tornerò alle origini partecipando a una ricerca storica a più mani.
Quanto alle ambizioni, ne avrei una che richiederebbe davvero un colpo di fortuna. Mi sono resa conto già da un po’ che gli impegni collaterali della scrittura (ricerca dell’editore, contatti e contratti, bozze ecc.) sono faticosi e rischiano di ridurne il “diletto”. Me ne libererei volentieri se trovassi un bravo agente!

Grazie Virginia Less per essere stata con noi e in bocca al lupo per il tuo lavoro di nonna blogger, per il tuo ultimo libro e per le nuove creazioni che vorrai lasciare al tuo affezionato pubblico.

Grazie a voi per avermi dedicato spazio e attenzione.

 

Pubblicato da: virginialess | 28 gennaio 2018

Perché proprio ieri (e altri eccidi)

Me l’ha appena chiesto un giovane vicino, studente di scuola  media. Quale nonna/prof mi presto volentieri a questi mini interventi didattici.   In verità era informato della  giornata della memoria: se n’era parlato a scuola e in TV.  Gli mancava (o forse si era distratto) la motivazione della data e, a seguito della mia  succinta spiegazione -l’arrivo delle truppe sovietiche ad Auschwitz -, ha voluto mostrarmi di essere preparato sull’argomento. Conosceva il numero stimato delle vittime, compresi zingari e gay; la sua classe aveva letto “Se questo è un uomo” e, l’anno prima, “Il diario di Anna Frank”. E, me ne sono per così dire compiaciuta, era palese la sua ripulsa  etica e  anche emotiva degli orrori nazisti.

Nel congedarsi  ha chiesto quanti pellerossa sono stati uccisi in America  durante le lotte con i bianchi. Non si fermato per ascoltare la risposta: “Magari un’alta volta ne parliamo” ha detto, già sulla porta. Sì, sarà il caso.

 

 

Pubblicato da: virginialess | 1 gennaio 2018

Buone feste tardive!

In ritardo ma di cuore, care nonnne! 

Siete state più presenti di me, che ho trascurato davvero il blog. Troppi impegni “accavallati”: salute, famiglia, scrittura… Riprenderò di buona lena nell’anno nuovo. Auguri  a tutte!

Pubblicato da: virginialess | 14 dicembre 2017

Nipoti: stop al cellulare… anzi no!

Dall’anno prossimo gli studenti di elementari e medie non potranno usarli nemmeno durante l’intervallo, a pranzo o tra una lezione e l’altra (leggo ne “Il post”*). Accade in Francia: vi sembra eccessivo, care nonne?

Il provvedimento, che era stato promesso in campagna elettorale dal presidente francese Emmanuel Macron, riguarderà tutti i bambini fino ai 14-15 anni. Dal 2010 nelle scuole francesi è già in vigore un divieto che impedisce di consultare i cellulari durante le ore di lezione, mentre il loro uso è consentito nelle pause tra una materia e l’altra, a pranzo e durante l’intervallo. La nuova regola estenderà il divieto anche ai momenti di pausa, vietando quindi l’uso del cellulare per tutto il tempo di permanenza degli studenti negli istituti scolastici.

Come funziona  da noi? Esattamente al contrario! Se avete nipoti in età scolare ne siete già informate, ma giova ripeterlo per chi li ha più piccoli o grandi. Il ministro Valeria Fedeli l’ha detto. Il telefonino “è uno strumento che facilita l’apprendimento. Di più, “una straordinaria opportunità che deve essere governata”. Quindi “se guidati da insegnanti preparati e da genitori consapevoli” i ragazzi “potranno imparare attraverso un mezzo che gli è familiare: Internet (questo, grassetti compresi, l’ho rintracciato ne “Il Fatto quotidiano”**)

La normativa precedente, prosegue l’articolo, era un po’ colabrodo – nel senso  che li voleva spenti, nello zaino ecc. ma con molte deroghe-. E in che modo possa “facilitare l’apprendimento” non è per nulla chiaro, tanto più che sono già in uso le lavagne multimediali.  Quella della ministra mi è sembrata una pessima idea: dal telefonino i nostri nipoti farebbero bene a “disintossicarsi” almeno a scuola e magari a tavola con i genitori. Lei  auspica che questi e i prof li “guidino”all’apprendimento da cellulare? Non sarebbe invece il caso di dedicarsi un po’ ai libri cartacei,  prestare attenzione al discorso diretto,  dialogare senza intermediari   con  i compagni e gli insegnanti?

Naturalmente, e per fortuna,  la mia non è certo  un’opinione originale. La maggior parte dei ragazzi utilizza il cellulare in orario extra-scolastico “fin troppo” in termini di tempo e “male” riguardo alle modalità. Li abitua a scrivere in maniera spesso non corretta e in tanti casi, contribuisce a rendere più difficoltose le relazioni umane. Il cellulare da quel che dicono, statistiche e analisi alla mano, medici e sociologi è spesso un freno alla crescita di molti ragazzi (è la conclusione del giornalista).

*) http://www.ilpost.it/2017/12/13/divieto-smartphone-scuola-francia/?utm_source=Il+Post+Daily&utm_campaign=d245a84021-Evening_Post_021017&utm_medium=email&utm_term=0_07356410ea-d245a84021-306250985

**)https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/14/ricomincia-la-scuola-con-il-cellulare-in-classe-poveri-ragazzi/3856017/

Pubblicato da: virginialess | 25 novembre 2017

25 novembre. Come ogni anno…

Quest’anno  farò un discorsetto “conservatore”… La  ragazza della foto è Ylenia: al processo in corso, smentita da sua madre, tenta di scagionare il ragazzo che le diede fuoco (ed era incinta!). Lo ama e vuole tornare con lui.

Come da rituale siamo qui a piangere i femminicidi, cioè -è il caso di ri-tradurlo- il centinaio e passa  di donne ammazzate (la quasi totalità) dai loro uomini, deplorando nel contempo la violenza di genere nelle sue varie forme. Seguono le spiegazioni socio-educative, culturali eccetera, incluse le attribuzioni  di responsabilità per le madri  (solo loro?) che hanno  (mal)educato  i violenti.

La novità del 2017 è che le femministe italiane hanno un piano contro la violenza, eccolo, il quale esordisce con l’uso non sessista della  lingua (https://www.internazionale.it/bloc-notes/annalisa-camilli/2017/11/22/piano-violenza-non-una-di-meno). Bene, mette conto leggerlo.

Intanto mi tornano in mente le  esperienze del corso di volontariato  presso Telefono rosa di Roma. In primis l‘amore malato:  gran parte delle donne che chiedevano aiuto erano coinvolte nel suo  circolo sciagurato e tendevano a giustificare il maltrattatore, spesso colpevolizzandosi.  Poveretto, aveva tanti problemi (elenco, dall’infanzia), era geloso per temperamento (forse gliene davano motivo), teneva agli orari e all’ordine (loro non abbastanza), e via “annichilendosi”. È su questa sindrome che bisogna soprattutto lavorare! E occorre introdurre l’obbligatorietà del percorso rieducativo per gli uomini maltrattanti: i consultori ad hoc si sono diffusi, ma evidentemente non basta.

Infine, la violenza sessuale da parte di sconosciuti o  “amici” occasionali (minoritaria ma devastante). Nessuna restrizione alla libertà di muoversi, vestire, accompagnarsi, ci mancherebbe. Tuttavia i diritti vanno esercitati con razionalità e pragmatismo; sconsigliare alle giovani nipoti di cacciarsi in situazioni a rischio, non mi sembra una manifestazione di arretratezza.

 

Older Posts »

Categorie